Passi Giulia, che è la figlia. Passi Luisa, che è la moglie. E passi anche Lorenzo, che è l’enologo, il fidato compagno di tante vinificazioni. Ma quando ad Erica, spettacolare cuoca e tuttofare dell’azienda, brillano gli occhi mentre parla di come Luigi Cataldi Madonna voleva che fosse cucinato il baccalà, un brivido caldo corre lungo la spina dorsale e tutt’a un tratto ci si sente pienamente a casa.
Non che questo non fosse stato percepito fin da principio: Giulia è un’ospite perfetta, che fin dal sorriso in cui si apre quando ti accoglie ti fa sentire abbracciato dal calore generato dalla passione messa nel lavoro. E la figura del padre è pienamente presente in lei; addirittura, più nei suoi modi che nelle parole con cui lo ricorda. «Nel soffritto ci vuole il peperone!», tuonano in coro le voci riunite di queste donne che lo ricordano con affetto; perché ciascuna, a modo suo, ha avuto modo di apprezzarne l’eleganza, la fermezza, la dedizione. La proiezione dell’idea. Che vive nell’azienda Cataldi Madonna.

Il pensiero in vigna, l’eredità di Luigi Cataldi Madonna
Luigi Cataldi Madonna non è stato semplicemente un vignaiolo, bensì un vignaiolo che nella sua visione filosofica – proprio così, né più né meno – ha saputo dare un’anima all’antica terra che ha voluto coltivare. Tra le vigne di Ofena, dove il soffio freddo dei monti abruzzesi accarezza il calore che il sole mediterraneo deposita sulla terra, lui parlava al terreno come si farebbe a un vecchio amico. Anche oggi sembra che il suo fantasma, l’idea di lui, si muova tra i filari come per custodire la bellezza di quanto viene prodotto. Un nome su tutti, quello che ha dato al suo Pecorino: Giulia, l’amata figlia. I sassi sono silenziosi, la terra forse meno, ma si tratta di suoni sempre impercettibili per un uomo. Luigi Cataldi Madonna ha parlato al silenzio. Questi gli ha risposto. E a noi giunge l’eredità delle sue conversazioni con la natura.

Vini concettuali, l’intuizione che unisce idea e territorio
Vini concettuali, son chiamati. «Qui il vino non si fa soltanto. Si pensa». Giulia racconta la filosofia che anima Cataldi Madonna. «I vini concettuali non sono freak e non sono da meditazione. Si chiamano così perché vengono da un’idea e sono capaci di raccontare un territorio. Un’intuizione». Intuizione che ebbe suo padre proprio in virtù dell’improvvisa fortuna dei cosiddetti vini naturali. «Ditemi voi qui che cosa c’è di innaturale!». Da Cataldi Madonna ogni bottiglia nasce da un progetto: a tavolino si discute, si fanno ipotesi, si cambia idea. Come per l’artista c’è lo schizzo, una bozza che si corregge cento volte fin quando il vino (e lui, non altri) non trova la sua identità liquida. Ogni decisione, tanto in vigna quanto in cantina, serve ad avvicinarsi il più possibile alla visione iniziale. «A volte il risultato è migliore di quanto avevamo immaginato, a volte no, ma senza quella stessa idea quella bottiglia non esisterebbe. Per questo li chiamiamo vini concettuali».

Pecorino e Cerasuolo, ma soprattutto l’idea: scopriamo Cataldi Madonna
Ora, in un articolo normale qui si dovrebbe cominciare a parlare della produzione di Cataldi Madonna. Oppure si potrebbe raccontare la splendida accoglienza che abbiamo ricevuto per conoscere l’azienda, visitare la cantina che sta vivendo una straordinaria e velocissima fase di ristrutturazione per offrire a ogni settore della produzione spazi adeguati alla crescente fortuna sul mercato. Tale è, in virtù del lavoro fatto. E ancora, si potrebbe fare tutta un’argomentazione romantica ed esperienziale sulla bellezza del territorio e sul fatto che Giulia, con il suo team di comunicazione, è riuscita a organizzare la prima degustazione mai tenuta in cima al castello di Rocca Calascio, a 1.410 metri sopra il livello del mare.

Invece no. L’invito è diretto, come Giulia e i suoi vini. Andare a Ofena non è comodo eppure è bellissimo; tutto l’Abruzzo è meraviglioso, ma qui non c’è turista, non c’è camminatore. Si va per scoprire un luogo, e presto aprirà in paese la signorile dimora storica dei Cataldi Madonna, come struttura ricettiva e come splendida “corporate reception”. Andate, fatevi accogliere, scoprite. Assaggiate il Pecorino, reintrodotto quando era pressoché estinto e portato di nuovo in auge proprio da Luigi, pioniere della sua rinascita. E il Cerasuolo, reinterpretato con l’impareggiabile maturità enologica con cui Lorenzo Landi ha abbracciato il progetto, unito alla freschezza dell’approccio di Giulia. Nuovi archetipi vinicoli in cui il presente, grazie a un lavoro difficile, si mostra come semplice (solo al risultato) momento di passaggio fra tradizione e futuro. L’eredità che ha lasciato Luigi Cataldi Madonna, in quanto concettuale, è in primo luogo umana; quasi sempre l’umanità si perpetua tramite la passione. Ebbene, venite a vivere, a degustare, queste idee.














