L’elegante fioritura dei meleti, la rocciosa armonia delle vette alpine. Nel cuore del Meranese c’è un territorio su cui l’ambiente naturale e il lavoro dell’uomo si fondono in un prospetto poetico. La regione di Lana è un territorio che custodisce tanto il paesaggio quanto la sua cultura, offrendo al visitatore l’occasione di un turismo consapevole e sostenibile. Il gruppo di Tessa, solenne protettore della valle dai venti gelidi del nord, permette a una vegetazione mediterranea di prosperare all’ombra delle cime innevate. Passeggiando intorno al paese, tra i borghi di Cermes, Foiana e Postal non è raro notare palme e orchidee selvatiche che convivono con larici, faggi e castagni secolari, in un dialogo che rispecchia l’anima di Lana. Un’anima composta della mitezza della valle e della potenza dell’alta quota.

Il dono del silenzio
Possiamo vedere Lana non solo come la classica meta altoatesina, ma come un vero e proprio laboratorio di fusione di cultura e ambiente. Nella parrocchiale di Santa Maria Assunta si ammira il gotico altare di Schnatterpeck, il più grande a portelle del mondo germanico, lungo il sentiero Sculture nel Bosco ecco installazioni contemporanee che si lasciano abbracciare dalla natura. E poi il Monte San Vigilio, culmine fisico e spirituale della scoperta della valle: un altopiano che si raggiunge solo tramite una storica funivia, rendendolo una sorta di santuario car-free. Salendovi, l’aria è rarefatta e con essa i pensieri si schiariscono.
Purezza d’alta quota
Heimat è una parola che in italiano non esiste. Esprime un concetto di patria slegato dall’idea di stato o nazione, ma inteso come paese, terra natale. Luogo dove sono impiantate le proprie radici. In questa cultura, la casa è sempre ospitale e l’ospitalità è sempre di casa. Lo si percepisce nelle strutture dedicate alla ricettività, spesso ancora a conduzione familiare. E quando ci si mette a tavola: anche qui molto è cambiato, ma mantenendo il punto sulla tradizione. In sostanza, negli anni anche ad alta quota si è vista un’evoluzione culinaria che ha portato raffinatezza senza andare a scapito della tradizione.
Come all’interno del Vigilius Mountain Resort, costruito in legno e vetro secondo i criteri della bioedilizia e perfettamente integrato nel paesaggio e nell’ambiente, dato che utilizza risorse rinnovabili. In questo luogo di quiete (“isolamento rigenerativo”) si arriva solo in funivia la Stube Ida è un omaggio alla storia locale… a 1.500 metri sul livello del mare. Ereditata dall’albergo preesistente, la sua centenaria stufa in maiolica crea un’atmosfera impareggiabile per assaporare canederli e Schlutzkrapfen preparati secondo l’antica ricetta.
Poco distante, la terrazza della Gasthaus Sessellift è il trionfo del panorama. E i piatti tipici di Andy sono il trionfo del palato, gustoso premio per chi ama andar per sentieri (anche in bici, nella bella stagione). Ma diciamolo: Jana vi accoglierà per essere premiati anche se arriverete con la seggiovia, come del resto suggerisce il nome del ristorante.
La bellezza del gusto
Non è da meno l’aria che si respira al Gasthof Jocher, un rifugio a due passi dalla chiesetta romanica di San Vigilio dove Sonja e David, sorella e fratello, portano avanti un esperimento di “tradizione progressista”: ingredienti locali lavorati in ottica di cucina internazionale, bagnati dall’acqua che sgorga purissima a pochi metri dalla tavola. Una recente ristrutturazione ha reso la struttura un esempio di perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione, con le camere dall’affaccio mozzafiato sulle Dolomiti. Sì, quelle non cambiano!
Il quarto indirizzo è un altro esempio di filiera corta. A quota 1.800, Gampl Alm (in apertura, credit ph. Maike Wittreck / Lana Region) è una malga dove i gestori producono marmellate, acqueviti e sciroppi di sambuco. E chi ha fame può far conto su erbe aromatiche e verdure che provengono dalla fattoria adiacente, nonché su carni di primissima qualità: basta osservare il paesaggio circostante… per capire dove vivono, cosa mangiano e che aria respirano gli animali. Qui i più piccoli hanno a disposizione spazi dedicati e addirittura un mini zoo tutto da scoprire.
La mela, l’oro di Lana
L’economia e la cultura di Lana sono indissolubilmente legate alla mela. Sulle pagine web di Itinerari e Luoghi ne abbiamo parlato più volte (e le abbiamo dedicato un intero reportage sul numero 319, maggio 2024). Una visita al Museo della Frutticoltura è un ottimo modo per comprendere come questo frutto abbia plasmato l’identità culturale oltre che il paesaggio della regione, trasformandola in un esempio riconosciuto di agricoltura che ha cura del territorio. E gli eventi in zona, che riguardano la mela ma non solo, sono diversi e continui. Scoprirli è l’occasione per darsi una motivazione in più – ce ne fosse bisogno – per venire a conoscere Lana. Perché Lana è questo: un equilibrio sottile tra quiete e innovazione. Un’armonia degli opposti in cui questi non si annullano ma al contrario, per rimanere in tema, si sostengono.
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