Castello di Meleto: vino, miele e amore per il terroir

In visita a un'antichissima tenuta del Chianti Classico, per scoprire come alle classiche produzioni del territorio si possano accostare progetti di tutela ambientale a 360 gradi

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Castello di Meleto (foto Iacopo Sequi)

Si torna sempre volentieri al Castello di Meleto; e quando ci si arriva per la prima volta, gli occhi godono di una bellezza tanto inusuale da far sussultare il cuore. Il Chianti Classico muta assai l’aspetto da un punto all’altro. Qui siamo a Gaiole in Chianti, uno dei comuni senesi del Gallo Nero in cui gli agricoltori coltivano ulivi e viti che danno prodotti straordinari; ma tutto è letteralmente sommerso da boschi meravigliosi. Su questi si apre la solennità del colle dominato dal Castello di Meleto, elegante ambasciatore della storia e della cultura chiantigiana. Con un migliaio di ettari di dipendenze, la maggior parte delle quali per l’appunto boschive, questo fortilizio raccoglie l’eredità di una tradizione secolare nella cura del territorio, tradizione che oggi non muta e non si risparmia.

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Il Castello di Meleto al suo ingresso (foto Iacopo Sequi)

Castello di Meleto, un po’ di storia

Se l’inizio del racconto risale addirittura all’XI secolo, è nel 1968 che succede quel che non ci si aspettava: con quella che potremmo definire una delle prime operazioni di crowdfunding, la gente riprende il controllo dei terreni abbandonati e mette su una società agricola, dando forma a una cantina di valore. Oggi se ne raccolgono i frutti: il castello (da visitare con attenzione, non mancando il bellissimo teatrino che conserva le originali scenografie settecentesche) è il fulcro di un progetto produttivo e insieme enoturistico in cui soggiornare e poi dedicarsi a degustazioni dei vini aziendali proposti dall’enoteca in funzione al castello, e proseguendo con le eccellenze dell’Osteria di Meleto situata proprio ai piedi del poggio. Non mancano le attività per tutti i gusti: passeggiate nei vigneti, noleggio di e-bike, gite in pick-up con l’agronomo e laboratori di cucina con la signora Patrizia. Tutto questo, come detto, alloggiando in un castello millenario dove l’ospitalità è nel segno dell’accoglienza e non del lusso o degli artifici digitali, qualcosa che si percepisce pienamente nella comodità assoluta unita alla sobria raffinatezza delle camere. Ma senza farsi mancare nulla, compreso un bel bagno rilassante in una delle due piscine panoramiche aperte agli ospiti.

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Una fila di arnie al Parco delle Api del Castello di Meleto (foto CdM)

Il Castello di Meleto e il Parco delle Api

Il 20 maggio si celebra la Giornata Internazionale delle Api, istituita per mettere l’accento sull’importanza degli insetti impollinatori e sul loro ruolo cruciale per l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza stessa dell’agricoltura. Qualcosa che a Castello di Meleto si vive e si tutela ogni giorno, perché grazie alla salubrità di queste colline la presenza delle api è costante e prospera. Così, oltre a quanto detto finora, Meleto ha ideato e attuato il progetto “Nel Nome dell’Ape” per cui chiunque condivida la filosofia dell’azienda può adottare un’arnia, diventarne custode a distanza e ricevere due chili di miele biologico all’anno per cinque anni come frutto concreto del proprio contributo all’ecosistema. Oggi l’allevamento conta un centinaio di famiglie per un totale di più di tre milioni di api all’anno, per un progetto che si è ulteriormente evoluto con la realizzazione del Parco delle Api. Un ettaro e mezzo di alberi e fiori selezionati per creare un habitat ideale per le api, un paradiso naturale che è anche uno spazio didattico pensato per accogliere grandi e piccini in un impegno che travalica la dimensione commerciale dell’azienda. Dove sì, si possono acquistare vini eccellenti e una gamma di prodotti biologici di primo livello che include mieli, propoli e persino l’idromele, una delle bevande più antiche del mondo, ottenuta dalla fermentazione di miele di edera e di lavanda. Quindi un luogo dove ricevere cultura; e farla, rispettando l’ambiente.

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Alcune delle etichette del Castello di Meleto, e in particolare di Chianti Classico. Da sinstra, il base, la riserva, il Gran Selezione e due delle tre cru di casa, Casi e Poggiarso, che prendono i nomi delle loro vigne (foto Iacopo Sequi)

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