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Monte San Vigilio, l’armonia degli opposti

Nella regione di Lana vi proponiamo alcune proposte di soggiorno sostenibile e cucina tipica, tra il silenzio dei boschi e la natura disegnata dal lavoro dell'uomo

L’elegante fioritura dei meleti, la rocciosa armonia delle vette alpine. Nel cuore del Meranese c’è un territorio su cui l’ambiente naturale e il lavoro dell’uomo si fondono in un prospetto poetico. La regione di Lana è un territorio che custodisce tanto il paesaggio quanto la sua cultura, offrendo al visitatore l’occasione di un turismo consapevole e sostenibile. Il gruppo di Tessa, solenne protettore della valle dai venti gelidi del nord, permette a una vegetazione mediterranea di prosperare all’ombra delle cime innevate. Passeggiando intorno al paese, tra i borghi di Cermes, Foiana e Postal non è raro notare palme e orchidee selvatiche che convivono con larici, faggi e castagni secolari, in un dialogo che rispecchia l’anima di Lana. Un’anima composta della mitezza della valle e della potenza dell’alta quota.

Il cinquecentesco altare della parrocchiale di Lana, alto 14 metri, intagliato nel legno di castagno e placcato in oro zecchino da Hans Schnatterrpeck (credit ph. Vittorio Giannella)
Il cinquecentesco altare della parrocchiale di Lana, alto 14 metri, intagliato nel legno di castagno e placcato in oro zecchino da Hans Schnatterrpeck (credit ph. Vittorio Giannella)

Il dono del silenzio

Possiamo vedere Lana non solo come la classica meta altoatesina, ma come un vero e proprio laboratorio di fusione di cultura e ambiente. Nella parrocchiale di Santa Maria Assunta si ammira il gotico altare di Schnatterpeck, il più grande a portelle del mondo germanico, lungo il sentiero Sculture nel Bosco ecco installazioni contemporanee che si lasciano abbracciare dalla natura. E poi il Monte San Vigilio, culmine fisico e spirituale della scoperta della valle: un altopiano che si raggiunge solo tramite una storica funivia, rendendolo una sorta di santuario car-free. Salendovi, l’aria è rarefatta e con essa i pensieri si schiariscono.

 

 

Colori caldi e tenui accolgono i commensali alla Stube Ida del Vigilius Mountain Resort (credit ph. Maike Wittreck / Lana Region)

Purezza d’alta quota

Heimat è una parola che in italiano non esiste. Esprime un concetto di patria slegato dall’idea di stato o nazione, ma inteso come paese, terra natale. Luogo dove sono impiantate le proprie radici. In questa cultura, la casa è sempre ospitale e l’ospitalità è sempre di casa. Lo si percepisce nelle strutture dedicate alla ricettività, spesso ancora a conduzione familiare. E quando ci si mette a tavola: anche qui molto è cambiato, ma mantenendo il punto sulla tradizione. In sostanza, negli anni anche ad alta quota si è vista un’evoluzione culinaria che ha portato raffinatezza senza andare a scapito della tradizione.
Come all’interno del Vigilius Mountain Resort, costruito in legno e vetro secondo i criteri della bioedilizia e perfettamente integrato nel paesaggio e nell’ambiente, dato che utilizza risorse rinnovabili. In questo luogo di quiete (“isolamento rigenerativo”) si arriva solo in funivia la Stube Ida è un omaggio alla storia locale… a 1.500 metri sul livello del mare. Ereditata dall’albergo preesistente, la sua centenaria stufa in maiolica crea un’atmosfera impareggiabile per assaporare canederli e Schlutzkrapfen preparati secondo l’antica ricetta.
Poco distante, la terrazza della Gasthaus Sessellift è il trionfo del panorama. E i piatti tipici di Andy sono il trionfo del palato, gustoso premio per chi ama andar per sentieri (anche in bici, nella bella stagione). Ma diciamolo: Jana vi accoglierà per essere premiati anche se arriverete con la seggiovia, come del resto suggerisce il nome del ristorante.

L’albergo Jocher, situato a 1.735 metri di altitudine, ristrutturato con cura e dotato di un ottimo ristorante tipico (credit ph. Maike Wittreck / Lana Region)

La bellezza del gusto

Non è da meno l’aria che si respira al Gasthof Jocher, un rifugio a due passi dalla chiesetta romanica di San Vigilio dove Sonja e David, sorella e fratello, portano avanti un esperimento di “tradizione progressista”: ingredienti locali lavorati in ottica di cucina internazionale, bagnati dall’acqua che sgorga purissima a pochi metri dalla tavola. Una recente ristrutturazione ha reso la struttura un esempio di perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione, con le camere dall’affaccio mozzafiato sulle Dolomiti. Sì, quelle non cambiano!
Il quarto indirizzo è un altro esempio di filiera corta. A quota 1.800, Gampl Alm (in apertura, credit ph. Maike Wittreck / Lana Region) è una malga dove i gestori producono marmellate, acqueviti e sciroppi di sambuco. E chi ha fame può far conto su erbe aromatiche e verdure che provengono dalla fattoria adiacente, nonché su carni di primissima qualità: basta osservare il paesaggio circostante… per capire dove vivono, cosa mangiano e che aria respirano gli animali. Qui i più piccoli hanno a disposizione spazi dedicati e addirittura un mini zoo tutto da scoprire.

La fioritura di un meleto nella regione di Lana, una meraviglia che si ripete ogni anno nel mese di aprile (credit ph. Maike Wittreck / Lana Region)

La mela, l’oro di Lana

L’economia e la cultura di Lana sono indissolubilmente legate alla mela. Sulle pagine web di Itinerari e Luoghi ne abbiamo parlato più volte (e le abbiamo dedicato un intero reportage sul numero 319, maggio 2024). Una visita al Museo della Frutticoltura è un ottimo modo per comprendere come questo frutto abbia plasmato l’identità culturale oltre che il paesaggio della regione, trasformandola in un esempio riconosciuto di agricoltura che ha cura del territorio. E gli eventi in zona, che riguardano la mela ma non solo, sono diversi e continui. Scoprirli è l’occasione per darsi una motivazione in più – ce ne fosse bisogno – per venire a conoscere Lana. Perché Lana è questo: un equilibrio sottile tra quiete e innovazione. Un’armonia degli opposti in cui questi non si annullano ma al contrario, per rimanere in tema, si sostengono.


 

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