Famoso soprattutto per Barolo e Barbaresco, il Piemonte è anche terra di vitigni a bacca bianca. Uno dei più antichi e interessanti è l’erbaluce, molto duttile e versatile, utilizzato per produrre vini diversi tra loro: passiti, spumanti, fermi. Quest’uva si trova soprattutto nel Canavese e nell’area del lago di Viverone, terra di morbide colline che incorniciano un anfiteatro morenico naturale di origine glaciale.

Così G.B, Croce, gioielliere del Duca Carlo Emanuele I di Savoia, decantava questo vino nel 1606: “Elbalus è uva bianca così detta, come albaluce, perché biancheggiando risplende: fa li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio, o sia, la scorza dura: matura diviene rostita, e colorita, e si mantiene in su la pianta assai: è buona da mangiare, e a questo fine si conserva: fa i vini buoni, e stomacali”.

Motivo di vanto per tutti gli abitanti della zona, l’erbaluce è da sempre al centro di affascinanti leggende, che ancora oggi fanno parte della cultura e tradizione popolare. Scopriamo insieme la storia latina della ninfa Alba Lux (Albaluce) a cui deve il nome il vitigno. 

Albaluce, la ninfa di un vino

La leggenda locale narra che “nel tempo dei tempi, sulle colline moreniche lasciate dai grandi ghiacciai, trovavano dimora le ninfe del lago, dei boschi, delle sorgenti […]”. Due di queste divinità, Alba e Sole, erano follemente innamorate ma destinate a non incontrarsi mai. Un giorno, grazie all’intercessione della Luna, i due si incontrarono durante un eclissi e diedero alla luce Albaluce, “con occhi color del cielo, pelle di rugiada e lunghi capelli splendenti come raggi di sole”.

La sua bellezza rapì gli abitanti del paese che presero a offrirle doni e frutti del lago e della collina. Quando i prodotti iniziarono a scarseggiare, gli uomini decisero di scavare un  grande canale per far defluire le acque del lago e ottenere più terre da coltivare; le acque, però, strariparono e allagarono i villaggi circostanti, seminando solamente morte. Triste per l’accaduto, la ninfa Albaluce cominciò a piangere e le sue lacrime, congiunzione di Sole e Alba, diedero vita a lunghi tralci, ricchi di dolci e succosi grappoli di uva bianca. Così nacque il vitigno Erbaluce.  

Il nostro consiglio: dove degustare e comprare l’erbaluce

Cantina Resort Cella Grande – ©Marta Ghelma
  • Aziende Agricola La Masera: tra le colline dell’Anfiteatro morenico di Ivrea, questa azienda agricola di circa cinque ettari, creata dalla passione di un gruppo di amici, vinifica un ottimo Erbaluce Autoctono D.O.C.G.
  • Cantina Resort Cella Grande: ricavato nella sede di un ex convento benedettino del XII secolo restaurato, queso resort offre la possibilità di visita alla cantina, di degustazione e di acquisto di etichette di alta qualità, brandy e grappe ottenuti dai vitigni Erbaluce.

Sul numero 284 (ottobre 2020) di Itinerari e Luoghi, disponibile in edicola e online, trovate maggiori informazioni, curiosità e un itinerario dedicato al lago di Viverone e ai cammini, borghi e santuari tra il Canavese e il Biellese.
Qui trovate invece tutti i nostri consigli di viaggio.