Mondovì (CN) – Kandinskij al museo della Ceramica sino al 3 febbraio 2019

Restauro vaso kandinskij

Dove: Mondovì
Dal: 16-11-2018
Al: 03-02-2019

Da oggi fino al 3 febbraio 2019 la Fondazione CRC presenta nella sede del Museo della Ceramica di Mondovì un nuovo progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Comune di Bergamo, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Il dipinto Spitz-Rund, realizzato da Wassilij Kandinskij nel 1925 e parte della Collezione della GAMeC dal 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani, è il protagonista della mostra che svelerà al pubblico gli esiti dell’intervento di studio e consolidamento realizzato negli ultimi mesi dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, che consente ora di presentarlo con un significativo corredo di informazioni, utili per una sua migliore comprensione e per la sua futura conservazione.

Il percorso espositivo, strutturato in tre differenti sezioni, permette infatti al visitatore di scoprire l’opera da molteplici prospettive: dalla poetica dell’artista alla tecnica esecutiva, sino alla lettura delle fragilità del dipinto che, a causa dei materiali costitutivi e della sua storia conservativa, ha richiesto un impegno attento e accurato.

La mostra apre con una sequenza di pannelli esplicativi corredati da una rassegna di immagini che permettono di osservare dettagli dell’opera non facilmente distinguibili a occhio nudo, per proseguire con il racconto delle analisi condotte sul dipinto: la seconda sala dell’esposizione ospita infatti la perfetta riproduzione di un laboratorio di restauro, in cui sono allestite le strumentazioni utilizzate per lo studio dell’opera.
Il pubblico sarà quindi invitato a compiere una sorta di viaggio, passo dopo passo, nel lavoro di studio, osservazione tecnica, indagine diagnostica e restauro, sino allo svelamento dell’opera d’arte.

Kandinskij (1866-1944) dipinge Spitz-Rund durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar. L’influenza della scuola è evidente, al punto che l’opera può esserne considerata una sintesi: essa è, infatti, il frutto dell’elaborazione di un nuovo linguaggio artistico di Kandinskij che in questa fase della sua vita riconduce le linee, prima libere di fluttuare nello spazio pittorico, a forme elementari come rette, cerchi e triangoli.
Il titolo dell’opera significa “aguzzo-rotondo”, chiaro riferimento alle figure geometriche che la compongono: nel campo monocromo, infatti, geometrie e linee si sovrappongono nello slancio verticale del dipinto, in un dialogo tra forme, suoni e colori. Questi ultimi hanno per l’artista precise corrispondenze: “il triangolo è sempre giallo e risulta tagliente e imprevedibile”, paragonato al suono squillante della tromba, “il cerchio, invece, è figura semplice, complessa e misteriosa, simbolo dell’universo” e viene associato al colore blu, profondo e puro, e al suono grave del contrabbasso o del violoncello, o a quello profondo dell’organo.

L’opera dimostra l’internazionalità della Raccolta donata nel 1999 dall’imprenditore bergamasco Gianfranco Spajani e da sua moglie Luigia alla Città di Bergamo che include, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento – tra cui Enrico Baj, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Massimo Campigli, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio –, anche una variegata selezione di artisti stranieri quali Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta.

Photo credit: Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”