Stelle d’autunno

galassia di andromeda
La galassia di Andromeda. Foto di Cristina Cellini

Vi proponiamo un tour celeste fra le costellazioni d’autunno più interessanti. L’autunno è la stagione ideale per trascorrere un fine settimana in montagna: il tepore della luce diurna, i colori intensi delle foglie caduche, il lieve pizzicore sulle dita provocato dai ricci di castagna. Le giornate iniziano a essere brevi e quando cala il tramonto perché non volgere gli occhi al cielo?

Andromeda

Sulle mappe stellari è spesso raffigurata come una fanciulla dai polsi incatenati.

La mitologia la descrive come figlia del re Etiope Cefeo e di Cassiopea, una donna superba che si vantava di superare in bellezza le Nereidi (le ninfe marine) ed Era (Giunone). Per punirla, il dio Poseidone (Tritone) inviò un mostro, Cetus (la Balena) a razziare la regione. L’oracolo, interrogato dalla popolazione ormai disperata, decretò che Andromeda avrebbe dovuto espiare le colpe della madre, legata ad uno scoglio. Perseo la salvò, successivamente Atena (Minerva) la tramutò in una costellazione e la pose accanto alla madre Cassiopea e a Perseo.

A livello astronomico, Andromeda è nota per la galassia omonima (M31 nel catalogo di Messier). Pare che fosse già conosciuta nel 986 d.C, dai Sufi, mentre altre popolazioni la descrivevano come “Piccola Nube”.

Sotto dei cieli molto scuri, infatti, è ben visibile anche a occhio nudo (dista ben 2.5 milioni di anni luce), ma si apprezza di più se osservata con un binocolo, meglio se 10×50. Con i 20×80 o i 25×100 si potrà anche ammirare la galassia satellite NGC 205.

Questa costellazione è abbastanza facile da individuare, dato che si trova a Nord – Est del brillante asterismo, conosciuto come Quadrato di Pegaso: basterà una semplice mappa astronomica, anche poco dettagliata.

Oberwerk
L’Oberwerk BT 100 XL ED è un binocolo gigante per le osservazioni del cielo autunnale.

Pegaso

Chi non conosce il cavallo alato?

Pegaso era figlio di Medusa, l’affascinante Gorgone, celebre per la sua folta chioma. Uno dei suoi pretendenti fu proprio Poseidone: amandola nel tempio di Atena oltraggiò la dea che per vendicarsi trasformò la giovane donna in un orribile mostro con serpenti al posto dei capelli. Se un essere umano l’avesse guardata negli occhi si sarebbe tramutato in pietra. Pegaso venne al mondo dal sangue di Medusa, dopo che Perseo la decapitò. Il cavallo morì, punto da un tafano inviato da Zeus (Giove), mentre Bellerofonte lo stava cavalcando per raggiungere la dimora degli Dei.

La Costellazione di Pegaso è la settima per estensione. Osservando con un binocolo sarà piacevole apprezzarne i vari asterismi e M15, un ammasso globulare molto compatto. Chi ha la fortuna di possedere un telescopio di grande diametro potrà ammirare, sotto un cielo di alta montagna, il Quintetto di Stephan, un gruppo di galassie molto deboli di magnitudine 14-15.

Pesci

Il suo mito è stato tramandato dai Babilonesi ai Greci e in seguito ai Romani.

Si narra che Tifone, durante la lotta per la supremazia fra Dei e Titani, inseguì Afrodite (Venere) e il figlio Eros. L’orribile mostro dalle cento teste, dai cui occhi sgorgavano lingue di fuoco, era il figlio di Gea (la madre Terra) e di Tartaro (il dio dell’oltretomba). Per fuggire alla sua ira, Afrodite e suo figlio si trasformarono in pesci e per non separarsi si cinsero per la coda. Il nome arabo della stella Alfa Piscium, infatti, è “Alrisha” che significa “la corda” proprio per rappresentare le code che uniscono i due pesci.

Chi possiede un binocolo, da almeno 100 mm di diametro, potrà cercare la galassia a spirale M74 di magnitudine 9.2. È una vera e propria fotocopia della nostra Via Lattea, solo meno estesa.

cassiopea e perseo
Le costellazioni di Cassiopea e Perseo. Foto di Marco Meniero

Perseo

Perseo figlio di Zeus e di Danae, fu gettato in mare con la madre, dal nonno Acrisio, dopo che un oracolo gli predisse la morte per mano del nipote.

La corrente li trascinò sino all’isola di Serifo e furono accolti nella corte di Polidette. Il tiranno, per sedurre sua madre, impose al giovane di portagli in dono la testa di Medusa. Grazie all’elmo elargito da Ade (Plutone), che donava l’invisibilità, lo scudo di bronzo donato da Atena (Minerva) e la spada di diamante, forgiata da Efesto (Vulcano) si impadronì dell’unico occhio posseduto dalle Graie, le sentinelle del monte Atlante.Ne barattò la restituzione in cambio dell’indicazione del luogo dove vivevano le tre Gorgoni, fra cui Medusa, l’unica mortale. Perseo, per non essere pietrificato dal suo sguardo, osservò la sua immagine riflessa nello specchio, infine giunse in Etiopia dove liberò Andromeda, uccise il mostro e la sposò.

Algol è la stella Beta Persei, una stella variabile che muta la propria luminosità dalla magnitudine 2.1 alla 3.4. Il suo nome arabo è “Hamil Ra’s al-Ghul” che significa: “portatore della testa del demonio”. Per i greci rappresentava la testa di Medusa, mentre per gli Ebrei la testa di Satana o di Lilith, la prima donna, compagna di Adamo, antecedente a Eva.

Chi possiede un telescopio di medio diametro potrà cercare M34, un ammasso aperto, scoperto da Messier nel 1764. Un altro oggetto celeste, più difficile da osservare, è M76, una debole e irregolare nebulosa planetaria, osservata per la prima volta nel 1780.

Perseo
Il doppio ammasso di Perseo. Foto di Cristina Cellini

Il doppio ammasso di Perseo, già noto a Ipparco nel 150 a.C. è l’oggetto più affascinante da osservare. In alta montagna si percepisce anche a occhio nudo, come una piccola macchia luminosa, in un binocolo 20×80 è uno scrigno di gioielli colmo di stelle colorate. Le sue componenti sono molto giovani, sessantamila volte più luminose del nostro Sole. Ognuna possiede materia a sufficienza per creare duemila stelle simili alla nostra.

Per saperne di più
Messier. Charles Messier era un astronomo francese (1730-1817). Creò il catalogo omonimo, il cui scopo era di classificare gli oggetti celesti diversi dalle comete. Il primo oggetto inserito nel suo catalogo fu “La Nebulosa del Granchio”, il cui acronimo è M1.
NGC. “Nuovo Catalogo Generale” è il catalogo degli oggetti del profondo cielo, il più utilizzato dagli astrofili. Contiene circa 8.000 oggetti. Fu compilato da John Dreyer nel 1880, basandosi sulle osservazioni di Sir William Herschel e figlio.