Puglia – Isole Tremiti
I sassi di Diomede
di Giorgio MesturiniA poco più di dieci miglia dalla costa garganica scopriamo un arcipelago in miniatura. Quattro isole dalle caratteristiche diverse e complementari, tutelate da un’Area Marina Protetta dagli straordinari valori ambientali e naturalistici.

Un pino d'Aleppo sulla scogliera dell'isola di San Domino.
Narra la leggenda che il re greco Diomede, per sfuggire ad un complotto ordito nei suoi confronti, prese a navigare in lungo e in largo nell’Adriatico alla ricerca di un luogo dove fondare un nuovo regno. L’epico viaggio si concluse quando la sua imbarcazione naufragò a poco più di dieci miglia dalla costa garganica sulle scogliere delle Isole Tremiti, dove il re fu sepolto dal suo equipaggio. Ma Afrodite, la divina protettrice del mitico eroe amico di Ulisse, volle tramutare i suoi compagni in uccelli d’alto mare, le berte maggiori – chiamate per l’appunto Diomedee, come del resto anche le Tremiti -, in modo che potessero vegliare e piangere per sempre la morte del loro sovrano.
Un’altra leggenda racconta che nel IV secolo d.C., sull’Isola di San Nicola, un eremita ebbe l’apparizione della Madonna che lo esortò a scavare nel luogo dove era solito pregare, in modo da dissotterrare un forziere di monete con cui avrebbe dovuto edificare una chiesa in onore della Vergine Maria. L’eremita, scettico sull’autenticità dell’apparizione, ignorò l’invito, ma quando la Madonna gli apparve una seconda volta per rimproverarlo della sua disobbedienza, si mise finalmente all’opera scoprendo un ricchissimo tesoro che permise la costruzione del santuario. La notizia del miracolo si diffuse in fretta, San Nicola venne invasa dai pellegrini e l’eremita fu costretto a chiedere aiuto al Papa, che decise di affidare il governo dell’isola, ormai popolata, all’ordine religioso dei Benedettini. Questi ultimi, seguiti dai Cistercensi e poi dai Lateranensi, fortificarono a più riprese San Nicola e la Chiesa di Santa Maria a Mare divenne una vera e propria inespugnabile fortezza-abbazia.
Le quattro sorelle
San Domino, la maggiore delle Tremiti e l’unica dove sorgono alberghi e piccoli residence, è chiamata “la perla verde dell’Adriatico”, ombreggiata da una fresca pineta di pini d’Aleppo che si spingono fin sopra la scogliera mescolando il loro pungente profumo agli aromi del sottobosco di mirti, lentischi, rosmarini, euforbie e capperi.
San Nicola sfoggia alte coste a picco sul mare e all’interno delle sue fortificazioni racchiude il vero simbolo storico dell’arcipelago: la più imponente abbazia mai costruita su un’isola del Mediterraneo. Dal mare San Nicola appare come un insieme di fortilizi, muraglie, chiese e chiostri che Saraceni e Dalmati tentarono a più riprese di conquistare poiché questa fortezza, posta proprio al centro dell’Adriatico meridionale, non difendeva solo preziosi beni ma anche le popolazioni minacciate dai pirati alla continua ricerca di schiavi da razziare. Camminare per le strade acciottolate, affacciarsi dalle mura, sbirciare dalle feritoie, occhieggiare dalle bocche di lupo è un’autentica magia, tanta è la storia che si concentra in pochi metri quadrati.
Nel cuore dell’arcipelago s’innalza lo Scoglio il Cretaccio che rappresenta una sorta di collegamento naturale tra San Domino e San Nicola, e per lungo tempo il “pilone” di un ponte fatto costruire da Ferdinando IV di Borbone per collegare le due isole maggiori.
Capraia, o Capperaia per le diffuse coltivazioni di capperi, è un’isola disabitata, inondata da profumati cespugli di rosmarino e lentisco che a primavera regalano sfolgoranti fioriture. Priva di copertura arborea è in compenso abitata da una consistente colonia di gabbiani e mantiene inalterato un fascino sottile, tipico di quei luoghi in cui la natura è immutata nella sua selvatica bellezza.
Pianosa, dodici miglia a nordest di San Nicola, raggiunge un’altezza massima di appena quindici metri sul livello del mare, permettendo alle onde di scavalcarla agevolmente nei giorni di burrasca. Discosta rispetto alle altre “sorelle”, Pianosa è stata colonizzata da molte specie marine tipiche del bacino centromeridionale dell’Adriatico.
Nelle acque dell’arcipelago, dalla trasparenza inimmaginabile, si potranno dunque ammirare intere scogliere ammantate dei rossi ventagli delle gorgonie Paramuricea clavata e delle vivaci pennellate di colore regalate da spugne, madreporari, echinodermi e tunicati che riempiono ogni più piccolo spazio del fondale. E non mancheranno gli incontri con tonni, barracuda, dentici e ricciole che si materializzano all’improvviso nel blu intenso del mare aperto.




























