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	<title>Itinerari e Luoghi Online &#187; Spagna</title>
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		<title>Spagna &#8211; Barcellona</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Itinerari</dc:creator>
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Vivere il Raval
di Fabrizio Finetti
Sulle tracce di Montalbán scopriamo il Raval, barrio incollato alle Ramblas, polo culturale cosmopolita e vitale dove circola un’umanità inquieta, di cultura e coordinate diverse.
(dal numero 139 di Itinerari e luoghi, settembre 2004)


Barcellona, Codice Postale 08001. Manuel Vázquez Montalbán, mittente di un racconto lungo una vita, intessuto di storie di “ordinaria [...]]]></description>
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<h1>Vivere il Raval</h1>
<address><span style="color: #808080;">di Fabrizio Finetti</span></address>
<p><strong>Sulle tracce di Montalbán scopriamo il Raval, barrio incollato alle Ramblas, polo culturale cosmopolita e vitale dove circola un’umanità inquieta, di cultura e coordinate diverse.</strong></p>
<p><em>(dal numero 139 di Itinerari e luoghi, settembre 2004)</em></p>
<div><em><br />
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<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 514px"><img style="margin-top: 11px; margin-bottom: 11px; border: 1px solid black;" src="http://www.itinerarieluoghi.it/area/itinerari-luoghi-online/wp-content/uploads/image/apert_cartine_articoli/apertura_barcellona.jpg" alt="" width="504" height="338" /><p class="wp-caption-text">CULTURA E CARITÀ Il Centro di Cultura Contemporanea ha trovato sede negli edifici ottocenteschi della Casa della Carità.</p></div>
<p><span id="more-482"></span>Barcellona, Codice Postale 08001. Manuel Vázquez Montalbán, mittente di un racconto lungo una vita, intessuto di storie di “ordinaria delinquenza e solitudine”, era nato qui, nel Raval, nel ventre molle della città, in questo barrio incollato alle Ramblas, fatiscente e vitale, dove circola un’umanità inquieta, di cultura e coordinate diverse. Raval è un nome resuscitato nella memoria cittadina, dopo che il giornalista Angel Marsá lo aveva battezzato con successo come “Barrio Chino” nel lontano 1925. Una definizione in parte ancora attuale, ma attribuita negli anni in cui la zona era ridotta ad un concentrato di ruderi privi di ogni dignità archeologica nei quali erano stipate oltre centomila anime per chilometro quadrato: un primato da far impallidire le megalopoli asiatiche. Graziato dal suo maleodorante passato, oggi si presenta come il quartiere più sperimentale e letterario di Barcellona, centro di un ambizioso progetto socio-culturale oltre che urbanistico e protagonista di una stagione tormentata da quando “il piccone olimpico”, per usare le parole dello stesso Montalbán, a partire dalla fine degli anni Ottanta è piombato “per aprire le strade da cui evacuare i cattivi odori della droga e dell’aids, l’immigrazione dal Maghreb e quella nera”. Una metamorfosi ancora in atto, che si può toccare con mano soprattutto nel “sud” del quartiere, la parte più vicina al mare, dove resistono zone a luci rosse e lo stesso ispettore Pepe Carvalho, creatura prediletta del suddetto scrittore, seguendo il fedele Biscuter si meravigliava per “un itinerario inatteso che si addentrava nel Barrio Chino con più accumuli di sporcizia e sordidezza che mai, quasi a voler giustificare i bulldozer rigeneratori…”.</p>
<p>Una storia breve ma intensa quella del Raval, concentrata in poco più di duecento anni, sebbene già nel XIV secolo fosse abbracciato dalla terza cerchia di mura della città. Osando si può affermare che il quartiere sia nato sull’onda lunga della controriforma, popolandosi lentamente solo di chiese e conventi, se in pieno Settecento lo scrittore inglese Henry Swinburne, descrivendo la Rambla dice che “il tragitto è pieno di attrattive, da un lato i placidi campi e dall’altro una serie di giardini e di aranceti…”. Una descrizione idilliaca destinata a svanire in pochi anni dopo l’abbattimento, nel 1774, della porzione di mura romane del IV secolo che s’affacciava proprio sulla Rambla, preludio del rapido avvento della rivoluzione industriale. Da antico giardino di conventi a inferno dantesco, che con i suoi luoghi di meditazione vide sparire ogni forma di dignità umana, inghiottita da fabbriche e ciminiere ammassate fino all’inverosimile. L’area divenne talmente satura che già nel 1846 fu proibita l’installazione di nuovi impianti, considerato anche che la popolazione al suo interno si era moltiplicata di ben diciassette volte in solo 150 anni. Di pari passo nacque la fama di questa umanità incatenata ai telai e sepolta nei vapori acidi emanati dai grandi macchinari, una moltitudine composta da “pezzenti, ladri e prostitute a buon mercato”, come fu catalogata sbrigativamente da Ilja Eremburg negli anni Trenta, o raccontata in prima persona da autori quali Jean Genet, “che meglio visse la realtà di quel quartiere, perché la visse come ladro e omosessuale”, come ci ricorda sempre Montalbán. Un quadro cupo, pesante, in cui le bombe della guerra civile dettero solo un modesto contributo all’inevitabile sfascio urbanistico e biologico, a cui è seguito l’oblio dei decenni franchisti.<br />
 Oggi i colori sono diversi, le sfumature si sono moltiplicate a favore di tonalità mediterranee che fino a ieri faticavano “facendosi strada per le carni distrutte e gli scheletri calcinati delle architetture più miserabili della città”. La scintilla olimpica, attesa come una liberazione dalle tenebre, ha benedetto una rivoluzione che, partita dall’ormai lontano 1986, non ha ancora individuato il suo capolinea. Barcellona ha scoperto di avere un formidabile motore dentro di sé e un’innata capacità di guardare avanti. Vent’anni di lavoro frenetico hanno sconvolto il baricentro cittadino cancellando l’equazione tra realtà e tradizione, a favore di un nuovo immaginario e un’emergente personalità letteraria. Passeggiando nel fitto mosaico di viuzze s’incontrano sempre più frequentemente tessere enormi, di proporzioni sconosciute fino a pochi anni or sono. Sono le avanguardie di questa rivoluzione urbanistica, come il Museo d’Arte Contemporanea (M.A.C.B.A), o il Centro di Cultura Contemporanea (C.C.C.B.), che insieme ad altre istituzioni stanno formando un polo culturale di grande spessore, un gigantesco catalizzatore di energie giovani e cosmopolite.<br />
 Si sta cercando una formula complessa per costruire una società non ancora sperimentata, in cui sono confluite le correnti migratorie più disparate, predisponendo uno scenario che s’arricchisce di anno in anno di nuovi fondali e trasforma in simboli (non senza polemiche) i resti del suo ingombrante passato. Si può passeggiare all’infinito e vivere intensamente nel Raval con la sensazione netta di assistere a un esperimento dall’esito incerto, provando stupore o disgusto, certamente né noia né assuefazione. Provare per credere.</p>
<p>
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