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Monferrato, dove il vino diventa racconto

Tra colline UNESCO, cooperative virtuose e arte d’autore: viaggio lento nel cuore più autentico dell’Astigiano

Monferrato, vitigni Vinchio Vaglio_ph. Marco Giovenco
Monferrato, vitigni Vinchio Vaglio_ph. Marco Giovenco
Monferrato, vitigni Vinchio Vaglio. La Barbera è il principe del territorio_ph. Marco Giovenco

C’è un Monferrato che non si concede di fretta, splendido da visitare in ogni periodo dell’anno. Anche se, per la verità, le atmosfere dipinte fra autunno e inverno donano scenari davvero fiabeschi. Un territorio fatto di strade che si arrampicano morbide tra le colline, di vigneti che seguono la pendenza naturale del terreno e di borghi che custodiscono con passione il tempo fino, talvolta, a fermarlo. Luoghi che invitano a rallentare, ad ascoltare, a degustare. Perché è qui che il viaggio diventa esperienza, soprattutto quando il vino si trasforma in Cicerone d’eccezione.

Siamo tra Vinchio e Vaglio Serra, poco più di mille abitanti in due comuni al centro di una terra di frontiera storicamente contesa fra Asti ed Alessandria. Due comunità piccole ma colme di orgoglio che, da sempre, condividono un destino agricolo profondo. Un angolo di Piemonte dove la viticoltura non è solo produzione, ma identità collettiva, memoria e visione futura.

Monferrato, vitigni Vinchio Vaglio_ph. Marco Giovenco

Colline UNESCO e vigne che raccontano il mare

Lo scenario è unico al mondo: dal 2014 le colline del Monferrato sono Patrimonio Mondiale UNESCO. Non un titolo astratto, ma qualcosa che si percepisce non appena ci si addentra fra le strade di campagna che offrono una vista privilegiata sui profili ondulati dei versanti, sul disegno preciso dei filari e sui suoli chiari che affiorano dopo la pioggia. Qui la terra conserva tracce evidenti di un antico mare, con strati argillosi e sabbiosi punteggiati da fossili marini risalenti fra i 5 e 2 milioni di anni fa.

È su questi terreni che alligna uno dei vitigni simbolo del Piemonte: la Barbera. Un’uva che qui trova condizioni ideali, oggi persino favorite dall’evoluzione climatica, che ha contribuito a maturazioni più complete e profili aromatici più armonici.

Cantina Vinchio Vaglio, Monferrato. Ph. Marco Giovenco

Vinchio Vaglio, la forza della cooperazione

Nel Monferrato la storia del vino passa anche da una scelta controcorrente. Nel 1959, in un momento difficile per l’agricoltura locale, i comuni di Vinchio e Vaglio Serra – rivali per secoli – decisero di unire le forze fondando una cantina cooperativa che è esattamente equidistante dai due paesi. Un lungimirante atto di coraggio compiuto da 19 soci iniziali che, con fredda consapevolezza, firmarono l’atto di costituzione di una cooperativa “a responsabilità illimitata”. Insomma, in caso di debiti o fallimenti ci avrebbero rimesso di tasca loro. Ma si trattava di gente abituata a lavorar sodo, a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a nutrire un progetto di comunità. La scommessa fu vinta e oggi, 67 anni dopo, i viticoltori soci sono quasi 200 per un totale di 500 ettari vitati. Un mosaico di parcelle, spesso su pendii ripidi, impossibili da lavorare in modo intensivo. Qui la meccanizzazione estrema non ha spazio: la viticoltura resta necessariamente artigianale, rispettosa del paesaggio. E tutto questo porta oggi la cantina Vinchio Vaglio a produrre quasi un milione di bottiglie, affiancate da circa 700.000 bag in box di Piemonte DOC suddivise in tre linee da 3 e 5 litri, una scelta che risponde a una logica quotidiana e sostenibile.

Monferrato, vitigni Vinchio Vaglio_ph. Marco Giovenco

Viticoltura a basso impatto e sostenibilità concreta

Uno degli aspetti più interessanti del modello Vinchio Vaglio è l’approccio ambientale. I soci seguono un protocollo di difesa integrata delle vigne, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’uso di fitofarmaci. «Non una bandiera ideologica, ma una pratica quotidiana supportata da consulenze agronomiche e monitoraggi costanti – evidenzia Marco Giordano, Direttore Generale Vinchio Vaglio -. In cantina, l’attenzione all’ambiente si traduce in impianti fotovoltaici, nella scelta di materiali e soluzioni a minore impatto e nell’utilizzo consapevole del bag in box per i vini del Monferrato da consumo giornaliero, riducendo in modo significativo l’energia necessaria per la produzione e il riciclo del vetro. Il modello si ispira anche a un’economia virtuosa: tutti i macchinari impiegati nella cooperativa sono piemontesi e gli stessi dipendenti sono famiglie locali che, non soltanto non hanno abbandonato i luoghi d’origine, ma hanno anche trovato condizioni di sviluppo e prosperità. Credo sia un bell’esempio di presidio concreto del territorio capace di generare indotto».

Vinchio Vaglio, Barbera d’Asti DOCG Vigne Vecchie 50_Ph. Marco Giovenco

Barbera d’Asti e vini identitari

La degustazione in cantina è il modo migliore per comprendere la ricchezza di questo territorio. La Barbera d’Asti DOCG si esprime qui con profumi vinosi, struttura solida e una freschezza che, con il tempo, evolve verso morbidezza e profondità.

Tra le etichette più rappresentative spiccano il Sorì dei Mori – Barbera d’Asti DOCG, nato da terreni argillosi e sabbiosi per raccontare la collina (“sorì” in dialetto) come unità espressiva, con un sorso pieno e coerente. E, ancora, I Tre Vescovi – Barbera d’Asti Superiore DOCG, versione più complessa e strutturata che mostra come la Barbera sappia affrontare il tempo e l’affinamento.

Accanto alla Barbera trovano spazio altri grandi vitigni come Grignolino, Arneis, Nebbiolo e progetti futuri legati alla riscoperta dell’Uvalina, varietà affine al Nebbiolo, che testimonia la volontà di guardare avanti senza perdere il legame con la tradizione.

Un paesaggio agricolo che resta vivo

Visitare Vinchio e Vaglio Serra significa entrare in un mondo che ha scelto di restare fedele alle proprie radici. Niente grandi infrastrutture invasive, niente turismo di massa. Il borgo di Vaglio Serra accoglie nella sua commovente semplicità e fa già sentire a casa: negli ultimi anni diverse famiglie del nord Europa hanno scelto di insediarsi qui, ristrutturare rustici e aprirli a un turismo di quiete e genuinità che si sposa perfettamente all’offerta slow del territorio: passeggiate naturalistiche, cammini, tour in bike ed e-bike. La piazzetta di Vaglio Serra è certamente uno di quei luoghi da cartolina o, com’è meglio dire oggi, instagrammabili poiché dalla chiesetta di San Pancrazio lo sguardo abbraccia un panorama sorprendente che spazia dalla pianura padana a est, il Monviso a ovest, il Mar Ligure nelle giornate limpide a sud fino a sua maestà il Monte Rosa a nord.

Nidi, ph. Vinchio Vaglio

Val Sarmassa e sentieri naturali

Proprio sul versante del monte alle spalle della cantina Vinchio Vaglio è stata recuperata un’ampia area boschiva confinante con la Riserva Naturale della Val Sarmassa, istituita nel 1993 anche dopo una lunga battaglia che ha visto in prima linea la cantina. Sono stati tracciati sentieri di facile fruizione, tra cui il Sentiero dei Nidi, percorso naturalistico ispirato dalle parole dello scrittore e uomo politico vinchiese Davide Lajolo. Un sentiero tra boschi e vigneti, arricchito da aree picnic e suggestivi “nidi” in salice intrecciato, simbolo di tutela ambientale e accoglienza.

Incastonata tra le colline astigiane, la Riserva della Val Sarmassa è un territorio di 250 ettari plasmato dal tempo: boschi, prati e vigneti si alternano in panorami che parlano di geologia e storia contadina. Qui il terreno racconta l’antico mare padano attraverso fossili ben visibili lungo i sentieri, e procedendo a passo lento o in MTB, i percorsi sterrati e le piste forestali si snodano tra vigneti storici e terrazzi vitati, con salite e discese che ripagano con vedute sulle Langhe e sul Monferrato. A ogni passo o pedalata si intrecciano natura e cultura: boschi di roveri e frassini, fauna tipica del sottobosco, aree dove respirare il lavoro millenario della viticoltura eroica e punti d’interesse legati alla tradizione locale.

A tavola nel Monferrato: tradizione senza compromessi

Un itinerario enogastronomico non può prescindere dalla cucina. Nei ristoranti del territorio la tavola diventa estensione naturale dei vigneti. I piatti della tradizione locale sono i Plin in brodo o al sugo di arrosto, i tajarin ai funghi porcini, gli agnolotti monferrini, la battuta di fassona, peperoni con tonno e acciughe fino a un must della cucina piemontese, la Bagna cauda, salsa dal gusto deciso preparata su base rituale con tre ingredienti fondamentali: acciughe, olio d’oliva e aglio. Un’esperienza gastronomica che lascia davvero il segno e che, al pari degli altri piatti tradizionali, dialoga perfettamente con Barbera, Grignolino, Nebbiolo e altri vini del Monferrato.

Tra gli interpreti del territorio, ho avuto l’opportunità di gustare le specialità del Ristorante Violetta a Calamandrana, indirizzo storico della tradizione monferrina: cucina piemontese casalinga e genuina, gestita dalla famiglia Lovisolo con ricette tramandate da generazioni. Vitello tonnato, agnolotti, tajarin e finanziera sposano le eccellenze enologiche locali, il tutto in un ambiente rustico e accogliente che celebra il territorio.
A Vaglio Serra, appena sotto la piazzetta della Chiesa di San Pancrazio, si trova il ristorante di cucina tipica Piazza Crova 3, locale che racconta il Monferrato in tavola: oltre un decennio di esperienza tra cucina tradizionale e rivisitazioni, con piatti di carne e pesce serviti in un ambiente curato e familiare. Antipasti classici, primi casalinghi e secondi come brasato o ombrina sposano vini locali in un percorso gastronomico che valorizza ingredienti e territorio. Una tappa ideale dopo una giornata tra colline e vigneti.

Asti, una sosta golosa

Scendendo verso Asti, la scoperta passa anche dai sapori dolci. Qui, tra le vie del centro storico, la bottega di Barbero Davide è un frammento vivo di Ottocento, già dall’ingresso. Un viaggio nel tempo dell’arte dolciaria che la famiglia perpetua dal 1838. Un impegno, una passione che ha attraversato generazioni, guerre e cambiamenti senza mai perdere identità. Oggi, con Yaritza Barbero, figlia di Giovanni, si è giunti alla sesta generazione. E tra il profumo di cioccolato, miele e nocciole, la storia si legge nei gesti lenti e nelle ricette rimaste fedeli alle origini, poiché qui la produzione è ancora oggi un atto artigiano.

Paolo Conte ad Asti: quando l’arte incontra il viaggio

Nel cuore di Asti, Palazzo Mazzetti aggiunge una dimensione culturale al viaggio. Fino al 1° marzo 2026 ospita la mostra “Paolo Conte Original”, dedicata all’universo visivo del celebre cantautore astigiano. Disegni, tempere, inchiostri e schizzi realizzati nell’arco di oltre settant’anni raccontano una passione intima e costante per l’arte figurativa. Il percorso espositivo non segue una logica cronologica, ma restituisce la libertà creativa di un artista fuori dalle mode, capace di costruire mondi poetici riconoscibili tanto nella musica quanto nelle immagini.

Paolo Conte, foto Alessandro Menegatti

Original non è solo il titolo della mostra, ma una dichiarazione di identità. Paolo Conte si muove fuori dalle correnti, costruendo da sempre un universo personale fatto di suoni, colori e figure che sfuggono a ogni etichetta. Le opere esposte raccontano la stessa libertà lirica della sua musica. Al centro c’è il disegno, gesto rapido e necessario, capace di aprire spazi tra ciò che l’artista mostra e ciò che affida all’immaginazione. Tra oltre 140 lavori, molti inediti, emergono grafite e inchiostri di grande forza evocativa: dal segno febbrile del Cugino del cavallo di Lady Godiva ai Jitterbug danzanti e caricaturali, fino alle mannequins dalle linee morbide e ironiche, tratte dai versi di Non sense. Un percorso che rende visibile il non detto di Conte, il tutto amplificato dalla prestigiosa cornice di Palazzo Mazzetti: una dimora settecentesca elegante, ricca di affreschi, stucchi e sale che conservano la memoria culturale della città di Vittorio Alfieri. Fra poesia, romanticismo e un buon bicchiere di Barbera.

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