Se pensate al Trenino Rosso della Svizzera, la mente corre quasi automaticamente al Bernina Express, il convoglio panoramico che da St. Moritz scende fino a Tirano attraversando paesaggi da cartolina. Ma esiste un’altra linea, altrettanto spettacolare e al momento meno raccontata, che merita di entrare nell’itinerario di ogni viaggiatore curioso: il Trenino Rosso dell’Albula.

Non certo una variante meno interessante del Bernina, bensì una “linea sorella” che collega St. Moritz a Coira e che, insieme al tracciato del Bernina, dal 2008 è nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Una perla sorprendentemente vicina all’Italia e che val la pena di vivere a passo slow, saltando con facilità da uno all’altro dei treni assai frequenti.
Un itinerario fattibile anche in giornata da Milano, anche se il consiglio è concedersi almeno un weekend per esplorare con calma le valli, i borghi e le nuove attrazioni che sono nate proprio lungo questo percorso. In particolare il neonato Mondo del Landwasser (Landwasserwelt), inaugurato nel 2025 attorno al celebre Viadotto di Landwasser.
Chi conosce già il Bernina Express spesso resta sorpreso nello scoprire che, a poche decine di chilometri di distanza, esiste un percorso altrettanto scenografico, con la stessa qualità di viadotti, gallerie e panorami. Percorrere l’Albula significa vivere un’esperienza intima e autentica, in un territorio che negli ultimi anni ha investito molto su nuove proposte di turismo lento.
La linea dell’Albula: un capolavoro di ingegneria patrimonio Unesco
Ma perché questa ferrovia è così speciale? La linea dell’Albula è l’arteria storica della Ferrovia Retica (RhB), la compagnia che gestisce la rete ferroviaria a scartamento ridotto del Canton Grigioni. Collega Coira, capoluogo cantonale, a St. Moritz, cuore dell’Alta Engadina, e da qui si congiunge all’altrettanto celebre linea del Bernina che scende verso il Grigioni italiano fino a entrare in Valtellina.
Inaugurata nel 1903, la linea dell’Albula è considerata uno dei tracciati ferroviari di montagna più audaci mai costruiti. Per superare i forti dislivelli alpini, gli ingegneri dell’epoca disegnarono un susseguirsi impressionante di viadotti, gallerie elicoidali e ponti in pietra che ancora oggi lasciano senza fiato chiunque viaggi a bordo. Non stupisce che, insieme alla linea del Bernina, sia entrata a far parte del Patrimonio Mondiale Unesco come “Paesaggio ferroviario Albula-Bernina“, un riconoscimento che premia tanto l’opera ingegneristica quanto il paesaggio che la circonda. Come vedremo più avanti la lunga e affascinante storia della linea è raccontata a Bergün, nel Museo Ferroviario dell’Albula.
Lungo il tracciato viaggiano i normali treni regionali della Ferrovia Retica, ma anche il celebre Glacier Express, che con le sue carrozze panoramiche attraversa le Alpi da est a ovest, da St. Moritz fino a Zermatt, nel Canton Vallese. Percorrere l’Albula in treno significa quindi scegliere una delle esperienze ferroviarie più affascinanti d’Europa, oltre che il modo più sostenibile per scoprire il Canton Grigioni, senza bisogno dell’automobile, mezzo che qui può anche essere dimenticato.
Coira, la città più antica della Svizzera
Il nostro itinerario lungo il Trenino Rosso dell’Albula parte da Coira (Chur), capoluogo del Canton Grigioni e città più antica della Svizzera, con oltre 5000 anni di storia alle spalle. Prima di salire in treno, vale la pena dedicare qualche ora al centro storico: vicoli medievali, case colorate, la Cattedrale di San Lucio in stile romanico-gotico e un’atmosfera alpina che si respira già passeggiando tra le piazze.
Coira è anche il punto di partenza ideale per chi arriva dall’Italia: ben collegata in treno con Zurigo e con la Valtellina, permette di iniziare subito il viaggio verso l’Alta Engadina lungo la storica linea dell’Albula, lasciandosi alle spalle la città e addentrandosi rapidamente tra boschi, gole e i primi scorci di paesaggio alpino che anticipano lo spettacolo dei viadotti.
Una passeggiata alla scoperta del centro storico di Coira è d’obbligo: è certamente uno fra i più belli e caratteristici della Svizzera e lo si apprezza passeggiando tra vicoli, boutique, caffè e gallerie d’arte. Nel cuore della città vecchia si nasconde l’Hegisplatz, angolo raccolto circondato da edifici storici come l’antica Hegishaus, un tempo dimora di una famiglia zurighese, e la Casa Rossa, barocca residenza seicentesca con giardino recintato. Tra queste vie trovavano anche sede le varie corporazioni – come i falegnami, i calzolai, i fabbri, ecc. – il tutto dominato dal quartiere episcopale e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro romanico del XII secolo che caratterizza lo skyline della città più antica della Svizzera. Il Museo d’arte dei Grigioni custodisce invece un’importante collezione di opere di importanti artisti svizzeri, tra cui lavori di Alberto Giacometti. A sorpresa, la stessa città che conserva secoli di storia ospita anche il futuristico Giger Bar, sorprendente omaggio al creatore di Alien, l’artista svizzero Hans Ruedi Giger, a testimonianza di un’anima capace di coniugare tradizione e contemporaneità.
- Svizzera, il centro storico di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, quartiere episcopale. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, pasticceria tipica. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, pasticceria tipica. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, pasticceria tipica. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, palazzo della storica corporazione dei sarti. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Coira, scultura ispirata ad Alien di Giger. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, la sede delle Ferrovie retiche. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, il fiume Plessur. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, centro storico di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, centro storico di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, centro storico di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, centro storico e quartiere episcopale. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Coira, il quartiere episcopale. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Cattedrale di Santa Maria Assunta di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Cattedrale di Santa Maria Assunta di Coira. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Cattedrale di Santa Maria Assunta di Coira. Foto Marco Giovenco
La città delle fontane
Un aspetto curioso di Coira riguarda le sue fontane: ce ne sono ben 165, e nessuna riporta il cartello “acqua non potabile”. L’acqua è sempre molto fresca — spesso attorno ai 12°C — perché in città ci sono circa 41 sorgenti, da cui proviene l’80% dell’acqua consumata; il restante 20% arriva dalle falde nel sottosuolo.
Ma perché vennero costruite così tante fontane? Non certo per alleggerire alle donne il compito di andare a prendere l’acqua, come si usava fare fino a poco più di un secolo fa.
Le fontane, infatti, erano anche punti di aggregazione sociale e vere e proprie centrali di “informazione”: lì si chiacchierava, si venivano a sapere le novità e, naturalmente, non mancavano i pettegolezzi di paese. La ragione principale, però, era un’altra, ed era assai pratica: prevenire e soffocare sul nascere gli incendi, memori della devastazione che colpì la città nel 1464.
Una fontana in particolare, quella di Hegisplatz, è davvero speciale: ricavata da un unico blocco di pietra arenaria, un tempo fungeva anche da vasca da lavoro. Qui le donne lavavano i panni, i fabbri vi immergevano il ferro ancora incandescente e i conciatori vi trattavano le pelli. Un solo utilizzo era vietato: farvi abbeverare gli animali.
Filisur e il nuovo Mondo del Landwasser
Ripartiamo da Coira e, proseguendo lungo la linea Thusis, Tiefencastel e Filisur si trova uno dei tratti più straordinari dell’intera ferrovia, tanto da essere entrato di diritto nell’elenco del patrimonio Unesco per l’arditezza della sua progettazione. È qui che si trova il simbolo assoluto della Ferrovia Retica: il Viadotto di Landwasser, il ponte semicircolare in pietra più fotografato dell’intera rete, con i suoi archi slanciati e i 65 metri di altezza che spuntano all’improvviso all’uscita di una galleria, arrivando da St. Moritz. Proprio attorno a questo capolavoro di ingegneria è nato circa un anno fa il Mondo del Landwasser (Landwasserwelt), un’inedita area tematica all’aperto pensata per valorizzare paesaggio, cultura e infrastruttura ferroviaria della valle. Il progetto, sviluppato dalla Ferrovia Retica insieme al Parc Ela e ai Comuni della regione, si sviluppa in cinque aree tematiche aperte da maggio a ottobre e pensate per coinvolgere grandi e piccini.
Quello che rende speciale il Landwasserwelt è la sua capacità di trasformare un’infrastruttura ferroviaria, per quanto spettacolare, in un’esperienza narrativa a tutto tondo. Non si tratta solo di ammirare il viadotto da un belvedere, ma di attraversare a piedi, in bicicletta o su piccoli mezzi dedicati (come il trenino su gomma Landwasser Express che parte dalla stazione di Filisur) un intero paesaggio che racconta insieme la storia dell’ingegneria alpina, la cultura contadina dei Grigioni e la biodiversità di uno degli ambienti naturali più preservati della Svizzera, il Parc Ela.
Le cinque aree tematiche del Landwasserwelt
Ferrovia: dalle piattaforme panoramiche allestite lungo il percorso si possono ammirare in tutta la loro magnificenza i viadotti di Wiesen e di Landwasser. Per quest’ultimo si scende alla fermata intermedia Schmitten GR Landwasserviadukt che permette di raggiungere in 5 minuti a piedi le due piattaforme panoramiche (con relativa segnalazione del passaggio del treno). Da non perdere nemmeno il nuovo Sky Walk che corre parallelo al viadotto di Wiesen regalando una prospettiva inedita sull’opera.
Cultura: il tour interattivo FiliTour permette di scoprire il villaggio di Filisur e le tipiche case engadinesi con le facciate decorate a sgraffito, un tuffo nella storia e nell’architettura tradizionale dei Grigioni.
Agricoltura: una tappa in fattoria è parte integrante dell’esperienza. Al Ranch Farsox e presso l’azienda biologica Las Sorts si possono acquistare prodotti a chilometro zero, come le patate coltivate localmente, e conoscere le razze autoctone grigionesi allevate da generazioni.
Foresta: diversi sentieri, adatti anche alle famiglie con bambini, si addentrano nei boschi che costeggiano il fiume e la linea ferroviaria, conducendo verso le piattaforme panoramiche da cui osservare viadotti e gallerie elicoidali immersi nel verde (come la fermata intermedia Schmitten GR Landwasserviadukt vista in precedenza).
Acqua: lungo il percorso escursionistico dell’Ansaina si segue la forza dell’acqua tra i fiumi Albula e Landwasser, passando accanto alle famose sorgenti sulfuree di Alvaneu e proprio sotto il Viadotto di Landwasser.
Come vivere l’esperienza del Landwasserwelt
Per vivere al meglio quest’area, la Ferrovia Retica ha messo in campo diverse attrazioni pensate per un pubblico di ogni età. La navetta del viadotto permette un viaggio a passo d’uomo direttamente sul Viadotto di Landwasser, ideale per scattare fotografie mozzafiato, con arrivo a una nuova fermata da cui raggiungere una terrazza panoramica particolarmente amata dagli appassionati di fotografia. Il Landwasser Express, un trenino su gomma pensato per le famiglie, attraversa invece la foresta fino a condurre sotto il viadotto, con tanto di punto ristoro incluso. Per chi ama il fascino d’epoca, il Treno storico del 1920 collega quotidianamente Filisur e Davos, regalando l’atmosfera dei primi viaggi ferroviari alpini. Non manca infine un tocco di avventura estiva: gli impianti di risalita, tradizionalmente utilizzati d’inverno per lo slittino, restano aperti anche nella bella stagione per chi vuole esplorare il territorio in quota.
- Svizzera, Landwasser, Trenino storico lungo la linea dell’Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Trenino storico lungo la linea dell’Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Trenino storico lungo la linea dell’Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Trenino Rosso Albula, carrozza panoramica. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Trenino Rosso Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Trenino Rosso Albula. Foto Marco Giovenco
Bergün, il cuore della memoria ferroviaria
Dieci minuti in trenino rosso in direzione St. Moritz e da Filisur si raggiunge Bergün, altro punto imperdibile dell’itinerario lungo il Trenino Rosso dell’Albula a 1.400 metri di quota: proprio di fronte alla stazione ha sede il Museo Ferroviario dell’Albula che, su quattro piani, attraverso filmati, plastici in scala e documenti storici, narra e fa vivere la storia della linea inaugurata nel 1903. Aperto nel 2012 nell’ex arsenale militare, il museo — anche UNESCO Visitor Center della tratta Albula/Bernina, Patrimonio mondiale dal 2008 — racconta l’epopea costruttiva della Ferrovia retica, con un vasto plastico in scala e un deposito di reperti storici. Una sezione speciale è dedicata alle “ferrovie gemellate”: la giapponese Hakone Tozan Railway (partnership dal 1979, ispirata alla linea del Bernina già nel 1912), l’austriaca Mariazellerbahn e, da quest’anno, la taiwanese Alishan Forest Railway.
Ma le sorprese ferroviarie non finiscono qui: due passi nel borgo lungo Veja Megstra (la via Maestra in Romancio, l’antica lingua locale derivata dal latino volgare) e si arriva al museo cittadino (Ortsmuseum) ospitato in una tipica casa engadinese di fine Cinquecento, esempio della tradizione edilizia dell’Albulatal. Tra le sue stanze, rimaste in gran parte allo stato originale, spicca l’Arvenstuba del 1782, ancora oggi usata per matrimoni civili, che è parte di un percorso espositivo dedicato alla vita quotidiana di una famiglia locale negli ultimi tre secoli.
Al piano superiore, l’Albula Bahn Club gestisce un plastico ferroviario in scala 1:87 che riproduce fedelmente la tratta Bergün-Preda, parte del percorso Patrimonio UNESCO della Ferrovia retica. La magia prosegue nella zona sottotetto dove si trova la sala dedicata a Heidi: vengono ripercorse le due trasposizioni cinematografiche del romanzo, girate nel 1952 e nel 2014, entrambe ambientate in zona, nel vicino villaggio di Latsch, sopra Bergün. Tra libri, arredi di scena e abiti – fra i quali l’inconfondibile cappellino della severissima Signorina Rottenmeier – si fa un tuffo nella storia e nella fantasia di questo appassionante romanzo per ragazzi di fine Ottocento.
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Museo Ferroviario Albula a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Bergun, Trenino Rosso Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Bergun, Trenino Rosso Albula. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun, stanza di Heidi. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun, stanza di Heidi. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Ortsmuseum a Bergun, stanza di Heidi. Foto Marco Giovenco
Il Kurhaus Bergün, gioiello Liberty sulla ferrovia dell’Albula
Guai ripartire da Bergün senza visitare il Kurhaus. Si tratta di un imponente edificio in stile Liberty inaugurato nel 1906 su progetto dell’architetto zurighese Jost-Franz Huwyler-Boller, dunque appena 3 anni dopo l’apertura della linea ferroviaria dell’Albula. È posizionato fra la stazione e il museo cittadino, raggiungibile a piedi in una manciata di minuti. Concepito con ogni comfort dell’epoca — riscaldamento centrale, ascensore, sale da lettura e biliardo — il Kurhaus ha vissuto alterne fortune tra un devastante incendio nel 1949 e decenni di declino. Nel 2002 un gruppo di ospiti affezionati lo ha rilevato fondando la Kurhaus Bergün AG, avviando un restauro rispettoso che ha preservato intatti gli arredi originali del salone delle feste, tra i meglio conservati in Svizzera. L’edificio rientra fra gli hotel storici svizzeri e programmare una vacanza in questo albergo significa davvero vivere l’atmosfera di oltre un secolo fa.
- Svizzera, Landwasser, Kurhaus Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Kurhaus Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Kurhaus Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, il salone da ballo del Kurhaus a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, la storica buvette del Kurhaus a Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Kurhaus Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, Kurhaus Bergün. Foto Marco Giovenco
- Svizzera, Landwasser, le storiche cucine del Kurhaus a Bergün. Foto Marco Giovenco
Davos e Klosters, la montagna che non ti aspetti
Il Trenino Rosso dell’Albula tocca anche Davos, la località alpina probabilmente più conosciuta a livello internazionale, celebre per il World Economic Forum ma amata da sempre anche per le sue montagne, i laghi e le lunghe tradizioni sportive invernali. Ad accompagnare l’arrivo, lungo il tratto tra Filisur e Davos Platz, corre ancora oggi un collegamento storico con locomotive e carrozze d’epoca: un motivo in più per fermarsi e vivere la cittadina con un ritmo diverso, lontano dalla frenesia delle stagioni sciistiche — e da quell’unica settimana di gennaio che ne fa, per il resto del mondo, sinonimo di limousine nere e delegazioni internazionali. Basta raggiungerla in un qualsiasi altro momento dell’anno per scoprire una cittadina di montagna con una ricca offerta sportiva, ambientale e culturale.
Sport e attività outdoor in ogni stagione
Bike e mountain bike, trekking, parapendio, arrampicata indoor e outdoor, attività acquatiche come wakeboard, SUP, vela, windsurf, fino al kitesurf e al wing-foiling nelle sere d’estate sono alcune delle esperienze da vivere nel comprensorio montano di Davos e sulle rive del lago che è a metà strada con l’altra località turistica della zona, Klosters, per certi aspetti più raccolta e intima.
D’inverno, cinque comprensori di sci alpino mettono insieme circa 300 chilometri di piste, a cui si aggiunge Pischa, l’area pensata esclusivamente per il freeride e le discipline
alternative. Chi preferisce il fondo trova oltre 100 chilometri di tracciati tra Davos e Klosters, e uno dei rari privilegi dell’alta quota: grazie allo snow farming – la neve dell’inverno precedente viene accumulata a 1700-1800 metri, coperta con teloni e segatura e conservata fino all’80% del volume – le piste nordiche riaprono già a fine ottobre, in anticipo sul resto delle Alpi.
Chi non guida, o semplicemente non vuole farlo, non perde nulla. Il trenino rosso è un magnifico alleato anche qui: dalla stazione di Davos Platz, un minuto a piedi porta alla base del Jakobshorn; da Davos Dorf, due minuti o una fermata di bus separano dalla stazione a valle del Parsenn. A Klosters, la funivia per il Parsenn parte proprio dalla stazione di Klosters Platz, mentre da Klosters Dorf si arriva a Madrisa in due minuti.
La montagna che curava i polmoni
Prima di essere una capitale dello sci e una località del turismo attivo, Davos è stata una capitale della cura. Dalla metà dell’Ottocento, il clima secco e soleggiato d’alta quota – siamo a 1560 metri, che fanno di Davos la città più alta delle Alpi, con circa 13.500 abitanti – era considerato un rimedio contro le malattie polmonari, tubercolosi in testa. Sorsero così i sanatori che avrebbero disegnato il volto della città. Il più celebre, lo Schatzalp, oggi è un hotel raggiungibile in funicolare direttamente dal centro: fu lì che Thomas Mann, in cura per la moglie malata di tubercolosi, scrisse “La montagna incantata” – da cui il soprannome tedesco della zona, Zauberberg. Si racconta che anche Freud abbia frequentato quei luoghi. Altri ex sanatori funzionano oggi come cliniche di riabilitazione o ospedali, testimonianza discreta di un’epoca in cui la vera attrazione della destinazione non era la neve fresca, ma l’aria stessa.
È proprio da un equivoco, secondo la leggenda locale, che nacque invece il turismo sportivo invernale: alcuni turisti inglesi diretti allo Schatzalp si persero e finirono nella valle laterale che oggi ospita il comprensorio del Parsenn. Trovata quella che giurarono essere la neve migliore della loro vita, tornarono – e con loro tornò mezza Inghilterra. Fu sempre la Bobbahnstrasse, la strada che scende dallo Schatzalp, a trasformarsi d’inverno in pista da bob per le prime gare della zona: un altro capitolo, spesso dimenticato, della storia sportiva di Davos.
St. Moritz, l’arrivo nel cuore dell’Alta Engadina
Il viaggio lungo la linea dell’Albula si conclude a St. Moritz, la rinomata località dell’Alta Engadina nota in tutto il mondo per il turismo luxury, gli sport invernali e la luce particolarmente limpida che caratterizza questa parte delle Alpi. È da qui che, storicamente, partono anche il Bernina Express e il Glacier Express, rendendo St. Moritz un vero e proprio snodo per chi vuole proseguire l’esplorazione della regione retica.
Arrivare qui dopo aver attraversato viadotti, gallerie elicoidali e borghi alpini lungo la linea dell’Albula regala una prospettiva diversa su questa destinazione, spesso associata solo al lusso e alla mondanità, ma in realtà porta d’accesso a un intero patrimonio di paesaggi e ingegneria ferroviaria che merita di essere scoperto con calma.
Verso l’Italia: il traguardo di Tirano
Per chi desidera proseguire il viaggio, da St. Moritz la linea del Bernina, gemella di quella dell’Albula e anch’essa parte del sito Unesco, conduce fino a Tirano, in Valtellina, chiudendo idealmente il cerchio tra Svizzera e Italia. Non ci soffermiamo qui sulle attrattive di Tirano, che meritano un racconto a parte: ciò che conta, ai fini di questo itinerario, è sapere che l’intero sistema ferroviario Albula-Bernina permette di collegare in treno, con un unico grande viaggio panoramico, il cuore della Svizzera retica fino al confine italiano.
Quando andare lungo la linea dell’Albula
Il periodo migliore per percorrere il Trenino Rosso dell’Albula e vivere appieno il Landwasserwelt va da maggio a ottobre, quando tutte le attrazioni stagionali sono attive e i sentieri escursionistici sono liberi dalla neve. L’estate, in particolare i mesi di luglio e agosto, offre giornate lunghe e temperature miti ideali per le camminate lungo i sentieri tematici, mentre settembre e i primi giorni di ottobre regalano i colori caldi dell’autunno alpino, con un’affluenza turistica decisamente più contenuta rispetto all’alta stagione estiva.
Chi invece preferisce programmare un viaggio invernale può comunque percorrere la linea dell’Albula tutto l’anno a bordo dei treni regionali della Ferrovia Retica, ammirando un paesaggio innevato altrettanto suggestivo, anche se le attrazioni del Landwasserwelt legate alla stagione estiva restano chiuse fino alla primavera successiva. Il Museo Ferroviario dell’Albula a Bergün, invece, rimane sempre aperto e rappresenta un’ottima meta anche nei mesi più freddi.
Informazioni pratiche: come arrivare e cosa sapere
Il modo migliore per esplorare l’area del Landwasserwelt e più in generale la linea dell’Albula in Svizzera è naturalmente il treno della Ferrovia Retica, partendo da Coira o da St. Moritz. Le fermate principali nell’area del Landwasser sono Alvaneu, Filisur, Schmitten, Davos Wiesen, Davos Monstein e Bergün: da ciascuna di queste stazioni partono sentieri panoramici ben segnalati. La stazione più vicina al Viadotto di Landwasser è quella di Filisur, mentre a Bergün si trovano i musei e le attrazioni citate in precedenza.
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