Piemonte – Bassa novarese
In bici a pelo d’acqua
di Enrico Fumagalli
Dal Sesia ai primi risalti delle Colline Novaresi, lungo vie d’acqua ora divenute importanti direttrici di una lunga rete ciclabile, che attraversa la vasta area risicola novarese: percorsi su alzaie, lungo fiumi e canali, in una pianura ricca di aree protette.
(dal numero 194 di Itinerari e luoghi, settembre 2009)

GLI ABITANTI DELLA PIANURA Una nitticora nello stagno della Riserva della Palude di Casalbeltrame.
Se sul finire della primavera fossimo uccelli in volo fra il Ticino e il Sesia, la pianura novarese ci apparirebbe come uno sterminato mosaico azzurro, fatto di tessere liquide che riflettono il cielo. Esili trame di terra ne tracciano il geometrico arabesco, interrotto qua e là dalle isole verdi e rosse di macchie d’alberi e tetti di cascine. È l’immensa risaia, che ogni primavera, da cinquecento anni, rinnova il miracolo della campagna allagata. L’intera Bassa novarese ne è affogata, fino ai margini delle colline, dove le risaie più ardite s’insinuano, risalendo le vallate dei torrenti Strona, Agogna e Terdoppio, nella fascia collinare, dove incontrano rocche e castelli, incastonati come gemme nei primi corrugamenti prealpini. Verso sud si stende l’universo di acque fertili, popolate da libellule e gracchianti ranocchie, pattugliate senza soste da garzette, nitticore, tarabusi, aironi bianchi e cenerini, ma anche ibis sacri, come capita d’incontrare a breve distanza dal fiume Sesia, nei campi che circondano San Nazzaro e la sua abbazia. Quella degli ibis sacri del Nilo, per i biologi Threskiornis aethiopicus, per noi incarnazione di Toth, dio egizio della saggezza, è una presenza curiosa: i primi esemplari fecero la loro comparsa al volgere del millennio senza che nessuno li avesse mai visti prima, si acclimatarono rapidamente e iniziarono a nidificare nella garzaia dell’Isolone di Oldenico. Oggi sono una presenza abituale con la loro elegante livrea bianconera, l’aspetto dignitoso e magicamente esotico, ad aggiungere una nota di colore al paesaggio e «a darci», per dirla con le parole dello scrittore novarese Sebastiano Vassalli, «l’ultimo, amichevole avvertimento per conto del pianeta dove viviamo. Che vogliano ricordarci con il loro essere fuori posto, uno stato di precarietà che ormai minaccia anche noi uomini, e che le statistiche non bastano a tenere lontano?» Si tratta di qualche centinaio di esemplari (circa 400), che svernano in tutta l’area circostante il Sesia trascorrendo la notte nella garzaia della Palude di Casalbeltrame, altro luogo interessantissimo per i biologi, un’ex tesa di caccia, oggi protetta, che costituisce un habitat ideale per numerose specie di uccelli acquatici stanziali, nonché punto di sosta per i migratori che percorrono la fascia tra il Ticino e il Sesia. Con le sue piante d’alto fusto, la vegetazione palustre e l’acquitrino, la riserva è una vera isola naturalistica nel cuore di un paesaggio che la risicoltura ha profondamente plasmato nel corso dei secoli, dando vita a un pianeta quasi spopolato, di solitudini lunari, da cui emergono le cascine, molte delle quali ridotte a rudere. Il piatto rincorrersi della risaia è intersecato da un fitto tessuto di canali, rogge e fossi, un meraviglioso dedalo di rivoli, che vanno in tutte le direzioni, a quote diverse, con geometrie all’apparenza assurde, come in una tavola di Maurits Escher. Un universo, tuttavia, ben delimitato: di qua il Sesia, di là il Ticino, coi loro alvei bizzarri, specie il primo, che nell’alternanza di piene e magre scava, sposta e deposita tonnellate di ghiaia, dando vita alle “lame”: bracci secondari e meandri, che la corrente ha abbandonato, spesso alimentati da acque pure di risalita, di notevole importanza per la fauna e la flora, che vi occhieggia con nannuferi e giaggioli acquatici. I due fiumi dal corso nomade e sfuggente sono uniti da un asse mediano tirato dritto a viva forza nella pianura: il canale Cavour, nato dal concretissimo sogno di un ingegnere. Ha una tale presunzione questo canale, da incrociare senza scomporsi ben sessantadue corsi d’acqua, scavallati su ponti-canale o sottopassati con sifoni, e centouno strade. Bisogna vederlo dove incrocia il Sesia! Un vero spettacolo dell’ingegneria ottocentesca: tombe sifoidee, le chiamano, perché l’acqua del canale passa sotto quella del fiume dentro un manufatto scatolare di cemento.
A pedali tra i canali
Lungo il canale c’è una bella ciclabile che, tenendovi lontano dalle auto, vi porta dal Sesia al Ticino in 27 km. A due terzi di cammino, pardon di pedalata, s’incrocia un altro canale, il Regina Elena, che viene pure dal Ticino, ma molto più a nord, dal territorio di Varallo Pombia. Poco prima s’incrocia anche la Roggia Mora, che deve il nome a Ludovico il Moro, che ne ordinò l’escavazione nel 1481, ampliando e prolungando una preesistente roggia che dal XII secolo portava l’acqua del Sesia fino a Novara. I due corsi d’acqua sono fiancheggiati da ciclabili, che insieme a quella del canale Cavour ci permettono di pedalare di qua e di là intorno a Novara senza stancarci troppo, vista la linea pressoché piatta dei grafici altimetrici.
Tutto in tondo a questi fiumi e canali e rogge, ricucendo due volte, a est e a ovest, la triplice essenza geografica della provincia – pianura, colline, laghi – corre un percorso escursionistico, il Sentiero Novara, messo a punto dalle sezioni novaresi del Cai in collaborazione con Provincia e ATL di Novara nella polposa consistenza di oltre 200 chilometri, articolati in 19 tappe. Siccome è interamente percorribile anche in mountain bike, abbiamo pensato di offrire nuove mete al vostro desiderio di conoscere e pedalare: una selezione di quanto di meglio offra la Provincia di Novara, tra ciclabili su alzaie e Sentiero Novara. Ecco, dunque, i due stuzzicanti itinerari di questo servizio. Il primo in riva al Sesia e tra le risaie frequentate dall’ibis sacro del Nilo, gravitante su San Nazzaro Sesia e sulla sua splendida abbazia, esempio tra i più eccelsi di sito monastico fortificato. Il secondo sulle prime ondulazioni collinari al margine della pianura, tra i dolci solchi terminali delle vallate del Terdoppio, dell’Agogna e dello Strona, dove incontriamo un’altra spettacolare realtà agricolo-monastica, la Badia di Dulzago. Entrambi questo percorsi si sovrappongono a lembi del Sentiero Novara e sono uniti tra loro dalla bretella formata dalle ciclabili dei canali Cavour e Regina Elena. Si tratta giusto di un assaggio, di un aperitivo, nella convinzione che la bellezza di questi luoghi – a tratti davvero sorprendente – vi induca a proseguire sui sentieri che noi abbiamo interrotto e che, tuttavia, vanno oltre, offrendosi al vostro piacere con una consistenza degna di molti weekend.
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Gli itinerari
Tre percorsi che si snodano tutto intorno Novara, incrociando o seguendo in più punti il Sentiero Novara. Il terzo itinerario funge da raccordo tra i primi due, lungo i canali Cavour e Regina Elena e consente così di programmare un itinerario ciclabile senza soluzione di continuità di oltre 90 km. Mezzo ideale è la mountain-bike; non dimenticate abbigliamento antivento o antipioggia, casco e kit di riparazione.
Scarica qui i gpx di questi itinerari
Primo itinerario: canali, fiumi, paludi
Punto di partenza e arrivo: San Nazzaro Sesia
Lunghezza: 32,5 km
Accesso: uscita A4 Biandrate-Vicolungo, alla rotatoria si tiene a sinistra per Biandrate, scavalcando l’autostrada; alla seconda rotonda dopo il cavalcavia si tiene a destra per Recetto; da Recetto verso sud sulla SP16 che raggiunge San Nazzaro Sesia (7 km dall’uscita A4).
Dalla piazzetta di San Nazzaro Sesia prendiamo verso ovest via Roma e, dove questa finisce, passiamo a destra in via Marconi, su cui transita anche il Sentiero Novara. In breve l’asfalto lascia posto a una strada imbrecciata, che prosegue tra i campi verso nord fino a Cascinale, piccolo borgo il cui nucleo storico si articolava su due poli, un castrum con le dimore nobiliari e una villa con le abitazioni dei contadini. Tornati sull’asfalto, giungiamo a un bivio in prossimità del canale Cavour: svoltiamo a sinistra per seguire il canale controcorrente, sulla riva sud, in direzione del Sesia. Al primo sbarramento in mattoni, il fondo torna sterrato e così ci accompagna fino alla riva orientale del fiume (4 km), che il canale sottopassa grazie alle “tombe sifoidee”, una struttura scatolare entro la quale scorrono le sue acque, mentre quelle del fiume vi passano sopra, lasciando intravvedere l’opera muraria sottostante.
Iniziamo a discendere la riva sinistra del fiume su uno stradello d’argine. Alla nostra sinistra sfilano alcuni stagni, occupanti cave dismesse; si passa sotto un metanodotto e si raggiunge un deposito di ghiaia all’altezza di San Nazzaro Sesia, di cui si avvista la torre abbaziale (una stradina si stacca a sinistra e porta rapidamente in paese). All’altezza del cartello “Km 23 Argine sinistro Fiume Sesia” termina il tratto aperto alle auto; subito dopo c’è un bivio, dove trascuriamo la stradina sbarrata, a destra, e proseguiamo dritti sull’argine, ora di dimensioni più ridotte. Pedaliamo in un paesaggio rilassante e piacevole, al margine della vegetazione che borda il fiume, in cui possiamo osservare le tipiche “lame” del Sesia: anse, meandri e rami secondari del fiume rimasti isolati dagli spostamenti del corso principale e trasformatisi col tempo in stagni e specchi d’acqua morta.
Quando giungiamo a una piccola area attrezzata (tavoli e panche in cemento) lasciamo l’argine e prendiamo a sinistra tra i campi fino alla Cascina Ronchi, dove ritroviamo il tracciato del Sentiero Novara. Attraversiamo la cascina (a piedi e in bicicletta è consentito) per affrontare il breve tratto rettilineo, tra le risaie, che ci porta al santuario della Madonna della Fontana (10.4 km), fondato sul finire del Cinquecento in seguito a un evento miracoloso e ricostruito nella seconda metà del XVIII. Lungo il viale alberato del santuario ci portiamo sulla SP16 e la prendiamo verso sud (destra), percorrendone un paio di chilometri fino alla diramazione a sinistra, che conduce alla Cascina Roatella (cartelli, segnavia SN). All’altezza della cascina la sterrata piega a sud (al successivo bivio tenere a destra), poi corre sinuosa tra le risaie, in un paesaggio agricolo di grande bellezza, dominato dall’incombente presenza del Monte Rosa. Al quadrivio di fronte al Mulino di Morte si tiene a destra, per uscire poco più avanti sulla SP102, che a sinistra conduce in Casalvolone, preceduto dalla chiesa di San Pietro al Cimitero. L’antica plebem de Casali, databile intorno al Mille, è tra i più significativi esempi di romanico del Basso Novarese. Gli affreschi che decorano l’interno risalgono principalmente al XV secolo (una parte di essi è stata staccata e collocata nella parrocchiale); l’apparato murario è in ciottoli di fiume e mattoni, e presenta i classici decori ad archetti pensili e lesene. Il centro di Casalvolone (16,5 km) era un tempo racchiuso in una struttura fortificata, di cui si sono conservati tratti di mura. Lo attraversiamo sull’asse est-ovest (indicazioni per “Pisnengo”), uscendo dal paese in corrispondenza della ex abbazia di San Salvatore, ora tenuta agricola, che la strada aggira a sinistra prima di scavalcare l’A26. Al di là del cavalcavia ci si immette sulla SP104 e si attraversa la frazione di Pisnengo, dove sono visibili i resti di un castello (forse edificato nel XIV secolo e in parte distrutto nel XV), inglobati in un edificio rurale seicentesco. La SP104 fa una “S” intorno alla cascina Fisrengo e, giunta in vista del complesso di Sant’Apollinare, un’antica mansione templare sulla via dei pellegrini, svolta a nord in direzione delle Cascine Falasco. Noi proseguiamo dritti, passando all’ombra della chiesa di Sant’Apollinare, settecentesca nelle forme ma di origine romanica, e al bivio a “T” che s’incontra subito dopo, si va a destra, toccando la Cascina Stroppera. Siamo all’interno della Riserva della Palude di Casalbeltrame e 200 metri dopo la Stroppera, una carrareccia a sinistra si inoltra tra le risaie portandoci nella zona umida della Riserva Speciale. La recinzione non ci impedisce di gettare un’occhiata sullo specchio d’acqua, circondato da cannucce, giunchi, salici, e di avvistare qualche esemplare dell’avifauna che frequenta l’area. Proseguendo sulla carreggiabile passiamo la Cascina Bosco, abbandonata, e raggiungiamo le due Cascine Falasco, Superiore e Inferiore, dove riprendiamo la SP104 per entrare in Casalbeltrame (27,5 km), il cui centro è occupato da un edificio fortificato risalente al X secolo. Intorno ad esso si dispongono altri edifici interessanti: la chiesa parrocchiale; il cascinale dei Nobili, che ospita il Museo etnografico dell’attrezzo agricolo ’L Çivel e l’omonimo ristorante; l’ottocentesca Villa Bracorens Savoiroux, divenuta sede del centro espositivo Materima.
L’itinerario prosegue per via Umberto I che esce dal paese, scavalca l’autostrada e… si perde tra le risaie. Dove l’asfalto finisce, si supera un ponticello e si tiene a destra (il ramo di sinistra è sbarrato) in direzione del campanile dell’abbazia di San Nazzaro, già visibile. Il tratto sterrato tra le risaie, dopo aver toccato Cascina Bronzina, si conclude all’oratorio di San Rocco, dove si passa su asfalto, tenendo prima a sinistra via Circonvallazione (SP16), poi a destra via Umberto I, che ci riporta nella piazzetta di San Nazzaro Sesia.
Secondo itinerario: rogge e badie
Punto di partenza e arrivo: Caltignaga, oratorio di San Rocco
Lunghezza: 37 km
Accesso: uscite A4 Novara Est o Novara Ovest, da cui si raggiunge corso Risorgimento a nord del centro di Novara, nel punto in cui diventa SR229; prendere quest’ultima verso nord (“Borgomanero”, “Lago d’Orta), superando appena fuori Vignale la Cascina Isarno con l’oratorio dei Santi Cosma e Damiano; raggiunto Caltignaga (6,5 km), prendiamo a destra al semaforo (via San Rocco, indicazione “Cameri”), parcheggiando presso l’oratorio di San Rocco o la stazione FS.
Usciamo da Caltignaga su via Bernina (indicazione “Cameri”), portandoci dopo il passaggio a livello sulla SP83, che corre verso est tra le risaie. Sfila a destra la Cascina Boscale, oltre la quale passiamo su un ponte il torrente Terdoppio. Seguiamo la strada, che sottopassa la ferrovia e giunge ai piedi di un promontorio morenico allungato verso nord; sopra gli alberi della dorsale, svetta la ciminiera in mattoni di una fornace. Proprio sotto il promontorio, a sinistra della SP83 si stacca una sterrata (3,5 km), che imbocchiamo seguendo il segnavia del Sentiero Novara (tappa 10). Passiamo sotto la Cascina Codemonte, tenendo a sinistra (spettacolare vista sul Rosa, che s’innalza sopra le risaie), per portaci con una breve salita allo spiazzo antistante l’ex Fornace Beldì. Proseguiamo oltre, in discesa, fino a un incrocio dove teniamo la sinistra raggiungendo Cavagliano. Giunti in piazza, prendiamo a sinistra via Dulzago, che transita sotto un arcone ricavato nel corpo del castello di Cavagliano, elegante edificio rurale sorto nel ’700 su di un preesistente castello.
Ci lasciamo alle spalle Cavagliano con una breve salita, al cui termine, riconfluisce il Sentiero Novara. In un paesaggio di risaie orlate da macchie d’alberi scavalchiamo la ferrovia e giungiamo nel punto in cui la Strada delle Bertinelle, sterrata, si stacca a sinistra in direzione delle omonime cascine. La prendiamo e, traversato un boschetto in discesa, ci troviamo nel vasto e piatto fondovalle del Terdoppio, occupato da risaie e delimitato da modesti versanti boschivi. Raggiungiamo la prima Cascina Bertinella, al centro delle risaie, e prendiamo a destra, tagliando a nord, ormai in vista dei tetti rossi della Badia di Dulzago, che sorge in posizione di poco rilevata sul bordo orientale della valle. Incontrato l’asfalto, lo prendiamo a destra portandoci davanti alla badia (10 km).
Entriamo per l’ingresso meridionale, attraversiamo i cortili della quieta cittadella, che fu oasi di preghiera e di operoso lavoro agricolo, e usciamo per la porta nord, incrociando a T una sterrata, da seguire a sinistra (segnavia SN, tappa 11). Tornati tra le risaie del fondovalle, superiamo il minuscolo cimitero della badia, coi ruderi dell’oratorio di San Giuseppe, raggiungendo la fascia di vegetazione tra cui scorre il torrente Terdoppio. Appena entrati nel bosco svoltiamo a sinistra (segnavia SN), salendo sull’argine e percorrendolo fino alla SP102; prendiamo a destra l’asfalto e scavalchiamo il Terdoppio, proseguendo per altri 200 metri, fin dove una carreggiabile si stacca a destra (nessuna indicazione) e corre tra le risaie lungo un primo canale; all’incrocio con un secondo canale, seguiamo quest’ultimo a sinistra, per poi andare a destra tornando verso il Terdoppio. Ci teniamo lungo la fascia boschiva dell’alveo fluviale, andando verso nord; passiamo in prossimità di un’ansa del torrente e arriviamo ad un incrocio di carrarecce, dove prendiamo quella di sinistra, che punta verso la Cascina Moretta; poco prima di raggiungerla, svoltiamo a destra verso la Cascina Colombarone (14 km). Teniamo a destra via Colombarone (segnavia SN) e davanti alla Cascina Foglina svoltiamo a sinistra al margine dei campi coltivati. Sbucati su una sterrata la prendiamo a destra fino alla Cascina Linduno, con l’oratorio di Santa Maria, edificio del XII-XIII secolo arricchito da pregevoli affreschi di Luca de Campo (1468). Continuando verso nord, sbuchiamo sulla SP17, che presa a sinistra ci porta nel centro di Momo (20 km), all’incrocio con la SR229 (una deviazione verso nord di 4 km a/r su quest’ultima porta all’oratorio della Santissima Trinità, superbamente affrescato).
Usciamo da Momo sulla SP17, che supera il torrente Agogna ed entra in Agnellengo, presidiato da un castello costruito sui resti di un monastero degli Umiliati. A ovest di Agnellengo si allunga il promontorio morenico che separa la vallata del torrente Agogna dalla Val Sesia; quando lo raggiungiamo la SP17 piega a sinistra e corre parallela alla dorsale fino al suo termine, nel punto in cui sorge Proh, piccolo borgo degno di nota per la presenza di un castello eretto da Francesco Sforza, caratterizzato da torri cilindriche e apparato a sporgere su eleganti beccatelli. Alle spalle del castello, assediata dal bosco, si scorge la chiesa di San Silvestro in castro (XI secolo).
Appena oltre Proh, la SP17 scavalca la roggia Mora (27 km), ampliamento e prolungamento quattrocentesco della roggia Nuova, scavata nel XII dalla città di Novara per derivare le acque del fiume Sesia. Appena scavalcata la roggia, svoltiamo a sinistra verso il cimitero, che sorge in corrispondenza di un ponte medievale (XIII secolo). Ritrovato qui il tracciato del Sentiero Novara (tappa 1), lo seguiamo lungo la riva destra della roggia su una comoda sterrata, che passa alle spalle della Cascina Molinetto, supera il curioso incrocio d’acque col Diramatore Alto Novarese e sbuca sulla SP101. Prendiamo l’asfalto verso sinistra e lo seguiamo attraverso l’abitato di San Bernardino fino all’oratorio di Sant’Antonio Abate (XIV secolo, affreschi di Tommaso Cagnola del 1485), in prossimità della Cascina Orcetto. Il paese successivo è Morghengo, al cui centro sorge un castello, trasformato nel corso dei secoli in dimora di campagna. Usciamo da Morghengo ancora sulla SP101, che scavalca il torrente Agogna poco prima dell’oratorio dei Santi Nazzario e Celso e confluisce a T, in corrispondenza di un ponticello (35 km), nella strada tra Sologno, a sinistra, e Caltignaga, a destra. Prendiamo da parte, passando ancora sul Diramatore Alto Novarese e rientrando in Caltignaga dal cimitero, al cui interno sorge l’oratorio di San Salvatore (XI secolo). Lambendo il castello quattrocentesco di Caltignaga, che merita una breve deviazione per ammirarne il torrione centrale d’ingresso, si torna alla SR229 e da lì all’oratorio di San Rocco, da cui ha preso avvio l’itinerario.
Percorso di raccordo tra gli itinerari 1 e 2: ciclabili dei canali Cavour e Regina Elena
Punto di partenza: Recetto, ponte sul canale Cavour (vedi Accesso Itinerario 1)
Punto di arrivo: Cavagliano
Lunghezza: 25 km
Note: il canale Cavour è affiancato per tutta la sua lunghezza, da un confine all’altro della provincia di Novara (27 km), da una pista ciclabile, che funge da raccordo tra i nostri itinerari 1 e 2
A sud di Recetto la SP26 per San Nazzaro Sesia scavalca il canale Cavour su di un ponte, dove si imbocca la ciclabile verso est. Il tracciato non presenta alcuna difficoltà, né tecnica né di orientamento, dovendoci limitare a seguirne lo sviluppo. Si sottopassa l’autostrada A26, rimanendo a nord di Biandrate, con la chiesa romanica di San Colombano e, poco più avanti, di Mosezzo, entrambi in riva sud. Ci avviciniamo molto gradualmente ai tracciati paralleli dell’A4 e dell’Alta Velocità, che il canale sottopassa in corrispondenza di Agognate. Al momento della realizzazione del servizio non esiste la possibilità di seguire il canale sotto i due cavalcavia. Si lascia perciò la ciclabile (9,8 km) in vista di un cavalcavia, che supera insieme canale Cavour e A4, prendendo l’asfalto davanti alla cascina Obiadino. Si sale sul cavalcavia e alla rotonda sul lato opposto prendere a destra (“A4”, “Valsesia”); nuova rotonda in corrispondenza del casello di Novara Ovest, dove si tiene per “Ghemme”, “Novara”; nuovo cavalcavia e terza rotonda, stavolta sulla SS299, dove si tiene a destra per Novara, ritrovando a pochi metri il canale Cavour (3,4 km dalla cascina Obiadino).
Il canale sottopassa il torrente Agogna e supera la cascina Avogadro, in riva sud, affiancata da un oratorio del XV secolo. Si giunge in breve a Vignale, nel punto in cui i l canale Cavour incrocia la SS229 (16 km); qui seguiamo la statale (corso Risorgimento) verso Novara per 400 metri e poi a sinistra in via delle Rosette, passando la ferrovia e giungendo a un ponte pedonale, al di là del quale si torna rapidamente sul canale Cavour, da seguire in riva nord verso destra (indicazioni “Veveri”). Proseguiamo per circa 1 km fino al punto in cui il canale Regina Elena, provenendo da nord, scarica le sue acque nel canale Cavour (18 km). Seguendo la sterrata a sinistra abbandoniamo quest’ultimo e iniziamo a seguire la riva occidentale del Regina Elena. Proseguendo verso nord canale e ciclabile scavalcano il torrente Terdoppio su un ponte-canale, e si affiancano alla SS32, correndo paralleli ad essa fino alla rotonda dell’Aeroporto di Cameri (23,5 km), dove sottopassano la statale e puntano a est. Siamo ormai in prossimità del nostro Itinerario 2, che possiamo raggiungere percorrendo un breve tratto di statale e imboccando a sinistra, all’altezza della Cascina Rossini, la strada che porta a Cavagliano.
Badia di Dulzago
Su di un basso promontorio morenico che domina la fertile vallata del Terdoppio sorge la Badia di Dulzago, centro agricolo e religioso intitolato a San Giulio prete. Dell’antico abitato di Dulzago, situato appena a ovest del complesso monastico, non sussiste più nulla. La badia fu, invece, fondata dai Canonici regolari nei primi anni del XII secolo e svolse per tutto il Medioevo funzioni di centro spirituale per le popolazioni dei borghi circostanti. Essa ebbe anche un’importante funzione economica, perché i monaci e i coloni, che l’abitavano, bonificarono la valle del Terdoppio rendendola fertile. L’organizzazione interna era quella di una comunità chiusa e autosufficiente, strutturata intorno alla chiesa, con la casa dell’abate, le abitazioni dei canonici, quelle dei coloni, gli edifici rurali, le stalle, il mulino, il cimitero. Il sito ha radici ancora più lontane, essendo la badia l’ultima testimonianza di un centro di origini romane, che fu sede nel primo Medioevo di una pieve. Info: www.badiadidulzago.it.
La riserva della Palude di Casalbeltrame
Ubicata tra i territori dei comuni di Casalbeltrame, Casalino e Biandrate, la Palude è formata da una Riserva Naturale Orientata, su circa 600 ettari di risaie, che fa da filtro tra la piana risicola e la palude vera e propria, costituita da un acquitrino di circa 12 ettari, tutelato come Riserva Naturale Speciale. Istituita nel 1984, la riserva fa parte del Parco Naturale delle Lame del Sesia, che ne cura la gestione e organizza visite guidate, ogni sabato e domenica, ore 8-12, tranne luglio e agosto. Ma la tutela del luogo iniziò anni prima, grazie all’iniziativa pionieristica di un privato, Walter Pezzetta, che attrezzò l’area umida con i primi capanni di osservazione.
Pur essendo di origine antropica (si tratta, infatti, di un’ex “tesa” di caccia, giunta a tutela dopo una lunga e travagliata vicenda), la palude vanta un ambiente naturale molto articolato, con alberi d’alto fusto, spazi erbosi e specchi d’acqua, ed è un raro esempio di ecosistema umido planiziale, rifugio ideale per uccelli acquatici, ma anche per specie un tempo comuni e oggi purtroppo minacciate, come libellule e anfibi, nel cuore di una vasta area agricola quasi del tutto priva di alberi. I margini dello specchio d’acqua sono occupati dalla flora del canneto, con prevalenza della cannuccia (Phragmites australis), della lisca maggiore (Typha latifolia) e dei giunchi (specialmente Juncus inflexus); tra le specie erbacee spiccano la rosea salcerella (Lythrum salicaria), il non-ti-scordar-di-me (Myosotis scorpioides), l’erba sega (Lycopus europaeus). Numerose le specie d’alto fusto: salice bianco (Salix alba) e salice cinereo (Salix cinerea), mentre più lontano dall’acqua vegetano pioppi bianchi (Populus alba), ontani neri (Alnus glutinosa), olmi (Ulmus minor) e farnie (Quercus robur). Il principale motivo di tutela riguarda gli uccelli: la palude è, infatti, frequentata da circa 200 specie acquatiche stanziali, molti nidificanti, ed è un importante luogo di sosta per le specie migratorie che percorrono la fascia tra Ticino e Sesia. Riserva naturale della Palude di Casalbeltrame – Parco Naturale Lame del Sesia, www.lamedelsesia.vc.it).
Indirizzi utili
Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara, Baluardo Quintino Sella 40, 28100 Novara,
tel. 0321.394059, info@turismonovara.it, www.turismonovara.it, lun-ven 9-13 e 14-18.
Provincia di Novara-Assessorato al Turismo, piazza Matteotti 1, Novara, tel. 0321.378422-456,
fax 0321.378479, www.provincia.novara.it, turismo@provincia.novara.it.













































