Curata da Antonio Arévalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso, la mostra Il caos dentro rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

Frida Khalo

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie

Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte messicana e certamente la più celebre pittrice latinoamericana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale. Nata nel 1907, a sud di Città del Messico, eredita e fa suoi i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la cultura popolare. Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d’artigianato e i giocattoli tradizionali, assieme all’influsso religioso della madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal padre creano un legame profondo tra la sua produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e la storia del Messico.

Come noto, Frida, da bambina, fu colpita dalla poliomielite, una malattia che l’avrebbe resa per sempre claudicante dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un incidente: l’autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram e lei subì gravissime ferite. Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi alla pittura. I postumi dell’incidente ne resero l’esistenza piuttosto tormentata. Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei suoi dipinti, dai quali trapelava, inoltre, l’immenso dolore interiore provocatole dai continui tradimenti del marito.

La mostra Il caos dentro

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una cronistoria raccontata attraverso le date che hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, con sue frasi e citazioni alternate a fotografie celebri, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino. Qui è ricostruita l’intera stanza con il grande letto a baldacchino con lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quando costretta a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio 1954.

Segue la sezione I colori dell’anima, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza. Quella di Matiz, che con la sua inseparabile Rolleiflex ha creato immagine iconiche delle personalità culturali dell’epoca, è una prospettiva esclusiva e ravvicinata, atta a cogliere con spontaneità le sfumature espressive dell’amica Frida. Il fotoreporter la immortala in un momento della sua vita in cui ha maturato piena fiducia in se stessa. Sono gli anni in cui la Kahlo non solo ha raggiunto la fama quale pittrice, ma come donna è riuscita a ottenere la piena indipendenza, sia dal punto di vista economico sia sentimentale dal marito. Leo Matiz immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa e il giardino, lo studio. Lo sguardo di Frida, fieramente puntato verso l’obiettivo, agisce da autentico campo magnetico all’interno dell’inquadratura.

Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata al coniuge Diego Rivera. Rivera aveva 36 anni e Frida solo 15, quando si incontrarono per la prima volta, mentre lui lavorava nell’anfiteatro Bolivar. La loro storia d’amore era ben lungi dall’essere perfetta; a volte era tossica, alimentata da gelosie, tradimenti, ma sempre salvata da una grande passione. Nel 1939, a causa del tradimento di Diego con la sorella di Frida, Cristina, ma anche con l’attrice Paulette Godard, arrivò il divorzio. Dopo appena un anno di separazione i due artisti si sposeranno una seconda volta stabilendo, però, di vivere una relazione aperta.

Il curatore ha voluto poi dedicare una stanza alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della pittrice, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: gioielli, ceramiche, giocattoli.

Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo. L’arte murale divenne, nella prima metà del Novecento, un modo per insegnare alla popolazione, largamente analfabeta, la storia del Messico e l’esaltazione degli ideali politici. Attraverso le grandi decorazioni murali si cercava di creare un’arte nazionale in grado di esaltare il passato indigeno.

Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali. Attraverso questo metodo, si possono apprezzare tutte le caratteristiche principali delle tele dipinte da Frida nell’arco della sua esistenza. A completare la sezione, uno dei capolavori di Frida- Autoritratto con Bonito (1941) – interamente animato.

Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D conclude infatti il percorso espositivo. Con la sua combinazione di video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali, è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli. Rappresenta un momento unico di “immersione” visiva in movimento dentro il mondo artistico e umano di Frida Kahlo. Ogni immagine tridimensionale è connessa a un effetto speciale. Il movimento della piattaforma, su cui sono poste comode poltrone, perfettamente sincronizzato con la visione, dà la sensazione di muoversi in prima persona, enfatizzando ogni spostamento e in tutte le direzioni.

Informazioni utili

Frida Kahlo – Il caos dentro, dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021

  • Sede: Milano, Fabbrica del Vapore, via G.C. Procaccini 4
  • Orari: da lunedì a venerdì: 9.30–19.30. Sabato: 10–20. Sabato, domenica e festivi: 9.30–21
  • Biglietti: da 10 a 18 euro
  • Info e prenotazioni: prenotazioni@mostrafridakahlo.it / tel. 351.8403634