Sardegna-Area Marina Protetta Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre
Spettacolo Sinis
Candide spiagge di quarzo, rosse falesie d’arenaria che precipitano in un mare cristallino, lagune costiere gremite di fenicotteri, isole-scoglio a portata di kayak, dove nidificano berte e gabbiani. Scopriamo l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre.

Una macchia rosa brillante galleggia morbida, quasi spumosa, sull’acqua, una leziosa piuma fucsia dondola leggera sulla superficie della laguna salmastra: il più improbabile, il più inaspettato colore che la natura possa regalare, così insolito da sembrare quasi finto, sintetico. Poi un fruscio d’ali possente, come una folata di vento, e sull’acqua calma si riflette la sagoma curiosa di quel bizzarro trampoliere che pare uscito dalla penna di un fumettista. In una lunga fila i fenicotteri sfilano sulla nostra testa verso i lidi di riposo notturno. A guardarli in volo è impossibile non notare le comiche sproporzioni: il buffo becco ad uncino, le lunghe zampe vermiglie e l’incredibile colore rosa delle ali. Nella luce calda del tramonto, con la salsedine e le alghe verdi brillanti che disegnano arabeschi sullo stagno, con le nuvole stirate dal Maestrale su un cielo di smalto, la scena assume l’aria tragica e maestosa dei panorami d’Africa. Quindi lo stormo di flamenco atterra scomposto e vagamente goffo, riportandoci ancora un accenno del sorprendente sense of humour della Natura. Alcuni infilano subito la testa sott’acqua per “filtrare” ancora un po’, ma i più la nascondono sotto l’ala per dormire, piegando il collo come fosse di gomma, pon-pon rosa a dondolare su un trespolo fucsia. Ci avviciniamo con la canoa per raccogliere la nostra “sciccosa” piuma, pagaiando piano per non spaventare lo stormo, che semplicemente continua a farsi i fatti suoi, sempre alla stessa distanza, un passo più in là ad ogni remata verso di loro.
Spostarsi in kayak da mare per fare birdwatching regala un punto di vista diverso e non solo perché si è seduti bassi sull’acqua: si è più fragili, quasi indifesi, meno predatori e un po’ più preda. Portarsi sottovento è talvolta faticoso, cercare di star fermi per studiare col binocolo è una piccola impresa. Eppure gli animali non riconoscono come fatalmente pericoloso quello strano animale che galleggia instabile agitando lunghe braccia e per una volta ci concedono fiducia o per lo meno il beneficio del dubbio. Nell’acqua cristallina, impalpabile, eterea delle coste di sabbia bianca del Sinis può accadere persino che l’ombra dello scafo faccia da rifugio alle piccole sardine, che “fanno il pallone” per difendersi dall’attacco di un cormorano. Un piccolo documentario in diretta, con l’incredibile uccello marino che nuota come un siluro verso di noi e infrange lo scudo di pesci in un caos di fughe e di salti sull’acqua. Mai come quando si pagaia in mare capita così frequentemente di ammirare i balzi disordinati delle alici che ti scappano di fronte all’improvviso, lasciando soltanto decine di cerchietti concentrici sulla superficie, gli spruzzi rumorosi dei muggini, di cui si riesce a vedere solo la pinna caudale, o le falcate lunghe a ripetizione delle aguglie, che invece si lasciano ammirare, se riesci a indovinarne la traiettoria. Ma il più bello di tutti, il salto più lungo e leggiadro, è sicuramente quello del pesce volante, sempre più frequente con il riscaldamento dei nostri mari, eppure ancora raro e misterioso.
Di tanto in tanto, continuando a pagaiare lungo la costa del Sinis le spiagge lasciano il posto alle ripide falesie di calcare rosso. Ad ogni ondata, in un tripudio di bolle, l’aria che esce dalle camere sommerse delle grotte ci sorprende con gorgoglii e concerti di “bassi”. Un rimbombo minaccioso e diverso dal solito ci blocca all’ingresso di una cavità, mentre ci stiamo spingendo all’interno per ammirare le stalattiti di calcare. Il tempo di acquattarci sullo scafo e un volo di colombi ci passa sulla testa come un solo grande uccello, col rombo di una raffica di mitra. Questi piccoli fiordi tra le pareti ripide sono un paradiso per la nidificazione del piccione selvatico, che tenta di ripararsi dalle picchiate acrobatiche del falco pellegrino. Formare uno stormo compatto e rumoroso è un’arma per provare a spaventare il predatore… una tecnica che con noi ha funzionato benissimo. Anche i gabbiani nidificano sulle pareti inaccessibili e sugli scogli isolati della penisola e pure loro non sono per nulla intimoriti dallo strano binomio uomo-kayak.
A terra, sul promontorio di Turr’e Seu, ci aspettano animali più miti: il wildwatching delle testuggini è sicuramente meno avventuroso. Per scovare un animale tra le siepi spinose ci vuole occhio e pazienza, ma per lo meno non si rischia di passare dalla parte della preda! Con la scusa di controllare sulla guida naturalistica l’identificazione di un passeraceo, in piedi sullo strapiombo della falesia che precipita in mare, tiriamo fuori la piuma di fenicottero che avevamo riposto con cura tra le pagine. La solleviamo verso il cielo per ammirare il suo incredibile fucsia… ma il nostro “pezzetto” d’Africa non ha nessuna intenzione di restare chiuso dentro un libro: coglie il soffio amico del Maestrale e vola via, a farsi ammirare da qualcun altro.




























