Giappone – Kansay, Shikoku e Kyushu
I ciliegi del Sol Levante
di Daniele BinagliLa fioritura dei ciliegi in primavera è un momento speciale per i giapponesi. Da scoprire e assaporare nel sud-ovest del Paese, dove è vissuto con particolare intensità.
(dal numero 176 di Itinerari e luoghi, febbraio 2008)

Il castello dell’airone nella città di Himeji.
C’è un momento straordinario che si ripete ogni anno nella vita di tutti i giapponesi: i pochi giorni durante i quali, all’inizio della primavera, fioriscono i sakura, gli alberi di ciliegio (vedi il box a pag. 20). È un momento breve, effimero come la vita di una farfalla o lo splendore di una stella cadente, ma ha il significato, per questo popolo operoso, di una riconciliazione con la natura. Inseguire la primavera in Giappone è quindi un’occasione stupenda per sperimentare un’atmosfera speciale, un’ottima scusa per approfondire la conoscenza di un Paese in bilico tra modernità e tradizione e, per questo motivo, anche un po’ curioso: non è da tutti avere agenti della polizia stradale che ballano dirigendo il traffico, persone che s’inchinano quando rispondono al telefono, ristoranti dove ti siedi davanti a un nastro trasportatore che fa scorrere le porzioni di sushi o ancora gabinetti con il telecomando per pilotare varie ed inusuali funzioni. E le curiosità non si limitano agli uomini, riguardano anche gli animali: le scimmie vanno a fare i bagni termali, le cornacchie di Tokyo attraversano con il semaforo. La “stranezza”, per usare un eufemismo, di questo Paese è ben descritta dalle esperienze di Bill Murray nel film Lost in translation, e se vi capiterà di vederlo dopo il vostro ritorno vi scoprirete a gridare «È vero, è tutto vero!», con grande stupore degli altri spettatori.
Un mondo strano, ma bello
Il Giappone è un mondo a parte, un mondo in cui ci si può davvero sentire bene osservando lo sbocciare di un fiore o dove ti sembra che tutti si muovano ed agiscano seguendo complicati riti cerimoniali. E forse è davvero così. È un mondo strano, ma nel senso buono della parola: vi scopri che i castelli del periodo degli shogun e dei samurai possono davvero convivere a fianco dei palazzi di acciaio e vetro, che i giardini possono essere realizzati anche solo con rocce disposte artisticamente in un mare di sabbia, su cui monaci giardinieri ogni giorno ridisegnano onde con il rastrello. Vi scopri che il rito del bagno diventa comunitario e che tutti s’immergono senza pudore, come mamma li ha fatti, in vasche di limpida acqua bollente, mentre per il karaoke ci si chiude, vergognosi delle proprie abilità canore, dentro stanzine insonorizzate per non disturbare gli altri avventori. E poi ci sono la fiducia, la disponibilità, la cortesia: se ti accorgi di aver sbagliato a comprare il biglietto prima di salire sul treno, o se non hai sbagliato tariffa perché non sei riuscito a decifrare i complicati caratteri kanji, trovi nella stazione di arrivo uno sportello dove puoi pagare la differenza, normalmente, senza multe. E se fai confusione e smarrisci la strada, incontrerai un poliziotto che si farà in quattro pur di trovare qualcuno che possa capirti per risolvere il tuo problema.
È un mondo che ti invita a conoscerlo e al tempo stesso ti spinge ad adeguarti ai suoi usi e costumi e ad assorbire un po’ di giapponesità per non risultare estranei e anche per non intimidire. È un mondo che va esplorato, ma col tocco leggero di chi vuole contemplare, di chi sa che la vita è bella ogni giorno perché è fatta di tanti piccoli fiori che sbocciano.
Un mondo vasto, però: le quattro isole principali del Paese e le decine di isole minori richiederebbero un sacco di tempo per essere vissute con la filosofia corretta, quella che insegna a non disperdersi, a concentrare la propria attenzione sulle piccole cose. Ma c’è una zona del Paese, quella sud-occidentale, che permette in tre settimane di immergersi in maniera non superficiale in questa realtà: le isole di Kyushu e Shikoku offrono castelli dei vecchi signori feudali e giardini curatissimi, templi meta di pellegrinaggi secolari e stadi supertecnologici, bagni termali e vulcani fumanti. E l’isola di Honshu non è certo da meno, con città straordinarie come Kyoto, o storiche come Nara ed Himeji, o importanti per tutta l’umanità come Hiroshima.

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L’itinerario
Può essere facilmente effettuato con gli efficienti mezzi pubblici (treni, autobus e traghetti), e porta a conoscere tutta la parte occidentale del Giappone, dalla regione del Kansai fino alle isole di Shikoku e Kyushu. La possibilità di utilizzare trasporti notturni, come il traghetto, permette di guadagnare tempo sugli spostamenti.
Prima tappa: da Osaka a Takamatsu
Punto di partenza: Osaka, aeroporto Kansai
Punto di arrivo: Takamatsu
Tempo necessario: 3-4 giorni
Distanza percorsa: circa 200 km
Tutto comincia a Osaka, o meglio dal suo aeroporto internazionale Kansai. La città, moderna e una tra le più importanti economicamente del Paese fin da quando Toyotomi Hideyoshi (l’unificatore del Giappone) la scelse come sede per il suo castello, ha molto da offrire: il bel castello Osaka-jo, circondato da sakura e contenente splendide esposizioni sulla stessa fortificazione, su Hideyoshi e sulla città; l’Osaka Aquarium, uno dei più grandi del mondo e contenente persino un esemplare di squalo balena; l’antichissimo tempio buddista Tenno-ji, con uno stupendo torii (arcata di ingresso) in pietra e con i giardini in stile tradizionale; i quartieri avveniristici (tipo Blade Runner) come Dotombori e l’Open air Museum of old japanese farmhouses, con un’esibizione di case tradizionali da tutto il Giappone ricostruite con precisione. Da Osaka si prende un bus per Tokushima, sperando (occupate un posto a destra, se possibile) di riuscire a vedere i famosi gorghi di Naruto mentre si passa sul ponte che collega l’Honshu a Shikoku.
Da Tokushima, un trenino della linea JR Kotoku porta a Bando, dove si possono visitare i primi tre templi del famoso “pellegrinaggio degli 88 templi di Shikoku”, che segue le orme (e la ricerca dell’illuminazione) del santo monaco buddista Kobo Daishi: si tratta dei templi Ryozen-ji, Gokuraku-ji e Konsen-ji. Nel secondo è possibile pernottare, e il prezzo (abbastanza alto) include cena e colazione, nonché sveglia alle 6 del mattino per le preghiere rituali. I templi sono simili tra di loro, ma sono interessanti anche solo per osservare i rituali delle centinaia di pellegrini che ogni giorno li frequentano. Ritornando a Tokushima, è possibile visitare il teatro Awa-no Jurobei Yashiki, dove si può assistere ad uno spettacolo tradizionale di burattini. In treno, si raggiunge poi la città di Takamatsu, sulla costa settentrionale dell’isola.
Seconda tappa: da Takamatsu a Kumamoto
Punto di partenza: Takamatsu
Punto di arrivo: Kumamoto
Tempo necessario: 5 giorni
Distanza percorsa: 450 km
Takamatsu è nota per il suo stupendo Ritsurin-Koen, un giardino realizzato nel XVII secolo che è senz’altro tra i più belli del Giappone, con i suoi prati che si snodano tra laghetti, isole, sale da tè e ponti in legno. Nei pressi di Takamatsu si può realizzare un’escursione sull’altipiano (anche se non così alto) di Yashima, per vedere un altro tempio del pellegrinaggio di Kobo Daishi e il sottostante museo villaggio di Shikoku-mura, con edifici di varie epoche ricostruiti qui e provenienti da tutta l’isola. Da Takamatsu si raggiunge in bus Matsuyama, dove si possono visitare il castello (Matsuyama-jo) originale dell’epoca Edo e gli storici bagni pubblici Dogo Onsen Honkan, dove per una modica cifra ci si può mischiare ai gruppi di turisti giapponesi che si rilassano nelle calde acque termali. Da Matsuyama parte il traghetto per Beppu, nell’isola di Kyushu. L’attrattiva di questa città sono gli “inferni” (jigoku), un insieme di laghetti e pozze d’acqua caldissima che spesso assumono colori stravaganti a causa dei sali disciolti; i più belli sono forse Umi Jigoku (“Inferno marino”, con acqua blu), Shiraike Jigoku (o “Inferno della pozza bianca”) e Chi-no-ike Jigoku (“Inferno della pozza insanguinata”, dal colore rosso intenso). A Beppu si può anche sperimentare quanto offerto dai numerosi stabilimenti termali: oltre ai tradizionali bagni, ci sono il bagno di sabbia, il bagno di vapore e il bagno in una cascatella (di acqua rigorosamente calda). Il più noto stabilimento è forse Takegawara Onsen, mentre Onsen Hoyoland ha bagni di fango e Ichinoide Kaikan è costruito all’interno di un ristorantino che offre i tradizionali pranzi in scatola di legno laccato (bento). Un’escursione di qualche ora si può fare a Usuki (in treno), per andare a vedere le antiche statue del Budda scavate nella pietra locale, che pare siano state poi utilizzate come modelli per le seguenti versioni in Giappone. Pullman lussuosi (e più economici dei treni) portano nella città di Kumamoto, nel centro dell’isola di Kyushu, passando per la pittoresca zona del Parco Nazionale del monte Aso, costellata da numerosi vulcani in attività (per visitarla, bisogna fare tappa ad Aso). A Kumamoto l’attrazione principale è rappresentata dal castello, Kumamoto-jo, che sebbene distrutto alla fine di una ribellione nel 1877 è stato ricostruito fedelmente e mostra le ingegnose invenzioni del suo architetto, Kato Kiyomasa. Altri luoghi interessanti sono i giardini di Suizenji-koen, con una riproduzione dell’antica strada che congiungeva Tokyo a Kyoto (monte Fuji incluso), e il delizioso Shimada Art Museum, con una bella raccolta di opere di calligrafia, considerata dai giapponesi una vera e propria arte.
Terza tappa: da Kumamoto a Fukuoka
Punto di partenza: Kumamoto
Punto di arrivo: Fukuoka
Tempo necessario: 3 giorni
Distanza percorsa: circa 250 km
Da Kumamoto un altro bus conduce a Nagasaki, la città resa tragicamente famosa nel mondo dal lancio della seconda bomba atomica (la storia racconta che Nagasaki non era il bersaglio primario, ma a causa della nuvolosità presente nella zona di lancio prevista fu scelto come obiettivo di ripiego, in quel lontano 9 agosto 1945). Per capire bene cosa sia stato quell’attaccoper la città e per tutto il Giappone vale la pena visitare il Nagasaki Atomic Bomb Museum, con la sua scala a spirale che porta negli abissi per poi ritornare lentamente alla luce. Nelle vicinanze si trova il piccolo memoriale dedicato al dottor Nagai Takashi, un sopravvissuto che si prodigò fino all’ultimo respiro per aiutare gli scampati e far rinascere la città. Ci sono poi il Parco della Pace, nato sulle macerie di una precedente prigione, e il Parco dell’Ipocentro, dove una pietra nera marca il punto del suolo immediatamente sotto al luogo della deflagrazione. Da visitare anche il torii (portale d’ingresso) con una gamba sola (l’altra è stata spazzata via dalla bomba); il monumento a 26 martiri cattolici, uccisi qui in seguito a una persecuzione; i tanti templi, con influssi cinese e coreano, e i cimiteri che si arrampicano sulle pendici della vallata. Infine, il pittoresco Ponte degli Occhiali, detto così a causa del suo riflesso nell’acqua.
Sempre in bus, si raggiunge Fukuoka. Nota per i deliziosi ramen (spaghettini, in questo caso cotti in zuppa di brodo e carne di maiale), la città offre ai suoi visitatori alcuni superbi musei, comeil Fukuoka Asian Art Museum, con collezioni contemporanee, l’Hakata Machiya Furusato-kan, sulla cultura tradizionale Hakata, e il Fukuoka City Museum, con una ricca dotazione di materiale legato alla tradizione locale. Stupenda anche la veduta (meglio al tramonto) che si gode dal 35° piano della torre del Sea Hawk Hotel. A poca distanza si trova Dazaifu, raggiungibile in treno, dove si possono visitare il Tenman-gu, ovvero il tempio del dio della cultura e degli studenti (molti ragazzi chiedono durante simpatiche quanto serie cerimonie che il dio interceda per i loro esami), e lo squisito giardino Zen nascosto all’interno del Komyozen-ji.
Quarta tappa: da Fukuoka a Kobe
Punto di partenza: Fukuoka
Punto di arrivo: Kobe
Tempo necessario: 4 giorni
Distanza percorsa: 550 km
Con il bus che da Fukuoka porta ad Hiroshima si ritorna sull’isola di Honshu. Ad Hiroshima, accomunata da un triste destino a Nagasaki, non si può non visitare il Parco della Pace, il punto più distrutto dalla prima bomba atomica lanciata dagli Usa ed ora dedicato a memoria delle vittime. Tutto è monumento, qui: la cupola “A-Bomb”, ovvero lo scheletro di un edificio tra i pochi rimasti in piedi dopo il potentissimo scoppio; la Hall of Remembrance, dove tramite un’architettura carica di simboli vengono per sempre ricordati tutti coloro che perirono in quell’occasione; il Memoriale della Pace Infantile, dedicato alla piccola Sadako che tentò di salvarsi dalla leucemia creando mille gru (simbolo di longevità) con l’origami (l’arte giapponese di creare sculture di carta). Il Museo della Bomba illustra quello che era prima e quello che fu dopo lo scoppio. Nei pressi, si trova anche lo stadio del baseball degli Hiroshima Carp, che può offrire un’ottima occasione di divertirsi osservando il fanatismo dei giapponesi per questo sport.
Grazie a uno speciale pass venduto dalla compagnia di trasporti, si può visitare in un giorno e per un prezzo moderato l’isola di Miyajima: ad accogliere il visitatore si trova il famosissimo torii galleggiante, considerato una delle più belle vedute dell’intero Paese (meglio informarsi prima per quanto riguarda le maree, perché il torii spesso si trova immerso solo nel fondale fangoso). Il tempio Itsukushima-jinja, con le sue travi laccate di rosso, è tra i più scenografici, ma è solo uno dei vari che si possono trovare sull’isola, meta anche di escursionisti; sulla cima della collina, raggiungibile con una teleferica, si incontrano gruppi di cervi e di macachi del Giappone. Proseguendo in autobus si incontrano Okayama ed Himeji, note per i loro due castelli dai colori contrastanti: nero l’Okayama-jo, soprannominato il castello del corvo, a quanto pare per distinguersi dal bianchissimo Himeji-jo, o castello dell’airone bianco. Entrambi sono molto belli, ma solo il secondo è originale, ancora in legno, mentre il primo fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale; ed entrambi sono affiancati da fantastici giardini (rispettivamente, Koraku-en e Koko-en): quello di Okayama è addirittura considerato “uno dei tre più belli” dell’intero Giappone.
La tappa si conclude infine a Kobe, città giovanile e moderna, risorta dalle ceneri dopo il disastroso terremoto che la colpì nel 1995 e che indusse i giapponesi a ripensare alle loro misure antisismiche. Le strade con un “feeling straniero” del quartiere Kitano, dove i giovani vanno per “andare all’estero senza lasciare il Paese”, si trovano nei pressi della funicolare Shin-Kobe, che sale in cima ad una collina di 400 metri da cui si gode una bella vista (e dove si possono visitare i giardini Nunobiki Habu-koen).
Quinta tappa: Kyoto e Nara
Punto di partenza e arrivo: Kyoto
Tempo necessario: 3 giorni
Da Kobe in un’ora di treno si arriva a Kyoto, una delle due città principali del Giappone e forse il suo centro culturale più importante. Città imperiale per svariati secoli, distrutta e ricostruita a causa di incendi e terremoti, Kyoto offre una serie infinita di giardini e templi, oltre alla possibilità di immergersi nelle tradizioni nipponiche.
Nella zona a nord del centro si possono visitare alcuni veri gioielli: il grande complesso di templi Zen Daitoku-ji, la famosa Pagoda d’Oro (Kinkaku-ji) che rispecchia il suo prezioso colore nel laghetto antistante e il famosissimo giardino roccioso nel tempio Ryoan-ji (il suo stile è il kare-sensui, ovvero “paesaggio asciutto”: si tratta di un insieme di 15 rocce, semisommerse da un mare di sabbia, e contornato da mura di terra). Nella stessa zona si trova un tempio ingiustamente poco conosciuto ma che permette di vedere inssieme vari stili di giardino giapponese; si tratta del Taizo-in, all’interno del complesso Myoshin-ji. Nel centro vero e proprio si possono visitare il castello Nijo-jo, appartenuto allo shogun Ieyasu Tokugawa, con i suoi corridoi “dell’usignolo” e le stupende porte, e il Palazzo Imperiale, dove hanno luogo gli insediamenti dei nuovi imperatori, e che si può visitare su prenotazione ed esibendo il passaporto.
Nella zona sud, più o meno intorno alla futuristica stazione centrale, si possono vedere i complessi Higashi Hongan-ji e Nishi Hongan-ji, costruiti per due rami della scuola di buddismo Jodo Shin-shu e il tempio Sanjusangen-do, noto per contenere la Kannon, la dea buddista della pietà, dalle mille braccia. Ai suoi lati si aprono due ali di immagini più piccole che le fanno da corteo. Ma ancora più belle, e sicuramente meno ripetitive, sono le 28 statue di guardiani presenti nel retro del grande salone. Sempre in zonasi trova il Museo Nazionale di Kyoto, dove sono esibiti eccellenti esempi artistici, storici e di artigianato. Nei quartieri di intrattenimento di Gion e Pontocho, infine, si può assistere alle esibizioni di danze e musiche tradizionali, o semplicemente si può camminare tra le viuzze, in mezzo a case vecchie e ristorantini con le lanterne accese, sperando di intravedere una geisha o una maiko mentre si recano a un appuntamento.
A 45 minuti di treno da Kyoto si trova Nara, la più antica capitale del Giappone. Non ci si possono far sfuggire il tempio Todaj-ji, la più grande costruzione lignea al mondo, con un’enorme statua del Budda guardato a vista da due feroci guardiani Nio. Nei pressi, la collina su cui si trovano le due grandi sale Sangatsu-do e Nigatsu-do offre un’ottima vista sull’intera cittadina. A poca distanza si trova il tempio Kasuga, circondato da centinaia di lanterne, di ogni forma e materiale, che attraggono folle in occasione dei due festival annuali. Se avanza tempo, vale la pena di visitare anche le pagode e i templi a sud-ovest del centro, tra cui la Yakushi-ji, pagoda dai 6 piani (anche se 3 sono posticci), e Horyu-ji, il più antico tempio giapponese, che custodisce preziosi tesori del Paese. Ritornati a Kyoto, veloci treni riportano in poco tempo ad Osaka.
La tradizione dei satura
Il nome sakura deriva dal particolarissimo fiore di ciliegio, chiamato Sakuya-hime, degli alberi che crescono sul Monte Fuji. La credenza popolare vuole che il dio dell’agricoltura risieda dove questo fiore sboccia; le condizioni della fioritura dei sakura determinano se quello che viene sarà un anno buono o cattivo. Il sakura, conosciuto anche come il fiore nazionale giapponese, comincia a sbocciare in marzo dal sud facendosi strada verso nord. Nella regione di Kyushu, i sakura sono solitamente in pieno sboccio dalla fine di marzo fino agli inizi di aprile; per aggiornarsi sulle condizioni delle fioriture, i giapponesi seguono rapporti giornalieri durante le previsioni del tempo. Hanami è invece la tradizionale contemplazione dello spettacolo dei sakura in fiore: i giapponesi sono soliti ritrovarsi con le persone care o con i colleghi di lavoro per sedere su teli (da semplici plaid a grandi teli di plastica) sotto i ciliegi e passare il tempo ammirando i fiori, discorrendo, cantando, mangiando e brindando alla bellezza della natura. A volte, c’è chi pernotta nei parchi per occupare i posti migliori sotto i sakura più belli.
Un po’ di buone maniere
Alcune regole utili per non fare brutta figura: inchinarsi leggermente quando si incontra qualcuno o si chiede un’informazione, non brindare dicendo “cin cin” (la formula corretta è campai), e se invitati ad usare un bagno comune lavarsi all’esterno della vasca e non dentro (la vasca serve solo per immergersi, una volta puliti, per rilassarsi). È sempre buona regola ricordare che molti giapponesi non si sentono preparati per parlare lingue straniere, perciò meglio utilizzare un approccio in giapponese per poi gentilmente chiedere informazioni in altra lingua.
Mentre i caratteri degli alfabeti giapponesi non sono facili (meglio comunque impararne presto alcuni utili come “stazione”, “toilette”, “giorno” e “ora”), la lingua parlata è abbastanza semplice, e si potranno rapidamente apprendere alcune parole. Per esempio: conniciuà = buongiorno; sumimasen = per favore; arigatò = grazie; doco = dove?; ai = sì; echi = stazione; scibasu = bus; kippu = biglietto; ici = 1; ni = 2; sayonara = arrivederci.
Indirizzi utili
Consolato Generale d’Italia ad Osaka, Twin 21 MID Tower 31F, 2-1-61, Shiromi, Chuo-ku, Osaka 540-6131, tel: 06.69492970, www.consosaka.esteri.it; Consolato Onorario a Kyoto, c/o Urasenke Foundation, Ogawa Teranouchi Agaru, Kamikyo-ku, Kyoto 602, tel: 075.4313111 int. 221; Consolato Onorario a Fukuoka, c/o Kyushu Card Co., Ltd. 4-3-18, Fukuoka 812-0011, tel: 09.2452420; Japan national Tourist Organization, http://www.turismo-giappone.it/; Ferrovie Giapponesi, www.japanrailpass.net/; Consolato generale del Giappone (Milano), Via Filippo Turati, 16-18, tel. 02.6241141; Ambasciata del Giappone (Roma), Via Q. Sella 58/60, tel. 06.487991, www.it.emb-japan.go.jp.
Prefissi
Per chiamare il Giappone dall’Italia: 0081 seguito dal prefisso senza lo 0 e poi il numero. Per chiamare l’Italia dal Giappone: 00139 seguito dal prefisso senza lo 0 e poi il numero.














































