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	<title>Itinerari e Luoghi - I Vostri Itinerari &#187; Kenya</title>
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		<title>Appunti sull&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Itinerari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Kenya]]></category>
		<category><![CDATA[Safari]]></category>

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		<description><![CDATA[Apriamo la sezione &#8220;I Vostri Itinerari&#8221; con il contributo di Marzio (e Anna) Innocenzi, abbonato vincitore del concorso VinciViaggi 2008, che racconta del suo viaggio-premio organizzato da African Explorer.
Per la prima volta ci siamo avvicinati all&#8217;Africa e lo abbiamo fatto con molta titubanza;non avevamo idea della presa che può avere tale continente, anzi una piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Apriamo la sezione &#8220;I Vostri Itinerari&#8221; con il contributo di Marzio (e Anna) Innocenzi, abbonato vincitore del concorso VinciViaggi 2008, che racconta del suo viaggio-premio organizzato da African Explorer.</em></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 502px"><img src="http://www.itinerarieluoghi.it/wp-content/uploads/HPIM2791.jpg" alt="" width="492" height="371" /><p class="wp-caption-text">foto di Marzio Innocenzi</p></div>
<p>Per la prima volta ci siamo avvicinati all&#8217;Africa e lo abbiamo fatto con molta titubanza;non avevamo idea della presa che può avere tale continente, anzi una piccola parte di un  mondo tanto diverso. La scelta era caduta sul Kenya <span id="more-35"></span>perché forse poteva ancora dare un&#8217;idea dell&#8217;immaginario collettivo sull&#8217;Africa, ma ignoravamo fino a che punto. Il timore di trovarsi in mezzo a ricostruzioni ad uso turistico si è dissolto quando ci siamo resi conto della differenza abissale tra la modernità dei lodges, dei loro spazi attrezzati con bar, ristoranti, piscine e giardini curatissimi e la antica, povera e pacata vita realmente vissuta ancora da popolazioni che pur sfiorate da culture e possibilità economiche abissalmente diverse, continuano  nelle loro tradizioni. I Masai, che sono solo una delle circa settanta etnie presenti in Kenya, anche se la più famosa, vivono veramente nelle antiche capanne fatte di rami intrecciati e intonacati con fango e sterco secchi. Hanno ancora i villaggi circondati da barricate di rami spinosi, perché i predatori  selvaggi ci sono e le piante che forniscono medicinali sono scortecciate ancora oggi alla ricerca di principi curativi. Ci concedono di entrare nelle loro case di pochi metri quadrati, basse, buie e fumose perché sono gioviali e perché questo serve a chiedere un contributo in denaro per poter fare un pozzo o per acquistare quaderni e penne per i loro figli: sono contrari alla scuola, ma  hanno compreso la necessità di non tagliare fuori dal mondo i figli e far loro imparare l&#8217;inglese, seconda lingua del mondo, dopo lo Swahili. E il loro è un vivere signorile rispetto a quello intravisto e intuito nei miseri villaggi fatti di bandoni vecchi, tavole di legno buone forse solo per far fuoco, abitati da persone che si avvicinano alla vita della civiltà ma non la possiedono, di rivendite all&#8217;aperto di bibite, di cipolle, di pannocchie di granturco cotte al fuoco di sterpi in buche fatte sul ciglio delle strade, di abiti usati, di frutta, di lapidi tombali e accessori di seconda mano per bagni che forse nessuno possiede.</p>
<p>Gli animali, dalle miti gazzelle ai più ombrosi rinoceronti neri, gli altri dei Big Five, gli ippopotami e le aquile, le giraffe, i facoceri, gli struzzi, gli avvoltoi, le zebre e gli gnu vivono in sconfinate zone lontane dal caos degli abitati e non fanno caso ai numerosi  fuoristrada che si fermano a pochi metri, pieni di turisti. Nessuno fa inutile rumore e nessuno si azzarda a interferire di più su questa natura, di cui si può percepire contemporaneamente la nostra attuale estraneità e la ancestrale provenienza.</p>
<p>La guida, un simpatico keniota con conoscenze di etologia e usi locali, a suo agio nelle strade appena accennate delle immense riserve e nel turbolento traffico di Nairobi, comandato dall&#8217;intraprendenza e dalla fretta degli autisti di pulmini stracarichi di gente più che da pochi semafori spenti o da molti vigili poco attenti alla circolazione, ci spiegò che non c&#8217;è una attività di controllo e di contenimento delle popolazioni animali (salvo che per quelli più pericolosi) per cui queste aumentano o diminuiscono esclusivamente in base alla predazione o alla presenza di cibo; in effetti molti erbivori in ottobre, con la vegetazione secca, non erano molto in forma.</p>
<p>Inappagabile è stato osservare da pochi metri i leopardi che mangiavano tranquillamente un gazzella appena presa o gli elefanti che si divertivano nel fango di grosse pozze o la mamma ippopotamo che spingeva delicatamente un piccolo fuori dall&#8217;acqua o la leonessa che faceva le pulizie come il gatto di casa. In nessun altro ambiente ci può essere tanta naturalezza di gesti come in quelle lande desolate ma vive, dove con il buio ( il sunset ci coglieva sempre sulla strada del ritorno) gli animali ritornano padroni assoluti e indisturbati.</p>
<p>Chissà  se questo è un poco di mal d&#8217;Africa.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>Marzio e Anna Innocenzi</em></p>
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