Tramonti, il “polmone verde” della Costiera Amalfitana, è una terra ricca di prodotti di alta qualità, custode di biodiversità, antichi mestieri e tradizioni preziose. Tradizioni come quella della pizza, che affonda le radici nella cultura di tutte le famiglie della comunità locale, tanto che dal 2010 Tramonti è l’unico comune italiano ad aver ottenuto il riconoscimento del marchio De.Co. (denominazione comunale). 

Le origini della pizza di Tramonti

“La nascita della pizza nel nostro paese risale al Medioevo,” racconta Vincenzo Savino, presidente dell’Associazione Pizza Tramonti, “quando nei forni rurali si usava preparare una panella di farina di segale, miglio e orzo che veniva consumata appena sfornata, insaporita con spezie e lardo. Negli anni la tradizione si è rafforzata: agli inizi del Novecento, la maggior parte delle famiglie aveva in casa il forno a legna per fare il pane biscottato di farina di grano integrale; ogni qualvolta si preparava la famosa “cotta di pane”, era un rito fare la pizza con lo stesso impasto e veniva condita con pomodori “sponsilli” (tenuti in conserva sotto i porticati) o Re Fiascone, con olio di oliva, aglio, origano, sugna e anche qualche cubetto di lardo.” 

A partire dal secondo dopoguerra, molti abitanti di Tramonti, con questa tradizione nel cuore, dovettero lasciare il proprio paese in cerca di fortuna nel nord Italia e all’estero. Primo fra tutti, Luigi Giordano: dopo aver finito la leva a Novara, aprì un caseificio per produrre fior di latte, prodotto sconosciuto in quella zona. Poi nel ’53 arrivò il colpo di genio: l’inaugurazione della prima pizzeria, utilizzando il fior di latte invenduto. Il successo immediato diede inizio a un’emigrazione nel segno della pizza, tanto che oggi si contano più di duemila pizzerie “tramontane” in giro per il mondo. 

Pizza di Napoli, pizza di Tramonti

Agriturismo ristorante “Da Regina”, loc. Campinola, Tramonti – ©Enrico Caracciolo

Gli intenditori lo sanno bene: c’è la pizza di Napoli e c’è la pizza di Tramonti. Le differenze? Tempi e temperatura di cottura. Quella di Napoli si cuore a 450 gradi mentre quella di Tramonti a una temperatura che va dai 300 ai 350 gradi. Anche l’impasto è diverso: la pizza tramontana è preparata con farina integrale ed è per questo che i tempi di cottura sono più lunghi (si arriva fino ai tre minuti, mentre per la napoletana siamo intorno al minuto).

La progenitrice della pizza di Tramonti è quella tradizionalmente chiamata “nera” per l’impasto a base di farina meno raffinata e storicamente legata al giorno della commemorazione dei defunti. Il cimitero di Tramonti, infatti, è distante da tutte le frazioni ed era raggiungibile solo a piedi, quindi le donne portavano le pizze per tutta la famiglia, che poteva consumarle lungo la camminata e durante le veglie notturne.

Sul numero 286 (dicembre 2020-gennaio 2021) di Itinerari e Luoghi, disponibile in edicola e online, trovate maggiori informazioni, curiosità e un itinerario dedicato alla valle di Tramonti.
Qui trovate invece tutti i nostri consigli di viaggio.