Come avviene da oltre dieci anni in occasione delle festività natalizie, i Musei Civici d’Arte Antica/Istituzione Bologna Musei, in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare, promuovono al Museo Davia Bargellini (Strada Maggiore 44, Bologna) un evento espositivo dedicato all’arte presepiale tradizionale, la mostra Capolavori del Presepe napoletano del Settecento dalla Collezione Bordoni, a cura di Mark Gregory D’Apuzzo e Giulio Sommariva, con la collaborazione di Fernando e Gioia Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare). L’iniziativa, visibile dal 4 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020 con ingresso gratuito, si inserisce in un ciclo di percorsi espositivi che documentano la straordinaria diffusione di questo specifico ambito di produzione artistica in Italia, ponendo in dialogo la tradizione presepiale bolognese, di cui il Museo Davia Bargellini conserva la più ricca collezione, sia dal punto di vista numerico che qualitativo, di statuine in terracotta policroma dei secoli XVIII-XIX presente in città, con quella altre aree regionali.

Dopo la grande scuola genovese illustrata nel 2018, quest’anno l’attenzione torna a confrontarsi con la fortissima scuola napoletana del XVIII secolo di cui lo stesso museo aveva già nel 1999-2000 esposto una pregevolissima “Scarabattola”, la tipologia di contenitore in forma di edicola devozionale, da appendere a muro o posare sul mobilio, utilizzata in tutta Italia per l’ambientazione di una figura o di una scena sacra complessa – dalla Natività alla Resurrezione, dal Compianto alle vite dei santi – come una vera e propria scatola prospettica dipinta su tre lati e chiusa anteriormente da un vetro. Il prezioso esemplare – ancora corredato dello “scoglio”, una struttura di base in sughero sulla quale venivano organizzate scenograficamente le diverse scene, e della pittura originale dello sfondo animata da ventidue figure, alcune delle quali recano attribuzioni a riconosciuti maestri modellatori napoletani come Lorenzo Mosca, Nicola Ingaldi, Michele Trillocco – apparteneva, e appartiene tuttoggi, alla straordinaria collezione raccolta nella residenza privata dell’avvocato bolognese Gianfranco Bordoni, il cui allestimento è stato progettato e coordinato dalla sapiente mano del prof. Antonio Di Tuoro, scenografo al Teatro “La Fenice” di Venezia.

Grazie alla generosa disponibilità del figlio Gabriele, per la prima volta dopo la scomparsa del padre Gianfranco avvenuta nel 2015, la grande passione collezionistica della famiglia Bordoni viene testimoniata attraverso la presentazione di un altro magnifico gruppo costituito da oltre una trentina di statuette, fra personaggi e animali, selezionato fra le oltre 200 di cui si compone l’intera raccolta che lo storico dell’arte Eugenio Riccòmini ha definito come “forse la più ricca e complessa collezione di presepi napoletani che non stia all’ombra del Vesuvio”.

Il pubblico può ammirare l’altissima qualità esecutiva raggiunta dall’arte presepiale partenopea del Settecento nella produzione di tale specifico tipo di scultura, criterio che ha costantemente orientato le ricerche di Bordoni nel corso di oltre cinquant’anni di paziente e accurata raccolta, riuscendo talvolta ad aggiudicarsi pezzi di provenienza illustre.

Per questa eccezionale opportunità espositiva, le delicatissime statuine, tutte modellate con una grande cura per i dettagli, sono collocate entro la suggestiva scenografia del chiostro di Santa Chiara a Napoli realizzato da Alfonso Laino, il più bravo scenografo-allestitore dei presepi a Napoli negli anni settanta/ottanta del secolo scorso, animando, come in un tableaux vivant, la rappresentazione di scene di strada, osteria e bottega nella brulicante vita quotidiana nella Napoli cortigiana dei primi Borboni. A fare da contorno alla Sacra Famiglia compare una variegata umanità di personaggi – aristocratici, mendicanti, pastori, artigiani, venditori, turchi, servi in livrea, campagnoli, villanelle nei costumi del Regno – a significare la realtà cosmopolita della città, ma anche il suo contraddittorio mondo diviso “fra miseria e nobiltà”, in cui con un occhio non sempre bonario, accanto a “prosperose vestustà contadine” sono irriverentemente messi a nudo difetti – rughe, gozzi, calvizie – allusive anche a difetti morali, in parallelo con la coeva pittura di genere di Gaspare Traversi.

Rispetto alla tradizione bolognese che predilige il solo materiale della terracotta per la modellazione delle figure, in ambito napoletano si diffonde una produzione scultorea polimaterica che si identifica nella realizzazione di manichini con la testa di terracotta dipinta, le estremità preferibilmente in legno, l’anima di ferro dolce e il riempimento di stoffa, poi debitamente abbigliate con costumi e accessori dell’epoca. Questo tipo di rappresentazione corrisponde a una concreta espressione di arte barocca naturalistica, configurandosi come un plastico documento storico descrittivo dei costumi, delle usanze e delle tradizioni popolari, in un’epoca che vide Napoli splendida capitale di cultura e d’arte e meta irrinunciabile di colti viaggiatori italiani e stranieri.

I visitatori possono dunque mettere a confronto due tradizioni storico-artistiche di eccellenza nell’arte presepiale, quella bolognese e quella napoletana, cogliendone le differenze e le rispettive caratteristiche, oltre ad apprezzare le specificità tecniche della produzione napoletana con le tipologie dei suoi figuranti e le identità dei suoi più abili artefici, come Salvatore Franco, Lorenzo Mosca, Orazio Schettino, Nicola Somma, Angelo Viva e gli animalisti Francesco Gallo, Nicola e Saverio Vassallo. Info: www.museibologna.it

 

 

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