Home Rubriche Bibliotech Il turismo non è destino

Il turismo non è destino

Il nuovo saggio di Raffaele Rio per FrancoAngeli smonta il mito del turismo come forza naturale e stimola riflessioni su come i territori possono tornare a governare i propri flussi

Il turismo non è destino FrancoAngeli

Il turismo non è destino” (FrancoAngeli, 210 pagine, 31 euro), è un libro che chiunque – amministratore pubblico, responsabile di ente privato connesso al turismo e indotto collegato, referente di associazione di categoria – dovrebbe avere nella propria libreria. Perché l’autore, Raffaele Rio, ricercatore, saggista e manager pubblico-privato con lunga esperienza nella pianificazione strategica e nell’analisi dei sistemi territoriali, mette in fila una serie di preziose e utili considerazioni che aiutano a far comprendere come sia possibile restituire ai territori il controllo del proprio futuro. Una chiave che è anche sottotitolo al suo libro.

Il turismo non è destino FrancoAngeli
Il turismo non è destino. Ed. FrancoAngeli

Overtourism: l’espressione più spesso abbinata a questo termine ormai entrato nell’accezione comune è che un luogo “è vittima del proprio successo”, quasi che l’affollamento fosse una conseguenza automatica della bellezza. Rio smonta pezzo per pezzo questa narrazione rassicurante e porta avanti in maniera netta una tesi: il turismo non è una legge di natura a cui adattarsi passivamente, ma il risultato di scelte politiche, economiche e culturali. E, altrettanto spesso, il risultato di scelte mai fatte, di responsabilità che nessuno vuole assumersi.

Un saggio contro il mito del turismo “che accade”

L’Italia è la destinazione più desiderata al mondo, eppure chi la abita si sente sempre più ospite in casa propria. Centri storici svuotati, quartieri interi trasformati in dormitori per turisti, prezzi che spingono fuori i residenti più fragili, spazi pubblici riorganizzati attorno al consumo turistico: sono queste le immagini da cui parte il libro, ben lontane dalla cartolina patinata con cui il Belpaese ama raccontarsi.

Overtourism, algoritmi e criminalità: la fotografia di un settore fuori controllo

Il volume si muove attraverso quattro sezioni che compongono una vera e propria mappa delle distorsioni del turismo contemporaneo. Si parte dal racconto di un Belpaese “in vetrina”, dove borghi reali si trasformano in scenografie da social e dove gli algoritmi delle piattaforme digitali orientano i flussi turistici indipendentemente dalla capacità dei territori di sostenerli. Segue l’affondo sulla pressione turistica: quando il troppo diventa la norma, quando i residenti vengono progressivamente espulsi dal caro-vita legato al turismo, quando abitare un luogo iperturistico significa convivere con affitti impossibili e servizi pensati per chi resta pochi giorni.
La terza parte del libro entra nel cuore del meccanismo: chi decide davvero, nei territori, dove e come cresce il turismo? Rio analizza il potere invisibile del mercato, i prezzi che si surriscaldano, le bolle speculative legate al turismo mordi e fuggi, fino ad arrivare a un tema spesso taciuto: le infiltrazioni della criminalità organizzata in un settore che muove miliardi di euro e che, nelle sue zone d’ombra, offre terreno fertile a interessi illeciti.

Venezia è oggetto dell’analisi di Raffaele Rio. La città perde un migliaio di residenti l’anno. Città sempre più ammirata da chi la visita e sempre più difficile da abitare per chi ci è nato. Foto Marco Giovenco

Numeri che pesano: la pressione di un turismo globale in crescita

A rendere ancora più concreta l’analisi sono i dati citati nel libro. Nel 2025 i turisti internazionali nel mondo hanno superato il miliardo e mezzo, con una crescita del 4% in un solo anno: oltre sessanta milioni di arrivi in più rispetto all’anno precedente. Una pressione, sottolinea l’autore, che nessun territorio può permettersi di assorbire senza una strategia. Ne è un esempio Venezia, che perde un migliaio di residenti l’anno: una città sempre più ammirata da chi la visita e sempre più difficile da abitare per chi ci è nato.

Uscire dalla trappola: la proposta di Rio per governare il turismo

Ma “Il turismo non è destino” non si ferma alla diagnosi. Nell’ultima sezione il libro indica esempi virtuosi e possibili vie per uscire da quella che Rio definisce la “trappola del turismo”: servono conoscenza dei fenomeni, regole condivise e una responsabilità pubblica che torni a orientare le scelte, invece di rincorrerle. Solo trasformando il turismo da forza subita a processo governato, sostiene l’autore, i territori possono riconquistare capacità di indirizzo, visione di lungo periodo e controllo sul proprio futuro.
Il messaggio di fondo attraversa tutto il volume: il turismo non accade, si decide. E dove nessuno decide, a decidere è il mercato, che stabilisce chi vince e chi, invece, viene progressivamente spinto ai margini.

Perché leggerlo: uno sguardo utile a chi lavora nel turismo e nei territori

Come sottolineato in apertura, “Il turismo non è destino” si rivolge tanto agli addetti ai lavori – amministratori, operatori, professionisti della programmazione turistica – quanto a chiunque viva quotidianamente le contraddizioni delle destinazioni più affollate d’Italia. È un libro che invita a guardare oltre la classifica delle presenze e il comunicato stampa trionfale, per interrogarsi su una domanda tutt’altro che scontata: quale turismo vogliamo, e per chi.

Ti potrebbe interessare

Camminando Festival 2026, il viaggio lento della Valbelluna

Il futuro nell’eredità

Speciale Italia Archeologica

Exit mobile version