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Crociera in Alsazia

di Enrico Fumagalli

Dalla Valle del Reno ai Vosgi in house boat: un viaggio sull’acqua nel cuore dell’Europa. Sui canali che corrono in aperta campagna, attraversano la città di Strasburgo, si spingono dentro il massiccio dei Vosgi fino all’incredibile Piano inclinato di Arzviller, un ascensore per barche tra le colline.

(dal numero 191 di Itinerari e luoghi, giugno 2009)


ACQUE PURE, ARIA TERSA La base di Boofzheim, punto di partenza della nostra crociera.

Il mio equipaggio è schierato sul ponte, con compiti chiari e assegnati. L’emozione della prima chiusa non pregiudica il lavoro. Tutto fila senza intoppi: la nostra Royal Classic entra ed esce dai cancelli gialli con eleganza e nonchalance (la parola non è a caso, visto che siamo in Francia), filando verso le incognite della nostra prima crociera in house boat. Sei giorni dopo, alla quarantaduesima chiusa, la ciurma è sparpagliata fuori dal campo visivo del capitano: chi sbracato nel pozzetto, chi stravaccato in cabina, chi assordato dall’mp3 a manetta.
«Cima intorno alla bitta!» provo a chiamare dalla mia posizione di comando. Nessuno si muove, così tengo la barca in stallo con colpetti alternati della leva motore. Ormai posso dirmi pilota esperto. Dopo aver arrancato, con la mia casa galleggiante, incuneandomi nelle triple file di imbarcazioni ormeggiate al porto di Saverne, e dopo esser sfilato decine di volte, coi motori al massimo, nelle strettoie che costellano il Canal de la Marne au Rhin. «Leo vuoi guidare un po’?» Nessuna risposta. E pensare che all’inizio mi sfiniva col suo irriducibile «lasciami guidare, papà, lasciami guidare».
L’otium della navigazione – in verità l’unico vero concetto che deve ispirare una vacanza in house boat – si è impossessato di tutti noi e all’emozione delle prime chiuse e dei primi ingaggi marinareschi sono subentrati i gesti misurati, la flemma, la pazienza delle chiuse, lo sguardo perso nell’orizzonte. Come deve essere!

Una fitta rete di canali
La rete dei canali navigabili d’Alsazia e Lorena, il cui sviluppo fu favorito dalla morfologia del territorio, collega “via acqua” la Francia al Belgio, al Lussemburgo, alla Germania e alla Svizzera. Un vero e proprio dedalo di strade liquide, che costituisce l’ultimo bastione della tradizionale flottiglia fluviale, formata da chiatte e barconi. Una situazione davvero unica nel panorama continentale, che offre al turista non solo una rilassante vacanza en plein air, ma anche un itinerario storico e tematico, di ricerca e di scoperta di curiosità altrove scomparse.
Il canale dalla Marna al Reno fu scavato a metà del XIX secolo per fornire al trasporto su acqua un asse est-ovest, che mettesse in comunicazione il bacino parigino con la valle del Reno: 314 km di vitale importanza, con terminali a Vitry-le-François, sulla Marna, nel sud della Champagne, e a Strasburgo, dove scorre il Reno. E una caratteristica piuttosto rara: due spartiacque da superare. Quello di Mauvages, tra le vallate della Mosa e della Mosella, e quello dei Vosgi, tra le vallate della Meurthe e della Zorn. I Vosgi, che danno al Marna-Reno un’altra qualità del tutto originale, quella di avventurarsi in montagna! Così conoscerete l’emozione di timonare tra irti pendii coperti di conifere, che si alternano e si susseguono come lungo le anse sinuose di una vallata alpina. Infine, questo incredibile canale vanta qualcosa come 8.526 metri in galleria! Quattro tunnel, il più lungo dei quali è 4.878 metri. E c’è dell’altro. Nell’universo di chiuse, di cui diventerete abili “passatori” di ponti, di incroci, di basi fluviali e di ormeggi, di vallate e di rilievi collinari, di tunnel e di foreste, spicca come un totem di modernità il Piano inclinato d’Arzviller, un’autentica meraviglia della meccanica e dell’idraulica.

Meraviglia della tecnica
Nel suo primo di secolo di vita, e qualcosa di più, il canale dalla Marna al Reno ha costretto i suoi capitani, tra Lutzelbourg e Arzviller, all’incubo di 17 chiuse ravvicinate. Una pazzesca scala di 17 gradini che vincevano i 45 metri di dislivello tra il tratto a valle e quello a monte. Un cauchemar che durava 8 ore a causa non solo del numero delle chiuse, ma anche della lentezza e della difficoltà delle manovre, per via della brevità dei tratti tra una chiusa e l’altra. Per liberarsi dell’incubo i francesi inventarono, a metà degli anni Sessanta, un “plan incliné trasversale a bac”, che possiamo tradurre con “piano inclinato a vasca”: un enorme catino – lungo 43 metri, capace di 850 tonnellate d’acqua, in cui prendono posto fino a tre imbarcazioni – che si muove come un ascensore su di una cremagliera obliqua. Un’opera di proporzioni bibliche, in grado di coprire un dislivello verticale di 44,65 metri e una distanza orizzontale di 128,65 metri, che richiese quattro anni di lavoro (1964-68) e che entrò in esercizio nel gennaio ’69. E allora, che aspettate, capitani coraggiosi?
Poi c’è tutto il resto. L’intrico di vie e canali e case graticcio e ponti girevoli della splendida Strasburgo, a metà crociera. L’emozione del Palais de l’Europe. Le rose di Saverne e i suoi magnifici dintorni, col castello di Haut Barr, un nido d’aquile da cui sembra di abbracciare l’intera Europa, e la chiesa di Marmoutier. I borghi fioriti sparsi nelle campagne. L’ombra cupa dei Vosgi! Ci è sembrato di prendere alle spalle l’Alsazia, arrivando da dove nemmeno noi ce l’aspettavamo, sull’acqua e non sulle strade, vedendo le cose da un’angolatura affatto nuova. Una vacanza davvero insolita, originale, con le sue lunghe ore di magico otium, in cui risplendono ancor di più le perle della scoperta.