Lombardia – Province di Mantova e Cremona
Tra Oglio e Po
di Enrico FumagalliNel paesaggio di quell’angolo di Lombardia tra i meandri dell’Oglio e del Po spiccano aree naturali umide, torbiere, lanche e golene, ma anche le testimonianze di un passato illustre: ville e dimore signorili, rocche e fortezze, grandi cascine e borghi murati.
(dal numero 184 di Itinerari e luoghi, ottobre 2008)

VIE D'ACQUA Il Canale Navarolo.
Un mosaico di rettangoli verdi, e gialli, e marroni va incontro all’Appennino. Ti volti e un altro mosaico, di rettangoli marroni, verdi, gialli sfuma nell’azzurro della lontananza fino ai piedi del Monte Baldo. Basta alzarsi di qualche metro, sull’argine del fiume, e la pianura si rivela fino al più lontano orizzonte, sezionata dai filari di pioppi, intersecata da un dedalo di canali. Unico scarto, in questa levigata geometria, unica breccia in questo equilibrio a due dimensioni, oltre ai campanili delle chiese, è l’indomabile corso dei fiumi, che si ritorcono sui loro meandri nell’abbraccio di verdi e tumultuose boscaglie, tracciando indocili arabeschi sulla pelle della pianura.
La pianura è la Padana, un fazzoletto di Bassa che i corsi dell’Oglio e del Po, incontrandosi, ritagliano a cavallo delle province di Mantova e Cremona; un corridoio ambientale tra Prealpi e Appennini, caratterizzato dall’abbondanza di vie d’acqua: fiumi, rogge, canali, navigli, scolatori che rappresentano una sintesi equa tra il paesaggio naturale e l’intervento umano. Sembra una contraddizione in termini, ma l’acqua è l’elemento chiave di questa terra. Attraverso la bonifica ne ha determinato la morfologia, ne ha influenzato l’assetto, ne ha condizionato lo sviluppo – economico, paesaggistico, storico – senza stravolgere quella fisionomia rurale che si è sedimentata nei secoli e che ancora si conserva, quasi intatta. Il resto lo fanno la dedizione e l’attenzione con cui si tutela l’ambiente. Le sponde orlate di canne del basso corso dell’Oglio, fino alla confluenza nel Po, interessate dalla presenza di lanche e meandri abbandonati, sono protette dal Parco Regionale dell’Oglio Sud, istituito nel 1988. Più in generale, l’assetto del territorio è caratterizzato da aree naturali umide a vari stadi di evoluzione, parte comprese e parte no nei confini del Parco, alcune già tutelate come riserve. Così Le Bine, tra i comuni di Acquanegra sul Chiese e Calvatone, e le Torbiere di Marcaria nell’omonimo comune, entrambe situate in prossimità dell’Oglio. Così la garzaia di Pomponesco, su una lanca del Po nell’omonimo comune, e il Parco Golena del Po, vasta area golenale in prossimità di Casalmaggiore. All’interno del Parco Oglio Sud i siti di maggior valore naturalistico, rappresentativi del tipico ambiente fluviale a meandri, oltre alle già citate riserve, sono le lanche di Gerra Gavazzi e Runate, la lanca di Cascina Sant’Alberto, le torbiere di Belforte e il canale Bogina. L’attività agricola limita, è vero, la dimensione di queste aree, che non risultano tuttavia isolate, ma sono unite dal corso del fiume, dalla fitta rete dei canali di bonifica, dall’estensione dei pioppeti; fattori che garantiscono alla fauna la transitabilità del territorio e lo sviluppo delle specie.
Borghi murati, ville e castelli
Un altro elemento di interesse è costituito dalla rete dei villaggi, in cui spiccano i borghi murati, le rocche e i castelli, le ville, ma soprattutto le grandi e piccole capitali gonzaghesche, da Sabbioneta, novella Roma di Vespasiano Gonzaga, a Gazzuolo, coi suoi eleganti, bianchi portici cinquecenteschi, a Bozzolo, a San Martino dall’Argine, coi poderosi porticati di piazza Castello, a Rivarolo Mantovano, chiusa tra un quadrato di mura erette non tanto per difendersi quanto per sottolineare il distacco tra paesaggio rurale e centro abitato.
Infine, siamo nel cuore gastronomico dell’Italia settentrionale, dove la pianura generosa regala meloni e formaggi, tondi come i fianchi delle contadine, dove i fiumi recano guizzanti anguille e pesci gatto, dove le corti sono i luoghi eletti in cui si conservano i segreti di una cucina che ha la sua forza negli ingredienti e nella tradizione. Un segreto fatto di acqua, di fiume, di terra, di nebbia, di gesti, di dedizione. I tortelli di zucca, i marubini ai brodi, i bigoli fatti al torchio e conditi con le sardelle, i salumi casalinghi, i bolliti con la mostarda piccante, gli stracotti con la polenta, il pesce di fiume. Un patrimonio che vive e si rinnova nei ristoranti, alcuni rinomatissimi, che ogni centro può vantare, anche il più piccolo, dove accoglienza e qualità della cucina si conquistano un posto imperituro nella memoria del viaggiatore. Dopo un itinerario in bicicletta lungo un canale o qualche ora di birdwatching ai margini di una garzaia, ci siamo meritati un posto alle superbe mense dell’Oglio Po.
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Gli itinerari
Il primo itinerario si svolge lungo il corso inferiore dell’Oglio e per un breve tratto lungo il Po.
Costituisce la dorsale da cui si diramano alcuni percorsi escursionistici, a piedi e in mtb, descritti negli itinerari successivi. Nel loro insieme le quattro proposte richiedono tre o quattro giorni per essere affrontate con la dovuta calma e il tempo necessario per tranquille passeggiate e pedalate, completate da interessanti osservazioni di flora e fauna.
Primo itinerario: dall’Oglio al Po
Punto di partenza: Piadena
Punto di arrivo: Viadana
Lunghezza: 72 km
Il percorso ha inizio a Piadena, dove è d’obbligo la visita al museo Archeologico Platina, ospitato nel secentesco ex convento dei Gerolamini. Dalla contigua via Libertà imbocchiamo a destra via Platina, che esce da Piadena, scavalca il fiume e raggiunge Canneto sull’Oglio. Ci guida in centro la sagoma della Torre Civica, sotto cui passa la strada prima di arrestarsi nell’antica piasa porticata, oggi piazza Matteotti. La torre gonzaghesca del XV secolo dava accesso allo scomparso castello, che racchiudeva la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, del XIV secolo, ma rimaneggiata nel XVIII. La chiesa custodisce pregevoli sculture lignee di scuola lombarda, tra cui un Crocifisso trecentesco di scuola campionese e il Compianto del Cristo morto di Clemente Zamara (primi ’500). Canneto vanta due non comuni tradizioni economiche: una, tuttora molto diffusa, è quella del vivaismo, l’altra, scomparsa, ha fatto la felicità di molte infanzie ed è quella del giocattolo, legata allo stabilimento Furga, prima fabbrica italiana di bambole nel 1880 e tra le principali in Europa per diversi decenni.
Ad esse sono dedicate due importanti raccolte nel locale Museo Civico, ospitato nelle ex scuole di piazza Gramsci: la Collezione del giocattolo “Giulio Superti Furga” e la raccolta di strumenti per il vivaismo e le tecniche di innesto, nell’ambito dell’Ecomuseo delle Valli Oglio Chiese.
Per via Garibaldi usciamo da Canneto verso est, andando a imboccare la SS343, che ci porta ad Acquanegra sul Chiese. Lasciata la statale in centro, teniamo a destra la SP67, che, uscita dall’abitato, incrocia la SP7; presa verso destra, quest’ultima ci porta al ponte di ferro sull’Oglio (troppo stretto per i camper), al di là del quale, a destra della strada, si stende la Riserva Naturale “Le Bine”, di cui consigliamo la visita secondo le modalità suggerite dall’Itinerario 2.
Il paese successivo è Calvatone: a breve distanza dal centro, in località Costa S. Andrea, sono in corso gli scavi di Bedriacum (visitabili a giugno; info: Comune di Calvatone, tel. 0375.97031), città romana nota per le due battaglie che vi si svolsero nel 69 d.C., l’anno “dei 4 imperatori”: la prima oppose Vitellio a Otone, che fu sconfitto; la seconda oppose Vitellio a Vespasiano, che grazie alla vittoria salì al trono. Bedriacum restituì nel 1836 una statua in bronzo raffigurante la Vittoria su un globo, nota come Vittoria di Calvatone e datata tra il 161 e il 169. Un reperto di grande valore, andato perduto nella Seconda Guerra Mondiale, di cui si conservano tre copie, una delle quali esposta nel Municipio di Calvatone.
A sud di Calvatone prendiamo la SS10 verso Piadena e dopo 500 metri svoltiamo a sinistra per Tornata, da cui raggiungiamo Rivarolo Mantovano. Di fondazione antichissima, il borgo salì agli onori della storia sotto Vespasiano Gonzaga, che tra il 1580 e il 1590 ne ridisegnò la planimetria secondo uno schema ortogonale. A testimonianza di quel progetto resta anche la cinta muraria quadrilatera, di cui fanno parte tre porte monumentali, aperte asimmetricamente nei lati est (Porta Mantova), sud (Porta Parma) e ovest (Porta Brescia), formate da poderosi torrioni merlati ornati da beccatelli. Particolarmente scenografica è l’antica piazza Grande, oggi piazza Giuseppe Finzi, interamente porticata: su di essa prospettano i principali edifici di Rivarolo, tra cui il palazzo Pretorio (sede comunale) e palazzo Penci.
Usciamo per Porta Mantova e alla vicina rotonda imbocchiamo verso nord la SP64 per Bozzolo, a circa 6 km. Occorre prendere a sinistra per raggiungere la centrale piazza Europa, su cui si affaccia il palazzo Municipale del XV secolo, con loggiato a cinque arcate e torre; nelle vicinanze altri palazzi gonzagheschi, come l’ex Monte di Pietà (1568) e il palazzo del Tribunale (1583); sul lato nord del borgo si conservano le mura gonzaghesche (1618-1655) con quattro bastioni pentagonali. Da una rotonda sulla SP64 si stacca verso est la SP78, che ci porta a S. Martino dall’Argine (31 km). Se ne attraversa il centro per via Garibaldi, su cui dà la chiesa “dei Frati”, un edificio in mattoni a vista del XIII-XIV secolo; la facciata del 1489 si richiama al romanico, con un ordine di archetti pensili e pinnacoli sul timpano; l’elemento più antico è il campanile in mattoni con guglia conica e belle bifore. Al suo termine via Garibaldi si allarga nella scenografica piazza Castello, deliminata da imponenti portici gonzagheschi in parte restituiti all’originario bugnato in distinte tonalità di giallo. La piazza deve il nome al castello dei Gonzaga di San Martino, che vi sorgeva fino al 1788. Leggermente defilata è la chiesa Castello, edificata nel 1582 ma con facciata di fine Seicento; all’interno pregevoli statue in stucco coeve dell’edificio. In questa piazza ha inizio e termine l’Itinerario 3, da effetture in mtb.
Proseguiamo in direzione della vicina Marcaria, situata appena al di là del ponte sull’Oglio. Lasciando l’auto in piazza Umberto I, possiamo effettuare una breve ma interessante escursione nella Torbiera di Marcaria (vedi riquadro in basso), immediatamente a est dell’abitato. Dopo la camminata torniamo a ritroso sulla SP78 e, in vista della chiesa Castello, svoltiamo a sinistra nella SP58. Passiamo Belforte e, poco oltre, troviamo l’Oratorio di S. Pietro, fondato nel X secolo e rifatto nel XVI, quando i Gonzaga ne fecero il pantheon di famiglia. Entriamo, infine, a Gazzuolo, che ci accoglie col suo portico gonzaghesco lungo 120 metri, scandito da 30 arcate e 29 colonne in marmo di Verona: fu costruito ai primi del Cinquecento da Andrea Bertazzolo per volere di Ludovico Gonzaga e le 30 volte a crociera che lo coprivano vennero eliminate, insieme al piano superiore, durante un restauro del 1933.
La strada, ora SP59, prosegue verso sud, tagliando il Canale Bogina all’altezza di palazzo Scardova; a Squarzanella superiamo anche il Canale Navarolo e subito dopo svoltiamo a sinistra sulla SP60, che attraversa S. Matteo delle Chiaviche (51 km, qui è posto il punto di partenza e arrivo dell’Itinerario 4) e raggiunge l’argine maestro dell’Oglio, dove incrocia la SP7. Prendendo quest’ultima a destra si segue l’argine per 1,5 km, fino al bivio per Cizzolo, dove scendiamo a destra sulla SP57, che percorriamo in direzione sud lambendo gli abitati di Villastrada, Dosolo, Correggioverde, fino alla deviazione a sinistra (65 km), che ci porta nell’esotico centro di Pomponesco. «Quando si arriva in paese parrebbe di essere in un’epoca tutta diversa […] viene l’idea d’essere in un lontano stanziamento di frontiera», così ha scritto di Pomponesco Gianni Celati (Verso la foce) e così pare anche a noi. Di fondazione romana, il borgo entrò a far parte nel 1555 dei possedimenti di Giulio Cesare Gonzaga, che ne fece la sua piccola “città ideale” sul modello della Sabbioneta del cugino Vespasiano: lo schema ortogonale aveva fulcro nello scomparso castello, intorno al quale si distribuivano i quartieri; quello principale era a sud, verso il fiume, disposto sull’asse di due piazze contigue. La prima, piazza XXIII Aprile, è circondata da edifici porticati, risalenti agli anni 1590-1630 e destinati ai dignitari di corte; la seconda, piazza IV Martiri, è chiusa a sorpresa dall’argine fluviale. Proprio dall’argine una strada sterrata, curiosamente intitolata al Peccato, accede alla Riserva Naturale Garzaia di Pomponesco (vedi il riquadro a pag. 59).
L’ultima tappa dell’itinerario è la vicina Viadana, capitale del melone. Il centro storico è formato da palazzi nobiliari e corti rurali di pregevole architettura, risalenti ai secoli XVII e XVIII. Tra i monumenti si segnalano le chiese di Santa Maria in Castello (una vera pinacoteca, con le tele di importanti artisti del XVI e XVII secolo), la parrocchiale di San Pietro, le barocche Santa Maria Annunziata e San Rocco, il settecentesco oratorio di Santa Croce.
Secondo itinerario:la Riserva Naturale “Le Bine”
Punto di partenza e arrivo: Ponte sull’Oglio, strada Acquanegra-Calvatone
Lunghezza: 3 km; con la variante 4,2 km
Tempo: un’ora
Note: L’ingresso è sulla sponda sud dell’Oglio, a pochi metri dal ponte sulla strada Acquanegra-Calvatone (cartello “Oasi Wwf”); lasciare l’auto sul lato opposto, nel piazzale di un ex ristorante.
Oasi Faunistica dal 1973, riserva naturale orientata gestita dal Wwf dal 1987, “Le Bine” sono un’area umida di recente formazione, dovuta a una rettificazione del corso dell’Oglio a fine Settecento.
Il progressivo impaludamento del meandro abbandonato (Oglio morto), che costituisce il nucleo della riserva (20 ettari, cui se ne aggiungono 76 di zona di rispetto), ha favorito lo sviluppo di una vegetazione tipicamente palustre (lamineti a nanufero e lenticchia d’acqua; canneto a Phragmites australis sul lato interno della lanca, contornato da formazioni di salice grigio; cariceti) e attirato le specie animali caratteristiche di questi ambienti ormai rari. Il Wwf ha accertato la presenza di oltre 600 specie animali: dal piccolo Ditiscus mutinensis alla rana di Lataste (simbolo della riserva), due specie endemiche della pianura Padana, al tasso, alla Lycaena dispar, una farfalla a rischio di estinzione. Numerossime le specie di uccelli che frequentano la palude, sia nel periodo del passo migratorio, sia in inverno. Il resto dell’area protetta, delimitata dal meandro e dal fiume, è occupato da coltivazioni di pioppo. Nei pressi dell’estremità occidentale del meandro sorge la Cascina Le Bine, che ospita il centro di Educazione Ambientale G. Santini, inaugurato nel 2007, dotato di foresteria, mensa e sala didattica. Il centro organizza week-end di birdwatching e inanellamento (25-26 ottobre 2008), di fotografia e disegno naturalistico (maggio 2009; per informazioni: Francesco Cecere, cell. 348.3850901, www.lebine.it).
Ci si incammina lungo la sterrata parallela all’Oglio fino a un bivio, dove teniamo a destra. Il percorso segue ancora l’Oglio fino a incontrare uno stagno, frutto di un progetto di rinaturalizzazione con messa a dimora di 1.600 piante tipiche degli ambienti umidi (pioppi, salici, farnie, ontani neri, ecc.). Il cammino piega a sud e, superata una seconda zona in corso di rinaturalizzazione, sbuca su una stradina che affacciandosi brevemente sull’Oglio morto porta alla Cascina Le Bine (1,6 km). Il ritorno si effettua sulla sterrata principale (1,4 km) attraverso un vasto pioppeto. Le Bine è una zona golenale, circondata da un argine che si eleva di un 2-3 metri sul piano di campagna. Un’alternativa al percorso di rientro si sviluppa proprio su questo argine, che consente una vista ravvicinata, e dall’alto, sull’Oglio Morto. Dopo un tratto “naturale” di circa 1,8 km dalla cascina, la variante si completa su asfalto (0,8 km), dato che la strada Calvatone-Acquanegra corre per un tratto sul terrapieno.
Terzo itinerario: le torbiere di Belforte
Punto di partenza e arrivo: S. Martino dall’Argine
Lunghezza: 14 km
Tempo: 1-1,30 ore
Segnavia: Sentiero 3 Parco dell’Oglio.
Note: “Le Margonare” è un percorso ciclo-pedonale ad anello, tracciato su strade campestri sterrate, che collega Belforte e S. Martino dall’Argine alle torbiere. All’interno della zona umida la vecchia cava di torba delle “Margonare” è stata oggetto di un intervento di riqualificazione e ospita un’area di sosta attrezzata.
Eredità umida di un antico meandro dell’Oglio, le Torbiere di Belforte furono oggetto nel corso del ’900 di un’intensa attività estrattiva della torba, seguita da bonifica e realizzazione di una rete di canali di drenaggio, che hanno trasformato gran parte dell’area in terreni agricoli e coltivazioni di pioppi. Nella porzione meridionale si conservano, tuttavia, due nuclei residuali, di circa 18 ettari, a elevato valore naturalistico, rappresentativi dei paesaggi e degli ecosistemi tipici delle depressioni torbose lungo il corso dei fiumi di pianura. Sulle rive di canali e stagni si stendono fitte compagini di erbe palustri, a loro volta bordate da cortine arboree e macchie di salice grigio, mentre la superficie dell’acqua è coperta da tappeti di vegetazione galleggiante. Nel nucleo situato al limite meridionale della depressione, di grande interesse è la presenza, tra la vegetazione flottante, della rara Riccia fluitans, unica stazione nel Parco dell’Oglio Sud.
Si parte da piazza Castello, dov’è comodo lasciare l’auto. Si segue via Garibaldi fino alla chiesa dei Frati e lì si prende a sinistra via Carrobbio fino al suo termine. Si svolta ancora a sinistra (indicazioni “Località Valle”) e, superata Valle, si incontra un bivio, dove si tiene a destra (cartello “Margonare”). Al bivio successivo, si imbocca la sterrata a sinistra che, dopo una curva a 90°, punta dritta verso un lontano pioppeto. Arrivati al limitare degli alberi, si segue la strada imbrecciata a destra, raggiungendo la sbarra posta all’ingresso delle Margonare. Svoltando a sinistra si arriva all’area di sosta (3,8 km, tavoli da pic-nic, portico, acqua corrente, servizi igienici), posta in prossimità degli stagni che hanno occupato le ex cave di torba. Tornati alla sbarra, prendiamo a sinistra lo stradello erboso che segue il confine dell’area umida; con una curva a destra si raggiunge una nuova sterrata e la si prende a sinistra, portandosi a Ca’ del Zagno, che aggiriamo da destra, salendo sull’argine del Canale Acque Alte e seguendolo verso sinistra. In vista di Belforte, all’altezza di una cascina al margine del pioppeto, si abbandona l’argine, tagliando perpendicolarmente a sinistra; alla cascina si passa sulla strada vicinale “Valli” che, divenuta asfaltata, raggiunge l’omonima località. Di fronte a via Falcone si tiene a destra, sbucando su viale Repubblica e imboccandolo verso sinistra (8,5 km, il centro di Belforte si trova a destra). Percorsi pochi metri si svolta in via Motta; finito l’asfalto, si pedala al bordo di un canale e, quando la strada lo scavalca su di un ponte, tiriamo dritto sulla campestre dal fondo erboso (segnavia 3). A una cascina passiamo nuovamente su strada imbrecciata, proseguendo tra i campi; quando questa fa una secca curva a sinistra, andiamo ancora dritto su campestre. Al successivo stop a T si tiene la sinistra, poi ancora a sinistra tornando su asfalto e ritrovando poco dopo il percorso dell’andata in località Valle. Rientriamo in S. Martino dall’Argine sulle stesse strade da cui siamo usciti.
Quarto itinerario: il canale Bogina
Punto di partenza e arrivo: S. Matteo delle Chiaviche
Lunghezza: 21 km
Tempo: 2 ore
Il canale Bogina (forse un ramo dell’antico corso dell’Adda) costituisce il tratto terminale del canale Navarolo, quello compreso tra Commessaggio e la confluenza in Oglio a Bocca Chiavica. Fa parte delle opere di incanalamento delle acque interne, messe a punto nei secoli insieme alle arginature per difendere il territorio dalle inondazioni (fu riscavato prima del 1498). Il suo corso, caratterizzato da lembi ininterrotti di vegetazione riparia e stagni, ambienti di particolare pregio nell’uniforme paesaggio agricolo che lo circonda, è un autentico corridoio ecologico senza soluzione di continuità, in cui trovano rifugio molti animali selvatici, in particolare uccelli stanziali e migratori. Lungo le rive, comprese entro antichi argini, predomina il canneto a Phragmites australis sulla pur presente Typha latifoglia; sui terreni più asciutti prosperano boschetti di salice bianco e pioppo. Nel periodo estivo sulla superficie di stagni e canale sono presenti fitte coltri di piante acquatiche flottanti.
Partiamo dalla chiesa di S. Matteo delle Chiaviche, che sorge nel punto in cui un canale incrocia l’asse stradale di via Cadorna. Uscendo dal paese verso ovest, quest’ultima diventa SP60, scavalca un primo canale e poi corre lungo il parallelo Canale Navarolo (via Argine Navarolo Destro). In corrispondenza dell’abitato di Squarzanella, la SP60 incrocia la SP59: noi proseguiamo dritti, imboccando la sterrata via Cantonazzo sempre in riva al Navarolo. La vegetazione riparia, dominata dalla cannuccia di palude, si fa più fitta e lussureggiante, come pure le isole galleggianti di nanufero. Più avanti compaiono sulla riva filari di pioppi; si passa una cascina e un ramo del canale si stacca verso nord; la strada prosegue verso ovest lungo l’alveo principale e, superata Corte Campetti, presenta un bivio, dove si tiene a destra. Il corso d’acqua si biforca: un ramo minore prosegue dritto, mentre la strada, con una curva a destra e un ponte, segue il ramo principale a nord. Poco dopo, all’altezza di una chiavica, ritroviamo l’asfalto e a poche decine di metri, in corrispondenza di una cascina abbandonata, c’è un vasto chiaro invaso da Phragmites australis: si tratta di un incrocio a T di canali, il cui ramo sinistro va verso Commessaggio, mentre il destro ritorna a est verso l’Oglio: siamo sul Canale Bogina. Non essendoci altra possibilità, seguiamo strada e canale a sinistra, fino a Commessaggio (9 km), dove scavalchiamo il corso d’acqua su un ponte di barche posto all’ombra del Torrazzo. Eretto nel 1583 da Vespasiano Gonzaga, innalza la sua poderosa sagoma tra il Navarolo e la bella piazza col palazzo Pretorio (sede comunale). Al di là del ponte teniamo a destra via Carducci, poi ancora a destra al primo incrocio (indicazioni “Viadana”); dopo 300 metri si abbandona via Grande imboccando a destra via Santa Maria, che tocca l’omonimo oratorio prima di portarsi sulla sponda del Canale Bogina. La si segue per poco più di 2 km, su un arginello panoramico, raggiungendo la località Basse, dove un antico ponte restaurato scavalca il canale in prossimità di un ampio slargo. Si passa sulla riva destra (via Argine Bogina), continuando a seguire il corso d’acqua fino a incrociare la SP59 all’altezza del bianco palazzo Scardova (14,5 km).
Tagliamo la provinciale e proseguiamo tra l’edificio e uno stagno formato dal Canale Bogina, venendoci a trovare su un arginello che aggira da destra un saliceto allagato, a nord del quale è situata una cascina. Si aggira anche quest’ultima da destra e si ritorna sull’argine. Questo tratto è spesso invaso dalla vegetazione, che ne rende difficile la praticabilità. Se così fosse alla seconda cascina si lascia l’argine e si passa sulla vicina carrozzabile (via Corriera), prendendola verso sinistra. Si arriva così sull’argine maestro dell’Oglio, appena a valle di Bocca Chiavica. Dopo un breve tratto parallelo all’argine, il Bogina confluisce in Oglio attraverso una paratoia posta proprio nell’abitato; per vederlo dobbiamo pedalare qualche minuto verso ovest (sinistra) e poi tornare indietro, perché l’itinerario prosegue invece verso est (destra), raggiungendo in breve Bocca Bassa. L’Oglio si allontana dall’alzaia verso nord e quest’ultima procede sinuosa tra pioppeti e coltivi, ritrovando il fiume, per subito staccarsene, in prossimità di Sabbioni. Dalla parte opposta dell’abitato sorgono gli imponenti impianti idrovori della Bonifica Cremonese Mantovana, posti tra l’Oglio e il paese di S. Matteo, a tal proposito detto “delle Chiaviche”. Le opere idrauliche regolano i flussi di ben tre canali, scaricandone le acque in Oglio attraverso il Canale Fossola. Appena oltre le chiaviche, l’alzaia confluisce nella SP57, da prendere verso destra per un centinaio di metri, dopo di che la si lascia per rientrare nell’abitato di S. Matteo e concludere l’itinerario.
Tredici musei raccontano il territorio
I tredici musei dell’area, elencati per dislocazione, fanno parte della rete “LeaderMuseum” promossa dal GAL Oglio Po terre d’acqua nell’ambito del Piano di Sviluppo Locale 2000-2006.
Canneto sull’Oglio: Museo Civico, piazza Gramsci 79, tel. 0376.70175-70671, www.comune.canneto.mn.it, mar/mer 9-12, sab 15-18,30, dom 10-12,30 e 15-18,30, chiuso il sabato da novembre a febbraio e tutto il mese di agosto, visite guidate su prenotazione. Il museo ospita la Collezione del giocattolo “Giulio Superti Furga” e l’Ecomuseo delle Valli Oglio Chiese. La prima è un viaggio alla scoperta del gioco attraverso una raccolta, tra le più importanti d’Europa, che conta centinaia di bambole e giocattoli d’ogni epoca, in gran parte di produzione cannetese. Il secondo è dedicato al territorio cannetese, alla sua storia e alle sue genti; conta i seguenti percorsi tematici: i fiumi di identità del territorio; dalla geologia alla paleontologia; alle origini dei primi insediamenti rivieraschi. Il racconto prosegue con: la fauna e la flora; il fiume autostrada dell’antichità; i riti e i miti nella tradizione popolare (sezione dedicata al costume); alle origini del vivaio, del giocattolo e delle botteghe artigianali, attività peculiari del territorio. Percorsi didattici per scolaresche e adulti, visite guidate corredate da itinerari all’esterno, laboratori di giochi e giocattoli, laboratori di giardinaggio. Ogni anno, l’ultima domenica di settembre, in piazza Gramsci si tiene la Borsa scambio del giocattolo d’epoca e di modernariato, tel. 0376.70671.
Casalmaggiore: Museo del Bijou, via Azzo Porzio 9, tel. 0375.284424, 0375.43682, www.museodelbijou.it, feriali 10-12 e 15-18, festivi 15-19. Agli inizi del Novecento si producevano a Casalmaggiore oggetti seriali di bigiotteria (bijoux d’imitation) in placcato oro, o oro matto, esportati in tutto il mondo; a metà del secolo si affermò la bigiotteria di fantasia, vistosa e bizzarra, cui si affiancò la produzione di distintivi, medaglie, gadget. Il Museo del Bijou, con una collezione di oltre 20.000 oggetti, documenta questo fenomeno industriale e testimonia l’evoluzione del costume e della moda in oltre mezzo secolo. All’esposizione, comprendente anche macchine utensili, attrezzi di lavoro e documentazione fotografica, si affianca un laboratorio didattico, in cui si tengono corsi di bigiotteria.
Casalmaggiore: Museo Diotti, via Formis 17, tel. 0375.200416, www.museodiotti.it; mar 9-16, mer/ven 9-12,30, gio 9-12,30 e 14-16, sab/fest 15-19. Ha sede nella casa-atelier del pittore Giuseppe Diotti (1779-1846); il percorso espositivo si compone di un nucleo di opere del Diotti, di materiali didattici e di documentazione del suo metodo di lavoro, di opere dei più significativi artisti locali dell’Ottocento e di alcuni rappresentanti del panorama nazionale. Il Centro di Documentazione accoglie materiali di atelier, una biblioteca specialistica e una sezione d’arte sacra.
Castellucchio: Museo delle armi antiche “Fosco Baboni”, piazza Pasotti, tel. 0376.4343223, da metà settembre a metà giugno, mar/gio 15-18, mer/sab 9-12, consigliato preavviso telefonico. La collezione comprende 184 pezzi tra armi bianche, armi da fuoco (pistole e fucili) e accessori.
Gazzuolo: Centro della comunicazione audiovisiva “Collezione Oreste Coni”, via Roma 19, tel. 0376.924030, mar/gio/ven/sab 15,30-18,30. Collezione di cineprese, proiettori e macchine fotografiche dal 1920 al 1980; di recente istituzione, il museo si arricchirà di un laboratorio di produzione audiovisiva a disposizione dei cittadini.
Isola Dovarese: Laboratorio della Memoria, piazza Matteotti 1, tel. 0375.946042; costituito con la finalità di promuovere lo studio della memoria individuale, sociale e collettiva.
Ostiano: Museo Civico, via Mazzini 1, tel. 0372.856006, dom 9-12, altri giorni su prenotazione. Collezione di uccelli imbalsamati costituita da 400 esemplari di 280 specie del territorio cremonese e circa 100 specie di altri volatili, cui si affianca una sezione di mineralogia.
Piadena: Civico Museo Archeologico Antiquarium Platina, piazza Garibaldi 3, tel. 0375.380131, www.museo-piadena.net, lun-ven 8,30-13,30; il museo testimonia la straordinaria ricchezza archeologica del territorio piadenese e casalasco, oggetto di importanti ritrovamenti; i reperti più importanti appartengono al Neolitico Antico (scavi di Campo Ceresole), all’Età del Bronzo (abitato palafitticolo dei Lagazzi del Vho e abitato del Castellaro del Vho), all’epoca romana (scavi di Bedriacum, da cui proviene il mosaico del Labirinto), fino all’Alto Medioevo, rappresentato dalla fibula gotica in argento di Bedriacum.
S. Daniele Po: Museo Naturalistico Paleontologico, via Faverzani 11, tel. 0372.65536, cell. 338.8473717, mar-ven 8-13, fest 14-19, visite guidate su prenotazione; reperti umani fossili dell’area del Po, fossili di mammiferi del Quaternario rinvenuti nell’area cremonese del Po, fossili provenienti da tutto il pianeta e da diverse ere storiche, sezione di minerali e rocce, laboratorio didattico naturalistica.
S. Martino dall’Argine: Museo contadino di Cesare Ruggeri, via Campagne 10, tel. 0376.921022, aperto su prenotazione telefonica. Casa-museo di Cesare Ruggeri, agricoltore e poeta dialettale, in cui si conservano arredi, utensili e attrezzi agricoli, nonché oggetti e documentazioni attinenti le pratiche e i mestieri di un tempo.
Sabbioneta: Museo diffuso Città di Sabbioneta: palazzo Giardino, Galleria degli Antichi, Teatro all’Antica, palazzo Ducale, sinagoga; biglietto cumulativo e visite guidate presso l’Ufficio del Turismo, piazza d’Armi 1, tel. 0375.221044, www.comune.sabbioneta.mn.it, mar-ven 9,30-13 e 14,30-17, sab/fest fino alle 17,30 (aprile-ottobre chiusura posticipata: mar-ven 18,30, sab/fest 19). Edificata tra il 1556 e il 1591 come “città ideale” dal duca Vespasiano Gonzaga, Sabbioneta si presenta come una fortezza cinta da mura a forma di stella. All’interno sorgono il palazzo Ducale, il palazzo Giardino con lo scenografico prolungamento della Galleria degli Antichi, e il Teatro all’Antica (1590), primo esempio europeo di teatro stabile (foto sotto). Nel quartiere ebraico è sita la preziosa sinagoga.
Sabbioneta: Museo d’arte sacra “A passo d’uomo”, via dell’Assunta 7, tel. 0375.220299, mer/gio 15,30-18,30, ven 9,30-12,30, sab/fest 9,30-12,30 e 14,30-19,30. Paramenti liturgici e oggetti di culto, statue e reliquiari, oltre a due opere di Bernardino Campi, L’Assunta e la Crocifissione, e il celebre Toson d’Oro, onorificenza connessa all’appartenenza all’omonimo ordine, ritrovato nel 1988 nella tomba di Vespasiano Gonzaga. La visita contempla anche l’ingresso alla chiesa di San Rocco, che ospita una sezione dedicata a “povertà e martirio nell’arte locale”.
Viadana: Mu.Vi. – Musei Viadana, via Manzoni 2, tel. 0375.820923, www.comune.viadana.mn.it, mar 9-12, gio/ven 9-12 e 15-17, sab/dom 9-12 e 15-18. Nel Mu.Vi. trovano collocazione il Museo Civico “Antonio Parazzi”, con sezioni di archeologia, paleontologia, tessuti (tela Viadana), ceramiche e terrecotte antiche (fornaci di pianura), pinacoteca; il Museo della Città “Adolfo Ghinzelli”; la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea; la Biblioteca Comunale “Luigi Parazzi”, il cui fondo librario antico è tra i più importanti della provincia di Mantova.
La Riserva Naturale Garzaia di Pomponesco
Istituita nel 1988, la Riserva Naturale Garzaia di Pomponesco si estende su 62 ettari di terreni alluvionali, in gran parte occupati da fitte formazioni di salice bianco, tra l’abitato di Pomponesco a nord, il corso del Po a sud e il “porto” di Pomponesco a est. In questo ambiente, particolarmente favorevole alla nidificazione degli aironi, si è insediata una colonia di alcune centinaia di coppie di nitticore e garzette, giunta a contare fino a 780 nidi, ora diminuiti a causa del parziale prosciugamento della lanca fluviale che bagnava l’area. Sono presenti anche cavalieri d’Italia, pettegole e pantane, nonché gufi, civette e falchi. La vegetazione è a prevalenza di saliceto, pur non mancando aree a frassino, quercia, ontano, pioppo bianco e nero. La riserva è attraversata da alcuni sentieri, che collegano l’argine alla lanca e al fiume e ne permettono il giro completo in circa 4 km. Partendo da piazza IV Martiri di Pomponesco, si sale all’argine e si imbocca via del Peccato, che si inoltra nella golena; non lontano dal Po si piega a sinistra, paralleli alla riva, che si raggiunge in prossimità del porto di Pomponesco; da lì si rientra lungo l’alzaia. Rivolgendosi al Comune di Pomponesco (piazza XXIII Aprile 11, tel. 0375.86021, garzaia@comune.pomponesco.mn.it), gestore della Riserva, è possibile effettuare visite guidate con esperti forestali.
Le Torbiere di Marcaria
Le Torbiere di Marcaria, oggi Riserva Naturale del Parco Oglio Sud, furono sfruttate da metà ’800 a metà ’900 per l’escavazione di torba. I corpi liquidi che costellano l’area, circondati da canneti e vegetazione palustre, hanno invaso le vecchie cave abbandonate. L’area coincide con una conca anticamente occupata da un meandro dell’Oglio, poi mantenuta umida da una falda molto superficiale. L’ambiente è quello di una palude con ampi chiari e fitte distese di cannucce bordate da salici grigi. Iscritta tra i Siti di Importanza Comunitaria e le Zone Speciali di Conservazione per gli uccelli acquatici, la torbiera ospita una garzaia di circa 330 coppie di ardeidi (airone bianco maggiore, airone guardabuoi, garzetta, nitticora, sgarza ciuffetto) ed è una delle zone più ricche di coleotteri idroadefagi d’Italia.
La visita si effettua su un percorso ad anello di circa 2 km, che richiede 20-30 minuti a piedi (esclusi i tempi di birdwatching). Si parte da piazza Umberto I su via Crispi verso il ponte sull’Oglio; si passa sulla Strada Argine Oglio, che percorre l’argine verso valle; in pochi minuti si arriva a un pannello con la mappa della riserva, oltre il quale si scende dall’argine verso un’area pic-nic. Da qui si entra nella zona umida vera e propria, raggiungendo una torre d’osservazione, da cui la vista spazia sugli specchi d’acqua maggiori e sulla garzaia a nord. Pochi metri prima un sentiero a destra porta a un capanno affacciato su un piccolo stagno. Al di là della torre una strada campestre taglia da est a ovest la riserva, correndo tra un canale e il piccolo argine, che delimita la zona dei chiari, impedendone la vista. Andando a destra si arriva a un secondo capanno, raggiunto da una passerella in legno: da qui si fanno gli avvistamenti più interessanti e più ravvicinati. Andando invece a sinistra si rientra a Marcaria.
Indirizzi utili
GAL Oglio Po terre d’acqua, piazza Donatore del sangue 17, Calvatone, tel. 0375.97664, 0375.97626, fax 0375.96660, www.galogliopo.it. IAT Cremona, piazza del Comune 5, tel. 0372.23233, tutti i giorni 9-12,30, 15-18. IAT Mantova, piazza Mantegna 6, tel. 0376.328253. IAT Casalmaggiore, piazza Garibaldi 6, tel. 0375.40039. Ufficio Turistico del Comune di Sabbioneta, piazza D’Armi 1, tel. 0375.221044. Parco Regionale dell’Oglio Sud, piazza Donatore del Sangue 2, Calvatone, tel. 0375.97254, www.ogliosud.it.














































