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Abano Terme, il tempo del benessere

Tra acque millenarie, ville venete e colline vulcaniche: viaggio nella capitale europea delle terme

Abano Terme, Colle del Montirone, area delle antiche terme della città. Foto Marco Giovenco
Abano Terme, il centralissimo Viale delle terme. Foto AITi Abano
Abano Terme, il centralissimo Viale delle terme. Foto AITi Abano

Avete mai sentito parlare della città che “toglie il dolore”. Certamente sì, poiché Abano Terme, ai piedi dei Colli Euganei in Veneto, è la più grande città termale d’Europa e già da oltre duemila anni porta nel suo nome – à ponos”, dal greco, appunto “che toglie il dolore” – la sua vocazione principale. Qui ogni cosa parla di terme, salute e benessere, tutti elementi gestiti nel pieno del rigore scientifico e dell’attenzione alla cura il più naturale possibile. Ma è un territorio talmente ricco di storia e attrazioni che un periodo di trattamento termale diventa anche l’occasione per visitare ville, musei, cantine e oasi naturali. Nel corso di questo servizio vi daremo conto di un itinerario assai suggestivo e adatto a tutti.

Un’acqua unica per origine e caratteristiche

L’acqua meteorica proveniente dalle Piccole Dolomiti e dai Monti Lessini nelle Prealpi, defluisce nel sottosuolo attraverso la roccia calcarea arrivando fino ad una profondità di oltre 3000 metri. Nel sottosuolo l’acqua scorre per circa 80 km ad alta temperatura e a forte pressione arricchendosi di sali minerali. Giunta nel bacino termale euganeo sgorga alla temperatura di 87°C, carica di energia geotermica e ricca di sostanze disciolte, che la rendono una risorsa termale unica al mondo.
Abano può contare su un’acqua che, a livello scientifico, è classificata come salso-bromo-iodica ipertermale, caratteristica che è alla base di tutti i più moderni trattamenti terapeutici ed estetici effettuati nei numerosi e specializzati hotel termali. Molti di questi hanno ottenuto dal Ministero della Salute la classificazione di “1° livello Super” che attesta elevati standard qualitativi nei servizi sanitari, nelle strutture e nell’utilizzo delle risorse naturali del bacino termale, oltre al rispetto delle normative che regolano l’impiego e la tutela delle acque termali.

Abano Terme, monumento a Pietro dAbano, foto Marco Giovenco

Fango DOC nel segno di Pietro d’Abano

Il fango termale di Abano nasce dall’incontro tra argilla, acqua e microrganismi, ed è davvero unico nel suo genere: la maturazione avviene in condizioni ambientali controllate, a contatto costante con l’acqua termale, che consente lo sviluppo di una microflora, in buona parte endemica, ricca di principi attivi con forte azione antinfiammatoria.
Per comprendere meglio quanto la cura termale sia radicata nella cultura aponense, è sufficiente fare due passi lungo la passeggiata Viale delle Terme, in pieno centro storico, e accorgersi dell’imponente figura di Pietro d’Abano, filosofo, medico, astrologo vissuto a metà del XIII secolo. Un personaggio pioniere nel suo tempo, e per questo a lungo osteggiato e perseguitato, capace di approfondire e applicare conoscenze fitoterapiche e sviluppare teorie su come le costellazioni hanno influenza sulle vite umane. Riteneva che tutto ciò accadeva nel cosmo dovesse riflettersi nel microcosmo del corpo umano: una visione della medicina straordinariamente attuale se riferita alla medicina integrata e olistica che è una risposta a disagi e patologie sempre più presa in considerazione.
Oggi la proprietà intellettuale delle scoperte fatte in ambito termale locale è del Centro Studi “Pietro d’Abano” con un Brevetto Europeo unico al mondo nel suo genere, testimonianza autorevole dell’efficacia terapeutica del fango termale di questo territorio. La stessa Regione Veneto consapevole del valore della risorsa, ha istituito un marchio collettivo comunitario denominato Fango DOC, alla cui tutela contribuiscono diversi enti istituzionali e lo stesso Centro Studi.

Il benessere come metodo

Ad Abano Terme il concetto di cura ha una struttura precisa. Non si tratta semplicemente di concedersi una pausa, ma di entrare in un sistema consolidato in cui tradizione e ricerca scientifica dialogano da anni, dove l’acqua – la Salus Per Aquam (SPA) dei latini – diventa protagonista di percorsi riabilitativi, rilassanti e rigeneranti. Le piscine termali, interne ed esterne, sono spazi in cui il corpo si alleggerisce e il tempo sembra dilatarsi. Il risultato è un benessere che non è mai superficiale, ma costruito con attenzione e competenza.

GB Thermae Hotels Abano, foto Marco Giovenco

Le terapie naturali proposte

Le proprietà terapeutiche delle acque termali di Abano si traducono in un’ampia gamma di trattamenti, dalla prevenzione alla riabilitazione. La balneoterapia, con immersioni in acqua salso-bromo-iodica a 36-38 gradi, aiuta a rilassare muscoli e articolazioni, riducendo dolore e infiammazione. In acqua trova spazio anche l’idrochinesiterapia, particolarmente indicata nei percorsi di recupero post-trauma o post-operatori, grazie all’alleggerimento del peso corporeo.
Tra i trattamenti simbolo resta la fangoterapia, basata sulla maturazione dell’argilla a contatto con l’acqua termale e su un protocollo in quattro fasi: applicazione, bagno, reazione sudorale e massaggio. Un percorso naturale utilizzato soprattutto per osteoartrosi e disturbi muscolo-scheletrici. Accanto a queste pratiche, la terapia inalatoria è impiegata per le vie respiratorie, mentre i programmi dedicati allo sport combinano acqua termale, attività fisica e assistenza specialistica. Completano l’offerta percorsi di remise en forme e bellezza, con massaggi, trattamenti innovativi e programmi personalizzati per il benessere globale.

Abbazia di Praglia, foto Marco Giovenco

Tra i Colli Euganei, cammini di fede tutto l’anno

Un ciclo di cure termali è anche occasione per visitare un territorio straordinario. Abano Terme è da secoli crocevia di itinerari spirituali che attraversano i Colli Euganei: percorsi accessibili in ogni stagione, tra natura e silenzio, che seguono le antiche vie dei pellegrini diretti verso Roma e Santiago. Un paesaggio che alterna eremi, conventi e monasteri custodi di tesori culturali inestimabili: come l’Abbazia di Praglia, esteso complesso monastico fondato nel 1080 che, ancora oggi, ospita una comunità di una quarantina di monaci benedettini che seguono la regola Ora et labora. A guidarli è don Stefano Visintin, Abate di Praglia da sette anni e con alle spalle un’interessante storia. Don Stefano, infatti, è anche un fisico con trascorsi da ricercatore presso l’università di Trieste ed è un grande studioso e appassionato di astronomia. Al punto che all’interno dell’Abbazia è presente un telescopio di ultima generazione.
L’abbazia deve il suo nome a “pratalea”, richiamo alla bonifica dei terreni paludosi operata dai monaci benedettini nel Medioevo. Dopo una fase di declino, rifiorì nel Quattrocento sotto l’influenza dell’abbazia di Santa Giustina di Padova, avviando una stagione di rinnovamento architettonico e spirituale. Cuore del complesso è la chiesa dell’Assunta, costruita tra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento su progetto di Tullio Lombardo: una struttura a croce latina a tre navate che custodisce opere di maestri veneti, tra cui l’“Ascensione di Cristo” di Domenico Campagnola.

L’Abate dell’Abbazia di Praglia don Stefano Visintin, foto Marco Giovenco

Intorno si sviluppa il monastero, articolato in quattro chiostri ciascuno dei quali narra la vita quotidiana dei monaci tra meditazione e lavoro. All’interno dell’Abbazia di Praglia, infatti, sono sviluppate diverse attività: quella farmaceutica e cosmetica con prodotti naturali preparati seguendo l’antica sapienza erboristica; la produzione di vini, olio, miele nelle tipologie acacia, tiglio, castagno e millefiori; attività bibliotecaria con due biblioteche aperte al pubblico che custodiscono 110mila volumi e numerosi manoscritti, il più antico dei quali risale al XII secolo. Collegato all’attività bibliotecaria è il laboratorio di restauro di libri e codici antichi, certamente punto di riferimento a livello nazionale. Tra queste mura giungono volumi in condizioni disperate da ogni angolo del mondo e, grazie a un lavoro complesso e certosino, tornano a nuova vita.
Una curiosità: per qualche tempo qui soggiornò anche Antonio Fogazzaro che nel 1901 ambientò tra queste mura alcune pagine di Piccolo mondo moderno e una targa dei Parchi Letterari ricorda questo momento di ispirazione del grande scrittore.

Cammini di spiritualità

Poco distante, lungo il Canale Battaglia, corre uno dei tratti più suggestivi dei cammini di pellegrinaggio europei che, tra l’altro, coincide con un tratto della Ciclovia E2: qui si intrecciano il Cammino di Sant’Antonio e la Via Romea Germanica, collegamenti naturali verso la Francigena e Santiago. Un invito a mettersi in cammino, senza stagione, seguendo il filo della storia e della spiritualità. Ma il viaggio non si ferma qui. A nord e a sud del territorio si incontrano altri luoghi simbolo, come l’ex monastero di Carceri, mentre conventi ed eremi punteggiano le alture circostanti, offrendo tappe di raccoglimento immerse nel verde.

Calici benedettini

L’Abbazia di Praglia è anche una storica azienda vitivinicola produttrice di vini strettamente connessi alla tradizione enologica locale. Come spiega l’Abate don Stefano Visintin, vengono prodotti circa mille ettolitri l’anno e 70mila bottiglie all’anno fra Garganega, Raboso del Piave e Chardonnay: tutti vini dei Colli Euganei come Serprino e Prosecco accanto a passiti, moscati e spumanti che seguono i metodi Charmat e Champenois, di tradizione benedettina.

Monteortone, dove la salute nasce dall’acqua e dalla devozione

Abano Terme, Santuario della Madonna della Salute a Monteortone, foto Marco Giovenco

L’itinerario di fede nel territorio di Abano Terme prosegue nella zona di Monteortone dove sorge il Santuario della Madonna della Salute. Dell’epoca antica, tra l’area dell’attuale campo sportivo e le abitazioni che conducono al santuario, restano tracce archeologiche di vasche e strutture legate all’uso terapeutico delle acque calde. La storia del santuario è legata alle vicende del soldato Pietro Falco che nel 1428, in cerca di guarigione dalle ferite riportate sul campo di battaglia, trovò immediato beneficio dalle acque che sgorgavano da una

Abano Terme, Santuario della Madonna della Salute a Monteortone. La grotta dove si trova la sorgente dell’acqua. Foto Marco Giovenco

piccola sorgente nascosta in una grotta. Tra le pietre venne fuori anche un’immagine della Madonna, ancora oggi venerata come quadro miracoloso della Madonna della Salute, e attorno a quel prodigio nacque la prima cappella, poi ampliata dagli Agostiniani nei decenni successivi. Il complesso attraversa secoli di storia, dalle spoliazioni napoleoniche alla riapertura al culto nel Novecento. Ancora oggi il santuario resta meta di pellegrinaggi a piedi dalle parrocchie di Abano, Montegrotto e Teolo.

Villa dei Vescovi, il Rinascimento tra natura e potere

Villa Vescovi a Torreglia, foto Marco Giovenco

Nel cuore dei Colli Euganei, poco distante da Abano Terme, Villa dei Vescovi racconta un’idea di Rinascimento diversa dal consueto: non solo architettura, ma un progetto di vita, sospeso tra cultura, paesaggio e potere. Oggi affidata al FAI – Fondo Ambiente Italiano, che dal 2005 ne cura la valorizzazione, la villa si presenta come una residenza elegante e sorprendentemente “umana”, lontana dalla monumentalità di molte ville venete. Qui non si entra in un palazzo celebrativo, ma in un luogo pensato per essere vissuto.
A volerla, nei primi decenni del Cinquecento, fu Francesco Pisani: figura emblematica del suo tempo, quando il ruolo di vescovo non era soltanto religioso, ma anche politico e amministrativo. Appartenente a una potente famiglia veneziana, Pisani immaginò questo luogo come rifugio colto e centro di produzione culturale, dove ritirarsi dagli impegni pubblici senza rinunciare al prestigio. Dopo gli anni trascorsi a Roma, a contatto diretto con il fervore del Rinascimento, Pisani portò sui Colli Euganei quell’idea nuova di armonia tra uomo e natura. La villa, avviata intorno al 1535, nasce proprio da questo impulso: creare uno spazio dove dedicarsi allo studio, circondarsi di artisti e ritrovare un equilibrio tra otium e negotium.

Il progetto fu affidato a Giovanni Maria Falconetto, che concepì una dimora ispirata alla domus romana, rialzata su un terrapieno e aperta verso il paesaggio. Il risultato è un edificio che dialoga continuamente con l’esterno: logge, terrazze e aperture incorniciano i colli come fossero quadri viventi. Dentro, gli affreschi sono frutto dell’intervento di diversi artisti nel tempo e costruiscono un racconto colto, fatto di richiami classici, simboli e decorazioni che rimandano all’antichità greco-romana. Un progetto ambizioso, che però non fu mai completato del tutto, anche a causa della morte di alcuni protagonisti, tra cui lo stesso Falconetto.
Ma Villa dei Vescovi non è solo cultura. Fin dalle origini, accanto alla dimensione intellettuale, convive quella produttiva: niente giardini all’italiana perfettamente geometrici, ma un paesaggio agricolo vivo, fatto di vigneti, ulivi e campi. Un equilibrio tipicamente rinascimentale, in cui la natura non è solo contemplazione, ma anche risorsa. È proprio questa la sua cifra distintiva: una villa pensata per elevare l’uomo attraverso la bellezza, ma anche per accoglierlo, farlo sostare, leggere, osservare, respirare. Un luogo dove il Rinascimento diventa esperienza concreta, ancora oggi.

Museo Luxardo a Torreglia, foto Marco Giovenco

Dall’esodo giuliano-dalmata alla rinascita: la storia di Luxardo

Pochi marchi raccontano con altrettanta chiarezza il legame tra storia nazionale e vicenda industriale quanto la Luxardo. Fondata nel 1821 a Zara da Girolamo Luxardo, l’azienda nasce nel cuore della Dalmazia asburgica e cresce fino a diventare una delle distillerie più note d’Europa, grazie soprattutto al Maraschino ottenuto dalla marasca. Una traiettoria che si spezza con la Seconda Guerra Mondiale e con il dramma dell’esodo istriano-giuliano-dalmata. Tra il 1943 e il 1944, infatti, Zara subisce bombardamenti devastanti e gran parte della popolazione è costretta alla fuga; l’esodo coinvolgerà nel complesso centinaia di migliaia di italiani dell’Adriatico orientale. Anche la distilleria Luxardo viene distrutta e la famiglia colpita duramente: alcuni membri vengono uccisi e l’azienda confiscata. Come molti altri dalmati italiani, i Luxardo lasciano tutto.
La rinascita avviene in Veneto, a Torreglia, sui Colli Euganei: nel 1947 Giorgio Luxardo, unico superstite della sua generazione, ricostruisce la distilleria riportando in vita il Maraschino e reimpiantando le coltivazioni di marasca. È una ripartenza simbolica: sulle bottiglie compare ancora oggi la dicitura “Torreglia 1947”, memoria di una cesura storica trasformata in nuovo inizio.
Intraprendenza, coraggio, inventiva, profondo dolore che costituiscono i toccanti elementi del museo d’impresa allestito presso lo stabilimento di Torreglia. L’azienda ha mantenuto una continuità familiare rarissima, attraversando sette generazioni e il Maraschino resta il prodotto iconico, con il suo metodo tradizionale e la bottiglia impagliata a mano, affiancato da specialità storiche come il “Sangue Morlacco”, nome coniato da Gabriele d’Annunzio.
Oggi Luxardo è una realtà globale, ma anche un presidio di memoria: la sua storia intreccia impresa e identità, dimostrando come dal trauma dell’esilio possa nascere un percorso di continuità e successo internazionale.

La stanza 110, dove finì la Grande Guerra

Ma il rapporto tra Abano e la storia non si ferma qui: davanti alla facciata del Grand Hotel Trieste & Victoria una lapide riporta il testo del Bollettino della Vittoria, firmato dal generale Armando Diaz il 4 novembre 1918. È qui che si chiude ufficialmente la Prima Guerra Mondiale per l’Italia, tra le mura di un albergo termale diventato, per necessità, centro nevralgico del potere militare. Una porta al primo piano, oggi numerata 106,

Hotel Trieste e Victoria GB Hotels, stanza 110 Diaz, foto Marco Giovenco

racconta quella storia meglio di qualsiasi archivio. È la “stanza 110”, dove Diaz lavorò negli ultimi giorni del conflitto. Quando Padova, iniziale quartier generale, divenne troppo esposta ai bombardamenti austriaci, lo Stato Maggiore arretrò fino ad Abano. Il Trieste & Victoria si trasformò così nella sede operativa del Comando Supremo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano. Qui passarono anche Pietro Badoglio e Gabriele d’Annunzio, presenze tutt’altro che marginali: fu proprio quest’ultimo a suggerire ai proprietari di aggiungere “Victoria” al nome dell’hotel, per fissare nel luogo il segno della vittoria.
La scelta della stanza non fu casuale: vicina alle scale, garantiva una via di fuga rapida in caso di attacco. Oggi restano pochi elementi originali — uno specchio, un settimino a sette cassetti — ma il valore simbolico è intatto. Anche la numerazione racconta il tempo: dopo il restyling degli anni Duemila è diventata 106, ma per chi conosce la storia resta la “110”, una sorta di coordinata della memoria. Dormirci è ancora possibile. La suite, oggi “imperiale”, viene prenotata soprattutto da ospiti stranieri attratti dall’idea di abitare, anche solo per una notte, un frammento di storia.

Hotel Trieste e Victoria GB Hotels, stanza 110 Diaz, foto Marco Giovenco

È questo il fascino del Trieste & Victoria guidato con passione dalla famiglia Borile: aperto nel 1912, conserva l’eleganza della Belle Époque ma porta inciso uno dei passaggi decisivi del Novecento italiano. Cuore pulsante dell’Hotel è la sua acqua termale salso-bromo-iodica che sgorga a 86°C direttamente dal sottosuolo della proprietà. Un dono della natura che alimenta un sistema di cinque piscine termali, tre esterne immerse nel verde del parco privato e due interne. Il soggiorno diventa qualcosa di più: un’esperienza in cui il benessere convive con la memoria.

Abano Terme, l’equilibrio tra cura e cultura

Abano Terme, Villa Bassi, foto AITI

Abano Terme è una città costruita attorno all’acqua e alla sua capacità di curare. Unisce grandi alberghi dotati di reparti terapeutici a un centro pedonale ordinato, tra architetture moderne e memorie storiche. Tra queste, spicca il Colle del Montirone, cuore delle antiche terme di Aponus: già in epoca romana qui sgorgavano sorgenti caldissime incastonate in un paesaggio che, ancora oggi, conserva intatto il legame tra natura e salute.

Abano Terme, Villa Bassi, foto AITI

Accanto alla vocazione termale, Abano racconta anche una storia di ville e cultura. Villa Bassi Rathgeb, oggi museo civico e sede di mostre e collezioni, fu costruita a metà del Cinquecento per volontà del medico cremasco Giovanni Antonio Secco che, veneziano di adozione, realizzò il sogno di possedere un edificio destinato ad attività agricole e svaghi estivi. La villa riprende nelle forme la villa veneta di ascendenza palladiana e gli interni conservano affreschi della scuola di Giovan Battista Zelotti.

Abano Terme, foto GB Hotels

Il territorio delle terme e dei Colli Euganei

Alla base dell’attrattività di quest’area così ricca di offerte ed esperienze della Regione Veneto c’è un sistema unico di governance turistica, l’OGD Terme e Colli Euganei (Organizzazione di Gestione della Destinazione), che riunisce 16 Comuni e coordina e valorizza un patrimonio articolato tra cura, paesaggio e cultura in sinergia con la Fondazione Turismo Padova, Terme e Colli Euganei.
Cuore della destinazione sono le città termali — Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzignano Terme e Battaglia Terme — che formano il più grande bacino termale d’Europa per concentrazione di strutture e tradizione millenaria. Tutt’intorno il paesaggio del Parco Regionale dei Colli Euganei: un sistema collinare di origine vulcanica tra i più suggestivi

Il territori di Abano Terme è ricco di percorsi cicloturistici. Foto AITI Xenerj

della regione, dove borghi come Arquà Petrarca, Este e Monselice si alternano a vigneti, uliveti, ville venete e castelli medievali. Un territorio che offre esperienze diversificate, tra escursionismo, cicloturismo e itinerari come la Ciclovia E2, l’anello dei Colli Euganei.
I numeri confermano la solidità del sistema: nel 2025 sono stati registrati 916mila arrivi e quasi 3 milioni di presenze, a testimonianza di una destinazione che continua a coniugare benessere, natura e turismo attivo su scala europea.

Indirizzi utili

L’ingresso alla caratteristica Osteria Al Filò ad Abano Terme, foto Marco Giovenco

Grand Hotel Trieste & Victoria, via Pietro d’Abano 1, Abano Terme, tel. 049.8665800,
Al Filò, osteria con cucina, di Paolo Berzani, via Appia Monterosso 94, Abano Terme, tel. 049.8601562
Enotrattoria Da Serafino, via San Daniele 57, Torreglia, tel. 049.5212482
Vescovi Bistrot, via Dei Vescovi 4, Torreglia, tel. 377.3055149
Osterie Meccaniche, via Marzia 46, Abano Terme, tel. 049.8669070,
Fondazione Turismo Padova, Terme e Colli Euganei, piazza Insurrezione XXVII Aprile ’45 1/a Padova. Tel. 049.6452575

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