Il turismo che fa bene

Dall'overtourism ai cammini lenti, il saggio di Paolo Casetti invita a ripensare il viaggio come un atto che rigenera i luoghi e chi li vive

Il turismo che fa bene. FrancoAngeli
Il turismo che fa bene. FrancoAngeli

C’è davvero un turismo che fa bene? Quali sono le regole per mantenere un territorio attrattivo e, al tempo stesso, rispettoso di chi lo abita? Ci sono segnali che un amministratore, un dirigente del settore turismo, un operatore turistico può cogliere per prevenire gli alti e bassi del mercato turistico?

Paolo Casetti
Il prof. Paolo Casetti, autore del saggio “Il turismo che fa bene” per FrancoAngeli

La risposta è sì. E la fornisce con un’analisi assai circostanziata e ricca di dati ed esempi pratici il professor Paolo Casetti, autore del saggio “Il turismo che fa bene. Il viaggio consapevole tra sogni, bisogni e realtà” (FrancoAngeli, 132 pagine, 22 euro), che pone una domanda scomoda quanto necessaria: stiamo ancora viaggiando o stiamo solo occupando spazi?
Casetti, geografo umano, culturale e del turismo, esperto di itinerari culturali, docente e formatore, collabora con l’Università IULM di Milano, la rivista “Turismo e Psicologia” della Padova University Press e con i principali istituti di alta formazione e ricerca nel turismo. Una lunga esperienza confluita in questo manuale pratico e puntuale edito dalla storica casa editrice milanese.

Overtourism: il viaggio di troppi

Venezia, Ponte di Rialto, archivio. Foto Marco Giovenco
Venezia, Ponte di Rialto, archivio. La splendida città lagunare è quotidianamente meta di turisti provenienti da tutto il mondo e sono stati studiati meccanismi per regolare i flussi. Foto Marco Giovenco

Il libro apre con un interrogativo che negli ultimi anni è sempre più pressante: il turismo è un diritto di tutti o un privilegio di pochi che ricade a danno di molti? Il professor Casetti non demonizza certo chi parte e viaggia, ma ricostruisce come si è passati dal viaggio di pochi al turismo di massa e come il turismo possa finire per lavorare contro se stesso. Nel capitolo sull’overtourism analizza i modelli del ciclo di vita della destinazione, quelli del geografo Richard Butler e del ricercatore George Doxey. Ne riconosce l’utilità ma anche i limiti, e propone una gestione più dinamica, fondata su uno scambio equo tra turista e residente.

Turista o viaggiatore: un dualismo da superare

Lago di Braies, archivio. Foto Marco Giovenco
Lago di Braies (BZ), archivio. Tra i fattori che hanno contribuito alla frequentazione di questo piccolo luogo da parte di turisti da ogni parte del mondo c’è il successo di una fiction televisiva. Foto Marco Giovenco

Uno dei nodi centrali è la vecchia contrapposizione tra il turista che consuma e il viaggiatore che abita i luoghi. Casetti smonta il mito del viaggiatore puro, racconta le contraddizioni del turista e sostiene che la distinzione si possa superare. Nel suo libro indaga anche le motivazioni profonde del viaggio, dagli archetipi alla ricerca dell’esperienza unica, fino al “luogo che cura” e allo stato di flow. Assai attuale il capitolo sull’autenticità, che nell’epoca dei social diventa un paradosso: la si cerca in un post su Instagram e si rischia di soffocare i territori che si ama. Non manca uno sguardo sugli immaginari turistici, dai dipinti del Grand Tour ai feed di oggi, dall’isola come fuga verso l’Altrove ai resort e alle crociere come enclave.

I cammini e il passo che cura

Accanto alla diagnosi, il volume indica alcune strade. Una è la nuova stagione dei cammini, dal fenomeno del Buen Camino di Checco Zalone alla Via Francigena, letta come testimonianza di inclusività. Si arriva poi al turismo nature-based, in cui la natura smette di far paura. È la parte più vicina a chi ama il viaggio lento e i sentieri.

Dalla sostenibilità al turismo rigenerativo

Paolo Casetti, Salone del Camper di Parma, foto Marco Giovenco
Paolo Casetti, Salone del Camper di Parma, foto Marco Giovenco

C’è un punto a cui tendere? Per Casetti non basta che il turismo sia sostenibile: deve fare bene a chi parte, a chi accoglie e alla terra. Dal “non nuocere” si passa al fare del bene, cioè al turismo rigenerativo, che ha interessanti declinazioni anche su altri settori turistici, come quello itinerante. Un modello che, nel recente Salone del Camper di Parma, è stato oggetto del convegno “Il turismo rigenerativo viaggia su ruote” promosso da Federcampeggio.
La sintesi dell’autore è chiara: il turismo del futuro si misura «in ciò che rimane quando i turisti se ne sono andati».

A chi è consigliato

Il libro “Il turismo che fa bene” è pubblicato nella collana “Pubblico, professioni e luoghi della cultura”, con la prefazione di Roberto Lavarini e la postfazione di Roberta Maeran. Si rivolge a operatori, amministratori e studenti del settore, ma parla anche al viaggiatore curioso che vuole capire l’impatto delle proprie scelte. Non è una guida con itinerari pronti: è uno strumento per cambiare sguardo. La conclusione, dedicata a educare al viaggio ai tempi dei social, offre più di uno spunto anche a chi racconta il turismo per mestiere.