Altare d’argento del Battistero di San Giovanni a Firenze, ecco il volume del restauro

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L’Opera di Santa Maria del Fiore presenta il nuovo volume dedicato a uno dei grandi capolavori del Museo dell’Opera del Duomo a Firenze e al suo restauro: l’Altare d’argento del Battistero di San Giovanni. Il volume dal titolo “L’Altare di San Giovanni del Museo dell’Opera di Firenze. Il restauro (2006- 2012), a cura di Clarice Innocenti,  è edito da Mandragora.

Il monumentale altare d’argento (cm 310 x 150 x 88) fu commissionato nel 1366 dall’Arte di Calimala come dossale per l’altare maggiore del Battistero di Firenze: occorsero oltre cento anni di lavoro, 200 chili d’argento e 1050 placchette smaltate per portarlo a termine nel 1483. Alla sua realizzazione lavorano i maggiori maestri orafi e scultori di più generazioni: da Leonardo di ser Giovanni e Betto di Geri a Cristofano di Paolo, Tommaso Ghiberti e Matteo di Giovanni, Bernardo Cennini, Antonio di Salvi, Michelozzo, Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio. Tra le dodici formelle che descrivono la vita di san Giovanni, l’ultima in ordine di tempo è la Decollazione del Battista eseguita da Andrea del Verrocchio, ma la costruzione prospettica, l’architettura classicheggiante e le drammatiche reazioni emotive hanno fatto pensare anche a un intervento di Leonardo, al tempo allievo del Verrocchio. L’altare d’argento “rappresenta una sintesi delle principali tendenze dell’oreficeria e della scultura fiorentine dall’età gotica al pieno Rinascimento – afferma Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera – tanto da essere considerato uno dei massimi capolavori”.

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Il restauro dell’altare d’argento coordinato e diretto dal laboratorio di restauro delle Oreficerie dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, diretto da Clarice Innocenti, con la partecipazione del settore Scultura Lignea e del Laboratorio scientifico, è stato eseguito da un’equipe di restauratori composta di ex allievi dell’Opificio. I fenomeni di degrado interessavano sia i materiali che la struttura stessa. In particolare l’ossidazione dell’argento era all’origine dei distacchi, con conseguente distruzione degli smalti posti sulla superficie dell’opera. Il monumentale altare è stato smontato in oltre 1500 pezzi, sottoposti a un minuzioso intervento di pulitura, consolidamento e integrazione delle componenti meccaniche e di collegamento mancanti, un passaggio, questo, diversificato e calibrato in funzione delle esigenze conservative delle varie parti e dei diversi materiali. Parallelamente ha avuto luogo il restauro di tutta la struttura lignea e delle maestose cornici di legno dorato, che ha riportato alla luce il finissimo lavoro di intaglio.