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Pietrasanta e le dimensioni dell’equilibrio

Fino al 20 settembre 2026 Pietrasanta ospita il percorso espositivo di Gustavo Vélez celebrandone i trent'anni di ricerca artistica in un vero e proprio dialogo monumentale fra scultura e paesaggio

La Piazza del Duomo di Pietrasanta con le opere di Gustavo Vélez, in mostra fino a settembre 2026 (credit foto Nicola Gnesi)

La scultura monumentale non come ferma imposizione che diventa sbarramento visivo, ma come occasione da cogliere per vivere una nuova estensione dello spazio. Con la mostra Le dimensioni dell’equilibrio la città di Pietrasanta accoglie le opere di Gustavo Vélez in un percorso che si sviluppa in un dialogo tra i luoghi e la materia solida: marmo, bronzo, acciaio. Gli imponenti lavori dello scultore colombiano sembrano ruotare su un perno invisibile. Si svincolano dalla percezione della gravità attraverso originali tensioni geometriche che accompagnano il visitatore in una dimensione parallela. Un ripensamento sul valore dello spazio, un modo per guardare al paesaggio circostante con una chiave di lettura nuova. E per offrire non solo al visitatore, ma al luogo stesso, un punto di vista differente.

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La curatrice della mostra Francesca Sborgi posa al fianco di un’opera marmorea di Gustavo Vélez in Piazza del Duomo a Pietrasanta (credit foto Nicola Gnesi)

L’esperienza di ridefinizione della geografia urbana

Curata da Francesca Sborgi con il contributo di Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi ora al Museo Nazionale di Capodimonte, l’esposizione non si limita a occupare lo spazio pubblico ma lo abita, lo vive. Da molto tempo ormai la stupenda Piazza del Duomo del capoluogo della Versilia, dove Michelangelo sottoscrisse il primo contratto per la fornitura di marmo per la facciata di San Lorenzo a Firenze, ospita ogni anno grandi mostre pubbliche. Ricordiamo grandi nomi del passato e del presente: Jean-Michel Folon, Park Eun Sun, Giuliano Vangi. Fra il lunghissimo elenco che potremmo stilare non possiamo non citare tre grandi artisti che a Pietrasanta si stabilirono e le cui opere abbelliscono permanentemente il tessuto urbano: Fernando Botero, Girolamo Ciulla e naturalmente Igor Mitoraj, il cui museo monografico ha finalmente aperto i battenti al pubblico.

Non solo il centro storico della cittadina medievale: anche Marina di Pietrasanta, fino a settembre 2026, vive la presenza delle statue di Gustavo Vélez. Qui siamo sul pontile di Tonfano

I luoghi della mostra diffusa

Oggi le sculture in mostra stabiliscono relazioni formali tra il centro storico e il litorale, venendo dislocate in alcuni dei luoghi nevralgici del territorio comunale. Si parte dal centro storico: come detto la Piazza del Duomo, con il Complesso di Sant’Agostino (sede dell’interessante Museo dei Bozzetti), e Piazza Giosuè Carducci che potremmo definire l’ingresso nobile alla città, intitolato a uno dei suoi più grandi figli (nacque nella frazione di Valdicastello). E si arriva al litorale, alla località Tonfano, con la Piazza XXIV Maggio che si estende fino al pontile per una gradevole passeggiata alla Marina. Una mostra diffusa che permette alle opere di Vélez di dialogare con il paesaggio e farsi strumento di lettura di esso, incorniciando scorci attraverso i propri vuoti.

Gustavo Vélez al lavoro nello studio di Pietrasanta (credit foto Jaime Londoño)

L’opera e il territorio, l’importanza del contesto

La ricerca di questo artista, che da trent’anni ha stabilito a Pietrasanta il proprio centro creativo, si distanzia sia dai classicismi sia dai meccanismi dell’arte cinetica. Laddove quest’ultima delega il movimento a motori e ingranaggi, Vélez lo risolve internamente alla materia stessa. Innalza le opere da basi strettissime e poi le sviluppa verso l’alto con torsioni fluide che sembrano sfidare la pesantezza e la durezza dei materiali utilizzati.

Il dialogo fra l’opera d’arte e il paesaggio che la accoglie è al centro del progetto di Gustavo Vélez: in questo punto di vista lo scatto incornicia la statua di Leopoldo II e il campanile della medievale chiesa di Sant’Agostino (credit foto Nicola Gnesi)

L’artista apre fenditure e varchi che lasciano passare la luce e invitano lo spettatore a non restare un semplice osservatore passivo. Egli la definisce «arte relazionale»: un’opera si compie solo quando viene attraversata dallo sguardo e dalla presenza fisica del pubblico. «Il mio desiderio è che ogni singola scultura possa instaurare un proprio dialogo con lo spazio che la circonda». D’altronde, sempre citando Vélez, questo territorio «continua a essere lo spazio in cui il rigore della geometria si trasforma in una costante ricerca di libertà e poesia visiva». A voi il piacevole compito di scoprire se questo spunto dialogico fra arte e poesia funziona.

 


 

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