Letizia Battaglia a CAMERA Torino: l’Italia e il mondo negli occhi di una grande fotografa

Primo piano di bambina con camicetta a righe sullo sfondo di un mercato rionale
Il mercato della Vucciria, Palermo 1985 (@ Archivio Letizia Battaglia)
Donna ripresa di spalle che scatta fotografie con lo smartphone a una mostra
In visita alla mostra dedicata a Letizia Battaglia, CAMERA Torino (foto Andrea Guermani)

Ci sono mostre che si visitano e mostre che si attraversano. Quella dedicata a Letizia Battaglia dal CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, in corso a Torino fino al 7 febbraio 2027, appartiene alla seconda categoria. Le oltre duecento immagini esposte, scattate fra il 1970 e il 2020, compongono molto più del ritratto di un’artista: disegnano una geografia dei luoghi che va da Palermo a New York, da Milano all’URSS, e soprattutto una geografia umana fatta di volti, gesti, folle, silenzi. Per il visitatore che sceglie il capoluogo sabaudo come meta dell’autunno o delle prossime feste, questa è l’occasione di compiere un viaggio nel viaggio sulle orme di una grande professionista dell’obiettivo, che non ha mai accettato di rimanere alla superficie delle cose.

Una mostra che racconta cinquant’anni d’Italia

Il progetto espositivo, realizzato in coproduzione con il Jeu de Paume di Parigi e in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, prima di approdare a Torino ha già toccato due tappe francesi, lo Château de Tours e il festival Les Rencontres d’Arles, e il Museo Civico San Domenico di Forlì: un percorso che conferma quanto lo sguardo della Battaglia abbia saputo spaziare oltre i confini.

Ma è l’Italia del secondo ‘900, con il suo fascino e le sue contraddizioni, il soggetto principale della mostra. La narrazione visiva restituisce le atmosfere di quegli anni – specialmente quelle della Sicilia e di Palermo, dove Letizia Battaglia era  nata nel 1935 – senza mai fermarsi alla sola cronaca. Accanto al bianco e nero dei grandi reportage sulla mafia troviamo la vitalità delle feste popolari, i ritratti di intellettuali e di ragazze, le periferie e i salotti dell’aristocrazia, i luoghi del dolore e quelli dello svago. Un paese intero con la sua dignità e la sua ironia, il suo affetto e la sua ferocia.

Gruppo di contadini che sventolano falci in un campo, bianco e nero
Contadini sventolano falci, Portella della Ginestra 1977 (© Archivio Letizia Battaglia)

Palermo e Milano, gli esordi di uno sguardo

Nel 1969 la Battaglia – allora trentaquattrenne, separata e con tre figlie – comincia a collaborare come giornalista con il quotidiano palermitano L’Ora. Proprio lì sperimenta per la prima volta la macchina fotografica: un esordio quasi casuale, come spesso accade alle vocazioni più necessarie.

Primo piano di uomo bruno di circa quarant'anni, seduto, con il mento poggiato sulla mano sinistra chiusa a pugno, bianco e nero
Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati, Milano 1972 (© Archivio Letizia Battaglia)

Nel 1971 decide di raggiungere il fotografo Santi Caleca a Milano, e qui inizia a lavorare per numerose testate. In quegli anni la città non è solo capitale economica di un’Italia in crescita ma anche laboratorio di una cultura vivace e politicamente impegnata, che metteva il dibattito pubblico al centro della vita civile. La mostra inizia proprio da qui, dagli anni in cui la Battaglia realizza soprattutto ritratti e immagini legate alla vita sociale e culturale. Uno degli scatti più emblematici di questo periodo è l’intenso primo piano di Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati di Milano, del 1972. L’inquadratura permette di cogliere quello stile diretto e personale che la fotografa coltiverà per tutta la vita, senza mai perdere la prossimità con il soggetto. Chi conosce la storia del nostro paese ritroverà in quest’immagine un frammento di quell’Italia intellettuale e inquieta che discuteva, scriveva, si divideva.

Giovane donna sorridente con i capelli chiari e un vestito scuro corto mentre cammina a piedi nudi in una strada di un centro storico, bianco e nero
Letizia Battaglia a Roma in Via Giulia, 1972 (© Santi Caleca)

Il ritorno a Palermo, L’Ora e la fotografia come denuncia civile

Nel 1974 L’Ora propone a Letizia e a Santi Caleca di tornare al giornale, e in breve la Battaglia assume la direzione del servizio fotografico. Dal 1976 al 1991 è affiancata da Franco Zecchin, con il quale fonda il gruppo Informazione Fotografica e il Laboratorio d’IF.

È attraverso il lavoro per il quotidiano palermitano che prende forma, tra gli anni ’70 e ’80, il suo lungo racconto della città. Indimenticabili sono le immagini degli omicidi, dei luoghi della criminalità, dei protagonisti della vita pubblica: fra gli scatti più celebri, i ritratti di Boris Giuliano e di Leoluca Bagarella, e soprattutto l’immagine di Sergio Mattarella accanto al corpo del fratello Piersanti appena assassinato. Ma Letizia Battaglia non cerca l’effetto: documenta, e nel documentare prende posizione. Insieme a Umberto Santino, Anna Puglisi, Franco Zecchin e altri, nel 1977 fonda il Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato, testimonianza del suo impegno contro la mafia.

Uomo con barba di circa quarant'anni durante una cerimonia in un centro storico con militari in divisa sullo sfondo, bianco e nero
Il giudice Giovanni Falcone ai funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, 1982 (© Archivio Letizia Battaglia)

Dalle periferie ai salotti intellettuali

Primo piano di ragazzo e ragazza che si baciano su un prato, tre ragazzi che raccolgono e segano legna sullo sfondo, cane da pastore, bianco e nero
Sabina e Pippo innamorati, Prizzi 1983 (@ Archivio Letizia Battaglia)

Parallelamente, negli anni ‘80 le immagini della Battaglia si soffermano sui diversi volti di Palermo, dalle periferie agli ambienti della borghesia e dell’aristocrazia, dalle strade ai luoghi di incontro e di svago. Sono immagini in cui convivono povertà e ricchezza, impegno politico e tempo libero, una fotografia profondamente legata alla realtà e alla necessità di documentarla, ma capace nello stesso tempo di cogliere la dignità, l’ironia, i sentimenti, la vitalità delle persone.

Due uomini sulla sessantina che sorridono seduti a un tavolo e stanno tirando fuori le sigarette dal pacchetto, bianco e nero
Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, Palermo 1979 (© Archivio Letizia Battaglia)

Un nucleo di immagini particolarmente intenso, frutto di una relazione diretta e profonda con le persone, è dedicato alla Real Casa dei Matti, l’istituto psichiatrico di Palermo: è forse qui che si capisce meglio il senso della fotografia come atto di vicinanza e di partecipazione, come racconto che anche quando affronta il margine conserva una tenerezza capace di andare ben al di là del mero intento documentario. Accanto alla città compaiono i ritratti di intellettuali e personaggi come Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Goffredo Fofi, Mauro Rostagno: nomi che evocano di per sé un intero paesaggio etico e culturale.

Le feste religiose: l’Italia in processione

Un’altra dimensione fondamentale della ricerca della Battaglia è quella delle feste religiose che vengono osservate e riprese non come folklore ma come un modo di stare al mondo insieme, momenti collettivi in cui la comunità si riconosce e l’identità del territorio si manifesta attraverso rituali, corpi, movenze. Gli scatti della seconda metà degli anni ’80 dedicati ai Misteri pasquali di Collesano e a quelli di Trapani ci portano dentro la Sicilia che si vive nei giorni di festa: le strade che si svuotano e si riempiono, il lento incedere delle statue tra la folla, i volti segnati dalla fatica e dalla devozione. Il movimento visivo si sofferma ora sulla dimensione individuale, ora sulla scena corale, restituendo l’energia e le diverse tonalità delle celebrazioni, dal drammatico al lirico e perfino al grottesco.

Dalla Sicilia al mondo

Nel 1985 Letizia Battaglia riceve, ex aequo con Donna Ferrato, il W. Eugene Smith Fund Grant in Humanistic Photography, importante riconoscimento internazionale che le permette di proseguire la ricerca in diversi paesi (di quell’anno è il ritratto Lizzie in uno shelter nella 47th, a New York). Dalla Turchia all’Egitto, dalla Russia alla ex Jugoslavia, dalla Romania agli Stati Uniti, dalla Scozia alla Groenlandia, la fotografa continua a rivolgere l’attenzione soprattutto alle persone comuni, ai bambini, ai giovani.

Primo piano di ragazzina afroamericana pensierosa, interno con finestra sullo sfondo, bianco e nero
Lizzie in uno shelter, New York 1985 (@ Archivio Letizia Battaglia)

A partire dalla seconda metà degli anni ‘80 la Battaglia inizia a sperimentare il ruolo di editore, pubblicando varie riviste, e sente anche l’esigenza di dedicarsi alla politica: nel 1987 è assessore alla Vivibilità Urbana di Palermo nella giunta di Leoluca Orlando, nel 1991 deputato regionale con La Rete.

Dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio il rapporto con la cronaca cambia profondamente: nel 1992, con l’assassinio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, la Battaglia sceglie di dedicarsi a forme diverse di impegno politico, culturale e sociale, ottenendo altri prestigiosi riconoscimenti. Viene inoltre segnalata per il Nobel per la Pace dal Peace Women Across the Globe. Nel 2017 apre ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo il Centro Internazionale di Fotografia, che dirige fino alla fine dei suoi giorni, continuando a sostenere la fotografia come strumento di conoscenza, partecipazione e trasformazione.

Letizia Battaglia si spegne nella sua casa di Palermo il 13 aprile 2022. L’anno prima aveva fondato, insieme ai nipoti Matteo e Marta Sollima, l’Associazione Archivio Letizia Battaglia, a cui è affidata la cura del suo patrimonio con l’obiettivo di promuoverlo e tutelarlo.

Sala di un museo con fotografie in mostra, schermo che riproduce un video con un volto di donna e panche per sedersi
Video biografico alla mostra dedicata a Letizia Battaglia, CAMERA Torino (foto Andrea Guermani)

Gli incontri con il pubblico a CAMERA

Il programma della mostra prevede tre appuntamenti, tutti alle 18.30 nella Sala Gymnasium. Si comincia giovedì 19 novembre con “L’eredità di uno sguardo”, dialogo fra Marta Sollima e il curatore della mostra Walter Guadagnini. Giovedì 14 gennaio, con l’incontro “Sempre in cerca di vita”, il regista Roberto Andò, amico della fotografa e autore della miniserie Solo per passione. Letizia Battaglia fotografa, andata in onda su Rai1 nel 2022, ne offre un ritratto intimo insieme a Guadagnini. Infine, giovedì 21 gennaio la giornalista Sabrina Pisu, coautrice del volume biografico Mi prendo il mondo ovunque sia uscito per Einaudi nel 2020, ripercorre con Guadagnini la vita della Battaglia, intrecciata alla storia di Palermo.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli e arricchita da una sezione di ventidue riviste con cui la Battaglia aveva collaborato e in alcuni casi fondato e diretto. Viene infine proposto un docufilm dedicato alla sua vita, Amore Amaro, firmato nel 2012 da Francesco G. Raganato.

INFO

Dove CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine 18, 10123 Torino

Quando Dal 17 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 (dal lunedì alla domenica ore 11-19, il giovedì chiusura alle 21)

Biglietti Intero 13 euro, ridotto 10 euro, ridotto speciale 6 euro