
A una manciata di chilometri a nord di Bressanone, dove la Valle Isarco si apre in un anfiteatro di vigneti terrazzati, sorge un complesso che da quasi nove secoli custodisce insieme fede, arte e vino. L’Abbazia di Novacella risale al 1142 e, ancora oggi, è abitata da una comunità di Canonici Agostiniani: un luogo che non ha mai smesso di essere vivo, e che sul finire dell’estate si mostra in una veste assai suggestiva, quando il giardino barocco è ancora aperto, i vigneti che circondano il monastero iniziano a colorarsi delle prime tonalità autunnali e la vendemmia si avvicina. Un quarto d’ora in bicicletta (la metà in auto), e si percorrono i cinque chilometri che la separano da Bressanone, la città più antica del Tirolo (la fondazione risale al 901 d.C.), con il suo centro storico fatto di portici, torri medievali e un Duomo che custodisce uno dei chiostri affrescati più importanti dell’arco alpino. Un itinerario che unisce spiritualità, arte e cultura del vino, in un territorio che ha fatto della propria storia millenaria una vera vocazione all’accoglienza.
Perché visitare l’Abbazia di Novacella e Bressanone a fine estate

Tra fine agosto e settembre la Valle Isarco vive un momento di passaggio particolarmente felice per chi viaggia. Le temperature si fanno più miti, i flussi turistici rallentano rispetto ai mesi centrali dell’estate e il paesaggio comincia a cambiare colore: i filari che circondano l’Abbazia si tingono di verde intenso e oro, mentre nei masi della zona si respira già l’attesa della vendemmia. È il periodo ideale per visitare con la giusta calma il complesso monastico, passeggiare nel giardino abbaziale ancora in piena fioritura – aperto fino a settembre – e dedicare un’intera giornata anche a Bressanone, la cui atmosfera cambia sensibilmente quando le vie del centro si svuotano dai turisti di passaggio e tornano a essere vissute dai residenti. Un momento perfetto anche per chi vuole abbinare cultura ed enogastronomia, approfittando delle visite guidate ai vigneti e delle degustazioni che la cantina abbaziale propone in questo periodo dell’anno.
Nove secoli di storia: la fondazione e la comunità di oggi

L’Abbazia di Novacella fu voluta dal vescovo agostiniano di Bressanone, il beato Artmanno, che proveniva dalla zona di Passavia, nella Germania Meridionale, ed ebbe il desiderio di fondare vicino alla propria sede episcopale un monastero dove una comunità di sacerdoti potesse vivere secondo la regola dell’Ordine. Per realizzare il progetto furono determinanti i terreni e i capitali messi a disposizione da una coppia di nobili della zona, i burgravi di Sabiona, che dopo la morte prematura del loro unico figlio maschio di appena quattro anni, scelsero di destinare gran parte del proprio patrimonio alla nascita dell’Abbazia. Era il 1142, e la drammatica vicenda all’origine del complesso è raccontata negli affreschi barocchi della basilica abbaziale.
Da allora la comunità non si è mai interrotta. Oggi la vita religiosa di Novacella è animata da una dozzina di Canonici Agostiniani, in parte residenti nel monastero e in parte impegnati come parroci in diverse comunità della Valle Isarco, della Val Pusteria e del Tirolo orientale. La giornata dei canonici che vivono in Abbazia è ancora scandita dalla preghiera comune tre volte al giorno – all’alba, a mezzogiorno e alla sera – oltre che dalla celebrazione liturgica nella chiesa abbaziale, dove gli antichi stalli del coro custodiscono ancora questa tradizione.
Una vocazione educativa che attraversa i secoli
Vita spirituale, ma anche tanta formazione. Sono le due direttrici lungo le quali opera da sempre l’Abbazia: fin dal Medioevo il complesso ospitava diverse tipologie di scuole, e questa vocazione educativa prosegue. Negli edifici storici trovano sede una succursale di scuola media pubblica di Bressanone, un convitto gestito direttamente dall’Abbazia che accoglie decine di studenti, e un centro di formazione permanente attivo da circa cinquant’anni, che ogni anno organizza circa un migliaio tra corsi, seminari ed eventi culturali aperti anche ad aziende e associazioni del territorio.
Un museo che racconta romanico, gotico e barocco
Chi arriva a Novacella per la prima volta resta colpito dalla stratificazione architettonica del complesso che, nel corso dei secoli, ha accolto stili molto diversi tra loro ma sempre ben amalgamati. Il massiccio campanile della chiesa abbaziale, con le sue caratteristiche bifore, risale al periodo romanico, attorno al 1200, mentre gli edifici che si affacciano sul cortile principale hanno assunto il loro aspetto attuale nel Settecento, in epoca barocca. Un impianto costruito quindi per stratificazioni successive, dove ogni epoca ha lasciato la propria impronta senza cancellare quella precedente.

Il Pozzo delle Meraviglie e il cortile interno
Al centro del cortile si trova uno degli elementi più fotografati dell’intero complesso: il cosiddetto Pozzo delle Meraviglie, un padiglione ottagonale eretto nella seconda metà del Seicento sopra un antico pozzo a carrucola di epoca tardomedievale. Il nome deriva dal fregio che corre sotto il tetto, dove sono raffigurate le sette meraviglie del mondo antico – dal Colosso di Rodi alle Piramidi – accostate, nell’ottavo spazio disponibile, a una veduta della stessa Abbazia di Novacella, quasi a suggerire che il monastero meriti di essere considerato un’ottava meraviglia. Le caratteristiche tegole smaltate di verde che coprono il padiglione, così come quelle originali del campanile, venivano un tempo prodotte proprio all’interno del complesso abbaziale.
La basilica barocca e gli affreschi bavaresi

L’attuale aspetto della chiesa abbaziale è frutto di un intervento di ristrutturazione avvenuto attorno al 1740, quando la struttura medievale – ancora leggibile nelle volte a costoloni della navata – venne trasformata secondo il gusto del tardo barocco dell’area tedesco-meridionale. A questo intervento lavorarono due artisti bavaresi: il pittore Matthäus Günther, autore degli affreschi, e uno stuccatore che con i suoi collaboratori realizzò le decorazioni plastiche, tra cui centinaia di angeli in stucco che punteggiano l’intero spazio della chiesa. Per dare più luce all’ambiente vennero aperte ampie finestre semicircolari, che oggi restituiscono alla basilica un’atmosfera luminosa e chiara, molto diversa da quella di altre chiese barocche coeve. Non lontano dalla chiesa principale, la piccola chiesa di Santa Margherita conserva invece un ciclo di affreschi tardogotici di metà Quattrocento che raccontano la leggenda della santa patrona, insieme a una serie di allegorie femminili delle virtù e dei vizi, un unicum artistico di raro interesse.
Il chiostro gotico e la biblioteca rococò

Cuore pulsante di ogni complesso monastico medievale, il chiostro di Novacella collegava un tempo la chiesa, la sala capitolare, il dormitorio e il refettorio. Costruito con volte a costoloni nella seconda metà del Trecento, venne decorato fra Tre e Quattrocento con affreschi che purtroppo furono in gran parte coperti da intonaco bianco durante il periodo barocco; solo a partire dai primi del Novecento gli antichi cicli pittorici sono stati progressivamente riscoperti e restaurati. Proseguendo il percorso museale si arriva alla sala della biblioteca, una delle più belle in stile rococò dell’intera area germanica meridionale: qui, tra stucchi in parte dorati e un pavimento in pietra naturale policroma, quaranta scaffalature lignee intagliate custodiscono circa 20mila volumi (tra i vari depositi dell’Abbazia sono quasi 95mila), tra cui un centinaio di manoscritti medievali interamente digitalizzati e consultabili anche attraverso un catalogo online. Nell’anticamera della biblioteca – la cosiddetta “Sala cinese” – recenti restauri hanno inoltre riportato alla luce uno straordinario ciclo di affreschi tardo-settecenteschi a soggetto cinese.

Il giardino abbaziale, tra storia e contemplazione
Uno dei luoghi più amati dai visitatori di primavera e di fine estate è senza dubbio il giardino abbaziale, uno dei più importanti esempi di giardino barocco dell’intero Tirolo. Restaurato fedelmente alla sua configurazione storica agli inizi degli anni Duemila sulla base di antiche vedute e dipinti d’epoca, il giardino si sviluppa entro le mura del monastero in tre spazi distinti e complementari: il giardino degli alberi, con il suo padiglione storico; l’orto delle erbe officinali e aromatiche, che conta decine di specie diverse coltivate ancora oggi secondo la tradizione della spezieria monastica; e il giardino ornamentale vero e proprio, con fontane, voliera e un laghetto per i pesci che richiama l’antica vasca un tempo utilizzata dai canonici durante il tempo libero. Tra alberi di gingko e una sequoia secolare alta quasi 40 metri, il giardino conserva la sua duplice funzione originaria di spazio produttivo e luogo di raccoglimento, ed è aperto al pubblico da maggio a settembre, negli stessi orari del museo.
I vini dell’Abbazia: una tradizione vitivinicola secolare
Se il museo racconta la storia artistica e spirituale di Novacella, i vigneti che circondano il monastero – oggi circa sette ettari a corpo unico attorno all’Abbazia, parte di una tenuta complessiva di circa cento ettari tra proprietà diretta e conferitori – ne raccontano l’anima economica e identitaria. La documentazione storica attesta che già nel XII secolo il pontefice Alessandro III riconobbe all’Abbazia la proprietà dei vigneti circostanti, e nei secoli successivi il patrimonio vitato si è ampliato attraverso acquisizioni e donazioni, fino ad arrivare, nel Novecento, all’acquisizione del podere Marklhof a Cornaiano, vicino Bolzano, dedicato alla coltivazione dei vitigni a bacca rossa.

Oggi l’Abbazia di Novacella è considerata tra le cantine attive più antiche al mondo, con una produzione annua di circa 800.000 bottiglie, esportate in oltre quaranta Paesi. Per circa l’80% sono vini bianchi da vigne coltivate attorno al monastero – in particolare Sylvaner, Kerner e Riesling – mentre il restante 20% è costituito dai vini rossi della Tenuta Marklhof, dedicata a Lagrein, Schiava, Pinot Nero e Moscato Rosa. Determinante, per la qualità di questi vini, è la posizione geografica dei vigneti: suoli di origine morenica, forti escursioni termiche tra giorno e notte e un’altitudine che in alcuni casi raggiunge i 900 metri creano condizioni particolarmente favorevoli per i grandi bianchi di montagna dell’Alto Adige. Non a caso l’Abbazia è stata tra le prime realtà vitivinicole altoatesine ad adottare, già a partire dal 1992, un approccio produttivo a impatto climatico zero.

Sylvaner, il vitigno simbolo della Valle Isarco
Tra le varietà coltivate a Novacella, il Sylvaner occupa un posto del tutto particolare. Introdotto in Alto Adige nella seconda metà dell’Ottocento e diffusosi rapidamente lungo la Valle Isarco, ha trovato nei vigneti d’altitudine del monastero un ambiente ideale per esprimersi: i terreni morenici, il clima fresco e ventilato e le forti escursioni termiche favoriscono una maturazione lenta delle uve, capace di preservarne freschezza, precisione aromatica e una marcata componente minerale. Nel corso del Novecento, mentre la cantina abbaziale consolidava progressivamente la propria identità enologica, il Sylvaner è diventato il filo conduttore di questo percorso, fino a essere oggi considerato il vitigno più rappresentativo della produzione e uno dei simboli stessi della viticoltura di montagna della Valle Isarco.
Questa centralità si riflette oggi in diverse etichette, ciascuna capace di raccontare il vitigno da una prospettiva diversa. Il Sylvaner della linea classica, prodotto dai vigneti che circondano direttamente l’Abbazia, ne restituisce l’espressione più immediata e fresca. Il Sylvaner Praepositus nasce invece da una selezione dei vigneti più vocati e rappresenta una delle massime espressioni qualitative dei vini bianchi della cantina, più strutturato e capace di una lunga evoluzione in bottiglia. Accanto ai vini fermi, il vitigno trova un’interpretazione ulteriore in Perlaetus, spumante Metodo Classico ottenuto interamente da uve Sylvaner e affinato a lungo sui lieviti. Al vertice della produzione si colloca infine il Sylvaner Stiftsgarten, cru presentato per la prima volta nel 2023 con l’annata 2019, ottenuto dall’omonimo vigneto piantato nel 1972 proprio a ridosso del monastero: la prima menzione di vigna nella storia millenaria della cantina, che rappresenta oggi il punto più alto della ricerca sui terroir storici di Novacella.

Le due vigne singole e il progetto Insolitus
Accanto allo Stiftsgarten, il secondo grande vino con menzione di vigna della cantina è il Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof, che proviene dal podere Marklhof a Cornaiano, su terreni ghiaioso-morenici particolarmente vocati alla varietà. Con queste due etichette, l’Abbazia ha valorizzato per la prima volta nella propria storia la menzione di vigna, portando in bottiglia l’identità più profonda dei propri terroir storici. Accanto alle linee più tradizionali, la cantina porta avanti anche un progetto di ricerca chiamato Insolitus, nato per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e sperimentare nuove possibilità stilistiche: tra le sue espressioni figurano vini d’assemblaggio che uniscono più varietà bianche coltivate attorno all’Abbazia, sperimentazioni con vitigni resistenti che richiedono trattamenti ridotti e vini affinati in anfora, pensati per esplorare interpretazioni diverse della stessa materia prima.
Visite guidate ed esperienze enoturistiche

L’Abbazia di Novacella accoglie ogni anno circa sessantamila visitatori e propone diverse modalità di visita, pensate per chi vuole conoscere sia il patrimonio artistico sia la cultura del vino. Il percorso museale standard, disponibile su prenotazione dal lunedì al venerdì e il sabato mattina, conduce attraverso il chiostro affrescato, la basilica barocca, la biblioteca rococò e le principali sale del museo abbaziale. Chi desidera un’esperienza più immersiva può scegliere la visita guidata ai vigneti, che si conclude con una degustazione di alcuni tra i vini più rappresentativi della cantina, oppure la Visita Guidata Deluxe, un percorso di circa tre ore che unisce arte, cultura ed eccellenze gastronomiche: oltre alla visita approfondita del monastero, questa formula consente di accedere ad ambienti solitamente non aperti al pubblico, come la galleria dei ritratti, e si conclude con la degustazione di otto etichette della cantina abbinate a formaggi a latte crudo selezionati da un affinatore del territorio. All’interno del complesso trovano posto anche l’Osteria dell’Abbazia, con specialità alpine abbinate ai vini della casa, una struttura ricettiva con camere in stile monastico e il wine shop, dove è possibile acquistare le diverse etichette della cantina, compresi i vini d’abbazia più rappresentativi come il Sylvaner nelle sue diverse interpretazioni.
L’Abbazia di Novacella partecipa regolarmente ad appuntamenti fieristici dedicati al vino ed è anche apprezzata protagonista della manifestazione Vini d’Abbazia organizzata tra le mura dell’Abbazia di Fossanova in provincia di Latina.
Bressanone, la porta del sole tra Isarco e Rienza
Appena cinque chilometri di strada statale separano Novacella da Bressanone, cittadina di 23mila abitanti adagiata in una conca alluvionale a 560 metri di quota. Il centro fu eretto proprio nel punto in cui confluiscono i due fiumi più importanti: l’Isarco, che nasce al Passo del Brennero, e la Rienza, che scende dalla zona delle Tre Cime di Lavaredo attraversando tutta la Val Pusteria. Una posizione all’incrocio delle principali vie di comunicazione tra il mondo germanico e quello mediterraneo che valse all’area l’appellativo di “porta del sole”: qui infatti, per chi scendeva da nord, comparivano i primi frutteti e i primi vigneti degni di nota, tra cui proprio quelli di Novacella, il più antico impianto vitivinicolo a sud delle Alpi.

Dalle origini medievali alla città vescovile
La storia di Bressanone come sede istituzionale inizia nel 901, quando l’ultimo sovrano della dinastia carolingia dona al vescovo Zaccaria un vasto possedimento imperiale proprio alla confluenza dei due fiumi. Nei decenni successivi i vescovi bonificano l’area paludosa e vi costruiscono la nuova sede episcopale, sostituendo progressivamente l’antica sede di Sabiona, situata su una rocca poco più a sud. Una svolta decisiva arriva nell’XI secolo, quando il vescovo di Bressanone viene nominato principe territoriale, ottenendo il controllo politico e militare della Valle Isarco e, poco dopo, anche della Val Pusteria: un vero e proprio principato vescovile che doveva rispondere solo all’imperatore, e che traeva grande ricchezza dal controllo dei transiti commerciali lungo il Passo del Brennero, l’unico valico alpino percorribile tutto l’anno. Per difendere questo ruolo strategico, nel 1260 il vescovo Bruno – fondatore anche della città di Brunico – fortifica Bressanone, sposta il proprio palazzo in una nuova posizione e cinge l’abitato con mura, dando origine a un impianto urbano compatto di circa 250-280 metri di lato, tuttora riconoscibile nel centro storico.
Il centro storico: portici, torri e case gotiche

Passeggiare oggi nel nucleo medievale di Bressanone significa muoversi tra vicoli stretti, portici e antiche torri di guardia che un tempo proteggevano le quattro porte d’accesso alla città fortificata. Le case a lotto gotico che si affacciano sui portici principali conservano ancora, nei piani inferiori, le strutture medievali originarie, spesso riconoscibili dai supporti in granito delle antiche logge. Una delle caratteristiche più curiose dell’architettura cittadina sono i cosiddetti bovindi (o Erker), le tipiche finestre sporgenti a più ante che permettevano di far entrare più luce nelle case strette, riducendo il rischio d’incendio legato all’uso di candele, e al tempo stesso consentivano ai proprietari di osservare la strada sottostante senza esporsi. Il simbolo della città è oggi la Torre Bianca, alta 72 metri, che nel corso dei secoli ha svolto funzione di

torre campanaria e di avvistamento: una capsula sferica dorata dal diametro di circa 2 metri collocata sulla sommità custodisce documenti e reperti storici che testimoniano l’abitudine, praticata fin dal Cinquecento, di conservare la memoria della città in un vero e proprio archivio del tempo.
Il Duomo, il chiostro affrescato e Palazzo Vescovile
Il fulcro religioso della città è il Duomo, la cui struttura attuale, in stile barocco, risale a una radicale ricostruzione avvenuta a metà Settecento sulla stessa area occupata dalle precedenti chiese romanica e gotica, andate distrutte da una serie di incendi. L’interno, interamente rivestito da oltre trenta tipologie diverse di marmi e pietre pregiate, testimonia la ricchezza della sede vescovile in epoca barocca. Accanto al Duomo si trova uno dei tesori artistici meno noti al grande pubblico: il chiostro, decorato da un ciclo di affreschi che si sviluppa tra la fine del Trecento e i primi decenni del Cinquecento, in cui scene dell’Antico e del Nuovo Testamento

vengono accostate secondo un criterio simbolico, e in cui compaiono anche i ritratti dei committenti che finanziarono le diverse porzioni della decorazione. Sostanzialmente era una “Bibbia dei poveri”, ovvero permetteva di comprendere scene bibliche anche a chi non sapeva leggere.
Poco distante, il Palazzo Vescovile, sede del potere temporale dei principi vescovi fino al 1964, custodisce oggi uno dei musei di arte sacra più importanti della regione, insieme a un elegante giardino barocco noto come giardino di Corte, le cui logge rinascimentali su due lati testimoniano le diverse fasi costruttive dell’edificio.
Cosa fare a Bressanone e dintorni in autunno

Oltre al centro storico, il territorio che circonda Bressanone offre diversi spunti per chi vuole prolungare la visita. A ovest della città si sviluppano le Alpi Sarentine, che separano la Valle Isarco dalla Val Sarentino, mentre a est si trova l’altopiano della Plose, raggiungibile in pochi minuti di funivia e apprezzato, soprattutto negli ultimi anni, come meta escursionistica estiva e di inizio autunno grazie ai suoi sentieri panoramici affacciati sul gruppo delle Odle di Funes. Non lontano dal centro, lungo il versante occidentale della valle, si sviluppa un antico percorso conosciuto come la via dei castagni, che attraversa una coltivazione secolare un tempo fondamentale per la sopravvivenza delle comunità locali nei periodi di carestia, e che oggi viene nuovamente valorizzata dai contadini della zona. Un itinerario ideale per chi, dopo aver visitato l’Abbazia di Novacella e il centro storico di Bressanone, desidera immergersi ancora un po’ nei paesaggi rurali della Valle Isarco prima di ripartire.

La magia del tramonto sulle Dolomiti
Se siete in questa zona il suggerimento è anche quello di pianificare una piacevole escursione bike o trekking verso il Rifugio Schatzerhütte, a quota duemila, ai piedi del Monte Forca. Dall’altopiano della Plose (raggiungibile in funivia dalla stazione di Bressanone in pochi minuti) parte un sentiero facile e panoramico che conduce al Rifugio. Il percorso, adatto a tutta la famiglia, richiede circa 35-40 minuti di cammino con un dislivello contenuto di poco più di 100 metri, su una comoda strada forestale che regala scorci sempre più ampi sul gruppo delle Odle di Eores e sul Sass de Putia. Arrivati al rifugio, la ricompensa è doppia: in tavola trovano posto i piatti della tradizione altoatesina, dai canederli fumanti ai Kaiserschmarren con crema di vaniglia e marmellata di mirtilli rossi, mentre fuori il cielo si accende sulle guglie dolomitiche circostanti. Un momento di quiete perfetto per chiudere una giornata dedicata ad arte e vino con la montagna, prima di scendere nuovamente verso valle al calare della sera.
Informazioni utili per organizzare la visita
Centro storico di Bressanone: il modo migliore per scoprirlo è con una passeggiata senza fretta tra le vie del nucleo medievale, con una sosta al Duomo e al suo chiostro affrescato. Chi organizza un soggiorno di più giorni in Valle Isarco può facilmente abbinare le due tappe, magari scegliendo come base proprio Bressanone, a pochi minuti di auto o di bicicletta dall’Abbazia, per un itinerario che unisce spiritualità, arte e cultura del vino in uno dei territori più autentici dell’Alto Adige.

Ufficio turismo Bressanone: viale Ratisbona 9 – Bressanone (BZ). Tel. 0472.275252
Abbazia di Novacella: via Abbazia 1, Novacella (BZ). Tel. 0472.836189
Schatzerhütte (Rifugio Schatzer), via Erwin Stricker 50, Eores (BZ). Tel. 328.7782228
Ristorante Oste Scuro – Finsterwirt, Vicolo del Duomo 3, Bressanone (BZ). Tel. 0472.835343
Agriturismo Kreuzhof, via Oberdorf 16/A, Novacella (BZ). Tel. 0472.278494
Ristorante bistrot Tapas, via Santa Croce 2, Bressanone (BZ). Tel. 0472.201030














