Viaggio di 120 km da sud a nord nella Città Metropolitana di Reggio Calabria, fra Gambarie, Stilo e Serra San Bruno, che attraversa tutta la dorsale montuosa dall’Aspromonte alle Serre e ripercorre le tracce di banditi, fuggitivi e ribelli fin dall’epoca romana.

Un viaggio vero, a passo d’uomo per scoprire l’essenza della Calabria, un mondo a parte nel cuore del Mediterraneo, alla fine dell’Italia. O all’inizio, questione di punti di vista. Laggiù termina la Penisola italica e in quel mondo complesso, dai mille volti, sorprendente, estremamente vitale si aprono le porte di realtà sconosciute. Nell’immaginario di chi non c’è mai stato, questo angolo di Paradiso, affonda ancora purtroppo le sue radici nelle tristi vicende di malavitosi e fuorilegge. Ma si tratta solo di vecchi luoghi comuni, che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti. Camminare dall’Aspromonte alle Serre lungo il Sentiero del Brigante significa scoprire valloni e fiumare, borghi abitati dal vento, rinfrescarsi in fiumi e cascate, perdersi in nebbie mattutine, partire con la fantasia in luoghi di briganti, pregare nel silenzio di una sconfinata solitudine o travolti dalla polvere e dalla folla, tra anime candide e facce sporche. Corrado Alvaro, scrittore del ‘900, aveva scelto di descrivere questa terra attraverso le facce, i pensieri, le abitudini di uomini e donne di “Gente in Aspromonte” dove viene testimoniata in maniere lucida e fedele l’atmosfera di questa terra. Il nome della montagna sottolinea solo un aspetto dell’Aspromonte, asciutto e solare sul versante Ionico, umido e verdissimo sul versante tirrenico, dove il camminare non ha niente di aspro, e il movimento lento che impongono strade e sentieri consente di vivere pienamente l’apparente solitudine. Partire da Gambarie e attraversare le Serre fino a Stilo è come leggere un romanzo scritto con parole di pietra mai ferme, con alcune pagine bruciate e crepate dal caldo africano e altre sempre impregnate d’acqua come cuscini di muschio. Strade e sentieri soffrono per assecondare gli sbalzi d’umore di questa terra e sembrano disegnare rotte illogiche senza meta. In realtà mettono in comunicazione le diverse genti dell’Aspromonte e delle Serre, tutte aggrappate alla spina dorsale calabra ma sempre lontane e diverse tra loro. E questa diversità costituisce il più grande patrimonio da valorizzare. Basti pensare che la gente di San Luca parla e ragiona diversamente dalla gente di Delianuova, Canolo e Mongiana. E se la natura sorprende per la sua grande ricchezza e varietà, ugualmente il mondo degli uomini racconta questa grande montagna con mille storie e con mani sapienti e creative dall’VIII secolo avanti Cristo, quando arrivarono qui gli antichi coloni della Magna Grecia e i monaci basiliani.

Camminare è una forma di turismo esperienziale che in tempi di Covid garantisce la sicurezza di muoversi in zone poco frequentate, immersi nella natura. Tra le testimonianze particolarmente incisiva è quella di Manuela Curioni che, passo dopo passo ha viaggiato lungo il sentiero: “Una settimana fa concludevo il Sentiero del Brigante, un cammino nel cuore dell’Aspromonte fino alle Serre calabre. Turismo esperienziale lo chiamano da quelle parti, a significare che l’aspetto sportivo è solo una goccia nel mare di tutto ciò che il territorio può offrire in termini di natura, storia e accoglienza. Di questa esperienza mi porterò nel cuore l’eco delle risate dei miei compagni di viaggio e i silenzi degli alberi di un bosco infinito, ammantati di tali muschi, nebbie e tappeti di felci da illudermi più volte di camminare nel Baltico, mentre mi trovavo invece nella parte più sconosciuta del Sud Europa”.

Stilo, il Duomo.

Sempre in tema di esperienze “indimenticabili” segnaliamo quella di Vincenzo Tesoriere e Menia Cutrupi che si sono conosciuti e innamorati sul Sentiero del Brigante nel 2018 e due anni dopo, il 22 luglio 2020 si sono sposati a Mammola, proprio sul sentiero. Il celebrante, Sandro Casile è l’anima storica e il cuore del Sentiero dei Briganti, progettato e realizzato con il GEA (Gruppo Escursionisti d’Aspromonte) e ha concluso la cerimonia con queste parole: “Il matrimonio è compiuto, Vincenzo e Menia sono marito e moglie. Un grazie a tutti voi presenti per esservi fatti testimoni di questa immensa gioia. Lo sposo Brigante può baciare la sua Brigantessa”.

Sulle tracce dei briganti

Inserito nell’Atlante dei Cammini d’Italia del MIBACT, il “Sentiero del Brigante” si sviluppa per circa 120 km tra il Parco Nazionale dell’Aspromonte e il Parco Naturale Regionale delle Serre.
Ha inizio a Gambarie, in Aspromonte, e fine a Serra San Bruno o Stilo dopo essersi biforcato alla Ferdinandea, casa di caccia di Ferdinando II di Borbone. La denominazione del sentiero, voluta dal GEA-Gruppo Escursionisti d’Aspromonte, è chiaramente evocativa, e lo diviene maggiormente se si approfondiscono le vicende che hanno caratterizzato la storia dell’estrema montagna meridionale. Lungo il cammino si susseguono designazioni toponomastiche che richiamano storie di ribelli e briganti. Anche i racconti, le leggende e i documenti d’archivio tramandano storie di briganti, personaggi controversi, talvolta temuti, altre volte protetti, considerati eroi, giustizieri, raramente criminali.

San Nicodemo, opera di Nil Spatari.

A partire dallo schiavo ribelle Spartaco, delle cui gesta ci parlano i significativi resti di fortificazioni rinvenuti nei pressi dello Zomaro, sulla cosiddetta “Dorsale Tabulare”, si ha notizia di molti altri personaggi, più o meno illustri, definiti briganti, che hanno trovato, in Aspromonte, rifugio e vie di fuga. Il più noto è il leggendario Nino Martino, ubiquitario tra l’Aspromonte e la Sila, la cui memoria ancora si tramanda nei racconti e nei numerosi toponimi che costellano l’Aspromonte. C’è poi la banda Mittica di Platì, che insieme al generale Borjès cercò di ripristinare il Regno Borbonico in Calabria, e che, dopo l’attacco a Platì, cercò rifugio nei pressi dello Zomaro.
Il sanguinario Bizzarro, accompagnato sempre da feroci cani che scaraventava contro i nemici che, per non essere scoperto dagli inseguitori, uccise atrocemente il figlio neonato, concepito dalla compagna che lo seguiva nelle avventure. Il brigante Sonnino, vendicatore di torti subiti, che si racconta risalisse, durante le fughe, fino ai boschi delle Serre. Numerosi altri trovarono rifugio nei luoghi attraversati dal sentiero e lo utilizzarono come sicura via di fuga.

Brigantaggio postunitario e un popolo in rivolta

Per lungo tempo gli studiosi hanno espresso un giudizio negativo sulle vicende del brigantaggio meridionale, ritenendolo degno delle cronache criminali piuttosto che delle pagine di storia nazionale. La lotta al brigantaggio è stata considerata solo come attività repressiva di popolazioni ribelli, cui non era riconosciuta alcuna soggettività, né politica né giuridica né umana, tant’è che le fucilazioni avvenivano immediatamente sul posto, senza processo, e i cadaveri erano esposti nudi al pubblico ludibrio, con le teste mozzate infilzate su una picca. Eppure quelle popolazioni, artefici di un’eroica e disperata lotta collettiva, erano le stesse che avevano inneggiato a Garibaldi come liberatore, e avevano creduto alle sue promesse. Chiedevano l’accesso alla terra, giustizia e migliori condizioni di vita per garantirsi sussistenza, libertà e possibilità di avanzamento sociale. È stata un’immane tragedia che ha segnato per sempre la storia delle popolazioni meridionali che hanno contato migliaia di caduti, fucilati, assassinati, feriti, mutilati, deportati e dispersi e decine di paesi incendiati e rasi al suolo. Oggi, grazie al mutato clima culturale, gli studiosi hanno squarciato il velo che ha coperto a lungo una delle pagine più buie della storia del Mezzogiorno.

Stilo, Castello di Ruggero II il Normanno.

Un tracciato storico

In realtà l’itinerario è stato sempre considerato come la grande arteria della preistoria e della protostoria della Calabria meridionale, presidiato in tutte le epoche per la sua importanza commerciale e strategica si snoda, in una cornice paesaggistica di incomparabile bellezza, attraverso un ininterrotto e mai studiato o valorizzato parco di cimiteri e necropoli, rovine vistose, macerie e anonimi cumuli di massi assai significativi, muri a secco apparentemente senza ragioni, tra i quali si possono indovinare, dalla forma, dalla consistenza, dal passo interessato, dal toponimo, tracce emergenti di mura megalitiche, arcaici luoghi di culto, trincee e fortini romani, insediamenti tardo medioevali, controlli di passo viceregnali, resti di caserme borboniche, stazioni di presidio dello Stato unitario. Le più recenti casermette che affiancano il sentiero a Zervò, Zillastro e Canolo Nuovo, non fanno che aggiungere nuovi dati alla sua lunghissima destinazione a via del dominio e del presidio.
Caratteristica del “Sentiero del Brigante” è dunque quella di legare e dare continuità e armonia la paesaggio rurale e montano attraversato mettendo in relazione aree di interesse naturalistico e insediamenti rurali, centri abitati e foreste, emergenze architettoniche e archeologiche, luoghi e memoria storico-antropologica.

Altoforno, Mongiana.

L’ambiente naturale del sentiero

Sono le specie arboree, che mutano e si alternano secondo l’altitudine e l’esposizione, a determinare, tappa dopo tappa, la fisionomia del paesaggio attraversato dal sentiero. Il faggio, l’abete e il pino sono presenti lungo tutta la dorsale, a volte radunati in boschi misti. L’acero, con il carpino nero e il leccio, primeggia nei valloni più ombreggiati. Il farnetto, il carpino bianco, il corbezzolo, assieme all’erica arborea e a numerose altre endemie, tipiche della macchia mediterranea, adornano il sentiero tra la Ferdinandea e la vallata dello Stilaro. La biodiversità floristica favorisce un’altrettanta ricca presenza faunistica. Il lupo, il gatto selvatico, il ghiro, il driomio, lo scoiattolo nero, la volpe, la faina, la martora, il tasso, la lepre e il capriolo, da poco reintrodotto, trovano, tra l’Aspromonte e le Serre, l’habitat ideale. Così come la vipera, la testuggine, la salamandra pezzata, l’ululone dal ventre giallo. In primavera le assolate radure si svelano con i colori della felce aquilina e della ginestra, e i numerosi corsi d’acqua offrono incantevoli giochi d’acqua e spettacolari cascate. I caratteristici laghetti artificiali a Rumia, Zomaro, Mammola e Mongiana sono autentiche gemme che impreziosiscono il paesaggio. Indimenticabili sono gli scorci panoramici di cui si può godere percorrendo il sentiero.

Cascata del Marmarico.

Caratteristiche del Sentiero del Brigante

Percorribile in entrambe le direzioni, individuato da segnavia di colore rosso-bianco-rosso, il “Sentiero del Brigante, proprio perché si snoda in aree antropizzate o in prossimità di esse, si presta per un’esperienza giornaliera o un trekking di più giorni, una passeggiata tra i boschi o una escursione organizzata. Sin dalla sua prima “segnatura” è stato suddiviso in tappe, così che vi si può accedere da più punti. Non è quindi necessario recarsi a Gambarie, a Serra San Bruno o Stilo per percorrerne un tratto. Può essere percorso a piedi, in mountain bike o a cavallo, ed è un’ottima palestra per iniziative didattiche indirizzate alle scolaresche. Il “Sentiero del Brigante” è un tracciato fruibile per escursionisti, turisti, famiglie, studenti. Un sentiero per tutti. Per questo motivo sono fornite, per ogni tappa, le informazioni utili (punti di intersezione con strade rotabili) per chi vuole trascorrere una serena giornata a contatto con la natura e con modesto impegno fisico. Dotato di segnavia di colore rosso-bianco-rosso in entrambe le direzioni di marcia, è stato recuperato fisicamente e culturalmente alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo.

Mongiana, fabbrica di armi.

Collega e mette in relazione, restituendo continuità e armonia al paesaggio rurale e montano attraversato, aree di grande interesse naturalistico, insediamenti rurali, centri abitati, foreste, emergenze architettoniche e archeologiche, dimore nobiliari, strutture fortificate. Indicativamente può essere suddiviso in 6-8 tappe, ma saranno gli escursionisti a pianificare il viaggio, tenendo conto delle proprie esigenze e avendo presenti le capacità di accoglienza del territorio.
Partendo da Gambarie si sviluppa, per circa 70 km. lungo i Terreni Rossi, Acqua del Monaco, Passo delle due fiumare, Piano Melia, Carmelia, Portella Mastrangelo, Passo della Cerasara, Zervò, Zilastro, Valle dell’uomo morto, Bosco di Trepitò, Moleti, Passo Cancelo, Zomaro, Passo del Mercante, Piano Mortelle, Passo della Limina.
L’andamento altimetrico è sostanzialmente regolare ad esclusione dei tratti Carmelia-Passo di Cerasara-Zervò e Piani Zillastro-Valle dell’uomo morto-Bosco di Trepitò. Nel primo si passa da quota 1305 slm e si scende a quota 1185, nel secondo si scende da quota 1050 slm a quota 760 e si risale a quota 917.

Le tappe

Prima tappa: Gambarie – Piani di Carmelia, 16 km, 5-6 ore.
Seconda tappa: Piani di Carmelia-Sanatorio di Zervò, 10 km, 4-5 ore.
Terza tappa: Sanatorio di Zervò-Passo del Mercante (Canolo Nuova), 25 km, 6-7 ore.
Quarta tappa: Passo del Mercante-Passo della Limina, 12 km, 4-5 ore.
Quinta tappa: Passo della Limina-Passo di Croce Ferrata, 12 km, 4-5 ore.
Sesta tappa: Passo di Croce Ferrata-Mongiana, 14 km, 4-5 ore.
Settima tappa (A): Mongiana-Stilo, 24 km, 7-8 ore.
Settima tappa (B): Mongiana – Serra San Bruno, 18 km, 6-7 ore.

ASPROMONTE PARADISO DEL TREKKING

La rete di tracciati e sentieri che attraversa il massiccio aspromontano offre splendide possibilità di escursioni a piedi dall’itinerario giornaliero ad anello ai percorsi itineranti di più giorni. Un gran lavoro di individuazione, segnalazione e mantenimento dei sentieri è stato effettuato per oltre 30 anni dal G.E.A. Gruppo Escursionisti d’Aspromonte, vero proprio punto di riferimento per chi vuole camminare e conoscere approfonditamente le realtà ambientali e culturali della montagna. Contattando il G.E.A. si possono richiedere informazioni specifiche, descrizioni dettagliate, guide e cartine per camminare nel Parco dell’Aspromonte. Da non perdere le escursioni giornaliere alle meravigliose cascate dell’Amendolea e del Ferraina. Tra i percorsi itineranti oltre il Sentiero del Brigante, un’altra direttrice è quella che va da Bova a Delianuova, percorso con entusiasmo e descritto da Norman Douglas nel suo Old Calabria; richiede 2-3 giorni di cammino e si sviluppa sull’itinerario tracciato dagli abitanti di Delia per favorire i contatti e gli scambi fra le popolazioni di Bova e Pedavoli.

“Attivo” fino alla metà dell’800 oggi è sostituito dalle strade carrozzabili e costituisce un esclusivo patrimonio per gli escursionisti. Da non perdere il trekking Samo – Montalto, meravigliosa camminata di due giorni che attraversa gli spettacolari scenari della zona orientale dell’Aspromonte: dalla storica città di Samo si raggiunge la vetta della montagna; è l’antica via frequentata da pastori e pellegrini diretti al santuario di Polsi. Da segnalare ancora, il “Sentiero dell’Inglese“, un cammino che si sviluppa lungo il bacino di cultura grecanica seguendo le tracce del viaggiatore inglese Edward Lear  autore dei Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli.
Il Sentiero Italia del C.A.I. che transita attraverso Montalto, San Luca, Pietra Cappa e Zervò per andare poi a confluire sul tracciato del Sentiero del Brigante.
Info: GEA Gruppo Escursionisti d’Aspromonte, via Pio XI traversa Putortì 9, Reggio Calabria; tel. 335.6725449, www.gea-aspromonte.it, www.sentierodelbrigante.it
FB: GEA-Gruppo-Escursionisti-dAspromonte

Testo scritto da Enrico Caracciolo e Sandro Casile