Siamo turisti, quindi viaggiamo. Ma anche nella routine quotidiana spesso ci capita di guidare, e nemmeno ce ne accorgiamo. Da un lato l’automobile è il principale mezzo di trasporto per molti di noi noi, e quindi quasi un’estensione fisica del nostro spostamento. Dall’altro è uno strumento di determinazione della nostra libertà di circolazione: all’atto pratico, a titolo di esempio, quel che può concedere a una famiglia di partire e scoprire nuovi territori. Quando la macchina attraversa il paesaggio muta (e non sempre in senso positivo!) la velocità con cui osserviamo il mondo. In soldoni, l’auto ridisegna il profilo delle città e riorganizza la nostra memoria visiva. Una precisa intersezione tra spazio, velocità e percezione che muove la nuova stagione del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, che alla fine di ottobre presenta tre progetti espositivi in un intreccio fra fotografia, pop art e ricerca concettuale.

L’auto come percezione dello spazio
Togliamoci dalla testa il feticcio, la fruizione, la parte tecnica. Qui vogliamo parlare di lettura estetica. Serie limitata. Paesaggi mobili in fotografia (a cura di Philippe Séclier e Lorenza Bravetta) esamina il concetto di serialità e la percezione del paesaggio attraverso gli sguardi di quaranta artisti che coprono un arco temporale di centocinquant’anni. Un’esposizione di foto, video e sculture che si concentra sulle strutture formali del linguaggio visivo: la ripetizione, il frammento, l’accumulazione e la dissezione dell’immagine. Dalla tensione futurista fino ai processi di democratizzazione dei consumi il veicolo viene analizzato come dispositivo che ha ridefinito la percezione dello spazio. Un percorso espositivo che invita a una riflessione: la ricerca tecnica è messa in relazione con una selezione di supercar, sottolineando la difficoltà di evitare un cortocircuito tra l’unicità manifatturiera e la riproducibilità del mezzo. Catalogo bilingue italiano-inglese curato da Atelier EXB.

A tutta velocità!
Nella Project Room del museo trova spazio la prima monografica italiana dedicata a Gerald Laing (1936–2011), figura della pop art britannica che negli anni Sessanta operò nel cuore della scena newyorkese accanto ad Andy Warhol e Roy Lichtenstein. A differenza dell’approccio legato alla cultura di massa, la pittura di Laing isola la tensione e la dinamica strutturale dei soggetti automobilistici. La mostra Full Speed, a cura di Elena Geuna, raccoglie dipinti e lavori su carta, molti dei quali mai esposti nello Stivale, caratterizzati da campiture di colore saturo e inquadrature dal taglio cinematografico. Dragster, piloti e vetture da corsa diventano icone stilizzate della modernità, astrazioni visive in cui la velocità e la tecnologia perdono la dimensione aneddotica per farsi pura forma espressiva. Il catalogo è curato niente meno che da Skira.

Analizzare per convergere
Per questa seconda edizione di Convergenze, curata da Lorenza Bravetta e Giacinto Di Pietrantonio, il dialogo si avvale dei prestiti della collezione del MAXXI di Roma, affiancati da interventi specifici affidati ad Alain Bublex, Erik Kessels e Francesco Jodice. In questa sovrapposizione tra la collezione permanente del MAUTO e l’arte contemporanea l’obiettivo è trasformare l’ordinamento museale in un dispositivo dinamico di analisi. Le opere di Convergenze 2026 si inseriscono nei percorsi espositivi del museo intorno al tema del paesaggio e della trasformazione territoriale, affiancandosi agli interventi già acquisiti nelle scorse edizioni (tra cui i lavori di Cristian Chironi, Robert Kuśmirowski, Paul Etienne Lincoln e Marina Caneve). La carrozzeria e l’architettura espositiva cessano di essere oggetti immobili, diventando reagenti per nuove griglie interpretative sul rapporto tra spazio, movimento e memoria.
Info utili
Dove MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, Corso Unità d’Italia 40, Torino
Quando Dal 28 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, Serie limitata fino al 4 aprile
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