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Tra Barocco e Vigne

Da Noto a Scicli, passando per Vittoria e Gela: viaggio slow tra grandi vini, architetture Unesco e sostenibilità, verso Vinitaly

Cattedrale di Noto, Ph. Marco Giovenco

C’è una Sicilia che si racconta meglio viaggiando piano, seguendo i profumi di primavera e le strade bianche che collegano vigne, città barocche e riserve naturali. È la Sicilia sud-orientale, quella del Val di Noto (sì, al maschile, poiché ha origine da Vallo, entità politico-amministrativa con 8 comuni) e dell’areale di Vittoria, dove il vino diventa chiave di lettura del paesaggio, della storia e di una nuova idea di sostenibilità. Un mosaico che Assovini

Noto, particolare di palazzo barocco, Ph. Marco Giovenco

Sicilia, negli ultimi anni, ha contribuito a rendere sempre più riconoscibile: aziende diverse per dimensioni e stile, ma unite da una visione contemporanea del vino profondamente radicata nel territorio.
L’itinerario “Calici di Barocco” attraversa i territori di Siracusa, Ragusa e Caltanissetta, intrecciando nove cantine note per vini d’eccellenza come Nero d’Avola, Frappato e Grillo con il Barocco Unesco, la memoria storica e un’enogastronomia che parla sempre più il linguaggio del biologico e dell’accoglienza esperienziale.

Affacciati sulla Riserva di Vendicari

Nel punto più a sud della Sicilia, a ridosso della Riserva di Vendicari, Feudo Maccari rappresenta l’anima biologica del progetto della famiglia Moretti Cuseri, avviato nei primi anni Duemila e oggi articolato fra tre tenute in Toscana e due in Sicilia, tra l’Etna e l’area di Catania. I numeri raccontano una realtà strutturata: 270 ettari complessivi, di cui 60 vitati, per una produzione annua di circa 250-300 mila bottiglie suddivise in 16 etichette, mentre il restante terreno è destinato a colture autoctone: dal grano Russello, trasformato in pasta a Gragnano, a mandorli, carrubi, agrumi e 400 olivi di Nocellara e Moresca per la produzione di olio. Il vigneto è dominato dal Nero d’Avola (35 ettari), affiancato da 15 ettari di Grillo, 7 di Syrah e un ettaro di Moscato d’Alessandria destinato al Passito. Il 75% della produzione guarda all’estero – tra Stati Uniti, Giappone, Thailandia, Sudafrica e Nord Europa – mentre in Italia il canale privilegiato resta quello della ristorazione e delle enoteche. Sul fronte stilistico, il Grillo si declina nei vini Olli e Family & Friends, rispettivamente da suoli argilloso-calcarei e sabbiosi, mentre il Firraru nasce su terreni argillosi ricchi di ferro e affina 6-8 mesi in barrique. Il Saia, Nero d’Avola in purezza prodotto per la prima volta nel 2002, prevede 20 giorni di macerazione sulle bucce e 12-14 mesi in rovere francese, anche nuovo; Sultana (da calcare bianco) e Guarnaschelli (argilla con sabbia vulcanica, da vigne di 60-70 anni) condividono invece 15 giorni di macerazione e un anno in tonneau. Chiude il quadro il Rosé di Nerè, da suoli misti analoghi a quelli del Saia, a conferma di una lettura del territorio che passa sempre attraverso la relazione stretta tra vitigno e matrice del suolo.

I Tropici… in Sicilia

Elisabetta Mazzei di Zisola, Ph. Marco Giovenco

Nel territorio di Noto, Tenuta Zisola rappresenta l’approdo siciliano dei Marchesi Mazzei, la cui famiglia è impegnata nella viticoltura dal 1435 e, dal 2003, ha trovato in questo incanto di Trinacria una nuova declinazione. L’azienda si estende su 50 ettari complessivi, di cui 24 vitati, interamente condotti in biologico con raccolta manuale, e affianca alla vite una produzione agricola sempre più diversificata: accanto alle colture tradizionali, infatti, trovano spazio 450 piante di avocado – con rese di circa 100 kg per pianta – oltre a

Lapo Landini di Zisola, Ph. Marco Giovenco

mango e papaya, segno evidente di un clima in trasformazione che in Sicilia favorisce nuove coltivazioni tropicali, sostenute da un sistema di approvvigionamento idrico basato su pozzi. La gestione operativa è affidata a Lapo Landini, mentre l’accoglienza è curata da Elisabetta Mazzei: il baglio, infatti, è aperto a un’ospitalità esclusiva con sei camere doppie riservate a soggiorni privati. Nell’offerta c’è anche la possibilità di gustare i piatti della tradizione preparati dalle sapienti mani della cuoca siciliana.
Sul fronte produttivo, Zisola raggiunge le 170 mila bottiglie annue da vitigni come Nero d’Avola, Grillo, Catarratto, Syrah e Petit Verdot, articolate in cinque etichette (due bianchi e tre rossi) e distribuite in 75 Paesi, con gli Stati Uniti come mercato principale seguiti da Europa, Asia e Sud America. Tra le espressioni più identitarie spicca il Doppiozeta, Nero d’Avola in purezza capace di coniugare struttura e bevibilità, mentre il Catarratto – prodotto anche in una selezione di circa 6.000 bottiglie affinate in anfora – valorizza i suoli calcarei della tenuta; a supporto, una barricaia di 500 botti consente affinamenti mirati e differenziati. Un percorso qualitativo riconosciuto anche a livello internazionale, con Zisola entrata per due volte tra le eccellenze mondiali secondo Wine Spectator.

Noto: scenografia barocca e vini invisibili

Che il vino sia cultura è assodato da sempre. Che sia ambasciatore del territorio anche. E questo elemento è straordinariamente chiaro quando un territorio come questo offre patrimoni come Noto, la Neas in epoca siculo-greca che, nel 214 a.C. finì sotto influenza romana per essere ribattezzata Netum.

Vista su Noto, Sicilia. Ph. Marco Giovenco

Noto è una città pensata come un teatro a cielo aperto. Dopo il devastante terremoto del 1693, la ricostruzione – guidata da architetti come Rosario Gagliardi, Paolo Labisi e Vincenzo Sinatra – diede vita a una scenografia barocca monumentale, fatta di facciate spettacolari e interni spesso essenziali. Un’eccezione è la chiesa di Santa Chiara, ricca e luminosa, mentre i balconi di Palazzo Nicolaci di Villadorata, con figure fantastiche e simboliche, narrano un viaggio nella conoscenza tra mito e ironia.
Un itinerario in città non può prescindere dalla visita alla chiesa di San Francesco all’Annunziata, al Monastero di San Salvatore e, lungo corso Vittorio Emanuele, alla Basilica di San Nicolò, la Cattedrale di Noto, devastata dal terremoto del 1990 e dal crollo del 1996 che ha totalmente distrutto cupola e navata centrale. Sono stati necessari undici anni di complessi restauri per restituire al culto la chiesa, affrescata nella parte della cupola dalle opere del pittore russo Oleg Supereco e in quella absidale dal grande artista italiano Bruno d’Arcevia. Le loro figure dialogano con l’architettura storica, in un racconto di dramma ed emozioni che è in costante evoluzione.

La cantina che non si vede

A pochi minuti dal centro storico, Planeta ha immaginato per Noto una “cantina invisibile”, perfettamente integrata nel paesaggio della tenuta Buonivini che dà anche il nome alla cantina. Oggi l’azienda conta circa 50 ettari nella zona, 40 dei quali vitati, e fa parte di un progetto più ampio che coinvolge cinque territori siciliani. Tre di questi – Menfi, Etna e Noto – sono dedicati anche a un’ospitalità d’eccellenza che dialoga con la storia dei luoghi.
Presso la Cantina Buonivini Planeta produce e offre alla clientela quattro linee Noto DOC: il Santa Cecilia (Nero d’Avola in purezza), Controdanza (Nero d’Avola e Merlot), Allemanda (Moscato bianco in purezza), Passito di Noto (Moscato Bianco in purezza). A Vittoria, invece, viene prodotto il Cerasuolo DOCG. La sostenibilità è strutturale: tutte le aziende agricole sono certificate biologiche, l’adesione a SOStain Sicilia definisce criteri ambientali condivisi e persino le bottiglie, prodotte per il 95% con vetro riciclato, riducono l’impatto dei trasporti. Il Carricante, qui declinato in chiave elegante e territoriale, è fra le espressioni più interessanti del progetto di Planeta.
Accanto al vino, l’azienda porta avanti costantemente iniziative culturali come “Viaggio in Sicilia”, nato nel 2004, e il più recente “Planeta Cultura per il Territorio”, che trasforma le tenute in spazi di incontro tra arte, paesaggio e comunità.

Nella Vigata di Montalbano

Scicli, targa commissariato Vigata di Montalbano. Ph. Marco Giovenco

Scicli, la Vigata del Commissario Montalbano nato dalla penna e dalla fantasia di Andrea Camilleri, è tra i borghi più visitati del Val di Noto. Più raccolta rispetto a Noto o Modica, custodisce però sei siti Unesco e un’identità fortissima. Dall’alto, la Chiesa Madre di San Matteo domina la città; in piazza Italia, la chiesa del Beato Guglielmo racconta una devozione popolare ancora viva grazie al culto della Madonna delle Milizie, raffigurata a cavallo mentre protegge la città: un’immagine potente, quasi epica.
Passeggiando per le vie del centro storico si vive l’esperienza di altri tre siti Unesco: le Chiese di San Michele Arcangelo, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni Evangelista che custodisce il “Cristo in Gonnella“, o Cristo di Burgos, dipinto di fine ‘600 legato all’iconografia spagnola e alla lunga dominazione in Sicilia.
Ma un tour della città non può prescindere dalla visita, nel cuore del centro storico, al Palazzo Comunale che è diventato set del Commissariato di Vigata nella serie “Il Commissario Montalbano”. Gli uffici del poliziotto più celebre d’Italia vennero ricavati proprio lì e, appena saliti i gradini principali, sulla destra ci si ritrova dinnanzi alla porta d’ingresso al Commissariato. Una targa ricorda Andrea Camilleri, suggellando il legame tra letteratura, televisione e territorio. Prima di ripartire, una sosta golosa è d’obbligo: il dolce simbolo è la Testa di Turco, stratificata e generosa come questa terra: nato nel 1091 per celebrare la vittoria dei Normanni sui Saraceni, è ispirato al turbante dei turchi sconfitti a Donnalucata. Un grande bignè ripieno di crema o ricotta e arricchito con scaglie di cioccolato e granella di mandorle o pistacchi.

Vittoria e il cuore della DOCG

L’area di Vittoria è un unicum nel panorama siciliano: qui nasce l’unica DOCG dell’isola, il Cerasuolo di Vittoria, incontro equilibrato tra Nero d’Avola (50-70%) e Frappato (30-50%). Un territorio pianeggiante, ventilato, con suoli che cambiano rapidamente e influenzano in modo decisivo il profilo dei vini.

Casa Grazia, Assovini Sicilia, Ph. Marco Giovenco

Nell’areale di Gela, territorio dal passato industriale ingombrante, c’è una realtà che ribalta la narrazione dell’immaginario collettivo e racconta un’altra Sicilia, fatta di equilibrio ambientale, agricoltura consapevole e forte radicamento sociale. È quella di Casa Grazia, azienda nata negli anni ’90 di fronte alla Riserva Naturale Orientata Biviere, uno degli ecosistemi più preziosi del Mediterraneo. Il Lago Biviere, tra i più grandi laghi salmastri d’Europa, è infatti una tappa cruciale per la migrazione dell’avifauna e imprime al paesaggio un carattere unico. La storia della tenuta si intreccia con quella di Salvatore Aldisio, figura chiave dell’autonomia regionale siciliana, che destinò queste terre ai Salesiani con l’obiettivo di farne un luogo di formazione per i

Maria Grazia Di Francesco Brunetti, CEO Casa Grazia_Ph. Marco Giovenco

giovani. Un’eredità che ancora oggi si riflette nella filosofia aziendale: “casa” nel senso più autentico, dove ogni attività è condivisa e partecipata, e dove negli anni ’80 i proprietari stessi Angelo e la moglie Maria Grazia Di Francesco Brunetti, oggi Donna del Vino Sicilia e titolare dell’azienda, iniziarono come semplici operai.
La produzione ruota attorno al Cerasuolo di Vittoria DOCG, unica denominazione controllata garantita dell’isola, espressione diretta di un territorio complesso e generoso. Qui il vino nasce da un equilibrio delicato tra clima, escursioni termiche e suoli differenti — dai sabbiosi ai calcarei — che conferiscono identità e profondità alle uve autoctone come Frappato e Nero d’Avola. Accanto a questo, una gamma ampia che include micro-vinificazioni e un frizzante di grande successo, Lago d’amare, blend di Grillo, Moscato e Traminer. L’attenzione alla sostenibilità è concreta: coltivazioni biologiche, raccolta manuale all’alba nei 32 ettari vitati, utilizzo esclusivo di fertilizzanti naturali e una produzione di circa 90mila bottiglie all’anno. L’unica coltivazione non bio riguarda la produzione dell’uva seedless che viene spedita in tutta Italia e su numerosi mercati esteri.
Anche l’architettura segue la visione della sostenibilità: il restyling del 2020, firmato dall’architetto Vincenzo Castellana, ha integrato perfettamente la cantina nel paesaggio. E quasi a suggellare questo legame tra luogo, identità e cultura (Casa Grazie è molto attiva anche sul versante culturale), durante i lavori è riemersa una statuetta della Madonna del Giglio, sorprendentemente affine al logo aziendale già esistente.
In questo angolo di Sicilia, tra antichi bagli e strutture contemporanee, si definisce un modello produttivo che unisce tradizione, innovazione e rispetto del territorio, contribuendo a rendere il comprensorio del Cerasuolo di Vittoria uno dei più riconosciuti a livello internazionale.

Tra memoria, terroir e sostenibilità: le cantine del Val di Noto e di Vittoria

Navarra, Allucià. Ph. Navarra

L’itinerario dei Calici di Barocco in Sicilia prosegue a Butera, nel cuore della provincia di Caltanissetta, dove la cantina Navarra racconta un volto ancora poco esplorato dell’isola del vino. Qui ci si trova nella “virgola” del settore del Cerasuolo di Vittoria DOCG, un’area in cui i

Navarra, Rosemosse, ph. Navarra

vitigni assumono caratteristiche distintive grazie alla particolare composizione dei suoli e alle condizioni pedoclimatiche. L’azienda si estende su 172 ettari, di cui 18 vitati, affiancati da mandorleti e uliveti. Per il 2026 sono previste 98mila bottiglie, distribuite nei canali Ho.Re.Ca tra Stati Uniti, Canada e diversi Paesi europei e in vigna dominano Nero d’Avola, Frappato e Grillo. La produzione include anche spumanti realizzati con metodo Martinotti e Metodo Classico. Attualmente le referenze sono nove: tra queste abbiamo avuto modo di degustare l’Allucià, da vendemmia manuale e vinificazione in acciaio, il Rosemosse, rosato da Frappato, e il Maribù, espressione del Cerasuolo di Vittoria. Navarra non è soltanto vino: la cantina guarda al futuro con un progetto di Luxury Villa pronto a prendere il via nel 2027.

Feudi del Pisciotto, tra memoria e ospitalità

Feudi del Pisciotto, Assovini Sicilia. Ph. Marco Giovenco

Nel cuore del Nisseno, a Niscemi, Feudi del Pisciotto è oggi riconosciuto come “Luogo della Memoria”, un titolo che affonda le radici in una pagina cruciale della storia contemporanea. Qui, il 9 luglio 1943, i paracadutisti americani atterrarono nel cortile del Baglio durante le operazioni dello sbarco alleato in Sicilia. Due giorni dopo, 95 soldati statunitensi si trovarono ad affrontare circa 700 militari tedeschi in uno scontro durissimo, conclusosi con la ritirata delle truppe tedesche. Le mura della tenuta conservano ancora i segni di quel combattimento, testimonianze visibili di una memoria che resiste nel tempo. Il riconoscimento ufficiale è arrivato il 12 luglio 2025, anche grazie al recupero di documenti storici e fotografie d’epoca, alcune attribuite a Robert Capa, che documentò lo sbarco alleato e i combattimenti in Sicilia. Proprio il ritrovamento di una di queste immagini, segnalata da un ex paracadutista americano, ha contribuito a riportare alla luce l’importanza del sito.
Oggi Feudi del Pisciotto ha affiancato alla parte vitivinicola un raffinato relais ricavato in un palazzetto del Settecento, con 15 camere (numero destinato a raddoppiare nel giro di breve) e insignito della Chiave Michelin 2025. Acquistata nel 2000 dal giornalista ed editore Paolo Panerai, la tenuta è stata rilanciata sia sul fronte vitivinicolo sia su quello dell’ospitalità di lusso, attirando una clientela internazionale. Panerai, già alla guida dei Domini Castellare di Castellina nel Chianti Classico, ha sviluppato una produzione di 300-350mila bottiglie annue distribuite su 14 etichette, con il Nero d’Avola – anche in una versione con etichetta firmata Versace – come punta di diamante. Su 150 ettari complessivi, 50 sono vitati: un equilibrio tra storia, paesaggio e produzione che rende Feudi del Pisciotto un caso emblematico di come la memoria possa convivere con un progetto contemporaneo di eccellenza enologica e turistica.

Nel cuore del Frappato

Valle dell’Acate, Assovini Sicilia, Ph. Marco Giovenco

L’itinerario riprende verso il Ragusano, in contrada Biddini, dove Valle dell’Acate affonda le proprie radici nel lontano 1870, quando l’avo di famiglia ebbe l’intuizione di esportare Frappato in Francia partendo dal porto di Scoglitti, in un’epoca in cui i vigneti francesi erano devastati dalla fillossera. Il marchio Valle dell’Acate nacque invece negli anni ’80 grazie al lavoro di Gaetana Jacono che, oggi, sesta generazione, guida un’azienda fortemente orientata alla sostenibilità (è certificata biologica e partecipa anche a una comunità energetica) con 70 ettari interamente vitati, una produzione annua di 200mila bottiglie e un export verso trenta Paesi in tutto il mondo.
Valle dell’Acate è oggi tra i principali produttori di Frappato del territorio, declinato in diverse versioni, dal Metodo Classico al cru fino al metodo ancestrale. La gamma comprende inoltre due Cerasuolo di Vittoria DOCG, due Nero d’Avola, oltre a Grillo e Vermentino.
Accanto alla viticoltura, l’azienda ha sviluppato un’offerta di ricettività con quattro camere e attività esperienziali come trekking tra i filari e tour in e-bike, in linea con un enoturismo sempre più integrato e sostenibile.

Non lontano, ad appena una manciata di chilometri, nella stessa contrada si trova Donnafugata, realtà fondata nel 1983 che negli anni ha costruito un mosaico produttivo capace di raccontare la Sicilia come un vero e proprio “continente” del vino, per varietà di

Donnafugata, Assovini Sicilia, Ph. Marco Giovenco

paesaggi, terroir e microclimi. Un percorso che si è ampliato nel 2016 con l’investimento nell’area di Acate, nel territorio del Cerasuolo di Vittoria DOCG, e nello stesso anno sul versante sud dell’Etna, tra Randazzo e Castiglione di Sicilia. A Vittoria, territorio che richiama anche la figura di Vittoria Colonna Enriquez, protagonista storica della riforma agraria, l’azienda conta 42 ettari (33 vitati) e la produzione si concentra su circa 180mila bottiglie suddivise in tre referenze. Qui il dialogo tra Nero d’Avola e Frappato dà origine al Cerasuolo di Vittoria, con un equilibrio che vede prevalere il primo (65-70%) sul secondo (30-35%).
Complessivamente Donnafugata produce circa 3 milioni di bottiglie distribuite sulle diverse tenute, per un totale di 450 ettari in produzione. L’approccio agronomico è quello della lotta integrata, con elementi naturali come piccoli roseti all’inizio di ogni filare, utilizzati come indicatori dello stato di salute della vite. La sostenibilità è certificata SOStain, con pratiche che includono la tutela della biodiversità – anche attraverso agrumeti – e l’impiego di energia rinnovabile grazie a impianti fotovoltaici per oltre 300 kW.
Accanto alla produzione, Donnafugata cura anche l’aspetto culturale e identitario: dal 1994 le etichette sono firmate dall’illustratore Stefano Vitale, mentre negli spazi aziendali trovano posto il “verziere”, giardino simbolo della biodiversità, e le “vasche delle essenze”, dedicate ai profumi del Mediterraneo. A completare l’esperienza, l’accoglienza guidata da Adriana Zappalà, sommelier e hospitality manager della tenuta di Vittoria.

La cantina Santa Tresa è l’ultima tappa del nostro itinerario fra i Calici di Barocco: siamo sempre nel territorio di Vittoria, in contrada Santa Teresa, in un’area storicamente vocata anche all’olio (DOP Monti Iblei). Qui nacque la prima bottiglia di Cerasuolo, all’epoca

Santa Tresa, Assovini Sicilia, ingresso, Ph. Marco Giovenco

chiamata “Cerasuolo Santa Teresa” e oggi l’azienda vitivinicola si estende su 50 ettari complessivi, di cui 40 vitati.
Un territorio celebrato anche di recente: nel settembre 2025, i vent’anni della DOCG (la denominazione garantita è arrivata nel 2005, mentre il riconoscimento DOC risale al 1973) sono stati festeggiati nell’ambito del Vittoria Jazz Festival, a conferma del legame tra vino e cultura. A Santa Tresa, però, la tradizione si intreccia con una forte vocazione sperimentale. Il Frappato, qui presente con due distinti fenotipi (A e B), convive con un vero e proprio “serbatoio” di biodiversità: 16 vitigni autoctoni, tra cui Perricone, Catarratto e vitigni reliquia come Nocera, Orisi e Albanella.
L’azienda è anche un osservatorio privilegiato sugli effetti del cambiamento climatico: i ricercatori dell’Università di Catania conducono qui studi e rilievi in campo. Sul fronte agronomico, la lotta integrata è supportata dalla piantumazione di essenze tra i filari, mentre la gestione sostenibile delle risorse idriche ha portato nel 2023 alla realizzazione di un impianto di fitodepurazione attiva. Biologica dal 2002 e certificata Equalitas, Santa Tresa è anche energeticamente autosufficiente grazie a un impianto fotovoltaico e porta avanti una produzione Vegan Friendly. Le etichette sono otto, per un totale di circa 350mila bottiglie a marchio Santa Tresa, cui si aggiungono 70mila bottiglie della linea Cortese. Un modello che unisce identità territoriale, ricerca e sostenibilità concreta.

Assovini Sicilia porta l’enoturismo e i vitigni autoctoni a Vinitaly

Sicilia Pavillon- Vinitaly

Dal 12 al 15 aprile, Assovini Sicilia torna al Vinitaly 2026 a raccontare un’isola del vino in piena trasformazione. Nel Padiglione 2, interamente dedicato alla Sicilia, saranno oltre 40 le aziende presenti nella collettiva, espressione di un panorama che unisce storicità e nuove energie, con una crescente attenzione a sostenibilità, ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni. «Il vino siciliano parla di un’isola che cambia e cresce» sottolinea la presidente Assovini Sicilia Mariangela Cambria, evidenziando una visione condivisa che punta su identità e qualità. Tra i momenti chiave, il convegno “Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo”, dedicato all’evoluzione del turismo del vino e al suo impatto culturale ed economico. In programma anche un calendario di masterclass che accompagneranno operatori e stampa tra bollicine, bianchi, rossi e vini dolci, offrendo una lettura contemporanea dell’enologia regionale. La presenza a Vinitaly si conferma così un passaggio strategico per rafforzare il dialogo con i mercati internazionali e consolidare l’immagine di una Sicilia sempre più dinamica e riconoscibile.

Indirizzi utili

Romano Palace Luxury Hotel, via Kennedy 28, Catania. Tel. +39.095.5967111
Uzeta, bistrò siciliano, via Penninello 41, Catania. Tel. +39.095.2503374
Sanbartolomeo Casa&Putia, Via Matarazzo 9, Vico Giavatto 1, Scicli (RG). Tel. +39.393.8622094
NCC Benny Grasso, limodriversicily@gmail.com. tel. +39.329.6482731

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