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Cammino ’44, zaino in spalla sulle orme della memoria

(credit foto Maurizio Bottazzi)
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Un momento della prima marcia della memoria lungo il Cammino ’44 (credit foto Maurizio Bottazzi)

Italia, Paese di Cammini. Non è solo il titolo del dossier che ogni anno Terre di Mezzo Editore presenta a Fa’ la cosa giusta: è una fotografia della realtà. Perché sono davvero tanti, anzi tantissimi. Di pienamente “attivi” e ben strutturati, se ne contano almeno 160 di cui la maggior parte, come si sa, sono a forte impronta spirituale. Il Catalogo dei Cammini religiosi italiani approntato dal Ministero del Turismo, mentre pubblichiamo queste righe, ne conta la bellezza di 123. Si tratta perciò di un quadro di forte espansione di una specifica chiave di fruizione del territorio. Ebbene, proprio in questi giorni è partita la prima marcia lungo una nuova opportunità di questo genere: il Cammino ’44 Sant’Anna di Stazzema-Monte Sole. Un nuovo cammino – questa volta laico – dedicato alla memoria, alla Resistenza, alla Liberazione. L’inaugurazione si è tenuta lo scorso sabato 20 giugno nella elegante cornice della piazza del Duomo di Pietrasanta alla presenza di sindaci e rappresentanti delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, patrocinanti l’iniziativa.

Pietra d’inciampo della Liberation Route sul Cammino ’44: qui siamo all’arrivo in cima alla salita che conduce all’Ossario di Sant’Anna di Stazzema (credit foto Iacopo Sequi)

I luoghi della memoria lungo la Linea Gotica

Il Cammino ’44 unisce due luoghi importantissimi della storia della Seconda Guerra Mondiale. Sant’Anna di Stazzema e Monte Sole furono tragicamente protagoniste dell’efferatezza nazista e fascista, rispettivamente il 12 agosto e tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944. I responsabili, i medesimi: una stessa divisione di SS che si spostò lungo la Linea Gotica. Una barbarie in entrambi i casi indirizzata dall’orribile viltà traditrice dei fascisti italiani, ributtanti complici di una brutalità che si accanì su centinaia e centinaia di persone, vecchi, bambini, neonati, donne incinte. Nel mezzo, un ampio territorio bersagliato da una violenza che tra luglio e settembre tolse la vita ad altre decine di persone fra Bagni di Lucca, Piteglio, Grizzana Morandi e Savignano. Per fare memoria attiva di tutto ciò l’associazione Liberation Route Italia ha dunque creato il primo cammino in Italia di Liberation Route Europe, itinerario culturale riconosciuto da Strasburgo.

A Campo Tizzoro, sulla montagna pistoiese, la S.M.I. (Società Metallurgica Italiana, che produceva armamenti per l’esercito) costruì un’impressionante rete di bunker i cui monumentali accessi furono progettati con la forma di proiettile (credit foto Iacopo Sequi)

Cammino ’44, l’itinerario

Per individuare la rotta da percorrere Liberation Route Italia si è fatta assistere da Movimento Tellurico, associazione nata a seguito del terremoto dell’Aquila per promuovere la messa in sicurezza dei territori. Per non dimenticare e spingere a un’azione comune. Come? Camminando insieme attraverso l’Italia. Chi dunque meglio di loro poteva contribuire a questo progetto? L’itinerario si sviluppa su 188 chilometri percorrendo sentieri già aperti, segnati e manutenuti. Tredici tappe che coinvolgono sedici comuni dalla costa della Versilia fino all’Appennino bolognese, scavallando le Alpi Apuane, scendendo nella Mediavalle del Serchio e risalendo l’Appennino pistoiese fino a raggiungere Marzabotto. Un viaggio lungo, per cui prevedere un paio di settimane d’impegno. A meno che non si decida di percorrerne un tratto, se non si può fare per intero. In ogni caso, si tratta di un’avventura che al di là di una adeguata resistenza fisica non richiede particolari capacità escursionistiche.

Sul pratone davanti al rifugio di Monte Sole una frase gioca con le parole per far riflettere chi la legge (foto Iacopo Sequi)

Un cammino che testimonia

Cosa richiede, allora? Rispetto dei luoghi, ascolto del racconto storico, compartecipazione. Il cammino ha migliaia di anime, tante quante ogni vita spezzata nel 1944. Sì, c’è una certa spiritualità nel calcare terre che faticano a levarsi di dosso l’odore del sangue. E non solo per il ricordo di eroici sacerdoti che hanno perso la vita insieme alla popolazione inerme, ma per ognuno di quei santi laici il cui sacrificio testimonia la necessità di un futuro di pace e giustizia. Perché il Cammino ’44, in sostanza, è intitolato a ciascuna di quelle vittime, che non esitiamo a definire martiri. Come spesso accade nella vita di tutti i giorni, infatti, possiamo far riferimento all’etimologia; e la parola martire, guarda un po’, deriva dal greco antico. Dove mártys significa testimone. E di testimonianza, oggi più che mai, abbiamo bisogno a più non posso.

Qui tutte le info per l’accoglienza: dormire, mangiare, riposare



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