Dal 3 al 5 luglio San Daniele del Friuli si anima con Folkest: nelle chiese monumentali del centro storico, nelle osterie, in piazza Pellegrino e tra gli scaffali antichi della Biblioteca Guarneriana, world music europea e canzone d’autore italiana trovano casa in uno dei borghi più belli del Friuli Venezia Giulia. Tre giorni che ruotano attorno al Premio Alberto Cesa — il concorso dedicato ai nuovi talenti del folk italiano alla sua 22^ edizione — e alla vetrina internazionale di Folkest Showcase, con artisti da tutta Europa selezionati dalla piattaforma UpBeat. E, ovviamente, anche alcuni importanti ospiti come i Perturbazione che sabato 4 luglio portano in piazza Pellegrino la loro rilettura di La Buona Novella di Fabrizio De André; e Omar Pedrini, che chiude il festival domenica sera insieme a Davide Apollo. I concerti di Musica tra la gente occupano venerdì 3 luglio letteralmente i locali del paese — l’Osteria al Portonat, la Corte di Bacco, l’Osteria di Tancredi, il Ristorante Farroni, il Panorama Hotel Friuli — dove Emma Montanari Trio, Michele Pirona e Marina Bargone, Le Quartette, Carantan Duo e il GropTradizionâl Furlan si alternano tra un tavolo e l’altro, trasformando ogni serata in qualcosa di difficile da classificare: non proprio un concerto, non proprio una cena, qualcosa di meglio di entrambi.

Il Premio Alberto Cesa
Cuore identitario delle tre giornate è la 22^ edizione del Premio Alberto Cesa, intitolato al grande musicista piemontese e dedicato ai nuovi talenti del folk italiano. Quest’anno ha raccolto oltre 150 candidature da tutta la penisola, selezionando attraverso cinque tappe — da Arezzo a Codroipo — cinque finalisti che rappresentano bene la varietà e la vitalità di una scena spesso sottovalutata: la pugliese Natalia Abbascià, gli occitani Lindal, il gruppo multietnico Ensemble du Sud, la sarda Elisa Carta e i carnici I Cani Sciolti del Mondo Roverso. Sabato e domenica si confrontano sul palco con i loro brani in gara, ma devono anche misurarsi con una prova insolita e preziosa: musicare e cantare un testo in lingua friulana del poeta Federico Tavan, progetto giunto alla terza edizione in collaborazione con Morganti Editori. È uno di quei dettagli che dice molto di cos’è Folkest: un festival che non si limita a ospitare la musica, dal mondo e dai confini, ma le chiede di fare i conti con il territorio. I primi tre classificati accedono di diritto all’edizione 2027; il vincitore riceve inoltre un riconoscimento dal Nuovo Imaie e un posto al Festival Ethnos di Torre del Greco.
Folkest Showcase e UpBeat
San Daniele è da anni la casa italiana di UpBeat, la piattaforma dell’Unione Europea che riunisce quattordici dei principali showcase festival continentali. Significa che per tre giorni il borgo friulano diventa un piccolo crocevia internazionale, con artisti, operatori, produttori e giornalisti arrivati da mezza Europa. Quest’anno il programma porta a San Daniele otto musicisti da Lussemburgo, Romania, Estonia, Finlandia, Polonia e Spagna. Si comincia venerdì con la canaria Natalia Machín e il suo concerto speciale Piel y Sentidos alla Tavernaccia, poi con i lussemburghesi ScheppeSiwen e i romeni Catteh in piazza Pellegrino. Domenica mattina è il turno del Duo Lennak dall’Estonia e di Junna dalla Finlandia, mentre nel tardo pomeriggio chiudono i polacchi Chrust e Jarzmo e lo spagnolo Jorge Garrido, questi ultimi in collaborazione con Nei suoni dei luoghi. Per chi viaggia a San Daniele in quei giorni, la sensazione è quella di un festival che non guarda solo alla propria tradizione ma continua a cercare altrove — e spesso trova.
Gli ospiti
Venerdì apre il festival Folkest il vincitore del Premio Cesa 2025: gli abruzzesi Zerofolk Duo, nato nell’estate del 2023 dall’incontro tra Luigi Gentile e Manuel D’Olimpio, che intrecciano bouzouki, chitarra e voce in un folk che dialoga con le forme dello chôro brasiliano. Il momento più atteso del sabato è invece in piazza Pellegrino: i Perturbazione portano La Buona Novella live, la loro rilettura del capolavoro che Fabrizio De André dedicò ai Vangeli apocrifi nel 1970 — l’album che lo stesso De André considerava il suo lavoro più riuscito. Il quartetto piemontese, con Tommaso Cerasuolo alla voce, non tradisce né il messaggio né la profondità dell’originale, ma ci porta dentro qualcosa di proprio. Domenica, dopo la cerimonia finale del Premio Cesa e l’esibizione di Luisa Briguglio — vincitrice del Premio Andrea Parodi 2025 — chiude il festival Omar Pedrini insieme a Davide Apollo. Bresciano, cresciuto in una famiglia dalla solida tradizione musicale, Pedrini ha percorso la scena rock italiana dagli esordi con i Timoria fino a una carriera solista che mescola rock, canzone d’autore e impegno civile. Una chiusura che ha il sapore giusto per un festival nato dalle macerie del terremoto del 1976: la musica come memoria, come radice, come ragione per tornare.
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