Austria – Waldviertel
Foreste e castelli
testo di Claudio Agostoni – foto di Bruno ZanzotteraUn polmone verde a poca distanza da Vienna, ricco di prodotti tipici, ma anche di spiritualità monastica e di magia. Con centinaia di castelli, palazzi storici e abbazie dispersi in uno scenario da fiaba.

UN MANIERO SULLA COLLINA Il castello rinascimentale di Rosenburg, uno dei tanti che punteggiano il Waldviertel.
È difficile trovare in Austria una regione così ricca di proposte naturali: dal Danubio alle Prealpi, dai colli boemi alla pianura ungherese, la Bassa Austria offre meravigliosi spettacoli naturali in ogni stagione dell’anno. Fondamentale, per individuare questa regione, è il senso da dare all’aggettivo “bassa”. Non identifica un territorio meridionale, ma è un retaggio storico, risalente a quando questa regione era un ducato del Sacro Romano Impero. Oggi è il cuore dell’Austria, anche perché nel suo territorio è situata, come un’isola, la capitale del Paese: Vienna. Un intenso rapporto di amore-odio lega, da sempre, la capitale alla sua periferia rurale. Dall’alba dei tempi quest’ultima, terra di contadini, è governata dal partito conservatore democratico, mentre nella capitale, la città degli operai, regnano sovrani i socialdemocratici. Eppure ogni fine settimana avviene una bizzarra transumanza. I viennesi vanno in campagna in cerca di natura e tranquillità. Gli abitanti della Bassa Austria convergono sulla capitale per lo shopping e per le sue offerte culturali. Le relazioni tra città e campagna sono state rafforzate, nei secoli, dal continuo andirivieni dei loro abitanti. Esemplificativo l’operato del principe Eugenio (1663-1736), condottiero austriaco famoso anche per aver fatto costruire molti castelli barocchi. Tra questi a Vienna si fece erigere lo splendido palazzo del Belvedere, da utilizzare per i suoi impegni di rappresentanza. Contemporaneamente fece ristrutturare il palazzo di Hof, splendida enclave rurale da utilizzare per la caccia e per sfarzose attività festaiole. In molti seguirono il suo esempio: lavorare a Vienna e fare il pieno di energia nella Bassa Austria. Qualche nome: Ludwig van Beethoven, Franz Schubert, Sigmund Freud… Gli anni successivi alla rivoluzione industriale portarono nella regione un business legato all’attività dei vetrai e dei soffiatori di vetro. E le 40 tappe della strada tessile del Waldviertel, la propaggine nord occidentale della Bassa Austria, danno un’idea di quello che è stato un capitolo centrale della storia industriale regionale, una fase storica che ha lasciato come eredità i musei tessili di Gross Siegharts, Weitra e Waidhofen.
È questa solo una delle tante proposte del Waldviertel, una regione che oggi costituisce il più esteso e il più agricolo Bundesland austriaco.
Terra da scoprire
Percorrendolo si scopre che è conosciuto prevalentemente da turisti locali. Al massimo da qualche tedesco. Eppure è una regione pregna di fascino e di magia, come testimoniano i bizzarri reperti disseminati nella campagna intorno al borgo di Gross Gerungs. E ricca di centinaia tra castelli, palazzi storici, rovine ed abbazie. Una quantità di reperti storici che fa da contraltare alla povertà che negli ultimi decenni ha segnato questa terra. Attività industriali pressoché inesistenti e un’agricoltura basata quasi esclusivamente sulla coltivazione della patata, che qui è stata introdotta su larga scala subito dopo essere stata importata dalle Americhe. Due fattori che hanno reso questa regione terra d’emigranti. Un isolamento, legato anche all’essere regione di frontiera, che ha contribuito a fare del Niederösterreich la Scozia dell’Austria. Ovvero il “meridione” economico del proprio Paese. Dopo la caduta della Cortina di Ferro negli anni Novanta, le relazioni con i Paesi dell’Est europeo si sono intensificate. Il Waldviertel, e nel suo insieme la Bassa Austria, non sono più l’angolo estremo dell’Europa occidentale, ma il cuore dell’Europa unita. Il suo nuovo tesoro potrebbe essere il turismo. E il fatto che sia terra vergine per i turisti europei non fa che accrescerne il fascino.
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Gli itinerari
Tre itinerari che conducono a un’esplorazione pressoché totale del Waldviertel, che occupa tutta la zona a nord e a ovest di Vienna, nel Bundesland della Bassa Austria (Niederösterreich).
Primo itinerario: la valle del Kamp
Punto di partenza: Horn
Punto di arrivo: Gobelsburg
Distanza: 42 km
La cittadina di Horn è balzata all’attenzione delle cronache nazionali un anno fa, quando la locale squadra di calcio, il SV Horn, ha vinto la ÖFB-Amateurcup, trofeo per club non professionisti che per quella stagione ha sostituito la Coppa d’Austria. A parte questo momento di gloria, la cittadina, circondata da una serie di laghetti artificiali, vive con tranquillità il suo status di capoluogo del Waldviertel. Il suo passato remoto è raccontato dall’Obarthmuseum, una struttura che riporta i visitatori ai fasti della cultura di Hallstatt, un capitolo di storia dell’Europa centrale, risalente all’età del Bronzo e agli inizi dell’età del Ferro. Il museo è ospitato nell’antico ospizio borghese nei pressi di un grande castello rinascimentale. Influenze boeme tradiscono invece le origini della doppia piazza cittadina (Hauptplatz e Kirchenplatz) e degli edifici che la circondano. Tra le due piazze spicca la chiesa gotico-rinascimentale di St. Georg, con campanile a torretta e altare rococò. Gotica è la chiesa di St Stephan, originaria dell’undicesimo secolo e ricostruita nel XV; barocca la Piaristenkirche.
Seguendo la B38, superato il piccolo borgo di Burgerwiesen, in meno di 5 km si raggiunge Altenburg. Nella periferia meridionale della cittadina ci si imbatte in un complesso benedettino fondato nel 1144 e rifatto in epoca barocca. Al centro dell’elegante cortile dei Prelati, preceduta da un’alta torre, c’è la chiesa St. Lambert, ornata da stucchi policromi di F.J. Munggenast e impreziosita da una cupola ovale affrescata da P. Troger. Dell’abbazia si visitano la biblioteca, la cripta settecentesca con scalinate e affreschi grotteschi, e le sale con stucchi e affreschi. Cinque chilometri dividono Altenburg da Rosenburg, cittadina sorta dove le acque dello Sacherbach confluiscono nel Kamp. Radicato su uno sperone che sprofonda sulla destra di questo fiume, defilato rispetto al borgo, si erge un imponente castello risalente al 1100 (ingrandito nel XV secolo e trasformato nel 1593). Racchiuso tra 13 torri e da una robusta cinta muraria, ospita un museo di storia e reperti archeologici. Stanze finemente affrescate (la stanza degli uccelli ostenta dipinti murali, databili intorno al 1600, di piante con frutti esotici e un soffitto pieno di colombe, anatre e pavoni) e lussuosamente arredate (il salone rosso si fregia di arazzi e tappezzerie provenienti dalla Spagna, mentre la libreria ha uno splendido soffitto ligneo). Intrigante la camera della musica che, tra l’altro, ospita un prezioso pianoforte Biedermeier dalla curiosa tastiera, con i tasti neri al posto dei bianchi, e viceversa. L’edificio è preceduto da una spianata, fiancheggiata da arcate, utilizzabile per tornei in costume e da un pittoresco vorhof (atrio) a scalinatelle e altane. Letteralmente il nome del maniero può essere tradotto con “borgo delle rose”, titolarità giustificata dalla presenza di un profumato roseto. L’odierna fama non è però legata al profumo, ma agli spettacoli dei voli liberi degli uccelli rapaci: due show al giorno, da quasi vent’anni. Dopo la presentazione di una voce fuori campo sono i falchi a iniziare lo spettacolo. Voli radenti, in cui i rapaci sfrecciano a pochi centimetri dal suolo, sfiorano le teste del pubblico, per poi librarsi in cielo. Star dello spettacolo una maestosa aquila di mare di Steller, importata dalla Kamchatka, riconoscibile dalle spalle e dalla coda di un bianco immacolato. I falconieri in abiti d’epoca, le musiche medioevali, le grida rauche delle aquile, i voli planati e le improvvise impennate dei rapaci catturano l’attenzione dei presenti, facendo loro dimenticare che sarebbe ancora più bello se questi uccelli potessero vivere liberi nei loro cieli natii.
Ridiscendendo le rive del Kamp si segue la B34, e in meno di 6 km si arriva alla località termale di Gars. Dall’altra parte del fiume sorge Thunau, cittadina con case rinascimentali e una chiesa gotica dotata di vetrate del ’300. Al civico 40 di Kremser Strasse si può visitare un piccolo museo: è la casa dove il compositore Franz von Suppè visse e compose l’operetta Boccaccio. Alzando la testa si possono scorgere le rovine del Babenbergerburg, un castello costruito dai Babenberger alla fine dell’undicesimo secolo. La B34 prosegue costeggiando il Kamp, seguendone la corrente e discendendo una dolce vallata immersa nel verde. Il fiume corre tranquillo, intersecandosi con gli imbarcaderi di numerose ville d’epoca. Un binario della ferrovia a scartamento ridotto si diverte a passare da una parte all’altra del fiume grazie a ponti di ferro con ampie arcate.
Di domenica le piazze vicino alle chiese si riempiono di fedeli più attratti dalla possibilità di chiacchierare che dalle sacre funzioni. Fioriti campisanti circondano le chiese, e talvolta si estendono sin dove lo sguardo non può arrivare. Numerosi filari terrazzati a vite, che si susseguono senza soluzione di continuità, ci avvisano che siamo nella terra del Grüner Veltliner, vera e propria istituzione locale. Fruttato, fresco e speziato, caratterizzato da note agrumate e di frutta con nocciolo e da un’acidità briosa, è il vino che da queste parti vi tocca assaggiare anche se siete astemi. Langenlois è la capitale morale di questa regione, il più grande comune vinicolo dell’Austria. È una cittadina barocca, dotata di un interessante centro storico che vanta due ampie piazze bordate da edifici dai colori vivaci: verde, rosa, giallo. Al centro della Kornplatz si erge il monumento più famoso di Langenlois: la Pestsäule, la colonna della peste del 1713, sulla cui estremità c’è una riproduzione dell’Immacolata. Un ponte ornato da statue conduce a Rathaustrasse, su cui prospetta l’Heimatmuseum, museo di storia locale e sulla viticoltura, che ha sede in una casa del XVI secolo. Il museo da non perdere per i cultori di Bacco (e non solo loro) è il Loisium, spazio multimediale dedicato al vino, immerso nelle vigne nell’immediata periferia urbana.
L’escursione lungo le rive del Kamp può finire a Gobelsburg, 3 km a sud di Langenlois, con una visita al locale castello. Costruito nel XVI secolo e ampiamente rivisto nel 1725 vanta una cappella ornata di affreschi, una pala di Kremser Schmidt del 1769, una collezione di ceramiche popolari e interessanti esposizioni temporanee.
Secondo itinerario: il Waldviertel meridionale
Punto di partenza: Zwettl
Punto di arrivo: Pemsall
Distanza: 75 km
Si parte dall’abbazia cistercense di Zwettl, sorta nelle adiacenze di una città nata in prossimità della confluenza tra la Zwettl e il Kamp. Uno statuto del XIII secolo conferì a Zwettl lo status di borgo fortificato e ancora oggi le vecchie mura, rafforzate da sei torri, le imprimono un tono severo. L’abbazia è raggiungibile con 3 km di curve, ombreggiate da un bel bosco, seguendo verso est il Kamp. Una leggenda racconta che durante il capodanno del 1137 la Madonna apparve in sogno ad Hadmarer Herrmann, il futuro primo abate, chiedendogli di cercare, in pieno inverno, una quercia completamente verde e di fondare in quel luogo un convento. In realtà il monastero, fondato da un discendente dell’importante stirpe ministeriale dei Kuenring, nacque con una mission ben precisa: proteggere la regione dall’influenza boema. Divenne un importante centro medievale di cultura, fu modificato in epoca barocca e assunse il suo attuale aspetto nel 1722-27. Inizialmente vi risiedevano 12 monaci, che nei momenti di massimo splendore dell’abbazia arrivarono a un centinaio. A loro disposizione un complesso architettonico che oggi per essere visitato merita un investimento di almeno mezza giornata. Dietro la convessa facciata barocca in granito grigio, dove svettano i 90 metri della torre della chiesa abbaziale, permane la struttura gotica caratterizzata da svettanti pilastri, vetrate a sesto acuto e da uno stupefacente coro deambulatorio illuminato da altre splendide vetrate, da cui si irradiano 14 cappelle. Tra gli edifici conventuali che meritano un sopralluogo, il suggestivo chiostro tardo romanico in granito, il cui giardino «vuole rimembrare le bellezze del paradiso» (dichiarazione immodesta di uno dei 21 monaci cistercensi che oggi vivono in questa struttura). I confessionali decorati con artistici intarsi creati dall’ebanisteria del convento nel 1730, le cui nicchie mostrano esempi di peccatori nell’atto di pentirsi. Il museo con sculture, vetrate, documenti, schizzi, monete. La biblioteca, mirabilmente affrescata e arredata con mobili del Settecento, che ospita 36.000 volumi e 420 manoscritti miniati, databili tra il XII e il XV secolo. Il dormitorio con annessa latrina, la più antica costruzione romanica del genere.
E un organo, figlio di un complesso studio d’arte organaria barocca, talmente gigantesco e complesso che oggi è arduo trovare un musicista in grado di suonarlo.
Nessuna difficoltà invece, uscendo dall’abbazia, dopo essere ritornati verso la città, ad imboccare la B36, in direzione sud. Dopo 18 km, saliti su un altopiano a 750 metri d’altezza, e si entra in Mohndorf Armschlag, il paese dei papaveri. Per la precisione del papavero grigio, una specialità del Waldviertel, che da secoli viene coltivato nei campi intorno a questo villaggio. Ogni ettaro produce mediamente 240.000 capsule, che vengono raccolte con una mietitura a mano ai primi di settembre. Gli aromaticissimi semi del papavero grigio, dotati di un caratteristico sapore agrodolce, vengono macinati o usati per la produzione di olio. Ai primi di settembre il paesaggio richiama alla mente scenari pachistani: piantagioni dove ondeggiano al vento steli di papaveri ripiegati su se stessi per via delle grandi capsule che contengono i semi. Uno scenario privo della vivacità policroma degli stessi prati tre mesi prima, quando in luglio, per una decina di giorni, i fiori raggiungono l’apice di una fioritura tricolore: lilla, bianca e rossa. Uno spettacolo all’insegna del carpe diem perché ogni fiore fiorisce solo un giorno. Anche per questo la municipalità di Mohndorf Armschlag si è dotata di proposte valide nei restanti mesi dell’anno: un utile sentiero didattico, un giardino dove vengono piantate, con diverse fioriture, variegate tipologie di papaveri, e una serie di vetrine piene di narrazioni, informazioni e specialità a base di papavero.
Ritornando sulla B36 la si percorre per 4 km, sino ad entrare in Ottenschlag, qui si piega a destra puntando verso Traunstein, un borgo che merita una visita per i lavori di Josef Elter. Era un prete di origine bosniaca, scomparso dieci anni fa, che ha lasciato in eredità al suo villaggio sculture in legno e in pietra che fanno bella mostra di sé nella chiesa locale e nei giardini pubblici. Tornati a Ottenschlag procedere verso sudest prendendo la B217, direzione Oberer Markt. Dopo 700 metri svoltare leggermente a destra in direzione di Jungschlag e in 6 km si arriva a Roggenreith. Qui ha sede la più importante distilleria di whisky di tutta l’Austria, quella di J. Haider. Un filmato di 20 minuti illustra il processo produttivo e, al termine della visita, una sala degustazione permette di prendere confidenza con un ottimo single malt (ma anche con un originale whisky alla birra).
Da Roggenreith si raggiunge la B36 e in 20 chilometri si raggiunge Altenmarkt, dove si piega verso occidente per imboccare la valle di Ysper e risalirla sino al termine della strada asfaltata. Qui inizia un sentiero (n. 32) che si inerpica fiancheggiando enormi massi di granito coperti di muschio, un souvenir di quando milioni di anni fa qui c’erano montagne alte come l’odierno Himalaya. Il sentiero costeggia il torrente Ysper, che in questo tratto presenta argini rafforzati perché in passato – facilitato da una diga che ne aumentava la portata – veniva usato per far scendere a valle tronchi di legna. Dopo venti minuti di cammino si raggiunge un ponte nelle cui vicinanze si erge un albero su cui è issata una casetta di legno con la scritta “barometro”: il consiglio è di non aprirla, si rischia di fare una doccia. Il sentiero prosegue sino a raggiungere un altopiano dove c’era il lago Ödteich: creato nel 1599 scomparve nella notte tra il 16 e il 17 marzo 1956 a causa di una tempesta. Come tutti quelli di questa regione era un lago artificiale, caratterizzato da acque basse e non eccessivamente fredde, un habitat ideale per le carpe. Arrivati sull’altopiano la vista spazia su vaste foreste di abeti e faggi ed è importante rilevare come questo polmone verde sia strettamente legato all’alta densità di castelli della Bassa Austria. I 400 manieri della regione sono infatti storicamente dotati di grandi appezzamenti terrieri, spesso destinati a bosco. Essendo tutti proprietà privata non hanno mai subito disboscamenti, garantendo così al Waldviertel lo status di regione tra le più verdi d’Europa.
Terzo itinerario: Le alture del Waldviertel
Punto di partenza: Zwettl
Punto di arrivo: Schloss Rosenau
Distanza: 70 km
Uscire da Zwettl puntando sulla B38, direzione Gross Gerungs. Dopo 8 km, superato il borgo di Merzenstein, svoltare a sinistra immettendosi nella B124, direzione Marbach. Dopo 7 km, abbarbicato su una roccia a picco sulla valle del Kleiner Kamp, apparirà il castello di Rappottenstein. La struttura è incastonata tra le rocce in una posizione strategica, che con l’imponente impianto difensivo con sei porte e cinque cortili fa pensare a una struttura inespugnabile. Non a caso in vista di eventi bellici gli abitanti del vicino villaggio si riversavano nel castello e, dietro pagamento di una tassa, potevano trattenersi sino al cessato pericolo. In queste occasioni le prigioni diventavano un’ottima cantina dove stivare cibi per tutti, mentre per l’acqua venivano attivati impianti di recupero di quella piovana. Normalmente nel castello vivevano una cinquantina di persone, ma in caso di pericolo gli abitanti arrivavano a toccare quota 300. La struttura, edificata tra il 1157 e il 1576, ha un nucleo romanico, anche se nel tempo è stata completata con parti architettoniche in stile gotico e rinascimentale. Dal 1664 è di proprietà della famiglia Abensperg-Traun. Il terzo piano ospita alcune camere da letto che da maggio a ottobre possono essere affittate. Vengono comunque utilizzate dai protagonisti dei concerti che si tengono in estate nella sala delle feste, che si trova al piano di sopra e custodisce notevoli affreschi del XVI secolo con scene di corte e di città. La cappella ospita due statue di Josep Elter, il prete scultore di Traunstein. La torre del castello invece ha un orologio (comandato da un pendolo e da due grosse pietre che vanno quotidianamente allineate) che vanta una particolarità: ha solo una lancetta, quella delle ore. Lasciato il castello, ci si può dirigere verso Roiten. Dista meno di 2 km e si raggiunge seguendo la B124. In questo piccolo borgo ha sede un museo civico dedicato al pittore, scultore, architetto ed ecologista austriaco Friedensreich Hundertwasser. La casa che ospita il museo, dimora estiva del poliedrico artista , permette a tutti di capire perché viene considerato uno dei padri della bioarchitettura. Dipinta di azzurro ha un tetto d’erba, pavimenti irregolari, piastrelle di ceramica colorata e un enorme segnavento sulla sommità della casa.
Si ripercorre la B124 in senso inverso a quello di arrivo e in 16 km si giunge a Arbesbach, dove una ripida salita porta alle imponenti rovine di un castello. Utilizzando un’erta rampa di scale è possibile salire al di sopra di esse. Una volta raggiunto uno dei punti più alti del Waldviertel (860 m) lo sguardo può perdersi nel verde del paesaggio circostante. Se in un angolo di un bosco intravvedete degli orsi non c’è da spaventarsi: è un rifugio dove alcuni plantigradi vivono in cattività all’interno di un parco. Per una visita bisogna seguire le indicazioni per l’oasi faunistica di Bärenwald (3 km da Arbesbach verso sud, lungo la B124).
Ritornare poi a Arbesbach e imbroccata la B119 puntare su Gross Gerungs (14 km). È il cuore di una regione che i Celti ritenevano un luogo pregno di energia, e per questo considerato magico e di culto. Oggi una serie di reperti testimoniano questo passato esoterico. La Steinpyramide (9 km a oriente di Gross Gerungs, di cui uno da percorrere a piedi), per esempio, è una piramide a gradoni, a metà tra le antiche costruzioni sumeriche e i nuraghi sardi. Alta più di 7 m, con un diametro di 16,8, è probabilmente un antico luogo di culto, ma nessuno sa quando e da chi è stata costruita. Quello che è risaputo è che il terreno che la circonda è tutto un intersecarsi di linee di energie e di vene d’acqua. Asserzioni confermate da verifiche geomantiche, che è possibile effettuare grazie a un rabdomante a disposizione dei turisti per insegnare i segreti dei suoi bastoncini di legno di salice (la durata del corso è di tre giorni). A Wackelstein (4,5 km a occidente di Gross Gerungs) un enorme masso di granito, del peso di 24 tonnellate, ha una caratteristica particolare: ha un equilibrio instabile, tanto che persino i bambini sono in grado di farlo dondolare con la pressione di una mano. A Opferstein (3 km a nord di Gross Gerungs, di cui 500 m da percorrere a piedi) un masso concavo di granito ospita una pozza dove l’acqua non evapora mai. Secondo una leggenda qui la Madonna lavò i panni del Bambin Gesù, ma la spiegazione reale di questa bizzarria della natura è coperta da mistero.
Per squarciare l’omertà che circonda un universo arcano come quello della massoneria, basta invece raggiungere il castello di Rosenau, la vecchia residenza del conte di Schallenberg, nelle vicinanze di Zwettl (20 km seguendo la B38). Edificato nel Cinquecento e più tardi modificato in stile barocco dal conte Christoph Schallenberg, il palazzo Rosenau nascondeva una loggia massonica conforme all’originale e che anche nei successivi secoli non subì sostanziali modificazioni. Lavori di rinnovamento negli anni ’70 rivelarono strani e inizialmente inspiegabili simboli ed affreschi. Furono alcuni “fratelli”, interessati d’arte, a riconoscere l’origine e la vera attribuzione di queste stanze e a identificarle come logge massoniche del Settecento. Dal 1964 il castello, dopo essere stato occupato dai nazisti e successivamente dai sovietici dopo la guerra, è di proprietà pubblica e ospita un museo della massoneria che mette in mostra un’impressionante raccolta di preziosi oggetti d’arte massonica e di reperti di valore esoterico e simbolico.
Il vino diventa museo
Uno sguardo distratto potrebbe scambiare la sua struttura per un’astronave approdata nei filari che circondano Langenlois. Un’astronave di alto design, visto che è stata creata dal celebre architetto americano Steven Holl. Trattasi invece di un’avveniristica struttura: il Loisium Wine Center (Loisium Kellerwelt, www.loisium.at). Uno spazio museale cui si accede attraverso un portone giallo oro colmo di ideogrammi. La prima riga recita: «Vi racconto con la mia lingua fatta di simboli come nasce il vino a Langenlois. Fiumi glaciali portano con sé grandi masse di detriti. I venti portano una sabbia finissima e la depositano. Il manto di loess cresce. Sul loess le viti proliferano. Nel loess si scavano le cantine. Sia reso grazie al loess”. Premesso che il loess (in tedesco löss) è una sorta di limo made in Austria, una volta oltrepassato il portone giallo ai visitatori viene regalata un’incredibile esperienza psichedelica. In pratica, trasformati in un acino d’uva, si ripercorrono, in un viaggio virtuale, tutte le tappe necessarie perché il mosto diventi vino: dalla fermentazione all’invecchiamento. Terminato questo viaggio, il visitatore incontra altre due sezioni del museo: una ricostruisce un’antica casa rurale della zona, l’altra conduce nel sottosuolo per toccare con mano il loess. Poco lontano dal museo si trovano un design hotel, un’enorme piscina e un’immensa spa che propone trattamenti naturali a base di vino (www.loisiumhotel.at).
L’azienda biologica Sonnentor
Nel Waldviertel il suolo è povero, uno strato di cinque centimetri di terra sabbiosa. In compenso le forti escursioni di temperatura tra giorno e notte garantiscono un’umidità minima anche nei periodi più secchi. La povera economia locale, nel recente passato, dovette fare i conti con il calo dei prezzi dei prodotti agricoli convenzionali. Difficoltà che convinsero l’imprenditore Johannes Gutman a puntare su prodotti di qualità. Erbe, spezie e tisane coltivate ed essiccate secondo le vecchie tradizioni stanno facendo la sua fortuna. Oggi la sua azienda, la Sonnentor, che si trova a Zwettl (Sprögnitz 10), oltre a dare lavoro a una cinquantina di addetti consente a 80 contadini del Waldviertel e delle regioni circostanti di avere uno sbocco sicuro per i loro prodotti. Ci sono colture pluriennali come per esempio la menta piperita, la salvia e il timo che crescono bene in questo ambiente.
Le colture annue sono principalmente la calendula, il girasole e la malva. A queste produzioni, circa 300 tonnellate di erbe all’anno, Gutman unisce 190 tonnellate di erbe importate dai migliori mercati di agricoltura biologica controllata di mezzo mondo. Materie prime che gli consentono di commercializzare un’infinità di tisane, e di miscele di tè e di spezie. A cui vanno aggiunti i bagni di erbe, biscotti ed oli essenziali. Il tutto rigidamente ricavato secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Oggi la Sonnentor è meta quotidiana di centinaia di visitatori che partecipano a un’istruttiva visita guidata lungo il percorso delle materie prime da quando arrivano in fabbrica alle confezioni per il pubblico, esposte nel fornitissimo shop aziendale. Info: tel. 02.8757256, www.sonnentor.at (in tedesco e inglese).
Indirizzi utili
Servizio Informazioni Austria Turismo, tel. 840.999918, con operatore di lingua italiana (costo chiamata 15 cent), vacanze@austria.info, www.austria.info/it/. Waldviertel Tourismus, Sparkassenplatz 4, Zwettl, tel. 02.822541090, info@waldviertel.or.at, www.waldviertel.at. Austria per l’Italia Hotels, corso Lodi 3, Milano, tel. 02.54123312, n. verde 800.821189, www.vacanzeinaustria.com.














































