Vins des Mines, la montagna nel calice

Un weekend intorno ad Aosta per un'esperienza diversa nella Vallée: fra mete di archeologia, storia e cultura scopriamo i vini de La Crotta di Vegneron, testimoni e alfieri di un territorio plasmato dalla costanza del lavoro dell'uomo

Il Gran Paradiso attraverso un calice di vino de La Crotta di Vegneron
Miniere di Cogne, Costa del Pino. Il Massiccio del Gran Paradiso inquadrato in un calice di Chambave Muscat de La Crotta di Vegneron (credit foto Iacopo Sequi)

Si sa, le Alpi sono le Alpi, e lungo tutto il loro arco sfoderano migliaia di paesaggi di struggente bellezza. Certo, essere circondati dal Gran Paradiso e dal Bianco non fa eccezione; ma risalendo la Dora Baltea per raggiungere Aosta si ha la percezione di una storia diversa, con qualcosa in più. Una storia basata su un’interazione antica fra il territorio e le genti che nelle varie epoche lo hanno abitato. Questa è la narrazione di cui ci facciamo portatori, perché in effetti la Vallée che andiamo a raccontarvi non ha bisogno della classica foto da cartolina: sono le opere dell’ingegno umano a fornire la poesia. Quelle d’ingegneria antica che hanno modellato la piana e il capoluogo, e quelle minerarie che nei tunnel scavati nel monte hanno costruito la storia di Cogne. E poi quelle agricole, con le quali contadini e vignaioli da secoli presidiano i pendii.

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Un particolare della solenne facciata della cattedrale di Aosta in una limpida giornata estiva. Sullo sfondo, la Becca di Nona (3.142 slm) e dietro di essa il Monte Emilius, che raggiunge quota 3.559 (credit foto Iacopo Sequi)

Aosta, la Roma delle Alpi

L’inizio del nostro tour alla scoperta di una Vallée diversa è certamente Aosta. Partiamo dal millenario Arco di Augusto, costruito per celebrare la sconfitta dei Salassi che da secoli abitavano le sponde della Dora Baltea. Ci inoltriamo nel centro, dove la Collegiata di Sant’Orso (non perdete il chiostro) è fronteggiata dall’alto campanile medievale e dal colossale tiglio che una pur inattendibile leggenda vuole esser stato piantato dallo stesso presbitero irlandese. Colpisce lo stato di conservazione della grande Porta Praetoria, che attraversiamo nell’ampio cortile d’armi per raggiungere lo stupefacente Teatro Romano, riaperto al pubblico in estate dopo importanti lavori di restauro: la facciata meridionale è alta 22 metri. Prima di visitare il Museo Archeologico Regionale, tappa d’obbligo per conoscere la storia di questi luoghi, ci portiamo infine alla grande Cattedrale… e sotto di essa, per camminare nel Criptoportico Forense, la struttura che sosteneva la terrazza sacra del Foro.

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Si parte: questa piccola locomotiva elettrica degli anni Cinquanta permette di raggiungere il cuore della Miniera di Cogne in un lungo chilometro e mezzo di percorrenza (credit foto Iacopo Sequi)

Le Miniere di Cogne: dall’estrazione di magnetite…

La valle di Cogne si stacca da quella di Aosta incuneandosi fra la Grivola e il Monte Emilius, che domina sornione il capoluogo. Poco dopo Aymavilles scendiamo al villaggio di Pondel, il cui nome deriva dall’incredibile Pont d’Ael, sospeso a 60 metri sulla gola del torrente Grand Eyvia: fu costruito – immaginiamo con quali e quante difficoltà – nell’anno 3 avanti Cristo. A Cogne incontriamo le giovani e appassionate guide che ci conducono in fuoristrada fino alla Costa del Pino, quota 2.031. È questa la stazione intermedia delle Miniere di Cogne; e non solo, come vedremo. Dopo il racconto della storia di questo sito di estrazione della magnetite, cominciata nel Quattrocento e interrotta nel 1979, saliamo a bordo del trenino che utilizzavano i minatori e dopo 15 minuti di viaggio guadagniamo il cuore della miniera. I 7 gradi costanti, il buio e l’umido sottolineano l’atmosfera unica che si percepisce durante la passeggiata.

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Quattro declinazioni per quattro annate: verticale di Fumin presso il punto vendita di Chambave de La Crotta di Vegneron. Il secondo da sinistra è quello affinato in miniera, vendemmia 2021 (credit foto Iacopo Sequi)

… all’affinamento del vino

La mente va sempre lì: all’addomesticamento di un territorio impervio, e perfino delle sue viscere, per le necessità di sviluppo dell’essere umano. Lo facevano i minatori, continuano a farlo i vignaioli. Non solo sulle pendici vitate ma anche all’interno di questi tunnel, che tornano così a rivestirsi di un’importanza economica. Per scavare c’erano diverse tecniche, e spesso si usavano gli esplosivi. Così, a poche decine di metri dalla stazione del trenino giallo, veniamo condotti dagli amici de La Crotta di Vegneron nella ex polveriera delle miniere, dove insieme ad altri produttori svolgono curiosi esperimenti di affinamento enologico. Curiosi e interessanti. Qui vengono infatti stoccati i Vins des Mines, bottiglie di Fumin e Chambave Muscat che grazie alla combinazione di altitudine, temperatura costante e buio totale vedono rallentare i processi di maturazione in bottiglia, favorendo un’evoluzione aromatica complessa che mette in evidenza tensione acida e pulizia olfattiva.

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Ripidi e aggrappati alla costa del monte: i vigneti altoatesini, e in particolare quelli de La Crotta di Vegneron, richiedono impegno e volontà per essere curati a dovere (credit foto Iacopo Sequi)

La Crotta di Vegneron e i vini di montagna

A Chambave la viticoltura è una pratica che obbliga a gestire un territorio a pendenza estrema. Qui opera dal 1980 La Crotta di Vegneron, una struttura cooperativa che oggi raggruppa 53 soci conferitori (i vegneron, per l’appunto) che curano i vigneti dei comuni di Chambave e Nus. Il modello economico si basa sul recupero delle parcelle frammentate e sulla valorizzazione dei vitigni tradizionali. Tra i bianchi stupisce l’equilibrio dello Chambave Muscat, vinificato secco: anche una parte di questa produzione è destinata a riposare in miniera prima di arrivare in enoteca. Così come un rosso di struttura come il Fumin, vitigno autoctono a maturazione tardiva: viene vendemmiato nella terza decade di ottobre. Entrambi, usciti dalla polveriera della Costa del Pino, faranno sfoggio delle stupende etichette su cui è riprodotto un particolare del dipinto Minatori a Colonna di Barbara Tutino. Nella vasta produzione del consorzio segnaliamo altre due bottiglie da provare presso l’enoteca della Crotta. Si tratta di due vitigni autoctoni “recuperati” e valgono certamente la menzione: il Cornalin, rosso di grande carattere, e la Petite Arvine, una bacca bianca che a lungo e a torto si è ritenuta unicamente originaria del Vallese Svizzero. Un vino davvero elegante e armonico nelle sue note agrumate e nella sua spiccata sapidità, un’esperienza in più per chiudere in bellezza questo breve viaggio alla scoperta di un’esperienza diversa nei dintorni di Aosta.


Info utili

Per dormire noi abbiamo fatto riferimento a Au Berceau du Bien-être nel borgo di Chambave. Una casa vacanze di charme perfetta per famiglie o gruppi di amici. Completamente ristrutturata pochi anni fa, è composta da più unità autonome collegabili tra loro.
Via Chanoux 80, Chambave, tel 345 349 6795, berceaubienetre@gmail.com

Per mangiare suggeriamo Le Foyer de Grand-Mère a Les Crêtes, una frazione di Fénis (altra località che merita una visita, con lo stupendo castello medievale e l’interessante Museo dell’Artigianato Valdostano). Guazzabuglio di barbabietole e mele, insalata di fragole e caprino, tomini, nervetti, quiche e frittelle: tutto a Km 0 e proveniente dall’azienda agricola di famiglia. Si può anche dormire nelle camere dell’agriturismo.
Località Les Crêtes 11, Fénis, tel 320 412 5760, lefoyer@aupotagerdegrandmere.com

Una meta per riscoprire la cucina tipica – e stagionale – valdostana è certamente la Trattoria Favre di Petit Fénis, frazione di Nus. Nella cornice della valle di Saint-Barthélemy, a 980 metri d’altitudine, pasta fresca e zuppe rustiche, vitello tonnato e fonduta. Andate a pranzo per godere del panorama sul Monte Emilius, con ai piedi le vallate di Saint-Marcel e Clavalité.
Località Petit Fénis, Nus, tel 0165 767988

Come già segnalato nel testo, non può mancare una degustazione presso il punto vendita de La Crotta di Vegneron a Chambave. Prima di “fare la spesa” potrete scegliere fra cinque percorsi differenti, sempre accompagnati da una selezione di prodotti tipici della zona. Alla degustazione è possibile abbinare una visita in cantina o in vigna.
E se proprio non riuscite ad aspettare di vivere l’esperienza in loco, qui potete scegliere le bottiglie da ricevere a casa per una degustazione faidaté.
Via Circonvallazione 1/3, Chambave, tel 0166 46670, info@lacrotta.it


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