Osserviamo il cielo invernale

nebulosa Testa di Cavallo
La nebulosa Testa di Cavallo. Foto Valerio Zuffi

Osserviamo le costellazioni invernali, perchè in questa stagione il cielo è puntellato di corpi celesti stupendi. Tutti amiamo osservare il cielo in estate: dalla spiaggia, dal terrazzo di un rifugio di montagna, a bordo di una barca. Solo gli astrofili apprezzano la volta stellata durante l’inverno.

nebulosa M42
La nebulosa M42. Foto Cristina Cellini

Orione

Ci sono varie leggende che narrano le vicissitudini di Orione. In una si vantò con Artemide, dea della caccia e della Luna, di essere il più abile fra i cacciatori. Gea (la Terra) punì la sua presunzione facendolo pungere da uno scorpione spuntato da una spaccatura del terreno. Un altro mito narra l’amore di Artemide per Orione. A causa di questa forte passione, la dea trascurò il suo compito principale: rischiarare il cielo notturno. Suo fratello Apollo, profittando di un’uscita in mare di Orione, la sfidò a colpire con una freccia ciò che tra le onde pareva solo un punto confuso. La dea lo colpì a morte e il suo corpo fu restituito alla terra dalla corrente. Zeus, mosso da compassione, trasformò il cacciatore in una costellazione e lo mise insieme ai suoi cani, accanto alle Pleiadi nella costellazione del Toro. Un’altra storia narra che Orione s’innamorò delle Pleiadi e le inseguì. Le sette sorelle vagarono fra i campi della Beozia, sino a quando gli dei le mutarono in colombe, eternando la loro immagine fra le stelle. Proprio per questo motivo, osservando il cielo, Orione pare inseguirle. La costellazione di Orione è composta da centoventi stelle dalla magnitudine superiore alla sesta. Il nome della stella Betelgeuse (Alpha Orionis) deriva dall’arabo e significa “spalle del gigante”. Un’altra stella degna di attenzione è Rigel “la gamba sinistra del gigante”, una supergigante di magnitudine 0.1 dal colore bianco-azzurra. Con un telescopio di medio diametro, facendo un po’ di attenzione, è possibile notare la piccola compagna situata a circa nove secondi d’arco che ha una magnitudine inferiore, pari a 6.7. Zeta Orionis, invece, è la stella piu’ a sud della costellazione, ospita una famosa nebulosa oscura, invisibile a occhio nudo (tranne rare eccezioni) denominata “testa di cavallo” per la sua particolare forma. Tuttavia l’oggetto più affascinante, visibile anche a occhio nudo come debole macchietta è M42, la Grande Nebulosa di Orione. La sua visione con un binocolo da cento millimetri di diametro è da mozzare il fiato. Pare una farfalla con le ali spiegati in un cielo scuro, come velluto nero, incastonato da pietre preziose.

Cane Maggiore

Gli antichi greci lo chiamavano Laelaps, un cane così veloce da battere una volpe. Per questo motivo, Zeus lo premiò, ponendolo in cielo. Un altro mito racconta che attendeva paziente, insieme al Cane Minore, sotto la tavola dei Gemelli. In cielo, infatti, fra le due costellazioni rifulgono altre stelle che rappresenterebbero gli avanzi di cibo gettati ai due animali. In un altro racconto è l’affidabile compagno di caccia di Orione: nelle mappe stellari i suoi occhi pare fissino la costellazione della lepre. La Costellazione del Cane Maggiore ospita la stella più luminosa del cielo: Sirio che in realtà è una stella doppia. È celebre fra gli astrofili per la sua compagna Sirio B, una nana bianca, soffocata dal bagliore della principale. Il suo periodo di rivoluzione, infatti, è di ben quarantanove anni e undici mesi, mentre la distanza media è compresa fra i 3” e gli 11.5” che raggiungerà nel 2025, anno in cui sarà possibile tentare di percepirla attraverso dei telescopi amatoriali. Osservando con un binocolo a circa quattro gradi da Sirio, ci s’imbatterà in M41, un ammasso stellare aperto che dista da noi duemilaquattrocento anni-luce.

Pleiadi
Le Pleiadi. Foto Cristina Cellini

Toro

Esaminando le mappe celesti illustrate è possibile percepire un toro emergere dalle onde. La leggenda vuole che Zeus si tramutasse in un possente toro bianco mescolandosi alle mandrie di Agenore per tentare di rapire la sua bellissima figlia Europa, mentre giocava sulla riva di un fiume. La giovane fu attratta dallo stupendo animale: salì sulla sua schiena e fu trasportata a nuoto sino all’isola di Creta, dove il Dio le propose di diventare la sua amante. Minosse, nato dal loro amore, è famoso per la costruzione del palazzo di Cnosso dove si tenevano giochi di abilità con i tori. Questa costellazione è composta da centoventicinque stelle. La più luminosa è Alfa Tauri, meglio conosciuta come Aldebaran, che in arabo significa “l’inseguitrice”. È una stella gigante di colore arancio, se la ponessimo all’interno del nostro sistema solare, arriverebbe a sfiorare Mercurio. All’interno di questa costellazione ci sono due ammassi stellari aperti molto famosi: le Pleaidi e le Iadi. Le Pleiadi secondo la mitologia erano le figlie di Atlante (ll titano condannato a reggere la terra sulle spalle per l’eternità) e di Pleione, il loro nome deriva dal greco. Grazie alla loro visibilità furono osservate anche dagli Aztechi, dai Maya, catalogate dai cinesi nel 2357 a.C. e rammentate nei racconti degli Cheyenne. A occhio nudo, se volgerete lo sguardo a destra della costellazione di Orione, potrete osservare un asterisma composto da sei, sette stelle azzurre e luminose. Sono un oggetto celeste meraviglioso se osservato con un binocolo astronomico. Ne consiglio vivamente l’osservazione con almeno un 20×80 di alta qualità. Un’altra formazione degna di nota è la nebulosa M1, la famosa Nebulosa del Granchio, in un binocolo 20×100 apparirà come una lieve chiazza circolare, mentre inizierà a mostrare il suo splendore, attraverso telescopi di grande diametro. Le Iadi, invece, compongono la testa del Toro, anch’esse erano conosciute in epoca antica, Il loro nome risale all’Antica Grecia, intorno al 1000 a. C, erano ninfe, figlie di Atlante e sorelle delle Pleiadi. I romani, invece, le avevano nominate Sidus Hyantis, ossia apportatrici di pioggia.

nebulosa Eschimo
la nebulosa Eschimo, o nebulosa Clown. Foto di Valerio Zuffi

Gemelli

Secondo la mitologia Greca, Leda tradì il re di Sparta, Rindao. Dall’unione con Zeus (Giove) furono generate due uova: da uno nacquero Polluce ed Elan, immortali, dall’altro Castore e Clitennestra, mortali perché figli di Tindardo. Castore e Polluce crebbero come gemelli e parteciparono a varie spedizioni degli Argonauti, in una di esse conobbero due splendide fanciulle, già promesse a un’altra coppia di gemelli, Idas e Linceo: li sfidarono in combattimento e Castore fu trafitto dalla spada di Linceo che fu poi ucciso da Polluce. Idas provò a freddare quest’ultimo, ma fu folgorato a morte da Zeus. Il dio dell’Olimpo concesse loro di vivere un giorno agli inferi e uno nel suo regno. Gli dei, per premiare il loro amore fraterno, li trasportarono in cielo, dove formarono l’omonima costellazione. Nelle mappe celesti, sono sempre raffigurati come due giovani abbracciati e spesso dotati di lira e arco. La costellazione dei Gemelli culmina a mezzanotte durante gennaio, è molto grande, si estende per oltre cinquecento gradi ed è composta da settanta stelle di magnitudine superiore alla sesta. Per i Babilonesi annunciavano l’equinozio di primavera. Ora, a causa della precessione, il Sole raggiunge la massima declinazione in questa costellazione durante il solstizio estivo. Al suo interno è possibile ammirare M35, uno stupendo ammasso aperto formato da circa trecento stelle e situato a 2200 anni luce da noi. Fu scoperto da Messier nel 1764. Chi possiede un telescopio di medio diametro, invece, potrà cercare NGC 2392, una nebulosa planetaria di nona magnitudine, anche definita “maschera di Clown” a causa della sua strana forma, visibile nelle fotografie a lunga posa. Da non dimenticare Castore che in realtà è un sistema stellare multiplo, scoperto dal Cassini nel 1678 e poi studiato in seguito da Bradley nel 1718 e da Herschel nel 1803. Grazie al movimento delle due stelle principali l’astronomo concluse che la legge di gravitazione di Newton è davvero universale.