Tra piccolo paesi, suggestivi castelli, orizzonti sterminati e campi selvaggi, l’entroterra abruzzese è un gioiello ricco di storia e natura, protetto dalle montagne e lontano dalla costa. Qui il paesaggio è segnato dai “tratturi”, i sentieri erbosi che ogni anno percorrevano i pastori per portare le greggi al mare prima che la montagna diventasse inospitale.

E anche se oggi la transumanza non si fa più, il territorio ancora conserva antiche tradizioni e tracce della vita pastorale. Qui vi guidiamo in un viaggio nell’entroterra abruzzese, alla scoperta di tre borghi con una storia da raccontare: Calascio e la sua rocca, Castel del Monte e Santo Stefano di Sessanio.

1. Calascio e la sua rocca

©Paolo Simoncelli

Calascio è un piccolo comune medioevale di 130 abitanti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Lega. Il centro storico è un dedalo architettonico con slarghi, piazzette, vecchie case e numerose chiese, a testimoniare l’antica devozione popolare. Sulle montagne che sovrastano il borgo svetta Rocca Calascio, posta a 1460 metri d’altitudine: gode di un panorama ineguagliabile. Restaura e consolidata alla fine del XX secolo, la rocca è una delle più suggestive d’Abruzzo e non a caso è stata più volte set cinematografico di film nazionali e internazionali, come Ladyhawke, Il Nome della Rosa e Il Viaggio della Sposa.  Tutto intorno spuntano frammenti di mura e ruderi, quel che resta del borghetto medievale che in fusione con il castello formava un formidabile nucleo fortificato (abbandonato definitivamente dopo il terremoto del 1703).

2. Castel del Monte

©Paolo Simoncelli

Soprannominata la “capitale dei pastori”, Castel del Monte si trova a 1350 metri di altezza: come suggerisce il toponimo, è un borgo incastonato tra le montagne. Il centro storico, a cui si accede da quattro porte, è un labirinto architettonico formato da tre assi viari collegati dai caratteristici “sporti”, cioè stradine scavate all’interno della roccia di lunghezza variabile. Come a Calascio, la fede degli abitanti è testimoniata dalla numerose chiese del centro storico. Da non perdere il Museo Etnografico Diffuso: qui si scoprono le tradizioni, i costumi e i mestieri perduti del borgo. Merita un assaggio il famoso canestrato Castel del Monte, il pecorino presidio slow food.

3. Santo Stefano di Sessanio

©Paolo Simoncelli

Incastonato tra le montagne aquilane, Santo Stefano di Sessanio è forse il borgo più suggestivo del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Nel secolo scorso, vuoi i continui terremoti, vuoi la fuga nelle città, rischiò di diventare un paese fantasma, abbandonato. Ed è in questo stato che lo trovò l’imprenditore di origine svedese Daniele Kihlgren, che negli anni ’90 arrivò a Santo Stefano di Sessanio in sella alla sua moto. Fu amore a prima vista. Daniele decise di acquistare il 40% del borgo per preservarlo e farlo rivivere con un progetto di turismo sostenibile, quello che molti chiamano “albergo diffuso” (Daniele preferisce definire la sua avventura una battaglia di civiltà). Dopo anni di lavori di restauro, ad oggi sono 30 gli ambienti recuperati; la Torre Aragonese o Medicea, distrutta dal terremoto, sarà la prossima a “rivedere la luce” (entro la fine dell’anno). Grazie a quest’opera di rinascita, il paese conserva il fascino e l’aspetto di un tempo, con case addossate l’una all’altra, circondato da un perimetro murario fortificato.

Sul numero 284 (ottobre 2020) di Itinerari e Luoghi, disponibile in edicola e online, trovate maggiori informazioni, curiosità e un itinerario dedicato all’entroterra abruzzese.
Sulla pagina FB di Itinerari e luoghi, nella sezione video, trovate l’intervista a Daniele Kihlgren. Qui trovate invece tutti i nostri consigli di viaggio.