In bici a pelo d’acqua

di Enrico Fumagalli

Dal Sesia ai primi risalti delle Colline Novaresi, lungo vie d’acqua ora divenute importanti direttrici di una lunga rete ciclabile, che attraversa la vasta area risicola novarese: percorsi su alzaie, lungo fiumi e canali, in una pianura ricca di aree protette.

(dal numero 194 di Itinerari e luoghi, settembre 2009)


GLI ABITANTI DELLA PIANURA Una nitticora nello stagno della Riserva della Palude di Casalbeltrame.


Se sul finire della primavera fossimo uccelli in volo fra il Ticino e il Sesia, la pianura novarese ci apparirebbe come uno sterminato mosaico azzurro, fatto di tessere liquide che riflettono il cielo. Esili trame di terra ne tracciano il geometrico arabesco, interrotto qua e là dalle isole verdi e rosse di macchie d’alberi e tetti di cascine. È l’immensa risaia, che ogni primavera, da cinquecento anni, rinnova il miracolo della campagna allagata. L’intera Bassa novarese ne è affogata, fino ai margini delle colline, dove le risaie più ardite s’insinuano, risalendo le vallate dei torrenti Strona, Agogna e Terdoppio, nella fascia collinare, dove incontrano rocche e castelli, incastonati come gemme nei primi corrugamenti prealpini. Verso sud si stende l’universo di acque fertili, popolate da libellule e gracchianti ranocchie, pattugliate senza soste da garzette, nitticore, tarabusi, aironi bianchi e cenerini, ma anche ibis sacri, come capita d’incontrare a breve distanza dal fiume Sesia, nei campi che circondano San Nazzaro e la sua abbazia. Quella degli ibis sacri del Nilo, per i biologi Threskiornis aethiopicus, per noi incarnazione di Toth, dio egizio della saggezza, è una presenza curiosa: i primi esemplari fecero la loro comparsa al volgere del millennio senza che nessuno li avesse mai visti prima, si acclimatarono rapidamente e iniziarono a nidificare nella garzaia dell’Isolone di Oldenico. Oggi sono una presenza abituale con la loro elegante livrea bianconera, l’aspetto dignitoso e magicamente esotico, ad aggiungere una nota di colore al paesaggio e «a darci», per dirla con le parole dello scrittore novarese Sebastiano Vassalli, «l’ultimo, amichevole avvertimento per conto del pianeta dove viviamo. Che vogliano ricordarci con il loro essere fuori posto, uno stato di precarietà che ormai minaccia anche noi uomini, e che le statistiche non bastano a tenere lontano?» Si tratta di qualche centinaio di esemplari (circa 400), che svernano in tutta l’area circostante il Sesia trascorrendo la notte nella garzaia della Palude di Casalbeltrame, altro luogo interessantissimo per i biologi, un’ex tesa di caccia, oggi protetta, che costituisce un habitat ideale per numerose specie di uccelli acquatici stanziali, nonché punto di sosta per i migratori che percorrono la fascia tra il Ticino e il Sesia. Con le sue piante d’alto fusto, la vegetazione palustre e l’acquitrino, la riserva è una vera isola naturalistica nel cuore di un paesaggio che la risicoltura ha profondamente plasmato nel corso dei secoli, dando vita a un pianeta quasi spopolato, di solitudini lunari, da cui emergono le cascine, molte delle quali ridotte a rudere. Il piatto rincorrersi della risaia è intersecato da un fitto tessuto di canali, rogge e fossi, un meraviglioso dedalo di rivoli, che vanno in tutte le direzioni, a quote diverse, con geometrie all’apparenza assurde, come in una tavola di Maurits Escher. Un universo, tuttavia, ben delimitato: di qua il Sesia, di là il Ticino, coi loro alvei bizzarri, specie il primo, che nell’alternanza di piene e magre scava, sposta e deposita tonnellate di ghiaia, dando vita alle “lame”: bracci secondari e meandri, che la corrente ha abbandonato, spesso alimentati da acque pure di risalita, di notevole importanza per la fauna e la flora, che vi occhieggia con nannuferi e giaggioli acquatici. I due fiumi dal corso nomade e sfuggente sono uniti da un asse mediano tirato dritto a viva forza nella pianura: il canale Cavour, nato dal concretissimo sogno di un ingegnere. Ha una tale presunzione questo canale, da incrociare senza scomporsi ben sessantadue corsi d’acqua, scavallati su ponti-canale o sottopassati con sifoni, e centouno strade. Bisogna vederlo dove incrocia il Sesia! Un vero spettacolo dell’ingegneria ottocentesca: tombe sifoidee, le chiamano, perché l’acqua del canale passa sotto quella del fiume dentro un manufatto scatolare di cemento.

A pedali tra i canali 
Lungo il canale c’è una bella ciclabile che, tenendovi lontano dalle auto, vi porta dal Sesia al Ticino in 27 km. A due terzi di cammino, pardon di pedalata, s’incrocia un altro canale, il Regina Elena, che viene pure dal Ticino, ma molto più a nord, dal territorio di Varallo Pombia. Poco prima s’incrocia anche la Roggia Mora, che deve il nome a Ludovico il Moro, che ne ordinò l’escavazione nel 1481, ampliando e prolungando una preesistente roggia che dal  XII secolo portava l’acqua del Sesia fino a Novara. I due corsi d’acqua sono fiancheggiati da ciclabili, che insieme a quella del canale Cavour ci permettono di pedalare di qua e di là intorno a Novara senza stancarci troppo, vista la linea pressoché piatta dei grafici altimetrici. 
Tutto in tondo a questi fiumi e canali e rogge, ricucendo due volte, a est e a ovest, la triplice essenza geografica della provincia – pianura, colline, laghi – corre un percorso escursionistico, il Sentiero Novara, messo a punto dalle sezioni novaresi del Cai in collaborazione con Provincia e ATL di Novara nella polposa consistenza di oltre 200 chilometri, articolati in 19 tappe. Siccome è interamente percorribile anche in mountain bike, abbiamo pensato di offrire nuove mete al vostro desiderio di conoscere e pedalare: una selezione di quanto di meglio offra la Provincia di Novara, tra ciclabili su alzaie e Sentiero Novara. Ecco, dunque, i due stuzzicanti itinerari di questo servizio. Il primo in riva al Sesia e tra le risaie frequentate dall’ibis sacro del Nilo, gravitante su San Nazzaro Sesia e sulla sua splendida abbazia, esempio tra i più eccelsi di sito monastico fortificato. Il secondo sulle prime ondulazioni collinari al margine della pianura, tra i dolci solchi terminali delle vallate del Terdoppio, dell’Agogna e dello Strona, dove incontriamo un’altra spettacolare realtà agricolo-monastica, la Badia di Dulzago. Entrambi questo percorsi si sovrappongono a lembi del Sentiero Novara e sono uniti tra loro dalla bretella formata dalle ciclabili dei canali Cavour e Regina Elena. Si tratta giusto di un assaggio, di un aperitivo, nella convinzione che la bellezza di questi luoghi – a tratti davvero sorprendente – vi induca a proseguire sui sentieri che noi abbiamo interrotto e che, tuttavia, vanno oltre, offrendosi al vostro piacere con una consistenza degna di molti weekend.