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Chianti Classico Collection: il vino è cultura

A Firenze il 16 e il 17 febbraio torna il racconto di un territorio che da tre secoli unisce cultura, ricerca e identità: vi presentiamo l'edizione 2026 della Chianti Classico Collection

Ogni anno arriva un momento in cui il Gallo Nero canta tra le forme neoclassiche della Stazione Leopolda. Lunedì 16 e martedì 17 febbraio si riapre il sipario sulla Chianti Classico Collection, che per questa trentatreesima edizione conta 223 aziende e 680 etichette: numeri da record che raccontano la vitalità di uno dei vini più importanti del mondo. Il tema scelto per il 2026 è quasi lapalissiano: Wine is Culture, il vino è cultura. Qualcosa che nel Chianti Classico non è retorica, ma realtà d’antica origine.

Giovanni Manetti, al terzo mandato alla guida del Consorzio Vino Chianti Classico
Giovanni Manetti, al terzo mandato alla guida del Consorzio Vino Chianti Classico

Come ben riassume il presidente del Consorzio Chianti Classico, Giovanni Manetti, nella lettera che accompagna il catalogo della Collection dando il benvenuto a Firenze. «Da sempre noi viticoltori ci impegniamo nel trasferire il territorio nel calice, ma è quanto mai vero nel caso del Chianti Classico che il territorio è reso unico non solo dalle sue caratteristiche fisiche, ma anche dalla sua componente antropica: una stratificazione di storia, arte e bellezza, modellata dalla mano gentile dell’uomo. Il vino del Gallo Nero, indissolubilmente legato alla sua terra, è sintesi perfetta tra il territorio e la visione delle persone che ne hanno costruito l’identità, e l’hanno condivisa con il mondo».

Il paesaggio del Chianti Classico, disegnato dalla mano dei viticoltori. Qui siamo a Gaiole, nei vigneti del Castello di Meleto (credit ph. Gheusis)

Tre secoli di storia, dai Medici alla sostenibilità

Fu nel 1716 che Cosimo III de’ Medici tracciò per la prima volta i confini di questo territorio collinare tra Firenze e Siena, tanto vasto quanto diverso al suo interno. Da allora il suo vino è diventato l’espressione di una complessa costruzione sociale e culturale: castelli e ville-fattoria, paesaggi modellati dal lavoro dell’uomo, più di trecento siti storici protetti. Ovunque i viticoltori sono custodi del territorio, ma nel Chianti Classico sono anche alfieri di un patrimonio che scavalca la dimensione produttiva diventando responsabilità collettiva. La Collection è la fotografia di questo rapporto. Tra le etichette in degustazione spiccano le Riserva e le Gran Selezione, punte di diamante di una DOCG che al volume ha preferito la profondità. E non finisce qui: sono ormai molte le aziende che puntano ad avvicinarsi a una completa sostenibilità ambientale, in un’ottica di correttezza e di positivo ritorno economico e commerciale.

Non solo vino: la Chianti Classico Collection è l’occasione per degustare un’altra tipicità eccellente del territorio, ossia l’olio DOP

Chianti Classico, l’agricoltura ai massimi livelli

Uno dei momenti più attesi è quello del progetto Chianti Classico 2000, una ricerca durata sedici anni che ha ridisegnato il volto contemporaneo della denominazione. I cloni selezionati allora sono oggi strumenti di precisione agronomica, capaci di esprimere il territorio e di rispondere alle sfide climatiche. Ma non ci sarà solo il vino (e qualche vin santo). Con più di trenta referenze in assaggio, l’Olio DOP Chianti Classico completerà il racconto di una cultura agricola che unisce la cura dell’ambiente al disegno del paesaggio.

 

Quando e come: tutti alla Collection

Lunedì 16 l’evento sarà dedicato esclusivamente agli operatori del settore e alla stampa, mentre per martedì 17 è prevista l’apertura al pubblico. Il biglietto costa 30 euro, dimezzati per iscritti ad associazioni di settore e studenti universitari. Dalle 10 alle 19 la Stazione Leopolda, facilmente raggiungibile da Santa Maria Novella in pochi minuti a piedi o con il tram, accoglierà i wine lovers in una full immersion tra degustazioni guidate e possibilità di acquisto. Per portarvi a casa un po’ di quel Chianti Classico che vi dà appuntamento a Firenze. E nel vostro bicchiere, naturalmente.

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