Il Basso Lazio da scoprire: da Fossanova a Ninfa tra vino e storia

Un itinerario di un weekend tra monasteri, cantine, rovine romane e parchi botanici, lontano dai percorsi più battuti

Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco
Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco
Abbazia di Fossanova, foto Marco Giovenco
Abbazia di Fossanova, foto Marco Giovenco

Andiamo alla scoperta di un angolo di Lazio in cui la storia non si visita soltanto nei musei, ma si beve, si respira tra i filari e si vive passeggiando in giardini che sembrano usciti da un sogno. È il territorio disteso fra le province di Latina e Frosinone, terra di abbazie cistercensi, città latine sepolte sotto i campi, parchi botanici in costruzione e cantine che hanno fatto della biodiversità una filosofia di vita. Ogni anno, a metà giugno – appuntatevi la data perché anche il 2027 riserverà belle sorprese! – questo mondo si concentra in un unico evento: Vini d’Abbazia, la kermesse che trasforma l’Abbazia di Fossanova – in particolare il suo meraviglioso chiostro – in un crocevia di cultura, spiritualità e vino. In realtà la manifestazione è solo la porta d’ingresso di un itinerario molto più ampio che merita di essere esplorato con calma, magari in un weekend, lasciandosi guidare dal filo conduttore che unisce fede, terra e memoria.

Abbazia di Fossanova, la cappella di San Tommaso. Foto Marco Giovenco
Abbazia di Fossanova, la cappella di San Tommaso d’Aquino dove morì nel 1274. Foto Marco Giovenco

Nel territorio di Priverno l’Abbazia di Fossanova fa da cornice a tutto questo. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che si tratta di uno dei complessi cistercensi meglio conservati d’Italia e primo esempio di gotico cistercense nella Penisola, edificato tra il XII e il XIII secolo e luogo dove, nel 1274, morì san Tommaso d’Aquino. Il suo chiostro, con le arcate a sesto acuto e il piccolo lavatoio esagonale al centro del giardino, è uno degli spazi più fotografati del Basso Lazio, e non stupisce che sia diventato la cornice naturale per un evento che intreccia spiritualità e cultura del vino. Passeggiare tra le sue mura prima o dopo le degustazioni permette di cogliere meglio il senso profondo della manifestazione: il vino, qui, non è mai stato soltanto un prodotto agricolo, ma un elemento di vita comunitaria, di scambio e di cura del territorio, esattamente come lo intendevano i monaci che per secoli hanno coltivato vigne e uliveti intorno alle proprie abbazie.

Il territorio del Basso Lazio, intreccio di frequentazioni millenarie

Per capire davvero Vini d’Abbazia bisogna allargare lo sguardo al territorio che lo ospita: il Basso Lazio compreso tra l’Agro Pontino e i primi rilievi dei Monti Lepini e Ausoni, a cavallo tra le province di Latina e Frosinone. È una terra dalla storia stratificata: qui i Volsci hanno lasciato necropoli, i Romani splendide ville, i monaci cistercensi monumentali abbazie fortificate, e la bonifica del Novecento ha ridisegnato paesaggio ed economia agricola. Non stupisce che proprio in quest’area convivano alcuni dei siti archeologici più significativi del Lazio, giardini storici di fama internazionale e una viticoltura che negli ultimi decenni ha saputo reinventarsi puntando su biologico, biodinamica e vitigni autoctoni come il Bellone e il Nero Buono di Cori.
Un itinerario ideale per chi desidera scoprire questa zona con la giusta calma può considerare almeno quattro tappe oltre all’abbazia stessa: il sito archeologico di Satricum, i parchi botanici del progetto Aumenta Dreams adiacente l’abbazia, il Giardino di Ninfa e la città di Cori con le sue cantine storiche.

Satricum: sulle tracce di Latini, Volsci e Romani

Antonio Santarelli, Casale del Giglio, foto Marco Giovenco
Antonio Santarelli, Casale del Giglio, foto Marco Giovenco

A pochi chilometri da Fossanova, nei pressi di Borgo Montello, si trova uno dei siti archeologici forse meno noti, ma certamente più affascinanti del Lazio: l’antica città di Satricum. Scavato per la prima volta nell’Ottocento e poi a lungo abbandonato, il sito è stato riportato alla luce a partire dal 1977 grazie a una missione archeologica olandese dell’Università di Amsterdam, che negli anni ha lavorato in stretta collaborazione con realtà locali come la storica azienda vitivinicola Casale del Giglio, della famiglia Santarelli, che al sito ha dedicato anche un’etichetta, il Satrico, un bianco Lazio IGT/IGP blend di Chardonnay, Sauvignon e Trebbiano Giallo.

Duemila anni di storia in continuità

Satricum custodisce quasi duemila anni di storia in continuità: le prime capanne risalgono al IX secolo a.C., quando l’insediamento era abitato dai Latini, che qui costruirono il celebre tempio dedicato a Mater Matuta, divinità legata alla nascita, alla fertilità e al mondo agricolo. Dal V secolo a.C. la città fu occupata dai Volsci, di cui gli archeologi hanno portato alla luce circa duecento tombe: una scoperta eccezionale perché per la prima volta ha permesso di studiare direttamente questo popolo, finora noto solo attraverso le fonti letterarie. Più tardi, in epoca romana, l’area fu occupata da una grande villa di oltre quattromila metri quadrati, tuttora oggetto di scavo.

Verso il parco archeologico

Il sito, che si estende per circa quaranta ettari, di cui una parte già indagata dagli archeologi, è destinato a diventare un parco archeologico vero e proprio: nel giugno scorso il Comune di Latina ha confermato l’iter per la sua valorizzazione, con l’istituzione del parco museale archeologico di Satricum e l’obiettivo di reperire fondi e aprire al pubblico l’area del tempio, le necropoli, la città latina e la villa romana, oltre a un piccolo museo già allestito per accogliere gruppi turistici, scolaresche e appassionati.

I giardini segreti di Aumenta Dreams: quattro parchi botanici tra sogno e natura

Fossanova, i giardini segreti di Aumenta Dreams. Foto Marco Giovenco
Fossanova, i giardini segreti di Aumenta Dreams. Nella foto una sorta di cattedrale realizzata a Fossanova verde. Foto Marco Giovenco

Nella stessa area, tra Fossanova e i dintorni di Latina, sta prendendo forma uno dei progetti paesaggistici più ambiziosi della regione: Aumenta Dreams, la visione di un imprenditore vivaista che ha trasformato la propria passione per il verde, coltivata fin dagli anni della gavetta accanto al grande paesaggista Pietro Porcinai, in un disegno di quattro parchi botanici collegati fra loro, come i petali di un’unica, enorme “cattedrale verde”.

Quattro parchi, un’unica visione

Il primo, il Parco dei Continenti, si sviluppa su 22 ettari all’interno di un grande vivaio ed è organizzato per aree geografiche, ricreando i paesaggi vegetali dei diversi continenti: è il progetto più avanzato e quasi pronto ad accogliere il pubblico. Il secondo, la Sughereta di San Giovanni, un parco naturale di 25 ettari, custodisce alcune tra le sughere più antiche e monumentali d’Europa, alberi secolari che hanno fatto da set anche a produzioni cinematografiche. Il terzo, Fossanova verde, in fase di realizzazione proprio nei pressi dell’abbazia, è un giardino di ispirazione rinascimentale, con viali geometrici, specchi d’acqua e un grande lago artificiale nato, per una fortunata coincidenza, durante gli scavi per il suo stesso scavo, che ha portato alla luce splendide formazioni rocciose naturali. Il quarto e più ambizioso progetto riguarda la riconversione del grande Zuccherificio di Latina, storico complesso industriale del Novecento, in un parco botanico con vocazione termale e benessere, ancora ai primissimi passi.
Pur trattandosi di un progetto in divenire, aperto solo parzialmente e su prenotazione, Aumenta Dreams rappresenta un tassello significativo del turismo lento che si sta costruendo intorno a Fossanova: un invito a tornare in quest’area del Lazio negli anni a venire, per vedere crescere insieme alla natura anche l’ambizione di questo progetto.

Il Giardino di Ninfa: la “Pompei del Medioevo” trasformata in Eden

Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco
Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco

A una manciata di chilometri, tra i comuni di Cisterna di Latina e Sermoneta, si trova quello che molti considerano il giardino più romantico d’Italia: il Giardino di Ninfa. Nato nel 1920 per volontà di Gelasio Caetani, reduce della Prima guerra mondiale che trovò nella creazione del giardino un modo per elaborare le ferite della guerra, Ninfa sorge letteralmente dentro i resti di una città medievale distrutta nel 1382, durante una faida tra rami della stessa famiglia Caetani. Prima di allora, la città – che contava fino a 2.500 abitanti, quattordici chiese, due monasteri e un castello – era stata al centro di vicende importanti della storia del papato: fu qui che nel 1159 venne eletto Papa Alessandro III, e fu proprio un Caetani, Benedetto, futuro Papa Bonifacio VIII, ad acquistarne il territorio per conto del nipote nel 1298.

Un microclima unico nel cuore del Lazio

Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco
Il Giardino di Ninfa, foto Marco Giovenco

Oggi il giardino, gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani, custodisce oltre 250 specie di rose, alberi monumentali come il pioppo nero più alto d’Italia, e un microclima unico, generato dalla combinazione tra le acque sorgive del vicino lago di Ninfa, un terreno calcareo fertile e la barriera naturale dei Monti Lepini che ripara dai venti freddi. Questo mix ha permesso di ambientare specie provenienti da tutto il mondo, dalle betulle siberiane alle piante tropicali, in un impianto naturalistico voluto soprattutto da Lelia Caetani, ultima erede della famiglia e pittrice, che immaginava il giardino come un “caos controllato” ispirato ai colori della natura stessa.

Tra rovine medievali e giardino rinascimentale

Passeggiare tra le rovine coperte di rampicanti, i ponti medievali e il piccolo giardino rinascimentale interno, il cosiddetto ortus conclusus, resta un’esperienza che vale da sola il viaggio in questa zona del Lazio, e che si intreccia perfettamente con il racconto di fede, potere e bellezza che attraversa anche l’Abbazia di Fossanova.

Cori, dove il vino incontra la biodiversità

Tenute dell'azienda Marco Carpineti di Cori, foto Marco Giovenco
Tenute dell’azienda Marco Carpineti di Cori, foto Marco Giovenco

Chiude idealmente l’itinerario la città di Cori, borgo di origini pre-romane in provincia di Latina, ai piedi dei Monti Lepini, patria di due vitigni autoctoni coltivati da oltre duemila anni: il Bellone, a bacca bianca, e il Nero Buono di Cori, a bacca rossa. È qui che ha sede l’azienda Marco Carpineti, realtà biologica dal 1994 – tra le prime certificate in Italia – e oggi punto di riferimento per la viticoltura di qualità del Basso Lazio, con circa 80 ettari di vigneto e una trentina di ettari di uliveto distribuiti su quattro aree diverse, scelta nata proprio per differenziare i rischi climatici e valorizzare le sfumature che lo stesso vitigno esprime a seconda di altitudine, esposizione e terreno.

Vitigni antichi, filosofia biologica

Marco Carpineti, titolare dell'azienda di Cori, foto Marco Giovenco
Marco Carpineti, titolare dell’azienda di Cori, foto Marco Giovenco

Oltre a Bellone e Nero Buono, l’azienda coltiva anche il Lecinaro, un vitigno raro già noto in epoca romana, vinificato in acciaio, legno e anfore di terracotta per comprenderne appieno le potenzialità. Alla produzione di vino si affianca un allevamento di bovini di razza marchigiana allevati allo stato brado, e un’offerta di ospitalità e turismo esperienziale che comprende visite guidate, degustazioni con prodotti del territorio, percorsi a cavallo e in bicicletta e la possibilità di abbinare la visita in cantina a esperienze come la zip line Flying in the Sky, la teleferica più lunga d’Europa (2.225 metri)che collega due alture dei Monti Lepini nella vicina Rocca Massima. Un modello di accoglienza che, come racconta la stessa azienda, sta crescendo a doppia cifra di anno in anno, segno che il Lazio del vino, a lungo rimasto in ombra rispetto ad altre regioni italiane, sta lentamente riconquistando la visibilità che la sua storia millenaria meriterebbe.

Un’agricoltura che collabora con la natura

Cantine dell'azienda Marco Carpineti di Cori, foto Marco Giovenco
Cantine dell’azienda Marco Carpineti di Cori, foto Marco Giovenco

Dietro le scelte dell’azienda c’è una filosofia precisa, quella di un’agricoltura che collabora con la natura invece di forzarla: fermentazioni spontanee, temperature di cantina mantenute basse senza ricorrere ad additivi chimici, un uso sempre più contenuto del legno per non coprire il carattere del frutto, e un approccio quasi artigianale anche nella scelta dei contenitori, dalle grandi botti da 300 litri alle anfore in terracotta ispirate ai metodi della Roma antica. È un modo di lavorare che richiede tempo e pazienza – gli stessi ingredienti necessari per apprezzare davvero un territorio come questo – e che spiega perché, sempre più spesso, chi arriva nel Basso Lazio per Vini d’Abbazia scelga di prolungare il soggiorno per visitare le cantine della zona, magari abbinando la tappa a Cori a un pranzo con i prodotti dell’azienda o a una passeggiata tra i filari nelle ore più fresche della giornata.

Informazioni pratiche

Il territorio tra Fossanova, Satricum, Ninfa e Cori si esplora comodamente in auto o, per chi desidera, anche in bike ed E-bike, con distanze contenute tra una tappa e l’altra: si tratta in tutti i casi di percorsi che raramente superano i quaranta minuti al volante (poco di più in bicicletta), il che rende possibile organizzare un itinerario di due o tre giorni senza fretta, oppure concentrare le tappe principali in un solo weekend intenso. Per chi parte da Roma, l’accesso più comodo è tramite l’autostrada A1 in direzione sud, con uscita a Frosinone o proseguendo verso la Pontina per raggiungere l’Agro Pontino e l’area di Latina.

Alcuni accorgimenti per la stagione

Settembre e ottobre, con le loro temperature miti, sono mesi interessanti per visitare l’Agro Pontino. In questo periodo il Giardino di Ninfa è aperto nei weekend e festivi (necessario prenotare le visite e acquistare i biglietti con anticipo sul sito del parco) e offre aperture diurne che permettono di godersi con calma le rovine medievali e i colori dell’autunno che si affacciano tra le fioriture tardive. Anche le visite ai vigneti e alle cantine, come quelle al Casale del Giglio o all’azienda di Marco Carpineti, restano generalmente su prenotazione, ma settembre-ottobre coincide spesso con il periodo della vendemmia, un valore aggiunto per chi vuole abbinare la degustazione a un’esperienza più autentica, magari partecipando a una raccolta o assistendo alle prime fasi della vinificazione. Lo stesso vale per l’Abbazia di Fossanova, che resta visitabile secondo gli orari di stagione. Da tenere presente che l’evento Vini d’Abbazia si svolge solitamente a giugno, quindi chi organizza una gita autunnale troverà l’abbazia nella sua dimensione più raccolta e silenziosa, ideale per una visita con meno affollamento.

Vini d’Abbazia, sguardo al futuro

Vini d'Abbazia, foto Marco Giovenco
Vini d’Abbazia, foto Marco Giovenco

La quinta edizione di Vini d’Abbazia, andata in scena nel giugno scorso, ha lasciato il segno: oltre cinquemila presenze hanno animato l’Abbazia di Fossanova, un risultato che conferma la crescita costante di un format capace di intrecciare cultura, spiritualità e vino in un contesto unico in Italia. Come sottolineato da Rocco Tolfa, giornalista e ideatore della manifestazione, il pubblico è rimasto entusiasta, tra l’altro con una nutrita partecipazione di giovani. «Un elemento che mi colpito positivamente – ha evidenziato – perché avvicinare i giovani al vino significa avere innanzitutto un rapporto culturale, di interesse, non tanto per bere o per assaggiare, ma per conoscere le storie che stanno dietro a quei vini degustati in Abbazia.

Rocco Tolfa, ideatore di Vini d'Abbazia. Foto Marco Giovenco
Rocco Tolfa, ideatore di Vini d’Abbazia. Foto Marco Giovenco

L’obiettivo per il futuro è coinvolgere sempre più abbazie, non solo italiane, ma allargarci all’Europa. Già quest’anno abbiamo avuto abbazie slovene, della Georgia e addirittura l’abbazia di Cremisan, a Betlemme, dove lavorano insieme palestinesi, israeliani e arabi. È un luogo di pace, perché il vino è anche un segnale di pace e armonia fra popoli, tanto più per una terra martoriata come quella».
Rocco Tolfa approfondirà l’esperienza di Vini d’Abbazia nel corso del convegno “Il turismo rigenerativo viaggia su ruote” organizzato da Federcampeggio nell’ambito del Salone del Camper di Parma e in programma il 19 settembre dalle ore 10 nella Sala Agorà (padiglione 4, piano terra).

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