Le costellazioni del cielo di primavera

costellazioni del cielo di primavera
La costellazione di Boote. Foto Marco Meniero

Osserviamo le costellazioni del cielo di primavera: dopo il lungo inverno non c’è nulla di più rilassante che recarsi in alta montagna, passeggiare di giorno e osservare il cielo notturno. Le temperature iniziano a essere abbastanza gradevoli e per gli amanti delle galassie il periodo è più che mai propizio.

Boote

Molti miti narrano le sue origini. In una leggenda era il figlio di Callisto e di Zeus, si chiamava Arcade ed era capostipite degli abitanti della regione omonima. La madre era una ninfa di Artemide (Diana) e aveva giurato di rimanere vergine, tuttavia Zeus, se ne invaghì e dopo essersi tramutato in un orso, si unì a lei. La dea, scoperta la gravidanza, la trasformò in orsa. Lo stesso trattamento, in un altro mito, le fu riservato da Era (Giunone), la moglie di Zeus.

Arcade stava per ucciderla durante una battuta di caccia, Zeus intervenne e la salvò, portandola in cielo e trasformandola nella costellazione dell’Orsa Maggiore. In greco “Boote”significa “Pastore”, si narra anche che fosse il figlio di Cerere e che avendo inventato l’aratro, ottenne, per intercessione degli Dei, un posto fra le costellazioni. Secondo altri racconti, questa costellazione suggerisce il mito dell’ateniese Icario che apprese dal Dio Bacco l’arte di produrre il vino. L’uomo iniziò a viaggiare per la Grecia per rivelare la sua tecnica. Alcuni concittadini attici si ubriacarono e pensando si trattasse di veleno, lo uccisero, gettandolo in un pozzo. La figlia Erigone, insieme al suo cane Maira, andò a cercarlo e quando lo trovò, si uccise per la disperazione. Per questo motivo Zeus trasformò Icario nella costellazione di Boote, la figlia in quella della Vergine e il fido animale nelle costellazioni del Cane Minore o Maggiore.

Questa costellazione si riconosce con molta facilità grazie ad Arturo la sua stella principale che è la più brillante dell’emisfero boreale, brilla, infatti, con una magnitudine pari a zero e dista da noi circa trentasette anni luce. Se la cercherete in cielo, scorgerete una stupenda stella luminosa di colore arancione. Fra le varie componenti di questa costellazione è famosa Epsilon Bootes o “Pulcherrima”: una stella doppia. La sua primaria è di colore giallo – arancione, mentre la secondaria, di uno sfolgorante blu.

Corona Boreale

Questa costellazione ha stimolato l’immaginazione di molti popoli del passato che hanno apprezzato la sua strana forma, simile a un cerchio incompiuto. Era conosciuta dai Persiani e dagli Arabi che l’avevano nominata il “Vassoio Derviscio”, la “Ciotola dell’Elemosina”, ma anche il “Vassoio Rotto”. I Latini, invece, la conoscevano come “Corona di Arianna”, “Corona di Creta”, “Vergine Minoica” e “Stella di Arianna”.

Non tutti sanno che le leggende, riguardanti questa costellazione, ruotano intorno alle gesta di Teseo e all’uccisione del Minotauro. Questa creatura mostruosa, metà uomo e metà toro, era nata dall’amore fra Pasifae, la regina di Creta e un bellissimo toro bianco.

Ogni nove anni, sette giovani e sette ragazze ateniesi erano inviate a Creta per essere sacrificate al Minotauro. Teseo, erede al trono di Atene, si confuse tra le vittime sacrificali per tentare di liberare la sua città da quel feroce tributo. La figlia del re di Creta s’innamorò di lui e gli regalò un gomitolo dorato per guidarlo sin dentro al labirinto.

Teseo, in questo modo, fu in grado di uccidere il Minotauro.

Tuttavia, seppur le avesse promesso di portarla ad Atene per sposarla, l’abbandonò sull’isola di Nagzo. Il dio Dionisio le donò una corona di gioielli per consolarla. Quando lei mori, il Dio decise di riprendere la corona per collocarla in cielo.

In altre due versioni la costellazione rappresenta il filo dorato donato a Teseo, mentre in un’altra storia mitologica, la ghirlanda lanciata da Dionisio durante il matrimonio fra Teseo e Arianna. A livello astronomico, non presenta grandi particolarità: è una piccola costellazione compresa fra Ercole e Boote. La sua stella principale è conosciuta come Gemma o Alphekka, ha una magnitudine pari a 2.2 e dista da noi circa settantacinque anni luce. La strana forma di questa costellazione si presta all’osservazione con i binocoli a grande campo.

Leone

Ai tempi dei Babilonesi, durante il periodo più caldo dell’anno, il sole si trovava all’interno della costellazione del Leone. Il termine “Solleone” significa, infatti, “il Sole nel Leone”. Se con questa premessa è stata svelata una piccola curiosità, permane un alone mistero sul reale significato di questa costellazione, poiché esiste una vera e propria diatriba fra storici. Alcuni sostengono che il leone sia stato celebrato dagli antichi per la sua potenza e vigorosità, vari miti, invece, collegano tale costellazione al combattimento fra Eracle e il leone di Nemea. L’episodio delle “Dodici fatiche di Ercole” è ben conosciuto: il figlio di Zeus, ancora sedicenne, affrontò con la sola forza delle braccia una belva, che pareva invincibile. Lo braccò sino all’interno della sua tana, e dopo averlo ucciso e scuoiato, utilizzò la sua pelliccia come mantello. Da un punto di vista astronomico, invece, è una delle costellazioni più interessanti. Il primo giorno del mese di marzo, culmina a mezzanotte, tuttavia, è facilmente osservabile anche tra dicembre e giugno. La sua stella principale, di colore bianco, è Regolo, il suo nome significa “Piccolo Re” e dista da noi settantasette anni luce. Merita attenzione anche Gamma Leonis (Algieba) una bellissima stella doppia che è ben osservabile anche con piccoli strumenti. La peculiarità del Leone è di essere il regno di molte galassie, visibili con strumenti semiprofessionali. Per questo motivo è indispensabile possedere un telescopio da almeno trenta centimetri di diametro e osservare sotto un cielo limpido.

Chi possedesse un binocolo 20×80 non dovrà disperarsi: potrà cercare le galassie a spirali M65 e M66, rammentando che distano da noi circa venticinque milioni di anni luce. Non male come viaggio!

Vergine

Nel corso della storia, questa costellazione ha sempre rappresentato una figura femminile: da Ishtar, la dea della fertilità babilonese, ad Astrea, la figlia di Astreo, il padre delle stelle, sino a Eos, la dea dell’Aurora. Secondo alcuni miti rappresenterebbe Dike, la dea greca della Giustizia. Figlia di Zeus e Temi, era sorella delle Ore, Eunomia (legalità) ed Eirene (pace) che governavano la fecondità dei campi e il corso delle stagioni. Dike dimorava sulla Terra, quando suo padre Crono (Saturno) governava ancora l’Olimpo, durante l’Età dell’Oro. Zeus lo detronizzò ed ebbe inizio l’Era dell’Argento, un periodo tetro, in cui gli uomini, al posto di onorare gli Dei, iniziarono a divenire violenti. Dike li ammonì molteplici volte e alla fine, scacciata dalle loro colpe, decise di ascendere in Cielo, collocandosi fra le stelle dello Zodiaco.

Similmente alla Costellazione del Leone, anche quella della Vergine, ospita molte galassie, fra cui undici oggetti Messier che sono facilmente visibili attraverso i telescopi amatoriali.

È la regina delle notti di primavera, dato che culmina in cielo alla mezzanotte del primo di Aprile. Confina a nord con la Chioma di Berenice e Boote e a Est con la Bilancia e il Leone. Uno degli oggetti più affascinanti da cercare, durante le notti di luna nuova è M104, la galassia “Sombrero”, così nominata per la sua curiosa forma. È molto affascinante “navigare” con un binocolo gigante, sotto un cielo molto scuro di alta montagna fra Omicron ed Epsilon Virginis dirigendosi verso la Chioma di Berenice. In questa zona sono visibili, decine di galassie. Alla fine del XVIII, Herschel scoprì in quella zona celeste, centinaia di galassie spirali. Questa regione, interessò anche le antiche popolazioni arabe che la nominarono: “Il ritiro dei cani ululanti”.