Potremmo spiegarlo semplicemente così: il turismo convenzionale non antepone la consapevolezza alla fruizione. All’interno di quel modello tutto funziona esattamente come in tanti altri ambiti in cui si voglia guardare all’attualità. Prese di posizione di dubbio valore, ambiente difeso o offeso a senso incrociato, cultura promossa o vessata sotto il cappello del tutto-pop. In ciò, violenza che imperversa, fisica ma anche verbale, che poi fa quella fisica. Articoli, post e programmi televisivi che esaltano l’apparenza e un qualsivoglia côté d’interessi per fare uno share che serve solo a vendere. Ebbene: quest’epoca tutta strana, in cui è sufficiente spendere per sfruttare più che per acquistare, la vive ogni settore. Perfino quello del vino, in cui troppo spesso il dress code e la tipologia dei locali la fanno da padrone. In cui è affascinante solo il contesto, e l’elegante complessità del contenuto passa in secondo piano.

In base alla riflessione precedente arrivo per antitesi a quanto intendo scrivere su Albeisa, un consorzio che lavora insieme sulla sostanza e sulla forma. Imprescindibili, in una semplice bottiglia di vetro. O in sedici, se vogliamo prenderle in considerazione una per una: brune, verdi, bianche; tradizionali, leggere, per tappo a vite, per metodo classico, per magnum, per distillati. Chi più ne ha, più ne metta, si usava dire. Quel che più conta è che questa bottiglia racconta un’intera produzione vitivinicola, un modo d’essere e di fare, un territorio. Crea relazioni, favorisce lo sviluppo di coscienza e la diffusione di conoscenza. E in fin dei conti si determina esattamente al contrario del cappello iniziale. Qui tutto lavora per adeguatamente contenere il contenuto, in entrambe le sue parti: nettare e cultura.

Albeisa: il Consorzio e l’iconica ambasciatrice di un territorio
Nata nel Settecento per distinguere i grandi vini piemontesi e rinata nel 1973 grazie all’intuizione di Renato Ratti e allo spirito di cooperazione di 16 vignaioli, la bottiglia Albeisa rappresenta un vero e proprio ambasciatore dell’eccellenza vitivinicola di Langa e Roero nel mondo. Oggi l’omonimo Consorzio riunisce 324 aziende – per un totale di 20 milioni di esemplari nel 2025 – legandole a un rigido disciplinare: solo chi produce in queste terre può vestire i propri vini con l’Albeisa. Ma il Consorzio è attivo su molti fronti. Oltre a firmare manifestazioni internazionali come Nebbiolo Prima, giunta alla ventinovesima edizione, l’ente guarda al futuro facendosi carico della promozione del territorio e difendendo l’ecosistema patrimonio Unesco. Attraverso la collaborazione con “Save The Truffle”, infatti, vengono piantati alberi e arbusti per recuperare le aree boschive e preservare non solo il paesaggio dei vigneti, ma anche il prezioso habitat del tartufo.
Dalle antiche vetrerie alla svolta green
In un’epoca in cui soffiare il vetro era un’arte riservata a pochissime partite di pregio, l’Albeisa rappresentava già una promessa di qualità assoluta. A distanza di secoli, quel contenitore dal design unico continua a comunicare l’identità del contenuto prima ancora di leggerne l’etichetta. Senza restare prigionieri del passato, anzi: il Consorzio abbraccia convintamente la modernità, basti guardare la sua bella sede ad Alba. E lo fa anche con misure importanti. Già nel 2007, infatti, fu introdotta una versione della bottiglia alleggerita del 22% (ben 125 grammi in meno) per ridurre l’impatto ambientale. Al contempo, Albeisa si apre a nuove esigenze di mercato: dall’impiego del tappo a vite per le esportazioni di vini giovani verso l’Europa settentrionale e gli Stati Uniti fino alla nascita di una variante specifica per le bollicine locali. A dimostrazione di come la tradizione possa farsi alfiere del territorio e, al tempo stesso, motore di sostenibilità.

A piedi nel cuore delle Langhe
Alfiere del territorio, dicevamo. Non solo nel difendere un’identità vinicola: una parte fondamentale dell’impegno del Consorzio è dedicata alla promozione del territorio stesso. Perché da scoprire c’è veramente moltissimo. A cominciare dalla città di Alba, che dà il nome a tutto. Il cuore pulsante delle Langhe, Città creativa Unesco per la gastronomia, è indissolubilmente legato al vino (vi ha sede un’importante scuola enologica) e all’eroica storia della Repubblica Partigiana narrata dal suo figlio più illustre, Beppe Fenoglio, ne I ventitré giorni della città di Alba. Il centro merita una bella passeggiata, magari entrando dalla grande piazza intitolata a Michele Ferrero su cui campeggia una straordinaria scultura d’acciaio di Valerio Berruti, altro albese doc. Non mancate l’ingresso al duomo di San Lorenzo, dove ammirare il cinquecentesco coro ligneo che abbraccia l’altare maggiore con intarsi davvero stupefacenti. E occhio al calendario, perché oltre all’ottobrina Fiera del Tartufo Bianco gli eventi in programma sono moltissimi.

Dormire e mangiare in Langa
Arriviamo ai consigli pratici, perché andare in Langa senza sedersi a tavola è quantomeno improprio. Lo si può fare dove abbiamo soggiornato, ossia al Relais Montemarino, sistemazione di charme nel silenzio delle colline e dei vigneti: al suo bistrot potrete trovare piatti della tradizione da accompagnare a vini tipici. A Barolo, dove in uno splendido contesto castellano il WiMu offre l’occasione di un approfondimento assai didattico sul vino, il Winebar Barolo Friends è ricavato nei locali un tempo adibiti a forno per la produzione di pane e grissini. A Castagnito abbiamo due proposte solo apparentemente opposte: l’Òstu di Djun, dove il simpaticissimo servizio da osteria abbraccia la qualità della cucina di livello, e il Ristorante Marc Lanteri, dove lo chef unisce il suo concetto di essenzialità alla stagione, secondo la summa “dal contadino al tavolo”. Con un plus importante: un affaccio incredibile sulle colline e sui vigneti.

Dall’enoteca… al bosco
Tornando ad Alba, in Piazza Ferrero, l’Enoclub fonde tradizione e innovazione in un ambiente che affianca la raffinatezza della proposta alle radici cittadine. E se proprio volete fare da soli o semplicemente fare scorta di prodotti del territorio, perché non pensare a imparare a cercare i tartufi? Truffle Hunting vi svelerà tutti i trucchi con l’aiuto di un lagotto di prima categoria. Nel mezzo del bosco. Perché in fin dei conti un bicchiere di Barolo, o uno di Barbaresco, meglio si godono riempiendosi la bocca di un giusto abbinamento alimentare. Ché Albeisa è assai più che vetro.
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