
Sulle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco il racconto del vino smette di parlare soltanto di bottiglie, degustazioni e paesaggi. Succede quando il ronzio delle api diventa il sottofondo di una nuova idea di viticoltura. Un’idea che qui, tra le pendenze ripide dei vigneti eroici e i ciglioni patrimonio UNESCO, prende forma concreta attraverso progetti che parlano di biodiversità, suolo, ricerca scientifica e sostenibilità reale. Da questi elementi nasce il filo conduttore di questo itinerario: dalle api del progetto Eno-Bee alle pratiche agronomiche del programma Carbovit, passando per cantine storiche e aziende biologiche che stanno trasformando la denominazione più celebre del Prosecco in un laboratorio a cielo aperto.
Le colline di Conegliano e Valdobbiadene non sono soltanto uno dei paesaggi viticoli più iconici d’Italia. Sono anche un territorio dove la sostenibilità è diventata una necessità prima ancora che una strategia di marketing. Qui le vigne si arrampicano su pendenze che arrivano fino al 70%, la vendemmia è ancora largamente manuale e servono fino a 800 ore di lavoro per ettaro all’anno contro le circa 150 della pianura. Dunque un’agricoltura difficile, faticosa, spesso definita “eroica”, che negli ultimi anni ha avviato un serio dibattito sul proprio futuro.
Conegliano Valdobbiadene, cuore storico del Prosecco Superiore
Per capire questo territorio bisogna partire dalla sua identità. Conegliano Valdobbiadene è il cuore storico del Prosecco Superiore DOCG: quindici comuni in provincia di Treviso, a circa cinquanta chilometri da Venezia e poco più di cento dalle Dolomiti. Qui la cultura del vino è parte integrante del paesaggio da secoli: basti pensare che nel 1876 a Conegliano nacque la prima Scuola Enologica italiana, lo storico istituto Cerletti, mentre nel 1923 venne fondato l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura. Ancora oggi ricerca, formazione e innovazione rappresentano una delle anime più forti della denominazione.
Nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono diventate Patrimonio UNESCO come paesaggio culturale, riconosciuto come risultato dell’interazione tra uomo e natura. Basta percorrere le strade che attraversano Rolle, Guia, Santo Stefano o le Rive di Colbertaldo per capirne il motivo: una trama continua di vigneti, boschi, borghi e ciglioni che disegna un mosaico agricolo unico.
Ed è proprio il paesaggio uno dei temi centrali del nuovo approccio del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. Non più soltanto produzione, ma tutela del terroir. Lo spiega bene il presidente del Consorzio Franco Adami: «il futuro non può essere l’esasperazione tecnica della viticoltura, ma la conservazione del territorio nel modo più integro possibile».
Un cambio di paradigma che passa attraverso il blocco dei nuovi impianti introdotto nel 2019, il divieto di utilizzo del glifosato e l’espansione delle certificazioni SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), già presenti su circa il 42% della superficie vitata con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2029.
Eno-Bee, le api come sentinelle della biodiversità
Fra le tappe più simboliche di questo itinerario spicca certamente quella che conduce tra le arnie del progetto Eno-Bee. Qui le api non sono soltanto produttrici di miele: diventano indicatori biologici dello stato di salute dell’ecosistema. A raccontarlo è Mariagrazia De Belli, responsabile e anima del progetto nato nel 2018 tra il Collio e le colline del Valdobbiadene.
«Volevamo dimostrare una sostenibilità ambientale concreta attraverso un elemento semplicissimo: il miele. Il miele rassicura, appartiene alla memoria collettiva, ma soprattutto racconta quanto un ambiente sia in equilibrio», spiega.
L’idea iniziale sembrava quasi provocatoria: reinserire le api in territori dove l’apicoltura aveva progressivamente perso spazio e dove questi insetti avevano sofferto sia per i cambiamenti nella gestione agricola sia per l’arrivo della Varroa, il parassita che ha decimato intere colonie. «Ci dicevano che eravamo pazzi – racconta De Belli – ma alcune aziende hanno deciso di mettersi in discussione. Da semplici aziende viticole si sono trasformate in piccole aziende apistiche».
Oggi il progetto coinvolge 43 aziende, una ventina delle quali nel territorio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco, con oltre 230 apiari monitorati. Si controllano gli indici di moria, i residui su cera, miele e polline, le eventuali criticità ambientali. I risultati, raccontano i promotori, sono incoraggianti. Gli episodi problematici sono stati rari e rapidamente risolti, segno che il dialogo tra viticoltori e apicoltori può funzionare davvero.
Perché le api sono importanti anche per la vite
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi durante la visita riguarda il rapporto tra api e vite. La vite, tecnicamente, non avrebbe bisogno delle api per la fecondazione. I suoi fiori si autofecondano attraverso un processo chiamato cleistogamia, definito poeticamente “nozze al buio”. Eppure la presenza delle api nei vigneti produce effetti concreti.
Il fiore della vite non è nettarifero ma è ricco di polline, fondamentale per l’alimentazione delle api. Le bottinatrici, attirate da questa matrice proteica, stimolano lo “scaliptramento”, cioè l’apertura del fiore, favorendo la formazione dell’acino. Secondo gli apicoltori, nei vigneti vicini agli apiari si nota spesso una produttività differente.
Ma non è tutto. A ridosso della raccolta, quando le fonti nettarifere diminuiscono, le api si avvicinano agli acini maturi interessate agli zuccheri superficiali. A differenza di vespe e calabroni, che danneggiano il grappolo con l’apparato boccale masticatore, le api utilizzano la ligula e rilasciano sostanze come propoli e acqua ossigenata che possono aiutare a disinfettare e cicatrizzare l’acino. «È un equilibrio delicatissimo, che racconta quanto la biodiversità sia molto più complessa di quanto spesso immaginiamo» osserva De Belli.
Bottega, l’apiario tra i filari
Tra le aziende che hanno aderito con convinzione a Eno-Bee c’è Bottega, dove gli apiari sono diventati parte integrante del paesaggio aziendale. Qui la relazione tra viticoltura e apicoltura si percepisce immediatamente. Le arnie convivono con i filari e con le pratiche di gestione del vigneto. Sono stati esclusi alcuni trattamenti, introdotte essenze mellifere e pratiche come il sovescio per aumentare l’indice di biodiversità.
«La sostenibilità è una parola abusata – prosegue De Belli -. In realtà bisogna dimostrarla». Ed è forse questo il punto più interessante dell’esperienza nel Conegliano Valdobbiadene: il tentativo di trasformare i concetti di biodiversità e sostenibilità in pratiche misurabili.
Antica Quercia, il biologico controcorrente
L’itinerario prosegue all’Antica Quercia, azienda vitivinicola biodinamica in località Scomigo che già nel 2007 decise di convertire la produzione al biologico, quando ancora il tema non era al centro del dibattito. La tenuta, nata negli anni Sessanta e rimasta per decenni pressoché invariata, oggi conta circa trenta ettari tra vigneti, ulivi e melograni. Dal 2018 l’azienda segue anche pratiche biodinamiche e produce internamente compost utilizzando raspi, vinacce e letame. Un modello circolare che punta all’autosufficienza energetica e agricola. I pannelli fotovoltaici per una potenza di 92 kW coprono buona parte del fabbisogno energetico, mentre la filosofia produttiva resta fortemente legata all’identità territoriale.
Qui il Conegliano Valdobbiadene DOCG viene interpretato in chiave artigianale, con particolare attenzione ai rifermentati in bottiglia e ai vini ancestrali. Passeggiare tra i vigneti dell’Antica Quercia significa entrare in un paesaggio dove il bosco continua a occupare ampie porzioni di territorio e dove la biodiversità non è solo una dichiarazione d’intenti. Dall’anno scorso è aperto al pubblico anche l’agriturismo “La Ghiandaia”, evoluzione di un concetto di vivere il territorio in maniera pienamente etica e sostenibile. Tra le esperienze da vivere in zona c’è il Cammino del Prosecco, percorso di 52 chilometri tra Vidor e Vittorio Veneto, che si snoda tra borghi, vigneti e panorami unici.
Viticoltori “eroici” e pionieri della sostenibilità
Se oggi il Conegliano Valdobbiadene parla diffusamente di sostenibilità lo si deve ad alcune realtà visitate nel corso dell’itinerario come Riva Granda e Perlage, entrambe a Farra di Soligo. Perlage è stata tra le prime a credere nel biologico e nella necessità di una viticoltura più rispettosa del territorio. Qui il rapporto con il paesaggio UNESCO è evidente: vigne ripide, lavorazioni manuali, grande attenzione al suolo e alle pratiche agronomiche.
La visita consente anche di comprendere meglio cosa significhi davvero “viticoltura eroica”. Non è soltanto una definizione suggestiva: in queste colline molte operazioni sono ancora eseguite manualmente, perché le forti pendenze rendono impossibile la meccanizzazione spinta. È un’agricoltura che richiede tempo, precisione e presenza costante.
Da Riva Granda, azienda agricola di Col San Martino, frazione di Farra di Soligo, nel cuore dell’area del Conegliano Valdobbiadene DOCG, la produzione vitivinicola si intreccia con una forte valorizzazione del territorio e dell’ospitalità rurale. Accanto al vitigno Glera, l’azienda custodisce varietà storiche come Perera, Bianchetta e Verdiso, mantenendo un legame diretto con la tradizione enologica locale. La lavorazione delle uve, con particolare attenzione alla qualità e alla sostenibilità, punta a esprimere l’identità delle colline trevigiane. A questa attività si affianca Borgo Riva Granda, l’agriturismo dell’azienda: una struttura ricettiva immersa nei vigneti, ricavata dal recupero di edifici rurali e pensata per un’accoglienza familiare e autentica. Qui il soggiorno si lega all’esperienza del vino, con degustazioni, percorsi tra le vigne e turismo lento, rafforzando il rapporto tra impresa agricola, paesaggio e cultura del Prosecco Superiore.
Carbovit, il progetto che vuole eliminare l’azoto chimico
Api, sì. Ma un altro capitolo assai interessante di questo itinerario ha riguardato il progetto Carbovit, sviluppato nell’ambito della Green Academy del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. L’obiettivo è tanto semplice quanto ambizioso: ridurre progressivamente l’utilizzo di azoto chimico nei vigneti sostituendolo con sostanza organica.
Il progetto coinvolge diverse aziende del territorio, tra cui Bepin De Eto, Malibran, Borgoluce, Vazzoler, Mongarda e Lucchetta Marcello, con prove sperimentali differenziate tra compost, letame, cover crop, stallatico pellettato e sovescio, il tutto sotto il coordinamento scientifico di agronomi, tecnici e ricercatori del Dipartimento di Agraria dell’Università di Padova.
Le analisi riguardano sia la qualità dell’uva sia il suolo: fertilità, rapporto carbonio-azoto, presenza di metalli pesanti, biodiversità microbica, funghi, batteri e persino lombrichi, considerati indicatori fondamentali della salute del terreno e potenti alleati nell’ambito del progetto.
Il problema da affrontare è legato direttamente all’evoluzione climatica, poiché le precipitazioni annuali non sono diminuite drasticamente, ma sono distribuite in modo sempre più irregolare: grandi piogge concentrate in pochi periodi e lunghi mesi di siccità estiva. La risposta al problema, secondo i promotori del progetto, sta proprio nel suolo. Aumentare la sostanza organica significa trasformare il terreno in una sorta di spugna capace di trattenere acqua più a lungo. Un incremento dell’1% di sostanza organica può equivalere a circa 70 millimetri d’acqua trattenuta nel terreno.
Ma c’è anche un’altra questione: l’azoto chimico è fortemente climalterante. Durante il processo di trasformazione batterica si produce protossido di azoto, un gas serra con un impatto molto superiore alla CO2. Per questo Carbovit vuole dimostrare che una viticoltura con meno azoto chimico è possibile.
Il suolo come alleato del vigneto
Il vero protagonista del progetto Carbovit è il suolo: per anni il terreno è stato considerato quasi esclusivamente un supporto fisico per la vite. Oggi invece la ricerca parla di microbiologia, simbiosi radicali, biodiversità sotterranea. Funghi e batteri aiutano le radici ad assorbire nutrienti, migliorano la resilienza della pianta agli stress idrici e contribuiscono alla fertilità naturale.
Perfino i lombrichi diventano indicatori preziosi: scavano gallerie, muovono sostanza organica, favoriscono il riciclo dei nutrienti. È una visione completamente diversa della viticoltura, più lenta ma anche più sistemica.
Bepin De Eto, tra ricerca e paesaggio
Tra le aziende coinvolte in Carbovit, Bepin De Eto rappresenta un interessante esempio di collaborazione tra produzione e ricerca. Qui le prove sperimentali vengono condotte su differenti parcelle di vigneto, confrontando gestione aziendale tradizionale, fertilizzazione organica e utilizzo di azoto chimico.
Le colline intorno raccontano perfettamente l’identità del Conegliano Valdobbiadene: vigneti stretti tra boschi, pendii scoscesi, piccoli terrazzamenti e un paesaggio modellato nei secoli dal lavoro umano. È proprio questo rapporto stretto tra uomo e ambiente ad aver convinto UNESCO a riconoscere le colline come paesaggio culturale.
Nino Franco e il Vigneto Collezione
Il viaggio nel Conegliano Valdobbiadene non può prescindere da una tappa da Nino Franco, una delle cantine simbolo della denominazione. La storia dell’azienda inizia nel 1919, quando il bisnonno Antonio Franco acquistò una piccola proprietà a Valdobbiadene. Oggi la cantina esporta gran parte della produzione all’estero, contribuendo alla diffusione internazionale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Accanto alla produzione contemporanea, Nino Franco custodisce anche un patrimonio genetico prezioso: il Vigneto Collezione. Qui sono conservati vecchi cloni di Glera (vitigno a bacca bianca, base principale del Prosecco) e vitigni autoctoni storicamente presenti sul territorio. Un progetto che si collega direttamente alle iniziative del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG dedicate al recupero della biodiversità viticola.
L’obiettivo non è soltanto conservare la memoria agricola del territorio, ma anche salvaguardare variabilità genetica e adattabilità futura delle vigne. L’azienda è anche aperta all’ospitalità di charme: il relais Villa Barberina è una tipica villa veneta immersa in 4 ettari di vigna che offre un’esperienza unica nella Valdobbiadene.
Il Prosecco Superiore oltre gli stereotipi
Uno dei temi affrontati più spesso durante il viaggio riguarda la necessità di distinguere il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG dal grande universo del Prosecco. Il presidente Franco Adami insiste molto su questo punto: «Non tutto il Prosecco è uguale». Conegliano Valdobbiadene rappresenta il vertice qualitativo della piramide produttiva, con una denominazione storica legata a un territorio preciso, a una viticoltura complessa e a un’identità paesaggistica unica. Qui si producono circa 90 milioni di bottiglie all’anno (il 2025 si è chiuso con il dato di 98 milioni), con un valore stimato superiore ai 575 milioni di euro e un export che raggiunge oltre 180 Paesi.
Ma dietro questi numeri c’è soprattutto un tessuto umano fatto di oltre tremila viticoltori, piccole aziende familiari, lavoro manuale e forte radicamento territoriale. È anche per questo che il Consorzio insiste sempre di più sulla definizione completa: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Tra Rive, ciglioni e boschi: l’itinerario da non perdere
Per vivere davvero queste colline bisogna percorrerle lentamente. L’itinerario ideale parte da Conegliano, città della cultura enologica, e si dirige verso le colline di Valdobbiadene attraversando borghi, vigneti e Rive. Le Rive rappresentano una delle espressioni più identitarie della denominazione: microzone caratterizzate da condizioni pedoclimatiche specifiche e da una viticoltura rigorosamente manuale. Tra le tappe più suggestive ci sono Rolle, Guia, Santo Stefano, Colbertaldo e San Pietro di Feletto con un paesaggio che alterna vigneti e boschi in un mosaico continuo. Il 57% del territorio UNESCO è ancora coperto da foreste, mentre i vigneti occupano circa il 30% della superficie. Numeri che aiutano a comprendere come la biodiversità rappresenti davvero un elemento strutturale del paesaggio.
Sostenibilità a tutto tondo: dalla mobilità all’approvvigionamento idrico
La sostenibilità nel Conegliano Valdobbiadene non riguarda soltanto il vigneto. Tra i progetti avviati dal Consorzio c’è anche Eco-Log, dedicato alla riduzione delle emissioni legate al trasporto. L’idea è introdurre mezzi elettrici più piccoli e versatili, capaci di ridurre traffico e impatto ambientale nelle aree collinari.
Altro progetto riguarda invece la gestione delle risorse idriche, con interventi per il recupero dell’acqua piovana e il miglioramento dell’efficienza irrigua sfruttando bacini di raccolta. Temi che fino a pochi anni fa sembravano marginali e che oggi sono diventati centrali per il futuro della denominazione.
Il paesaggio come patrimonio da proteggere
La vera forza del Conegliano Valdobbiadene sta forse proprio qui: nella consapevolezza che il paesaggio non sia soltanto una cornice estetica. È il risultato di secoli di interazione tra uomo e natura: i ciglioni erbosi, le vigne ripide, i boschi, i piccoli borghi e la rete di strade collinari formano un ecosistema fragile che oggi deve confrontarsi con nuove sfide che si chiamano evoluzione climatica, pressione produttiva, turismo crescente.
Perché visitare oggi il Conegliano Valdobbiadene DOCG
Visitare oggi il Conegliano Valdobbiadene significa entrare in un territorio che sta lavorando per ridefinire il proprio equilibrio. Da una parte c’è il successo internazionale del Prosecco, dall’altra la volontà di proteggere un paesaggio fragile e una cultura agricola storica. Per il viaggiatore questo si traduce in un’esperienza che va ben oltre la degustazione.
Si attraversano colline UNESCO dove il lavoro è ancora manuale, si incontrano aziende che sperimentano pratiche agricole innovative, si ascoltano apicoltori parlare di biodiversità e ricercatori spiegare il ruolo dei microrganismi nel suolo.
È un turismo lento, fatto di strade panoramiche, piccoli borghi, cantine familiari e paesaggi che cambiano continuamente con la luce. Ed è forse proprio qui che il Conegliano Valdobbiadene trova oggi la sua autenticità più forte: nella capacità di mettere insieme tradizione e ricerca, memoria agricola e sostenibilità, vino e territorio.
Indirizzi utili
Restaurant Cafè Al Salisà, via XX Settembre 2/4 Conegliano, tel. 0438.24288, mail: ristorantesalisa@libero.it
MaMaGiò, locanda e ristorante, via Roccat e Ferrari 52, Valdobbiadene, tel. 0423.1610754, cell. 331.4770734, mail: info@locandamamagio.com
Marchiori Soc. Agr., via Rialto 3, Farra di Soligo. Tel. 0438.801333, mail: info@marchioriwines.com