Lombardia – Province di Mantova e Cremona
Tra Oglio e Po
di Enrico FumagalliNel paesaggio di quell’angolo di Lombardia tra i meandri dell’Oglio e del Po spiccano aree naturali umide, torbiere, lanche e golene, ma anche le testimonianze di un passato illustre: ville e dimore signorili, rocche e fortezze, grandi cascine e borghi murati.
(dal numero 184 di Itinerari e luoghi, ottobre 2008)

VIE D'ACQUA Il Canale Navarolo.
Un mosaico di rettangoli verdi, e gialli, e marroni va incontro all’Appennino. Ti volti e un altro mosaico, di rettangoli marroni, verdi, gialli sfuma nell’azzurro della lontananza fino ai piedi del Monte Baldo. Basta alzarsi di qualche metro, sull’argine del fiume, e la pianura si rivela fino al più lontano orizzonte, sezionata dai filari di pioppi, intersecata da un dedalo di canali. Unico scarto, in questa levigata geometria, unica breccia in questo equilibrio a due dimensioni, oltre ai campanili delle chiese, è l’indomabile corso dei fiumi, che si ritorcono sui loro meandri nell’abbraccio di verdi e tumultuose boscaglie, tracciando indocili arabeschi sulla pelle della pianura.
La pianura è la Padana, un fazzoletto di Bassa che i corsi dell’Oglio e del Po, incontrandosi, ritagliano a cavallo delle province di Mantova e Cremona; un corridoio ambientale tra Prealpi e Appennini, caratterizzato dall’abbondanza di vie d’acqua: fiumi, rogge, canali, navigli, scolatori che rappresentano una sintesi equa tra il paesaggio naturale e l’intervento umano. Sembra una contraddizione in termini, ma l’acqua è l’elemento chiave di questa terra. Attraverso la bonifica ne ha determinato la morfologia, ne ha influenzato l’assetto, ne ha condizionato lo sviluppo – economico, paesaggistico, storico – senza stravolgere quella fisionomia rurale che si è sedimentata nei secoli e che ancora si conserva, quasi intatta. Il resto lo fanno la dedizione e l’attenzione con cui si tutela l’ambiente. Le sponde orlate di canne del basso corso dell’Oglio, fino alla confluenza nel Po, interessate dalla presenza di lanche e meandri abbandonati, sono protette dal Parco Regionale dell’Oglio Sud, istituito nel 1988. Più in generale, l’assetto del territorio è caratterizzato da aree naturali umide a vari stadi di evoluzione, parte comprese e parte no nei confini del Parco, alcune già tutelate come riserve. Così Le Bine, tra i comuni di Acquanegra sul Chiese e Calvatone, e le Torbiere di Marcaria nell’omonimo comune, entrambe situate in prossimità dell’Oglio. Così la garzaia di Pomponesco, su una lanca del Po nell’omonimo comune, e il Parco Golena del Po, vasta area golenale in prossimità di Casalmaggiore. All’interno del Parco Oglio Sud i siti di maggior valore naturalistico, rappresentativi del tipico ambiente fluviale a meandri, oltre alle già citate riserve, sono le lanche di Gerra Gavazzi e Runate, la lanca di Cascina Sant’Alberto, le torbiere di Belforte e il canale Bogina. L’attività agricola limita, è vero, la dimensione di queste aree, che non risultano tuttavia isolate, ma sono unite dal corso del fiume, dalla fitta rete dei canali di bonifica, dall’estensione dei pioppeti; fattori che garantiscono alla fauna la transitabilità del territorio e lo sviluppo delle specie.
Borghi murati, ville e castelli
Un altro elemento di interesse è costituito dalla rete dei villaggi, in cui spiccano i borghi murati, le rocche e i castelli, le ville, ma soprattutto le grandi e piccole capitali gonzaghesche, da Sabbioneta, novella Roma di Vespasiano Gonzaga, a Gazzuolo, coi suoi eleganti, bianchi portici cinquecenteschi, a Bozzolo, a San Martino dall’Argine, coi poderosi porticati di piazza Castello, a Rivarolo Mantovano, chiusa tra un quadrato di mura erette non tanto per difendersi quanto per sottolineare il distacco tra paesaggio rurale e centro abitato.
Infine, siamo nel cuore gastronomico dell’Italia settentrionale, dove la pianura generosa regala meloni e formaggi, tondi come i fianchi delle contadine, dove i fiumi recano guizzanti anguille e pesci gatto, dove le corti sono i luoghi eletti in cui si conservano i segreti di una cucina che ha la sua forza negli ingredienti e nella tradizione. Un segreto fatto di acqua, di fiume, di terra, di nebbia, di gesti, di dedizione. I tortelli di zucca, i marubini ai brodi, i bigoli fatti al torchio e conditi con le sardelle, i salumi casalinghi, i bolliti con la mostarda piccante, gli stracotti con la polenta, il pesce di fiume. Un patrimonio che vive e si rinnova nei ristoranti, alcuni rinomatissimi, che ogni centro può vantare, anche il più piccolo, dove accoglienza e qualità della cucina si conquistano un posto imperituro nella memoria del viaggiatore. Dopo un itinerario in bicicletta lungo un canale o qualche ora di birdwatching ai margini di una garzaia, ci siamo meritati un posto alle superbe mense dell’Oglio Po.




























