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Archeologia spettacolare

Un weekend lungo o una settimana ad Agrigento uniscono al mare, bellissimo, le visite archeologiche, culturali e naturalistiche, oltre alle delizie gastronomiche.
Akragas, l’antica Agrigento, deve essere stata grandiosa nel VI-V sec. a.C. quando era una città fortificata con nove porte di difesa, “la più bella tra le città dei mortali” secondo Pindaro. Oggi si percorre la Valle dei Templi, area archeologica patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, lungo una passeggiata tra mandorleti e uliveti (bisogna però non guardare la caotica espansione edilizia della città moderna a monte dei templi). Fondata nel 581 a.C., Agrigento fu una delle ultime colonie greche della Sicilia.
Il bello, d’estate, è che l’area archeologica è visitabile anche la sera. Interessante il museo archeologico, anche solo per vedere il gigantesco telamone, unico originale delle 38 colossali figure umane appartenenti al tempio di Zeus.
Nel centro storico di Agrigento si va per una passeggiata all’ora dello struscio, un gelato, una granita, un dolcetto al pistacchio lungo via Atenea (sublime la pasticceria Infurna al n. 96), ma anche per visitare la chiesa di Santo Spirito (all’interno un tripudio di stucchi barocchi di Giacomo Serpotta) la cattedrale, il palazzo municipale sistemato in un ex convento domenicano dal cui cortile si accede al teatro Luigi Pirandello.
Nelle vicinanze, da non perdere il panorama della cosiddetta Scala dei Turchi, una parete di marna a gradoni a picco sul mare e, una manciata di chilometri più distante, la Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, mare bellissimo, natura e tranquillità anche in pieno agosto.

Informazioni
Valle dei Templi, www.lavalledeitempli.it, 8.30-19; metà luglio – metà settembre anche apertura serale fino alle 23 e nei fine settimana e giorni festivi e prefestivi fino alle 24. Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo, tel. 0922.401565, lu-sab 9-19.00; dom e festivi 9-13.00. Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, www.wwftorresalsa.com, visite guidate su prenotazione. Sikania, www.valdikam.it, visite guidate del territorio. Dove dormire: Masseria Agnello, www.masseriaagnello.it, lusso della campagna vicino al mare; Bed&Breakfast Santo Spirito, www.monasterosantospirito.com, nel pieno centro, ottime colazioni con dolci fatti dalle monache.

Miniera di sale
Si può visitare (su prenotazione) miniera di salgemma ancora attiva nel comune di Realmonte, in contrada Scavuzzo, pochi chilometri a ovest del centro cittadino. Ne vale però la pena: muniti di caschetto, si scende a bordo di un fuoristrada in piccoli gruppi a vedere il cosiddetto Rosone, le stalattiti e la Cattedrale scolpita nel sale, con statue raffiguranti la Sacra Famiglia, Gesù e Santa Barbara, patrona dei minatori.
Info: italkali.com.

Casa Museo
Vale la pena fare un’incursione in contrada Caos alla Casa-Museo di Luigi Pirandello, che scrisse la tesi di laurea sulla parlata di Girgenti. Benché sia un museo di vecchio stampo, custodisce testimonianze interessanti, quali la lettera dell’Accademia di Svezia di attribuzione del premio Nobel, le congratulazioni di Alberto Moravia, e la fotografi a dello scrittore con Albert Einstein. Apertura 9-19, chiuso domenica tranne la prima del mese. Info: tel. 0922.511826.

Terra dei Sicani
Nell’entroterra di Agrigento, a Sant’Angelo Muxaro si va per conoscere il passato remoto di questa terra, la Sikania di cui parla Erodoto: gli scavi, condotti dall’archeologo Paolo Orsi, hanno restituito reperti di grande valore tra i quali la patara aurea conservata al British Museum di Londra. Una copia è esposta nel nuovo museo archeologico locale, che narra la storia dei Sicani, popolazione pre-ellenica, che ha lasciato vicino al borgo una necropoli con tombe monumentali.

Il Senese con piacere

Rapolano Terme è un’ottima base per la visita di Siena e dintorni con adolescenti al seguito: pregevoli spunti d’arte e otium nelle vasche termali: ecco come rendere piacevole un viaggio culturale.
Al confine tra la Val di Chiana e il Chianti, tra le spoglie colline argillose corrose nei secoli dalle intemperie, le Crete, Rapolano Terme è il punto di appoggio per brevi puntate sul territorio. Immersi in un paesaggio meraviglioso, si alternano le visite culturali alle soste nelle vasche termali di acqua sulfurea.
La mattina ci si può dedicare all’arte, il pomeriggio al relax: la formula funziona e fa contenta tutta la famiglia. Sono molte le possibili escursioni. Siena merita anche solo una passeggiata serale se il caldo non demorde, poi la collegiata di San Gimignano, da visitare con audioguida, ottimo strumento per consentire ai ragazzi di districarsi in autonomia tra i bellissimi affreschi o, spingendosi a nord, il bel borgo di Colle di Val d’Elsa, perfetto per una pizza in piazza. Vera chicca nelle vicinanze è la solitaria abbazia benedettina di Monte Oliveto Maggiore: in un contesto naturale di grande fascino su un’altura circondata da precipizi, immersa in un magnifico parco di cipressi, pini, querce e olivi è una testimonianza notevole del Rinascimento italiano. Di particolare pregio è il chiostro grande, i cui loggiati sovrapposti sono decorati dai bellissimi affreschi di Luca Signorelli con le storie di San Benedetto.
Le terme non scarseggiano certo nel Senese, ma a sud della città d’arte toscana gli stabilimenti termali di Rapolano Terme sono davvero democratici in termini di costi. Merita includere nel soggiorno una visita, magari il sabato, quando le Terme Antica Querciolana, con le loro sette piscine all’aperto immerse in un ampio giardino tra gli ulivi, sono aperte anche alla sera fino all’una e con lo stesso, economico biglietto di accesso si passano ore a mollo, magari cenando nel piccolo ristorante a bordo vasca. Nulla da invidiare a una spa esclusiva.

Info: www.rapolanoterme.net; Terme Antica Querciolana, www.termeaq.it. Dove dormire: Appartamenti Le Terme, www.appartamentileterme.it, tel.0577.749282; Hotel Terme San Giovanni, www.termesangiovanni.it.

Terme San Giovanni Rapolano

Asini in gara
Nel cuore del paesaggio delle Crete, nell’alta valle dell’Ombrone, il borgo di origini etrusche e romane di Asciano conserva le mura trecentesche e l’aspetto medievale con pregevoli chiese ricche di opere d’arte, palazzi e musei tra i quali la collegiata di Sant’Agata, il Museo Civico Archeologico e di Arte Sacra nel duecentesco palazzo Corboli, il Museo Cassioli. La seconda domenica di settembre, c’è il palio dei Ciuchi. Info: www.contradeasciano.it.

Buon convento
Alla confluenza dell’Arbia nell’Ombrone, sorge il borgo cinto da mura trecentesche in mattoni nelle quali si apre porta Senese, sul lato nord, verso Siena. Tra i musei cittadini, interessante il Museo Etnografi co della Mezzadria Senese, nei suggestivi spazi seicenteschi di un granaio che, grazie a un allestimento con musica, voci narranti e un’impostazione didattica pensata per i ragazzi con un gran numero di postazioni multimediali, permette di rivivere il passato.

San Giovanni
Su un colle sorge il suggestivo centro storico medievale di San Giovanni d’Asso, dominato dal bel castello. Nel borgo si trova la trecentesca chiesa di San Giovanni Battista e ai margini dell’abitato, nella parte bassa tra i cipressi, la chiesa di San Pietro in Villore, del XI-XII secolo, che custodisce importanti opere d’arte. A nordovest in direzione di Asciano, il suggestivo Bosco di Ragnaia (www.laragnaia.com) è un’opera d’arte nel verde realizzata da Sheppard Craige.

La Casa del Clima a Bremerhaven

A Bremerhaven, il porto di Brema nonché maggiore città portuale della Germania sul Mare del Nord, si trova l’unico “museo” del clima che si possa chiamare tale al mondo, divertente e coinvolgente.
A una trentina di minuti in treno da Brema, nell’area portuale chiamata Havenwelten di Bremerhaven si trova un museo bellissimo che (quasi) nessuno conosce fuori dalla Germania: è la “Casa del Clima”, in tedesco Klimahaus (www.klimahaus-bremerhaven.de).
Nell’avveniristico edificio di acciaio che accoglie l’esposizione, il cambiamento climatico del pianeta viene preso sul serio e reso accessibile a tutti (anche ai bambini) in maniera divulgativa, ma al tempo stesso scientifica. Frutto della collaborazione con il locale Istituto di Ricerca Polare e Marina Alfred Wegener, tra i più importanti nel mondo per la ricerca climatologica, e con il Servizio meteorologico tedesco, il percorso interattivo e multimediale, ricco di numerosi incontri virtuali con persone reali, porta a vivere l’esperienza del clima in prima persona sperimentando dal caldo secco del deserto del Sahara al clima polare dell’Antartico, dall’umidità della foresta pluviale del Cameron alla piovosità della regione anseatica. Si “viaggia” tra cinque continenti e nove destinazioni poste tutte lungo l’ottavo grado di longitudine Est, lo stesso di Bremerhaven, tra riproduzioni di ambienti e notizie sui popoli che abitano le terre esplorate. Il futuro del clima è il tema caldo del museo, che in un’apposita sezione mostra quanto potrà accadere nei prossimi anni nei diversi ambienti presi in considerazione e, grazie a esperimenti pratici, quanto le azioni individuali e collettive possano incidere sulla tutela dell’ambiente. Alla visita della Casa del Clima vanno dedicate almeno tre ore. Meglio non dare per scontato che sul mare del Nord nella stagione calda faccia freddo (temperature estive anche oltre i 30 gradi negli ultimi anni) e che tutti parlino l’inglese (i toponimi in tedesco sono utili per chiedere informazioni).

La Casa Tedesca dell’Emigrante

La Casa tedesca dell’Emigrante (Deusches Auswandererhaus) è un’interessante esposizione sulla storia dell’emigrazione europea nell’Ottocento e nel Novecento, che permette di rivivere in modo interattivo storie di emigranti realmente vissuti tra gli oltre sette milioni che tra il 1830 e il 1974 partirono per il Nuovo Mondo da Bremerhaven, uno dei maggiori porti d’imbarco del Vecchio Continente. www.dah-bremerhaven.de

L’area portuale di Havenwelten

Due esposizioni da vedere nell’area portuale Havenwelten (nome della fermata dell’autobus che dalla stazione ferroviaria raggiunge la zona), sono il Museo della Navigazione (Deusches Schifffahrtmuseum www.dsm.museum/info/info-english.5836.de.html), sulla storia della navigazione in Germania, e lo Zoo am Meer, dove sono orsi polari, pinguini, foche, animali artici e di altri continenti www.zooam-meer-bremerhaven.de

La passeggiata lungo il Weser

Se il vostro hobby sono le passeggiate allora avete pane per i vostri denti. Meritano la passeggiata lungo il fiume Weser fino al veliero Seute Deern e al sottomarino Wilhelm Bauer, il giro del porto in barca (Hafen Rundfahrt), con lo street food a base delle tipiche aringhe fritte e gli eccellenti panini ripieni di gamberetti nel vecchio porto peschereccio (Schaufenster Fischereihaven), raggiungibile in autobus.

Acque chiare

Parte dell’iconografia della campagna inglese, i chalk stream, “fiumi del gesso”, costituiscono un ecosistema unico e ricco, in pericolo per l’eccessivo prelievo d’acqua e per gli scarichi agricoli.
Acque cristalline e, intorno, una vegetazione lussureggiante, in primavera punteggiata di ranuncoli. L’immagine, tipica della campagna inglese è quella dei chalk streams, letteralmente fi umi del gesso, che attraversano terreni gessosi, ampi, bassi e, come dicono gli inglesi, chiari come il gin. Pur ricchi di sali minerali, trasportano pochissimo materiale sospeso (il gesso è solubile) e traggono l’acqua dalle falde sotterranee. La maggior parte si trova nel sud-est dell’Inghilterra: Dorset, Hampshire, Wiltshire, Kent, Norfolk, sud Cambridgeshire e Hertfordshire. I chalk streams sono ecosistemi unici, preziosi per gli invertebrati, tra cui alcuni rari come il Pisidium tenuilineatum, un mollusco bivalve, e molte specie di libellule e damigelle. L’abbondanza di insetti fornisce cibo a pesci come la trota, il salmone atlantico, la lampreda di ruscello, lo scazzone. I birdwatcher vi possono cercare il martin pescatore, la ballerina gialla, la pettegola e il beccaccino. Altre specie chiave di questi torrenti sono la lontra, l’arvicola, il toporagno d’acqua, il gambero di fi ume. Fra le piante, il ranuncolo fl uitante, pianta acquatica dai fi ori bianchi tipica delle acque rapide. Ecosistemi preziosi ma a rischio. Nel popoloso sud dell’Inghilterra, le minacce principali vengono dagli scarichi delle aziende agricole, che causano la crescita esagerata di alghe, e dalle società di gestione dell’acqua, che prelevano troppa acqua potabile. Negli ultimi anni associazioni come Wwf, Natural England, Rivers Trust e Wildlife Trust lavorano per sensibilizzare governo e pubblico sull’importanza di questa biodiversità. Ne sono scaturiti diversi progetti di tutela ambientale e vincoli di tutela su alcuni territori.

Info: sui siti del Wwf, www.wwf.org.uk, e del Wildlife Trust, www.wildlifetrusts.org, si possono trovare informazioni sui chalk streams e i progetti a loro dedicati.

East Anglia
Fra i programmi di sensibilizzazione più interessanti ci sono quelli nel Norfolk, East Anglia, nel sud-est dell’Inghilterra. Il Wwf, insieme con Coca Cola e Norfolk River Trust, fornisce supporto agli agricoltori locali perché mettano in atto misure per ridurre l’inquinamento, come colture senza aratura, l’uso ridotto di pesticidi o fertilizzanti o la costruzione di fasce di protezione per ridurre l’impatto sui fi umi. L’obiettivo è coinvolgere 2.000 agricoltori entro il 2018.

Chilterns Hills
Alcuni chalk stream (Lea, Itchen, Colne e Thame) scorrono tra le Chilterns, colline di terreno gessoso che formano una lunga scarpata lungo il sud-est dell’Inghilterra, tra Bedfordshire, Buckinghamshire, Hertfordshire e Oxfordshire. Tra i luoghi più iconografi ci della campagna inglese, con molte possibilità per passeggiate, sport all’aria aperta e antiche città-mercato, le Chilterns sono state dichiarate “area di straordinaria bellezza naturale”, www.chilternsaonb.org.

Lutra lutra
Una delle specie più sensibili all’inquinamento e in generale all’impatto umano sui fiumi, non solo dell’Inghilterra, è la lontra europea. Predatrice che si nutre per massima parte di pesce, è entrata in molti luoghi in competizione coi pescatori, oltre ad essere stata cacciata per la pelliccia, ed è ora classificata come “quasi minacciata”. Per questo bellissimo animale solitario e in prevalenza notturno, oltre all’acqua, è essenziale una folta vegetazione ripariale.

Vini di Franconia

Famosa per la grande varietà e qualità delle birre e per l’ottima cucina, la Franconia riserva anche piacevoli sorprese enologiche: bianco e rosso, infatti, non sono soltanto i colori della sua bandiera.
Il clima, la spiccata caratterizzazione minerale del terreno e la tradizione hanno fatto della Franconia, in Germania, una regione di vini di qualità, in netta prevalenza bianchi, fra cui predominano Riesling, Silvaner, Müller-Thurgau e Bacchus. Fra i vitigni a bacca rossa, invece, i più diffusi sono il Pinot nero (Spätburgunder) e il Domina. Due curiosità: la prima legge tedesca sulla vinifi cazione fu emanata nell’VIII secolo da Carlo Magno. Al 1726, invece, risale la caratteristica bottiglia “ambasciatrice”dei vini di Franconia, assurta ormai a sigillo di qualità: la Bocksbeutel dal corpo panciuto e schiacciato e dal collo corto, da 250, 500 e 750 ml, generalmente di vetro chiaro per i bianchi e verde per i rossi. Un ottimo ausilio organizzativo per i tour all’insegna del gusto è Franken Wein.Schöner.Land, che presenta le eccellenze enogastronomiche della regione con un’ampia e accuratissima selezione di cantine, enoteche e ristoranti, eventi enoculturali e feste del vino di alta qualità. Vi sono, inoltre, gli indirizzi a cui rivolgersi per le degustazioni, anche in suggestivi punti panoramici fra i vigneti, da raggiungere con escursioni guidate da enologi abilitati, e l’elenco delle tenute vitivinicole che offrono possibilità di pernottamento con certificazione di qualità.

Informazioni
La Franconia è una delle regioni che costituiscono la Baviera. Per informazioni: FrankenTourismus, Wilhelminenstraße 6, D-90461 Nürnberg, info@frankentourismus.de, www.frankentourismus.it, www.franken-weinland.de (anche in italiano/inglese).

©Mariella Faraoni

Città che vai…
Le città della Franconia hanno stili, caratteri e tradizioni diversi, l’ideale per combinare storia, cultura e cucina in tour per tutti i gusti, età e stagioni. Fra gli itinerari a tema proposti dalle 14 Città della Franconia ve ne sono due dedicati alla buona tavola in tutta la sua varietà: Genuss im Glas, il piacere in un bicchiere, e Knüsprig & Würzig, omaggio alle specialità tradizionali della miglior cucina di Franconia, www.die-fraenkischen-staedte.de/touren.

Cantine aperte
Le Heckenwirtschaften franconi sono nate grazie a Carlo Magno, che per decreto consentì ai vignaioli di allestire mescite in casa, per pochi giorni l’anno, a scopo di vendita. Ancor oggi molte cantine, a turno, aprono le loro corti facendone ritrovi da veri intenditori, dove (de)gustare ottimi vini e piatti casalinghi. Sono di solito segnalate da una ghirlanda di rami freschi in bella vista sul portone (calendario su www.frankenweinland.de).

Due gioielli
Due paesini tanto belli da sembrare usciti da un quadro: a Castell le antiche case risalgono la china delle colline che abbracciano i vigneti; Iphofen, a una decina di km, incanta con le mura medievali perfettamente conservate, case a graticcio ed edifici barocchi. Molte le cantine di produttori, come la Fürstliche Castell’sches Domänenamt (www.castell.de), così come gli eventi enoculturali. Visite organizzate da Tourist-Info Iphofen, www.iphofen.de.

Giorgio de Chirico, il Pictor Optimus

“De Chirico, pittore accurato, prende in prestito dal sogno l’esattezza dell’inesattezza, l’uso del vero per promuovere il falso”. Quelle di Jean Cocteau sono forse le parole più aderenti che descrivono, in un lampo, uno dei più grandi maestri dell’era contemporanea. Le sale di Palazzo Reale a Milano, a distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, tornano a ospitare l’opera di de Chirico in una straordinaria retrospettiva curata da Luca Massimo Barbero, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. Un percorso espositivo fatto di confronti inediti e accostamenti irripetibili che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco. Il cospicuo corpus di opere in mostra proviene da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio. Questa mostra si presenta come una narrazione costruita per andate e ritorni e indissolubilmente legata alla vicenda biografica, quanto a una vasta produzione letteraria e a una profonda speculazione filosofica: un viaggio nelle immagini, nella mitologia e nella sontuosità pittorica del genio che ha rivoluzionato la cultura visiva del XX secolo. Suddivisa in otto momenti, corrispondenti ad altrettante sale, l’esposizione procede per temi pensati secondo accostamenti inediti e confronti originali come in una catena di reazioni visive.

La mitologia familiare

Il viaggio ha inizio nella Grecia dell’infanzia, dal Centauro morente del 1909, un dipinto nel quale è ancora ravvisabile l’apprendistato accademico e al contempo svela l’importanza della famiglia nella costruzione dell’iconografia dechirichiana, aspetto messo in evidenza anche dagli splendidi ritratti della madre, quali una versione del 1911 (Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea) e una seconda più tarda (1919, Parigi, Centre Pompidou). In questa sala fa anche la sua comparsa il tema della piazza d’Italia che avrà ampio sviluppo negli anni ferraresi: “Il silenzio grava su strade deserte e interni pietrificati. C’è un senso di minaccia, di disastri incombenti. L’ambiente rinascimentale diventa la scena di un dramma indecifrabile, di un mistero nella sua luce più piena” (O. Welles).

La Metafisica

È la prima rivoluzione pittorica messa a punto da de Chirico che trasforma i dipinti in veri enigmi. La monumentale Arianna del 1913 – straordinario prestito del MET di New York – assomma tutti i caratteri della Metafisica, approcciati dall’artista fin dagli anni parigini e sviluppati a partire dal 1914 a Ferrara, dove nasceranno grandi capolavori, tra i quali L’inquiétude de l’amie ou L’astronome (1915) conservato alla The Menil Collection di Huston.

Il quadro nel quadro

La terza sala è dedicata al quadro nel quadro, alla scatola nella scatola, ovvero ai giochi di prospettiva che fanno di de Chirico l’acclamato antesignano del Surrealismo. Se da un lato Le printemps de l’ingénieur (1914, Milano, Pinacoteca di Brera) e Interno metafisico (con faro) del 1918 (Torino, Castello di Rivoli) riportano il visitatore in un universo familiare, dall’altro Melancolia ermetica (1918-19, Parigi, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris) segna la fine del suo soggiorno ferrarese con un insieme di scatole e di oggetti dall’equilibrio instabile che ancora una volta diventano metafora di uno stato d’animo incerto.

Il Pictor Optimus

La quarta sala è un puro omaggio alla pittura dechirichiana, con temi pressoché iconici come l’autoritratto, la natura morta e il mito. De Chirico ritrae se stesso con una versatilità e un’irriverenza senza precedenti fino alla trasfigurazione nei panni di Ulisse (1921-22, collezione privata).

Il manichino

Tema principe della poetica dechirichiana, il manichino è presentato in questa sala secondo differenti declinazioni: è fantoccio metafisico ne Il figliol prodigo (1922, Milano, Museo del Novecento) mentre assume le fattezze di Ettore quando stringe tra le braccia Andromaca (Ettore e Andromaca, 1924, Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea); è un essere pensante quando veste i panni dell’archeologo o del filosofo alla metà degli anni venti.

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La stanza

La sala sesta, di più ridotte dimensioni, si concentra sul tema degli interni: stanze dai pavimenti che fuggono in prospettiva, templi divenuti giocattoli, grandi nudi sovradimensionati e trasfigurati, insieme a pinete che crescono nella camera stessa dell’artista come in Ma chambre dans le midi (1927-28, collezione privata) che tocca altissimi vertici di qualità pittorica ed è immagine di una visione dell’artista.

I gladiatori

I gladiatori eccezionalmente raccolti in questa stanza facevano parte di un ciclo pittorico che il mercante Léonce Rosenberg commissionò a de Chirico tra il 1928 e il 1929. Tele misteriose quanto il tema stesso: “Gladiatori! Questa parola contiene un enigma” scriveva l’artista nel suo romanzo Ebdòmero (1929). La sala offre inoltre un piccolo, quanto intenso, omaggio alla serie dei Bagni misteriosi del 1935: degli ermetici arcani che solo l’intuizione dell’arista può sciogliere.

La neometafisica

L’ultima sala funziona come una grande summa della parabola dechirichiana, con la ripresa della pittura pastosa degli anni Trenta – il “Ben dipingere” come lo definiva l’artista stesso fin dal 1933 – fino alla rimeditazione della metafisica che, nell’idea di ripresa e replica delle Muse inquietanti, folgorò Andy Warhol come una rivoluzione. “L’ho incontrato così tante volte a Venezia e pensavo che amavo moltissimo il suo lavoro […] Ripeteva i suoi dipinti di continuo […] Ciò che lui replicava regolarmente, anno dopo anno, io lo ripetevo lo stesso giorno nello stesso dipinto” (Andy Warhol).

Limoni di Amalfi

Una delle caratteristiche più tipiche del paesaggio nella Costiera Amalfitana sono i limoneti, i cui frutti, dall’aroma unico, sono utilizzati con sapienza in cucina, in pasticceria e per produrre il celebre limoncello.
Un prodotto simbolo della costiera amalfitana è il limone Costa d’Amalfi noto anche come sfusato amalfitano. È un agrume dalla forma affusolata e dalle rinomate proprietà organolettiche. Nel 2001 ha ottenuto il marchio Igp di indicazione geografica protetta. Lo sfusato di Amalfi è quasi privo di semi con una buccia di medio spessore. La polpa rappresenta il 50% del frutto e fornisce un succo ricco di sali minerali, soprattutto magnesio e potassio, vitamina C e oli essenziali. Già in epoca medievale i medici della Scuola Medica Salernitana avevano compreso le sue proprietà salutari, utili anche a contrastare lo scorbuto: sulle navi della Repubblica di Amalfi non mancavano mai le provviste di questo straordinario agrume.
Le coltivazioni sfruttano i terrazzamenti lungo i pendii della costiera, sostenuti da muretti a secco detti macere, la cui manutenzione protegge il territorio da erosioni e smottamenti. Attualmente, a copertura delle piante non vi sono più le tipiche pagliarelle di un tempo, ma reti di plastica ombreggianti. La raccolta dei frutti di maggior pregio si effettua una volta l’anno tra la primavera e l’estate. L’areale di produzione comprende, oltre ad Amalfi, i comuni di Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare. Il limone Costa d’Amalfi è largamente impiegato in cucina, spremuto sul pesce, sugli antipasti di mare o sugli arrosti. Nei bar e nelle pasticcerie, invece, può essere degustato come “limoncello”, o assaporato in variegate combinazioni dolciarie.
Info: Consorzio di Tutela Limone Costa d’Amalfi Igp, 84010 Maiori (SA), info@limonecostadamalfiigp.com, www.limonecostadamalfiigp.com. Dal 2003 il marchio di tutela comprende più di 300 aziende. L’azienda Terra Di Limoni Sas di De Riso E. & C. realizza a Minori (SA) un ottimo limoncello il cui prezzo oscilla da 10 a 14 € per 50 cl; tel. 089.853556, info@terradilimoni.it.

Duomo simbolo
ll duomo di Amalfi è un vero gioiello di architettura. Nel tempo si è arricchito grazie all’opera dei vescovi e delle abili maestranze locali. È il monumento simbolo della città. L’edificio sacro, costruito alla fine del 900 d.C., è dedicato all’apostolo Sant’Andrea. La facciata, invece, in stile finto gotico-moresco, è stata realizzata nel XIX sec. Nel corso del tempo il duomo ha subito numerosi rimaneggiamenti che però non ne hanno compromesso l’unitarietà.

Dolci da sogno
Conclusa la visita alla splendida cattedrale di Amalfi val la pena di fare una sosta nella famosa pasticceria Pansa, nella centralissima piazza Duomo. Il locale storico propone numerosi assaggi al gusto di limone: il classico babà imbevuto nel limoncello, una scorzetta di limone candita o una rinfrescante granita al limone. La pasticceria, attiva a partire dal 1830, da ben sei generazioni è gestita da membri della famiglia Pansa, www.pasticceriapansa.it.

Sal De Riso
Uno tra i nomi più famosi della pasticceria sulla Costiera Amalfitana è quello di Sal De Riso, la cui Delizia al limone, dolce a base di pan di Spagna, con crema pasticcera al succo di limone e ricoperto con una salsa profumata con bucce di limoni Costa di Amalfi, è diventata una vera e propria icona. Il locale di De Riso a Tramonti è un vero paradiso del gusto dove si possono acquistare gelati, conserve, liquori, salti e pasticceria ideati e prodotti dal maestro: www.salderiso.it.

 

Vallo di Nera, Tartufo Nero

Percorrono sentieri noti solo a loro, seguono tradizioni quasi segrete, che si mantengono gelosamente solo in famiglia o tra maestro e discepolo. Nella nebbia del mattino, scavano concitati seguendo il minimo accenno del cane, poco più che un’intuizione: sono i cavatori di tartufo, inevitabilmente malati della “febbre della cerca”, una passione che può cogliere chiunque e che non solo offre un reddito proficuo in territori spesso disagiati, marginali o secondari, ma fonde assieme tradizione, cultura, storia. Una vera scelta di vita legato all’intera economia dei territori dove nasce il prezioso tubero. Perché il “cercatore” o “trifolao”, quando è periodo giusto, non conosce ferie né malattia, non lo ferma il gelo o la nebbia, esce tutti i giorni della settimana, domenica compresa, sempre prima dello spuntare del sole. Che si cerchi il famoso bianco (Tuber magnanum), il pregiatissimo Nero (Tuber melanosporum), lo scorzone estivo (Tuber aestivum) o una delle altre varietà minori e locali (più di dieci in tutta Italia), la “storia” della cerca è sempre la stessa: passione, sacrificio, segretezza, tradizioni.

Per questo, il Comune di Vallo di Nera, famoso per il suo Nero del Nera, è diventato capofila tra gli Enti promotori della Candidatura a Patrimonio Immateriale dell’Umanità della Cerca a Cavatura del Tartufo in Italia. Si deciderà proprio nel 2019, ma intanto questo insieme di tradizioni orali, folklore, usanze e costume, detti e dicerie, esperienze e competenze merita di essere tutelato prima che rischino di scomparire. Sì perché i “tartufari” italiani non hanno ultimamente vita facile. Per primo ci si è messo il cambiamento climatico: estati secche e calde, poco congeniali al prezioso tubero che ha bisogno mediamente di 45 giorni di pioggia estiva per produrre le sue spore. Non da meno la distruzione dei boschi e di intere valli, a favore di coltivazioni industriali, che ha peggiorato la situazione: il tartufo vive in simbiosi con alcune piante (soprattutto querce e lecci) ed ha bisogno della presenza di alcuni animali selvatici (cinghiali, tassi, ricci, ghiri e volpi) che spargano le sue spore al momento della perfetta maturazione, mentre se ne cibano. Condizioni naturali e selvatiche, che sono quasi scomparse in certe aree agricole d’Italia. Colpo di grazia, i tartufi arrivati dall’Est Europa, soprattutto Romania, Albania, Serbia e Croazia. Questi tuberi d’oltralpe, per quanto appartengano alla stessa specie, crescono in ambienti profondamente diversi per clima, composizione chimica del suolo, fauna, flora e persino soleggiamento.

Risultano quindi profondamente differenti dal tubero nostrano anche per qualità organolettiche, mancando del caratteristico profumo e sapore. Per colmare questa lacuna, soprattutto nelle preparazioni lavorate industrialmente, vengono legalmente addizionati alcuni aromi, non sempre naturali, come il Bismetiltiometano, un derivato dal petrolio, che, con il suo odore di gas, riesce a mascherare la carenza dell’inconfondibile profumo. Il tartufo orientale riesce così rovinare il mercato ai nostri trifolai, con prezzi stracciati nella vendita all’ingrosso, ma senza portare un vantaggio al consumatore finale, che rischia di pagare un prezzo elevato per un fungo ipogeo aromatizzato al gas, invece che per il nostro prezioso tubero. Ancora più grave il problema dell’invasione del tartufo cinese (Tuber Indicum), che non solo non possiede le stesse qualità dell’italiano, ma appartiene anche ad una specie diversa. Più adattabile, invasivo e resistente, ma definitivamente meno profumato, il tartufo cinese potrebbe facilmente sostituirsi o ibridarsi con il nostro nero pregiato, mettendo a rischio la sua sopravvivenza genetica. Vallo di Nera, quindi, ha chiesto l’intervento dell’Unesco per proteggere non solo il suo amatissimo Nero, ma anche tutta la cultura che ruota attorno al Re dei funghi. Gli strengozzi, per esempio, sono una pasta fresca che qui si produce rigorosamente a mano e che un tempo venivano cucinati solo in occasione delle feste invernali con i primi tartufi neri. O la “ricotta salata” un presidio slow food che a Vallo di Nera ha il suo sito di produzione più settentrionale e che era il formaggio con cui si condiva la pasta al tartufo. Ora aspetta anche al turista e al compratore difendere i suoi diritti, le sue papille gustative e le sue tasche, controllando sempre con attenzione l’etichetta. Il vero tartufo viene conservato rigorosamente senza aromi, i prodotti a base di tartufo vero devono contenere solo aromi naturali. Un viaggio sui luoghi di produzione e raccolta, come Vallo di Nera, classificato come Uno dei Borghi più Belli d’Italia, può essere un’occasione per imparare di più su questo prodotto tanto apprezzato e costoso. Alcune aziende di lavorazione e alcuni tartufari offrono la possibilità di visitare le strutture o anche di passare una mattinata in cerca del prezioso tubero, accompagnati dai cani e dagli esperti, per scoprire se si è contagiati dalla febbre della cerca (per informazioni: Comune di Vallo di Nera, tel.0743.616143).

Alla scoperta del prosecco Valdobbiadene

Il Prosecco di Valdobbiadene ci svela suoi segreti: una giornata di settembre tra le colline e le verdi vigne del Veneto a visitare il territorio e a conoscere da vicino la produzione dell’azienda La Tordera.

Nelle colline di Valdobbiadene quest’anno la famiglia Vettoretti festeggia 100 anni di attività vitivinicola. Era il 1918 quando il bisnonno Bepi piantò la prima vite sul colle Tordera, denominato così per la presenza di un roccolo per la caccia dei tordi. Da allora la viticoltura è stata portata avanti fino ad oggi con nuove prospettive. I pronipoti Gabriella, Renato e Paolo, sostenuti dai genitori Pietro e Mirella, imbottigliano vino dal 2001 a marchio La Tordera, dando all’azienda proprio il nome di quell’altura.

Natural Balance

Percorrendo le strade delle colline venete, si giunge all’azienda agricola La Tordera, un moderno edificio composto prevalentemente da legno e vetro, che ha ottenuto la certificazione CasaClimaWine grazie alla costruzione a sostegno della salvaguardia e sostenibilità ambientale. Dalla struttura e da ulteriori pratiche migliorative, si capisce subito l’attenzione della famiglia per l’ambiente e l’ecososteniblitià, dai cui deriva il loro slogan Natural Balance.

Prosecco di Valdobbiadene

Le vigne e la produzione

Ovviamente l’attenzione maggiore è data al vino, che si può conoscere partendo direttamente dalle vigne, dove tra i vendemmiatori si incontra Pietro Vettoretti, alla sua settantesima vendemmia, o il figlio Renato, che cura le fasi lavorative dalla potatura alla raccolta. Sul famoso colle del Cartizze, che copre un totale di 106 ettari, La Tordera possiede circa un ettaro, che nonostante sia solo 1 dei 65 ettari totali dell’azienda, è quello da cui tutto ha preso origine.

Il Cartizze ha origini riconducibili al sollevamento del fondale marino, per cui il terreno presenta un alternarsi di morene, di arenarie e di argille; sono proprio queste caratteristiche a donare un gusto particolare al vino che deriva da questa altura. Le altre vigne dell’azienda si trovano nelle Rive e comuni vicini, e recentemente ne sono state piantate anche nella zona al di là del fiume Piave. La vendemmia viene fatta a mano perché la pendenza del territorio rende impossibile il passaggio dei mezzi meccanici, quindi gli acini rimangono intatti, e grazie alla distanza di massimo 15 km tra le vigne e la sede aziendale si riesce a trasportare l’uva in cantina di frequente, iniziandone subito la lavorazione così da poter evitare di dover aggiungere troppi solfiti.

La Tordera

Tornati in cantina, affacciandosi nella zona della produzione, si notano le tre grandi presse, e camminando fra le vasche di fermentazione, Luca Da Lozzo, l’enologo, ci spiega interessanti nozioni su come producono il loro vino. In cantina si incontra anche Paolo, il fratello enotecnico, mentre la terza sorella, Gabriella, si occupa dell’aspetto commerciale amministrativo.

Degustazione

Nelle sale della cantina arriva il momento della degustazione. Si può assaggiare il Cartizze Dry La Tordera, prodotto dall’ancora attiva vigna secolare, che è meno suscettibile ai cambiamenti climatici rispetto ai vigneti più giovani, quindi anno dopo anno il gusto è garantito. Altre referenze del Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. sono l’Otreval Brut Rive di Guia, il Tittoni Dry Rive di Vidor, il Serrai Extra Dry e il Brunei Brut. A3 Brut Asolo viene prodotto nella zona Asolo Prosecco Superiore D.O.C.G.

Per la famiglia è molto importante dare informazioni al consumatore, in modo che riesca a riconoscere le specifiche caratteristiche dei loro vini, e per farlo usano con saggezza l’etichetta della bottiglia; viene innanzitutto indicato l’anno di vendemmia, si legge poi anche la scala degli zuccheri, importante segnalazione dato che i diversi prosecchi si differenziano da più o meno residuo zuccherino. Come la legge richiede viene anche mostrata la scala di solforosa, e la famiglia Vettoretti ha caro questo punto perché rende pubblici gli accorgimenti che adottano in fase di produzione.

Dopo una giornata tra queste terre, mentre la visita finisce, si pensa all’emozione in più che si prova ad assaggiare il prosecco avendo visto con quale passione si lavora in azienda.

La Tordera

Experiences

Sono a disposizione dei visitatori tre diversi tipi di “experiences” di degustazione e visita della cantina e del territorio: La Natural Balance Experience è un’esperienza a tuttotondo che dà la possibilità di scoprire la produzione di prosecco conoscendo i protagonisti dell’azienda e ogni fase della produzione dalle vigne alla degustazione, con diversi momenti di spiegazione. La visita si conclude con l’assaggio di quattro Spumanti, abbinati a una selezione di prodotti tipici del territorio. La più completa e divertente è la Prosecco Adventure Experience, perché l’itinerario, oltre al wine tasting e visita dell’azienda, si allarga ad attività sportive, storiche o culturali. Fra le diverse opzioni sono presenti anche picnic e gite a piedi o in bicicletta. Happy Prosecco Experience, pur sempre completa, è la più breve. Consiste nella degustazione di quattro vini a scelta e la presentazione da parte dello staff delle zone e tecniche produttive e della filosofia aziendale del Natural Balance.

Informazioni

La Natural Balance Experience prevede un contributo di 20 euro a persona; ha una durata di circa 1,5h; si tiene tutti i giorni alle 10.00 e alle 14.30. La prenotazione è obbligatoria ed è valido fino a 15 persone.

La Happy Prosecco Experience prevedere un contributo di € 5,00 a persona. La prenotazione è gradita ma non obbligatoria. Per qualsiasi informazione o notizia i contatti sono i seguenti: T. 0423985362, email: info@latordera.it e si può visitare il sito www.latordera.it

I tesori di Dresda

Distrutta quasi per intero nella II Guerra Mondiale, Dresda è rinata dalle sue ceneri come l’araba fenice. Oggi questa città dinamica e pulsante di vita coniuga tradizione e modernità con un patrimonio artistico culturale d’eccezione.

Le gru che svettano fra cupole, torri e campanili creano un contrasto suggestivo con l’eleganza del centro storico, dove tutto parla ancora di (ri)costruzione. Non solo di quella post-bellica, simboleggiata dalla Frauenkirche collassata dopo i bombardamenti e riedificata con le sue stesse macerie come un gigantesco puzzle: vi sono anche i lavori di consolidamento degli argini dell’Elba che attraversa maestosa la capitale della Sassonia, ed i cantieri in cui alacremente si ristrutturano palazzi barocchi ed edifici dalle linee essenziali, retaggio della DDR, o si converte una grande centrale elettrica dismessa (Kraftwerk Mitte) in un moderno quartiere culturale…

Dresda, infatti, è in lizza per il titolo di Capitale Europea della Cultura 2025. La “Firenze dell’Elba” ospita oltre 50 musei, gallerie e pinacoteche come le 15 collezioni d’arte Staatliche Kunstsammlungen, fra le più famose del mondo.

Teatro opera Dresda
Teatro dell’Opera

Da non perdere, poi, il celebre Teatro dell’Opera di Semper e la grande musica, l’Albertinum con la collezione di gioielli storici e il gabinetto di numismatica, i musei tecnici Technische Sammlungen, la Residenza con il prezioso mosaico a cielo aperto, i palazzi dello Zwinger e le innumerevoli chiese. Ma già solo passeggiando nei parchi o in riva al fiume sulla Brühlsche Terrasse, il “balcone d’Europa”, verrà voglia di rimandare la partenza!

Tour bici Dresda

Informazioni

Dresden Marketing GmbH, Messering 7, D-01067 Dresden, www.marketing.dresden.de.
In Italia: Ente Nazionale Germanico per il Turismo: www.germany.travel/it.
Dresda è ben collegata ai maggiori scali italiani con voli www.lufthansa.com via Monaco/Francoforte e alle principali città tedesche con treni ICE www.bahn.com/it.

Palazzi sull’Elba

Risalendo l’Elba in battello si rimane incantati alla vista dei palazzi che si rincorrono specchiandosi nell’acqua: il tour Schlösserfahrt fino a Schloss Pillnitz, sfarzosa residenza estiva dei sovrani di Sassonia, è uno dei più suggestivi fra quelli proposti dalla società di navigazione di Dresda.
Il biglietto Elbwasser & Gartenkunst include la visita del palazzo e dei suoi giardini (adulti 27,50 €; bambini 18 €). Ampia scelta di tour ed eventi (www.saechsischedampfschiffahrt. de).

Oro “bianco”

Cercando la pietra filosofale J. Böttger (1682-1719), alchimista alla corte di Augusto II a Dresda, scoprì la formula della porcellana dura, fino ad allora prodotta solo in Cina. Nel 1710 nell’incantevole località medievale di Meissen fu fondata la prima manifattura europea: le finissime porcellane con il marchio delle due spade azzurre incrociate sono tuttora fra le più pregiate al mondo.
All’Erlebniswelt Haus Meissen si può vedere come nascono questi capolavori (www.meissen.com).

Giocando al museo

Dedicato alla grande “avventura” della vita in tutti i suoi aspetti: è il Deutsches Hygiene-Museum (www.dhmd.de), dove i visitatori vengono accompagnati alla scoperta del corpo e della mente dell’uomo, dei processi vitali e degli organi di senso con una straordinaria varietà di stazioni multimediali, elementi interattivi ed esposizioni tanto coinvolgenti da far perdere la cognizione del tempo!
(Adulti 9 €/under 16: gratis. Senza barriere. Audioguide anche in inglese/francese.)