Piemonte, terra d’eleganza e discrezione, di cultura e di operosità. Terra di grande cucina e di grandi rossi fra cui troneggia il Barolo. Proprio tra quelle Langhe dove nasce il re dei vini e l’Appennino Ligure c’è un lembo di regione che racconta una storia per certi versi completamente diversa, anche se legata a doppio filo all’enologia. È il territorio di Gavi, patria di quel Cortese che ha conquistato i palati imponendosi già nella seconda metà dell’Ottocento come primo grande bianco secco d’Italia. Un vitigno vigoroso e generoso, che viene coltivato su 1.600 ettari complessivi in un’area che si estende in undici comuni della provincia di Alessandria. E con una continuità territoriale davvero impressionante, se si pensa al primo documento in cui è citato espressamente, che è seicentesco. Per non parlare della prima data certa in cui si menziona la viticoltura nell’area: 3 giugno 972. Sì, senza l’uno davanti, esattamente 1054 anni fa. Insomma, la zona parve presto vocata.

L’antica città di Libarna
Si sa che i Romani amavano le libagioni e coltivavano la vite. E a cinque chilometri dal borgo di Gavi si trova un’area archeologica che vale certamente una visita. È quanto il suolo ha restituito dell’antica città di Libarna, snodo militare e commerciale edificato sul fiume Scrivia. Era posta lungo la Via Postumia, grande arteria di connessione fra il Mar Ligure e Aquileia, sull’Adriatico. A testimoniare come la dolcezza di questo territorio fosse ideale per i trasporti dell’epoca. Una combinazione di opportunità logistiche e climatiche, dunque, fece scegliere ai Capitolini di fermarsi qui a costruire quello che divenne molto più di un oppidum della Repubblica (si parla del II secolo avanti Cristo), ma una città che arrivò a contare forse più di cinquemila abitanti. Con un anfiteatro – di cui si ammirano le fondamenta – ancor più grande, per ospitare anche chi accorreva dai dintorni.
Il Gavi di oggi, il Gavi del futuro: identità e sostenibilità
Libarna non è l’unica perla di un territorio che ha molto da raccontare. Il Consorzio Tutela del Gavi, infatti, non si impegna attivamente solo nella parte che riguarda direttamente i vini, tra l’altro con una grande attenzione verso pratiche di riduzione dell’impronta carbonica e l’ottenimento di certificazioni ambientali. Un modello integrato che tramuta il successo del vino in salvaguardia ambientale, sfruttandolo per lo sviluppo culturale della comunità e per far scoprire questa parte della regione storica dell’Oltregiogo. Nel Gavi soffia il vento del Mar Ligure – genovesi sono storicamente queste terre – e si cucina alla ligure, motivo per cui un bianco così fresco, minerale e profumato tanto bene si accosta al desco. Il sito del Consorzio consente di flaggare i produttori per attività, individuandoli in base all’organizzazione di degustazioni e di visite alle cantine e ai vigneti, oltre che alla possibilità di pernottare in azienda. Aggiungiamo un indirizzo per godere di una cena tipica in un luogo da sogno ma accessibile a tutti. Il ristorante Le Cantine del Gavi accoglie nelle antiche sale di Palazzo Maruzzello, nel cuore del paese. E nella bella stagione apre le porte allo splendido giardino, vero e proprio scrigno di pace.
Cosa fare e vedere nel territorio di Gavi
Le opportunità turistiche, del resto, non mancano. Escursioni a piedi e in e-bike, gite a cavallo, sport: in zona si trovano ben tre golf club. Chi ama la natura vorrà scoprire il Parco delle Capanne di Marcarolo. Chi s’intende di belle arti non vorrà perdere mete come l’abbazia di San Remigio, immersa nella campagna di Parodi Ligure. Chi è meno attivo potrà godere della veduta a 360 gradi intorno al santuario della Madonna della Guardia: un belvedere che spazia dall’Appennino Ligure alla pianura del Grande Fiume, il Po. E poi c’è la cittadina stessa, graziosa e densa di monumenti di grande interesse. Il gigantesco Forte di Gavi ha in vista una data importante. L’11 luglio riapre infatti al pubblico dopo importanti interventi di ristrutturazione che lo vedono rinnovato nei servizi e nelle modalità di fruizione. La grand-opening celebra tra l’altro i 400 anni dall’inizio dei lavori con cui l’antico castello medievale fu trasformato nell’imponente fortezza moderna che domina il paesaggio.
Degustazioni d’autore: viaggio tra le espressioni del Cortese
Ma da non perdere nel Gavi, quanto a visite, c’è certamente qualcosa in più: le cantine. Sono molte le opportunità per approfondire la conoscenza di un vino caratterizzato da un’identità precisa nonché da una spiccata versatilità. Negli abbinamenti, nella varietà delle espressioni aziendali, nell’ampiezza che regalano degustazioni che possono partire dall’annata appena immessa sul mercato per arrivare a bottiglie di quindici o più anni di vita. Abbiamo effettuato per voi un breve tour fra alcune aziende associate al Consorzio: ve le proponiamo qui di seguito. Cominciamo da due destinazioni che includono l’ospitalità (noi ci siamo affidati a Villa Pomela, seicentesca residenza signorile immersa nel verde, oggi adibita a relais). De La Raia sottolineiamo la capacità di innovare mantenendo un’integrità di spirito: luogo splendido, con tanta arte nel paesaggio. Della Tenuta La Marchesa, invece, segnaliamo il giardino storico e la grande limonaia oggi adibita a museo del vino.
Castellari Bergaglio ci ha accolti nella sua bella taverna, ma se avete l’occasione non perdete le degustazioni all’ombra delle piante accanto alla cantina; si segnala la Gaviteca, un luogo di cultura del vino a 360 gradi. La Mesma ci ha stupito per l’incredibile resistenza e linearità delle bottiglie, tanto franche quanto ideali per un invecchiamento del tutto inaspettato. La bellezza della Tenuta La Giustiniana accoglie in un’eleganza d’altri tempi, mentre la sontuosità della Centuriona introduce a una grande riserva venatoria in un contorno di boschi e vigneti. Chiudiamo con la Cantina Produttori del Gavi, 220 ettari complessivi per 80 produttori che conferiscono uve da cui si dà vita a proposte valide. E completamente diverse: perché ognuno scelga il suo Gavi.
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