Geni alati

foto di Paolo Fioratti

Spesso considerati come infestanti o come presenze inquietanti, i corvidi possono vantare un cervello e un’intelligenza paragonabili a quelli dei primati.
In una favola di Esopo una cornacchia getta sassolini in un vaso per far salire l’acqua a un livello raggiungibile dal suo becco. L’intelligenza tipica di questi uccelli, e attestata nel folklore, è oggi confermata dalla scienza. I corvidi sono una famiglia di passeriformi diffusa in tutto il mondo (tranne nell’estremo Sud America e nei poli), che comprende circa 120 specie, tra cui corvi, cornacchie, gazze, taccole, gracchi, corvi imperiali (nella foto), ghiandaie e nocciolaie. Per la capacità di adattarsi a vivere vicino agli uomini sono stati spesso visti come infestanti o inquietanti. La misura del loro cervello, in relazione a quella del corpo, è la più grande di tutti gli altri uccelli e pari a quella dello scimpanzé. La densità di neuroni è due volte quella dei primati. La memoria è formidabile. La nocciolaia ricorda anche per 9 mesi dove ha nascosto il cibo, mentre la ghiandaia occidentale recupera in tempi diversi cibo deperibile (insetti e frutta) e durevole (noci e semi). I corvidi sanno prevedere il comportamento dei loro simili. Per esempio le ghiandaie occidentali cercano di nascondere le loro provviste, se si accorgono di essere viste quando le stanno raccogliendo. Gli individui che rubano il cibo di altri si dimostrano i più sospettosi e spostano di tanto in tanto il nascondiglio. Riescono perfino a riconoscersi allo specchio e a fabbricare strumenti. L’origine della capacità di risolvere i problemi in modo innovativo è discussa. I piccoli hanno un lungo periodo di sviluppo, prima di lasciare i genitori, che offre loro tempo e modo per affinare le abilità. Per alcuni studiosi, la vita in società complesse consente di imparare da diversi membri del gruppo e impone di competere e negoziare. Secondo altri, infine, la monogamia per la vita dei corvidi, e la necessità di mantenere relazioni e affiatamento col partner, avrebbe indotto lo sviluppo di particolari abilità cognitive.

Info: sull’intelligenza dei corvidi ci sono moltissimi articoli scientifici. Consigliamo Clayton, N. Emery, N. (2005) Corvid cognition, Current Biology, vol. 15, numero 3.

Gracchi a rischio
I corvidi sono uccelli opportunisti e generalisti nella ricerca del cibo e la maggior parte delle specie si è adattata con successo a vivere insieme agli umani. Ci sono però delle eccezioni. In Europa il caso più emblematico è quello del gracchio. La diffusione del gracchio alpino (il corvide dal becco giallo che è facile incontrare sulle Alpi) è sempre più frammentaria. Mentre il gracchio corallino (dal becco rosso) è ormai classificato come vulnerabile in Europa.

Nere o grigie
Spesso confusa con il corvo (che invece ha il becco nudo e la fronte piatta), la cornacchia è uno degli uccelli più comuni nelle nostre città e campagne. La nera e la grigia sono due razze della stessa specie. La prima vive nell’Europa occidentale; la seconda, con dorso e ventre di piumaggio più chiaro, vive nell’Europa orientale, dall’Italia fi no alla Turchia. Lungo la linea di demarcazione tra le due zone, una fascia che va dall’Inghilterra al nord Italia, si possono osservare degli ibridi.

Corvo imperiale
Il maggiore di tutti gli uccelli passeriformi (più grande di una poiana) è il corvo imperiale. Diffuso con otto sottospecie in tutto l’emisfero nord, è il corvide con la distribuzione più ampia. È sempre stato storicamente un animale importante nell’arte e nel folclore e in alcune culture (per esempio in Irlanda, Scandinavia e Bhutan) è stato anche venerato come immagine di dio. A differenza di altri corvidi, preferisce però alle aree urbane foreste, montagne o habitat selvaggi.