Chi non risica non rosica

Dalle gare remiere alla Fortezza Vecchia, dal Santuario di Montenero al ponce livornese: Livorno raccontata dai risiatori e dalle sue gare remiere

Livorno, i Risiatori, foto Fondazione LEM
Livorno, i Risiatori, foto Fondazione LEM

Testo e foto di Scilla Nascimbene

Livorno, Bastione dell'Ampolletta, foto Scilla Nascimbene
Livorno, Bastione dell’Ampolletta, foto Scilla Nascimbene

I risiatori e il mare

Al largo arrivano i velieri.
Restano fuori dal porto, troppo grandi per avvicinarsi alle banchine.
Dal molo qualcuno si stacca e rema forte. Deve arrivare prima degli altri. Chi raggiunge per primo la nave ottiene il diritto di scaricare le merci. Gli altri tornano indietro a mani vuote.

Livorno, il Porto, foto Scilla Nascimbene
Livorno, il Porto, foto Scilla Nascimbene

A Livorno li chiamavano risiatori, anticamente arrisicatori: uomini di porto abituati a sfidare il mare per lavoro.
Dal verbo “risicare”, rischiare, nasce anche uno dei proverbi più celebri legati alla città: “Chi non risica non rosica”.

La Fortezza Vecchia e la città d’acqua

Da questo mondo di porto e di mare nascono anche le gare remiere livornesi, ancora oggi tra le tradizioni più sentite della città. Le loro origini sono antiche: già nel Cinquecento si organizzavano regate e “palii di barchette” nei fossi e nello specchio d’acqua del porto. Cosimo I de’ Medici assisteva alle gare dalla Fortezza Vecchia, il nucleo originario della Livorno medicea costruita attorno al mare, ai commerci e alle vie d’acqua.
Nel 1577 Francesco I de’ Medici avvia infatti il progetto della nuova Livorno, affidato a Bernardo Buontalenti, che disegna una città pentagonale pensata come porto strategico del Granducato di Toscana.
Prima della città voluta dai Medici esisteva un castello costruito sullo scoglio, affacciato direttamente sul porto. Da questo legame con lo scoglio nasce anche l’espressione “livornesi di scoglio”.

Livorno e i Medici

Il legame tra Livorno e i Medici è raccontato attraverso le sale del Museo Mediceo di Livorno (attualmente chiuso per riallestimento, riapertura prevista per luglio), ospitato ai Granai di Villa Mimbelli. Il museo racconta la nascita della città medicea e il ruolo strategico che Livorno assunse per il Granducato di Toscana.
A differenza di altri centri toscani cresciuti lentamente nel corso dei secoli, Livorno fu progettata dai Medici come porto moderno e città commerciale affacciata sul Mediterraneo. Con Cosimo I e le Leggi Livornine del 1593, la città si aprì a mercanti, marinai e comunità provenienti da tutta Europa, diventando uno dei porti più cosmopoliti del suo tempo.

Livorno, Quartiere Venezia, foto Scilla Nascimbene
Livorno, Quartiere Venezia, foto Scilla Nascimbene

Il Quartiere Venezia

Il Quartiere Venezia conserva ancora oggi l’aspetto della Livorno costruita attorno ai commerci e alle vie d’acqua. Qui i Fossi Medicei attraversano il centro storico tra ponti, magazzini e palazzi affacciati direttamente sui canali.
Il quartiere nasce tra Seicento e Settecento come area destinata ai traffici portuali e prende il nome da Venezia proprio per la presenza continua dell’acqua e dei collegamenti navigabili. Merci e imbarcazioni raggiungevano direttamente gli edifici attraverso i fossi, in una città progettata per dialogare costantemente con il porto.

Le gare remiere 2026

Livorno, i Risiatori, foto Fondazione LEM
Livorno, i Risiatori, foto Fondazione LEM

La stagione remiera livornese si apre il 31 maggio con la Coppa Risiatori, la più lunga e impegnativa: 7.600 metri in mare aperto dalle Secche della Meloria fino alla Darsena Nuova. Davanti a questo tratto di costa, nel 1284, si combatté la grande battaglia navale tra Pisa e Genova che segnò il declino della potenza marinara pisana.
Il 13 giugno è la volta della Coppa Barontini, corsa notturna nei Fossi Medicei tra curve strette, ponti e passaggi che richiedono precisione assoluta tra timoniere ed equipaggio. Qui la forza conta quanto la capacità di muoversi in perfetta sintonia lungo il sistema d’acqua che attraversa il centro storico della città.
Otto sezioni nautiche — Borgo, Labrone, Ardenza, Ovosodo, Pontino, Salviano, San Jacopo e Venezia — continuano ancora oggi a tramandare una tradizione che a Livorno appartiene alla vita quotidiana della città.
Le gare saranno trasmesse in diretta su gareremiere.tv e su Granducato TV, con riprese da drone e immagini rilanciate anche sui maxischermi cittadini grazie al Progetto Gare Remiere promosso da Fondazione LEM — Livorno Euro Mediterranea.

Il Santuario di Montenero e l’altare dei risiatori

Quello dei risiatori era un mestiere duro e pericoloso. Gli uomini di porto lavoravano tra mare aperto e manovre rischiose, affidando spesso la propria protezione alla Madonna di Montenero, patrona di Livorno e protettrice dei naviganti, venerata come Stella Maris, la stella del mare.
Per questo, all’interno del Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero, i risiatori vollero un altare dedicato alla Vergine. Sulla lapide compare ancora oggi l’iscrizione Resolutos protege Virgo: “Vergine, proteggi i risoluti”. Nel Cinquecento i “risoluti” erano proprio gli uomini di mare abituati a lavorare tra fatica, rischio e tempeste.
Il santuario domina Livorno dall’alto della collina di Montenero ed è da secoli uno dei principali luoghi di devozione della Toscana. Secondo la tradizione, le sue origini risalgono al Trecento, quando un pastore avrebbe ritrovato un’immagine miracolosa della Vergine portandola sul colle dove oggi sorge il complesso religioso.
Nella sagrestia si conservano numerosi ex voto lasciati dai naviganti, mentre accanto all’altare dei risiatori si trova anche quello dei navicellai, legati al trasporto delle merci tra fossi e canali cittadini.

La Terrazza Mascagni e il Palio Marinaro

Il 27 giugno il Palio Marinaro si corre davanti alla Terrazza Mascagni, la sfida più sentita della tradizione remiera livornese, che nel 2026 celebra il centenario della prima gara tra i rioni.

Torta di ceci livornese, foto Scilla Nascimbene
Torta di ceci livornese, foto Scilla Nascimbene

Affacciata direttamente sul Tirreno, la Terrazza Mascagni è uno dei luoghi più riconoscibili della città. La grande scacchiera bianca e nera accompagna il lungomare con migliaia di piastrelle geometriche e una lunga balaustra aperta sull’orizzonte.
L’area occupata oggi dalla terrazza ospitava un tempo il Forte dei Cavalleggeri, presidio difensivo costruito per controllare la costa. Negli anni Venti del Novecento questo spazio assume invece la forma del grande belvedere affacciato sul mare che ancora oggi identifica Livorno.
Dedicata al compositore livornese Pietro Mascagni, autore della Cavalleria rusticana, la terrazza è diventata nel tempo un luogo di incontro, passeggio e vita quotidiana.

Torta di ceci livornese, foto Scilla Nascimbene
Torta di ceci livornese, foto Scilla Nascimbene

Il porto a tavola: 5 e 5 e ponce livornese

A Livorno anche la cucina racconta il porto e la vita di mare. Nelle torterie della città la torta di ceci — conosciuta in Toscana come cecina — viene ancora cotta nelle tradizionali teglie di rame e servita nel celebre “5 e 5”, il pan francese farcito con la torta di ceci.
Attorno a questa preparazione sopravvive una leggenda legata alla Battaglia della Meloria del 1284: durante lo scontro tra Pisa e Genova, farina di ceci e olio presenti sulle navi pisane si sarebbero mescolati all’acqua di mare, dando origine a un impasto simile a quello attuale.

Ponce livornese, foto Scilla Nascimbene
Ponce livornese, foto Scilla Nascimbene

Leggenda o realtà, la torta di ceci è diventata parte della quotidianità livornese, al punto da avere luoghi dedicati quasi esclusivamente alla sua preparazione: le torterie.
Anche il ponce livornese nasce dentro il mondo del porto. Caffè ristretto, rum, zucchero e scorza di limone compongono una bevanda forte ed energica, legata per secoli alla vita dei risiatori e degli uomini di mare.
Il rum arriva dalle grandi rotte oceaniche e dalle Antille; a Livorno incontra il caffè e diventa una bevanda pensata per chi lavora sull’acqua tra vento, fatica e notti passate nel porto.
Anche attraverso il cibo e le sue tradizioni, Livorno continua così a raccontare il proprio legame più profondo: quello con il mare.

.

Ti potrebbe interessare

Suvereto e la Val di Cornia, viaggio tra vino e mare